giovedì 17 novembre 2016

Herbarie, tradizione millenaria

“Che cos’è un’erbaccia?  Una pianta di cui non sono state ancora scoperte le virtù
Ralph Waldo Emerson

La scoperta e l’utilizzo delle erbe ha origini molto lontane.
Pensate che il Grande Erbario Cinese, Pen Tsao, è fatto risalire al III millennio a. C., mentre in Egitto, alla fine del 1800, fu rinvenuto un trattato medico su papiro risalente al 500 a. C., intitolato “Libro per la preparazione dei rimedi per tutte le parti del corpo umano”, nel quale sono elencati oltre settecento medicamenti, tra cui mirra, scilla, edera, artemisia e maggiorana. 
Anche la letteratura parla di rimedi naturali: Omero nell’Iliade, racconta che Achille ha curato l’amico Telefo ferito in battaglia tamponando la sua ferita con foglie e fiori di Achillea.
La vera svolta nello studio delle erbe e nel loro impiego nella vita quotidiana, si verifica con Ippocrate, padre della medicina occidentale, il quale con i suoli allievi, scopre numerosi rimedi vegetali per curare le malattie più disparate. 
Si deve aspettare però ancora molto tempo e l’opera di Plinio Gaio Secondo, per avere un’enciclopedia in 37 volumi, “Storia Naturale - Osservazione della natura”, che raccolga tutti i rimedi terapeutici, di origine naturale o animale fino ad allora conosciuti, oltre a numerosi altri argomenti. Il primo di questi libri comprende una prefazione e un indice, nonché una lista di fonti. La principale per la botanica è Giuba II di Mauretania, Re di Numidia, uomo dotto, artista e autore di numerosi trattati sulla letteratura, la pittura, il teatro, la storia e la medicina. A lui si deve la scoperta dell'Euforbia, che prende il nome dal suo medico personale e da cui si ricavano potenti prodotti emetici e catartici. Il suo trattato su questa pianta ispira successivamente diversi medici greci.
Le prime soluzioni a base di acqua o aceto ed erbe, in cui sono concentrati tutti i principi attivi estratti dalle piante, arrivano nel II secolo d. C., con i preparati galenici, inventati dal medico greco Galeno di Pergamo.
Oggi i farmaci galenici sono preparazioni farmaceutiche, spesso non conosciute, ma che fanno parte a pieno titolo del mondo della farmacia. I farmaci galenici sono realizzati in autonomia dal farmacista in un apposito laboratorio e per questa loro caratteristica si differenziano dai prodotti industriali, che ormai li hanno quasi completamente sostituiti.
Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e fino all’anno mille circa, lo studio delle erbe non fa grandi passi avanti. La fitoterapia, come viene definito nei tempi moderni l’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere psicofisico, diventa una pratica ad esclusivo appannaggio degli ordini monastici, che diventano i custodi dell’antico sapere.
I monasteri diventano centri di cura, hospitalia. Le erbe somministrate sotto forma di medicamento sono coltivate direttamente dai monaci negli orti dei semplici, dove i "semplici" sono quelle erbe da cui si traggono i principi attivi curativi offerti dalla natura. Nel mondo cristiano medioevale l'orto e il giardino rivestono un ruolo fondamentale: sono associati al Paradiso inteso come luogo di delizie e tendono a imitare i modelli dettati dalle Sacre Scritture.
Le piante officinali raccolte vengono essiccate nell’armarium pigmentariorum, spazio destinato all’essicazione e conservazione. Dalle foglie, cortecce, radici e fiori i medici-monaci ricavano i primi farmaci sotto forma di cataplasmi, tisane, unguenti.
Il monaco addetto a questo compito e alla preparazione e somministrazione delle medicine è chiamato monachus infirmarius.
L'opera dei monaci viene consolidata e diffusa dalla creazione della prima vera scuola medica autorizzata nata in Europa: la Scuola Medica di Salerno, probabilmente anch'essa legata ad un convento e dalla nascita di grandi Orti botanici come quelli di Firenze, Pisa, Padova e Bologna.
La catalogazione ordinata di tutte le erbe utilizzate avviene in libri chiamati Hortuli. Oltre a questi manoscritti, i monaci scrivono anche i Tacuina sanitatis, che riportano con precisione la descrizione delle proprietà delle piante officinali e la raffigurazione delle stesse in tutte le loro parti, i concetti di medicina tradizionale, i periodi migliori per la raccolta, ma anche stagioni, eventi naturali, moti dell'animo.
Un ruolo molto importante in quell’epoca è svolto Ildegarda di Bingen, monaca benedettina vissuta fra il 1098 e il 1179.
Ildegarda è stata una religiosa tedesca, ultima di dieci figli. Entrata in convento giovanissima a causa della sua cagionevole salute, prende i voti fra il 1112 e il 1115.  Tutta la sua vita è accompagnata da visioni. 
Studia sui testi dell’enciclopedismo medievale e si interessa di molte cose, ma noi la ricordiamo in questo frangente per le sue doti di guaritrice e naturalista. Durante la vita monastica, oltre a mantenere un contatto epistolare costante con Bernardo da Chiaravalle, redige importanti opere di medicina e scienze naturali.
Utilizza direttamente le erbe, ne studia gli effetti e le applicazioni. Tra le piante che preferisce troviamo la ruta, l’assenzio, la melissa, l’esotico zenzero che consiglia contro la peste e l’achillea, ottima per l’epilessia e il sangue dal naso.
I monasteri diventano centri di studio e sviluppo della farmaceutica officinale. Nell’abbazia di Montefiascone, nei pressi di Viterbo, le monache benedettine organizzano una delle piú importanti spezierie del tempo.
Ma al di fuori dei monasteri come vengono utilizzate le piante officinali? E soprattutto, da chi?
All’esterno le erbe sono considerate come una risorsa alimentare e terapeutica.
La loro gestione è affidata alle donne, definite Herbarie, cioè coloro che conoscono le proprietà curative delle piante.
Il sapere è tramandato di generazione in generazione, da tempi anteriori all’avvento del Cristianesimo, di madre in figlia, da donna a donna. Erbe per nutrire, per curare ma anche per uccidere.
Questa conoscenza spaventa gli uomini che vedono le donne con sospetto. Paura e superstizione. Da virtutes herbarum a strega il passo è breve.
Le guaritrici utilizzano analgesici, calmanti e medicine digestive, così come altri preparati per lenire le sofferenze di coloro che le interpellano. La Chiesa invita alla preghiera, all’accettazione del dolore.
Possono coesistere queste due visioni?
Il Concilio di Trento e la conseguente Controriforma, pone molti limiti alla medicina popolare e all’utilizzo dei medicamenti a base di erbe per curare le malattie. Le constitutiones regolano l’uso di tutte le piante officinali e dei loro derivati.
A partire dalla fine del XV secolo, in corrispondenza con la pubblicazione le Malleus Maleficarum, gli uomini seguono alla lettera le regole prescritte all’interno del libro. Da guaritrici benevole a sacerdotesse di satana.
Herbarie, levatrici, guaritrici e sage - femmes sono perseguitate, accusate e processate anche a causa delle loro millenarie conoscenze. 
L’antico sapere da amico diventa nemico, strumento del Demonio.
Il rinascimento, periodo di grande luce, non arriva nelle vallate alpine dove il buio della Santa inquisizione perseguita tutte queste donne fino alle soglie del XVIII secolo.

