martedì 1 novembre 2016

Il rogo dell'ultimo gran maestro dei Templari

La nebbia si alzava lieve dalla Senna.
La pioggia diffondeva un lugubre messaggio di morte.
Il fango incrostava il passaggio dei carri.
Villani e cittadini si confondevano nella scarsa luce del giorno. 
Le urla si mescolavano alle esclamazioni di sorpresa.
Il passaggio delle bestie non copriva il grido di gioia del popolo, intervenuto per avere luce dal fuoco.
I lunghi capelli dei contadini si confondevano con i sorrisi delle monache.
Mendicanti e fanciulli si accalcavano, schiacciati entro le strette vie della città.
Lo spento scintillio delle alabarde risaltava dalle armature degli uomini della prevostura.
Nel grigiore generale solo i pennacchi dei cavalieri riportavano uno spiraglio di luce.
Era dai tempi del tentativo di sollevazione contro Filippo il Bello che Parigi non ricordava tale baraonda.
Da sempre e per sempre il popolo si muove per terrore o curiosità.
Le infangate turbe non dirigevano i propri passi verso la residenza del Re, ma nei confronti dell’isola di La Gourdaine, detta anche dei Giudei.
Quell’angolo di Parigi era il centro dell’universale attrazione di tutti i movimenti della giornata.
Fortunati coloro che godevano, per nascita o dignità, del privilegio dei posti migliori.
Le nobili donne, appollaiate sulle alte logge, erano il centro dell’invidia e delle sporche parole di coloro che dovevano godersi lo spettacolo dal basso del loro grado sociale.
All’improvviso un cupo silenzio zittì l’isola detta dei Giudei.
Il nulla che precede l’ingresso di nobili e cavalieri che si battono a singola tenzone?
Non si odono trombe.
Non si vedono trofei.
Il vento non accarezza stendardi colorati.
Solo due ampie pire di legna, sormontate da pali, si ergono al centro dell’immenso confluire di persone.
Unico drappo che si mostra, un nero vessillo adornato dalla mano dorata della giustizia.
Il silenzio fu rotto dal suono di un corno e dallo scricchiolare delle armi.
L’araldo utilizzò voce di tuono per farsi udire.
«Indietro cittadini. Indietro villani. Lasciate spazio alla giustizia di Dio e a quella del Re»
L’assenza di suoni si trasformò in un lento brulicare di parole, di bisbigli che non dovevano essere uditi da coloro che stavano alla distanza del braccio teso.
Il cammino della processione era aperto da uno scudiero del Re.
Un drappo azzurro con gigli d’oro si ergeva nello spazio.
Seguivano oltre cinquanta soldati a cavallo, capitanati da Roggero di Foix.
Un passo dietro scudieri, cavalieri, paggi ed illustri personaggi di corte: Carlo di Valois, Roberto di Guienne e Guglielmo di Nogaret, gran cancelliere del Re.
Infine una gran processione di domenicani, guidati da Frate Guglielmo, grande inquisitore di Parigi, che si fece precedere da un Cristo in croce tra due ceri ardenti.
Segno premonitore del fuoco che seguirà.
Presagio della chiusura di quel giorno di marzo del 1314.
Il Cristo illuminato non era chiusura del corteo ma inizio della partecipazione di popolo.
Jacques de Molay, gran maestro dei Templari, avanzava a piedi, con le mani legate, il capo scoperto e la persona addobbata da una logora tunica.
La fisionomia dell’uomo sconvolta dalla durezza delle torture.
Faticava nell’avanzare.
Lo sguardo fiero, senza arroganza.
Il corpo fermo, senza ostentazione.
Seguiva, di uguale aspetto fisico, Geoffrey de Charnay, priore di Normandia.
Dopo un’ora di cammino giunsero alla meta del doloroso viaggio.
Il mare di gente, nell’ansietà del momento, non proferiva verbo.
Guglielmo di Nogaret, con una voce simile a quella dell’angelo della morte, disse:
«Iacopo di Molay, Geoffrey de Charnay, le deposizioni di veridici testimoni, le vostre confessioni e quelle dei vostri fratelli v’incolpano d’apostasia, idolatria e ogni altro genere d’abominio. Il santo concilio di Vienne ha decretato l’abolizione del vostro ordine e l’Inquisizione vi ha rimessi alla punizione del braccio secolare. La giustizia del Re vi condanna a perire di lento fuoco, cosicché si possa perdere memoria delle vostre scelleratezze.»
Jacques udiva in silenzio la sentenza di morte.
Il sangue bolliva.
Le labbra serrate a fatica.
Alzò lo sguardo.
Un cenno con la testa.
«Parlate o Iacopo» disse il grande inquisitore di Parigi.
«Impudenti menzogne» esordì l’ultimo Gran Maestro dei Templari.
«Menzogne noi stiamo ora udendo. Menzogne che voi fabbricaste ai nostri danni. Menzogne che ci strappaste dalle labbra nel momento della tortura. Io attesto qui per Dio, per la Vergine Santa e per San Giorgio, che tutti noi siamo innocenti» concluse Jacques nel suo primo intervento.
«Templari non volete pentirvi?» intervenne prontamente Fra Guglielmo, che aggiunse «confessate, confessate per pietà dell’anima vostra. I vostri minuti sono contati
Jacques de Molay non si fece intimidire e sferzante intervenne « sia. Ma dite a coloro che ci condannano che contati sono pure i loro giorni. Dite a Papa Clemente e al Re che prima di un anno da ora li attendiamo al cospetto della giustizia di Dio. La li attendiamo.»
Guglielmo di Nogaret concluse « Maledizione alle vostre anime. Ola giustizieri fate il vostro dovere ».
Immediatamente costoro attaccarono i prigionieri ai pali.
Uno di loro prese una torcia infiammata ed appiccò il fuoco alla catasta.
Un turbine di fumo avvolse la piazza.
Null’altro si vide per interi minuti.
Il fetido odore delle carni bruciate saliva sino a confondersi con le nebbie del cielo.
Un soffio di vento.
Un attimo.
Un solo respiro.
Le nubi furono dissipate.
Si scorsero nel centro dei fuochi due masse scure, informi, che s’agitarono sino a crollare.
I corpi ricaddero carbonizzati nel mezzo delle fiamme.
Il padre inquisitore intonò il miserere.
Migliaia di bocche ripeterono quelle flebili note.
Il belare umano chiuse il supplizio dell’ultimo Gran Maestro dei Templari.