Rosella Reali


Bibliografia
Rangoni Laura - Le erbe delle donne - Piazza editore, 2002
Damiano Daniela - La mia magia - Youcanprint editore, 2015
Paolini A. e Pavesi M. - Tisane e rimedi naturali - Edizioni Del Balbo, 2013



11 commenti:

  1. Bell'articolo. Molto istruttivo. Brava Ros.

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    1. Mi associo e mi accodo a Vittorio!
      Brava!
      Fabio

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    2. Grazie Vittorio! Mi fa grande piacere il tuo commento. È un argomento e me molto caro. Rosella

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    3. Fabio...capo .... Grazie. Ci ho messo un po' e decidere ma ci sono riuscita. Grazie dell'appoggio. Rosella

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  2. Un articolo REALI-zzato bene, mi conSCenta...Le tradizioni fitoterapiche sono interessantissime e mysteryose...Nella medicina empirica protostorica dominarono le figure di grandi medici in seguito deificati a motivo delle mirabili guarigioni attuate. Fra tutti domina E. Trismegisto, deificato col nome di Toth. In Grecia Esculapio, Apollo, Diana, Pallade, Peone, Afrodite, Circe, Medea, ecc.La fase empirica della medicina con le piante che seguì va da Ippocrate fino alle soglie dell'epoca moderna.

    Domandona cara Rosella: Chi aveva insegnato agli uomini a curarsi? Una ipotesi potrebbe essere che gli uomini-dei, gli esseri divinizzati, che avendo curato tante persone durante la loro vita terrena, avevano lasciato in eredità agli uomini le loro ricette, tramandatesi da padre in figlio nelle generazioni successive. Segreti a ben vedere che toccarono l'apice nel medioevo, con le vessazioni che ben sappiamo e che spesso l'amico Fabio ci enumera.

    Il problema vero (per chi si occupa di mystery...) è chi fossero questi esseri-Dei. Grandi iniziati senz'altro: veri alchimisti? O erano esseri non umani? E perchè tutti questi esseri superiori apparvero nello stesso periodo in tutte le nazioni della Terra? Questi li ritengo interrogativi fondamentali. Di certo si può affermare che le conoscenze rimaste presso gli uomini sono soltanto i residui e una minima parte delle conoscenze, NON solo mediche, possedute dagli antichi esseri divinizzati.
    Un saluto
    Malles

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    1. Intervengo solo per una breve battuta...
      Ci sarà un motivo se li chiamano AtlantiDei gli abitanti di Atlantide?
      Mi consentite il piccolo intermezzo?
      Fabio

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  3. Caro Malles, con grande ritardo, e me ne scuso, rispondo al tuo commento. Grazie per aver letto e apprezzato, sei sempre molto gentile, pertinente e interessante in tutto ciò che scrivi. Rispondo alla tua domanda, specifico che è una mia personale opinione. Gli antichi osservavano gli animali e da loro traevano ispirazione per l'uso delle erbe. Da li, prove, tentativi, intuizioni, avvelenamenti e intossicazioni ci hanno portato alla moderna fitoterapia.
    Per gli AtlantiDei.. beh, ci devo riflettere, non saprei, devo chiedere materiale al mio coach di ricerca!! Grazie ancora, alla prossima. Mi permetto un abbraccio. Rosella

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  4. Grazie a Claudia per la foto della melissa!!! Sei stata gentilissima! Rosella

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  5. Grazie a te, contraccambio. Sono d'accordo sull'osservazione iniziale degli antichi uomini nel comportamento degli animali.
    Un saluto
    Malles

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  6. lorenzo ferruccio giacomo berra27 novembre 2016 22:23

    ho letto con interesse il tuo articolo inerente al mondo delle erbe e della botanica medicamentosa, non posso non menzionare qui che anche il mondo della letteratura cita tali erbe usate dai protagonisti delle molteplici narrazioni con lo scopo in alcuni casi positivi per usi diabolici e negativi .Come tutti saprete il mondo dei Romanzi, come genere borghese , definiti "Classici "da Italo Calvino ,rispetto ai Best -seller definiti tali in "se una notte d'inverno un viaggiatore", tutti i protagonisti ,in special modo nel genere "giallo" come genere paraletterario ,fanno un uso abbondante del veleno come arma distruttiva contro un familiare ,un oppositore scomodo.. ecco affacciarsi i romanzi della nota Agatha Cristies dove i suoi due noti "alter ego" Poirot o la famosa Miss Marple , sono costretti a risolvere i noti casi seguendo la pista dei veleni tratti da erbe officinali un esempio costante e lampante è l'uso della nota stricnina , un elemento lavorato chimicamente ma di derivazione naturale più precisamente dai semi della fava di San Ignazio; ecco il medioevo tornare prepotentemente alla ribalta; per fare un esempio concreto citerei il noto episodio tratto dal romanzo "la tabacchiera mortale" sempre della scrittice inglese,dove la energica Marple ,sfida la polizia ,e attraverso un'analisi del tabacco contenuto nella tabacchiera dello sfortunato viene ucciso per vie nasali, scopre che la causa è sempre per denaro e che ad ucciderlo è stata la stricnina... Pensiamo all'episodio dove come detective troviamo il mitico Poirot in "assassinio sull'Oriente express", ricordo la versione cinematografica con il famoso Albert Finney ,e noti attori, in cui il morto viene ucciso attraverso 20 coltellate ma ad ucciderlo è stato il tonico mattutino contente un alta dose di stricnina. Ma spostando la nostra attenzione nel genere nostrano citeri Umberto Eco ,dove nel romanzo "in the name of the rose" il monaco assassino che vaga nel famoso convento ,in piena epoca buia caratterizzata dal tribunale ecclesiastico, tra cui la messa al bando dei famosi "libri proibiti", qui è possibile seguire il protagonista Guglielmo da Baskerville risolvere le uccisioni risalendo alle erbe velenose ,usate dall'assassino con lo scopo di vietare la lettura della nota commedia antica che Aristotele scrisse precedentemente e che la chiesa mise all'indice come un libro pericoloso ...in questo caso i libri furono oggetto di diaboliche macchinazione macchiati con unguenti velenosi derivanti da erbe officinali, ma pensiamo all'altro grande romanzo classico della storia della letteratura ,il conte di Montecristo ,lui un uomo che per colpa di altri uomini perde vent'anni della sua vita ,e divenuto il famoso "conte" di Montecristo ,mette a frutto tutti gli insegnamenti del buon abate Faria che gli insegna pozioni e veleni grazie all'uso di erbe derivanti dal mondo della natura...per prendere il famoso sceneggiato con l'interpretazione di Gerard DE Pardieu ,c'è una sequenza in cui lui passeggia con la contessa Vilford, e lei confessa di giocare con le erbe ,con naturalezza .Ma per addentrarci sempre più nel mondo della storia ,anche all'epoca di Luigi xiv , il re sole ,i veleni giravano come oggi siamo invasi da fazzolettini tempo...penso alla saga di angelica scritta dai due coniugi Golon ,dove fu tratta una sequenza di film con attori noti come Michelle Mercier diretto dal regista Borderie , è possibile notare come il veleno ,e l'accusa di stregoneria fossero prassi assicurate per demolire e mettere alla gogna un avversario temuto ...ecco l'ignoranza della chiesa di Roma !!!penso come in alcuni casi le erbe siano state di giovamento ma in alcuni casi un vero e proprio tormento chissà se anche nel suo delirio il buon Caravaggio facesse uso di droghe ,derivate da erbe ,per sopportare la sua exstasis pittorica..ma questa è un'altra storia...

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  7. bell'articolo Rossella. Intrigante la domanda di Malles, ma penso che la risposta probabilmente più giusta sia la tua

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