Papa Clemente V si spense nell'aprile dello stesso anno.
Filippo il Bello giunse sino a novembre, dello stesso anno.


Fabio Casalini

Fabio Casalini - fondatore del blog i Viaggiatori Ignoranti


Bibliografia
Pietro Tamburini - Storia generale dell'Inquisizione - Bastogi, Milano 1862
Georges Bordonove - La vita quotidiana dei Templari nel XIII secolo - Mondadori, 1995
Georges Bordonove - La tragedia dei Templari, Bompiani - 2003

6 commenti:

  1. Hola Fabio. L'Ordine del Tempio, dalla sua creazione fino alla tragica fine dei suoi ultimi maestri sull'isola degli ebrei costituisce un mistero appassionante che merita di essere affrontato. Un ordine che tra il 1100 e il 1300 fu certamente il più potente. Monaci guerrieri che si ribellarono al tempo e il tempo li distrusse, cercarono di vincere il potere onnipresente dei credi e i credi imposero i loro dogmi per annientarli.

    Vi era ubbidienza cieca per il Gran Maestro e per il papa, infatti Innocenzo II pose l'Ordine sotto la tutela esclusiva della Santa Sede, sottraendolo al Patriarca di Gerusalemme e ai vescovi, la differenza tra il potere di Roma e quello templare stava nell'"Amore Divino" templare contro la diversa visione della dura "Lex Romana", non accettando in sostanza il dominio di un popolo sugli altri, ma una fusione tra tutti i popoli in una "Pax Cristiana".

    I Templari non disdegnavano l'uso della ricchezza come strumento valido nella società, la condanna della ricchezza sta nell'uso egoistico che se ne può fare e NON nell'uso funzionale collettivo. Una vera banca mondiale oggi assolverebbe compiti immensi per la salvezza di tutti i popoli della Terra. La loro ricchezza fu la loro rovina, furono ingenui a non prevederlo. Avrebbero potuto, se riuniti in un esercito, sbaragliare chiunque si fosse loro opposto, tanta era la loro forza economica e bellica. La mossa fulminea di Filippo il Bello li sbaragliò in un sol giorno facendoli catturare separatamente nelle loro fortezze. Solo la mancanza di tempo per organizzarsi li vinse. Troppe storie false su di loro, Bafometto incluso...
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles.
      Molte storie false... dovremmo ricordarci che all'inizio della loro attività furono poveri, tanto che l'emblema consisteva in due templari rappresentati su unico cavallo, a testimonianza di quanto detto.
      Che poi i due monaci-cavalieri su unico cavallo rappresentasse anche qualcosa di altro... come dire... il tempo ci aspetta e con esso molte spiegazioni...
      Se mi conosci sai che spesso parto dalla fine per tornare all'inizio: non chiedere mi piace affrontare così le tematiche della storia.
      Fabio

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  2. Ciao Fabio. Vero come dici che il simbolo dei Templari era rappresentato da due guerrieri in sella ad un solo cavallo, ed è altrettanto vero (e lo accenni) che rappresentavano anche qualcos'altro... Esiste una spiegazione semplicistica, ma se scaviamo un po...questo simbolo fa trapelare un simbolo più nascosto: i due poteri (spirituale e temporale) assisi su un unico trono, forse anche quello di Pietro, unico riferimento possibile a quel tempo.

    Più esotericamente potremmo spiegare l'immagine in un arcano simbolismo che richiama l'androgino alchemico: i due re (Sole e Luna) fusi e assisi su una base in movimento (il cavallo) i quali formano la triade ortodossa. Tale triade è stata insignita del valore mercuriale il cui simbolo è costituito da un cerchio con sopra due corna e sotto una croce greca. é facile intuire che i due cavalieri siano le due corna, il cavallo il cerchio simbolico della Terra, e la croce, l'Universalità.

    I primi 9 cavalieri non erano coscienti della nuova concezione che doveva maturare nell'Ordine, ma col passare del tempo la nuova idea di uno stato sopra le parti che unisce lo spirituale al temporale in una fusione esoterica sopranazionale, prese consistenza. La loro prematura distruzione non permise l'effettuarsi. I due poteri, spirituale (la Chiesa) e temporale (il re di Francia) sempre in contrapposizione, che i Templari sognavano uniti sotto il loro vessillo, si accanirono contro di loro per cupidigia, egoismo e viltà e quindi distrussero l'unica forza che univa l'azione alla meditazione, che poteva anticipare di secoli il percorso della storia.
    Un saluto
    Malles

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    1. Malles grazie per la preziosa spiegazione.
      Mi ha sempre affascinato quella situazione iniziale o quelle situazioni iniziali: il perché vanno la, quanto rimangono e cosa trovano.
      Come mi ha sempre affascinato l'immagine dei due monaci-cavalieri su uno stesso cavallo...
      Una cosa ci sarebbe d'aggiungere, come battuta: il lavoro "vero" per cui erano stati chiamati in Terra Santa - ovvero pattugliare le vie di comunicazione e difendere i pellegrini - verrà assolto, qualche secolo dopo, da un altro strano ordine, quello dei Trinitari, di cui si sta perdendo coscienza dell'esistenza...
      Fabio

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  3. Grazie ho letto quello che avete scritto con molto piacere

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