sabato 29 ottobre 2016

Il limbo dei bambini: un'invenzione medievale

L’espressione Limbo dei bambini fu coniata a cavallo tra il XII e il XIII secolo per designare un luogo di riposo dei bambini morti senza il battesimo. La nascita del termine per indicare quel luogo, che tanti problemi aveva creato sino allora, è in relazione al fatto che i bimbi morti senza il battesimo sono deceduti senza essere rigenerati dal sacramento e quindi sono privati della visione di Dio a causa del peccato originale, ereditato dal genere umano dall’errore d’Eva. 
Prima della nascita del limbus puerorum o limbo dei bimbi esisteva un altro limbo?
Nella religione cristiana cattolica il Limbo si presumeva fosse la condizione temporanea delle anime che appartenevano a persone giuste, morte prima della resurrezione di Cristo – limbus patrum o limbo dei padri. Nel Medioevo si affiancò il limbus puerorum – limbo dei bambini – per indicare quella situazione permanente dei bimbi morti senza il battesimo.
L’idea del limbo non è mai stata considerata come verità di fede dogmatica, ma un’ipotesi teologica plausibile. Il concilio ecumenico di Firenze, da cui scaturì la bolla Laetentur Coeli, affermò che le anime di coloro che muoiono in peccato mortale o nel solo peccato originale scendono all’inferno ma con pene differenti. [1] [2]
Il concilio di Firenze si espresse molto oltre la nascita del nuovo millennio, basandosi sul pensiero dei teologi precedenti.
Il fondamento di questo pensiero si può trovare in Sant’Agostino?[3]
«E’ dunque giusto affermare che i bambini che muoiono senza il battesimo si troveranno nella condanna, benché mitissima a confronto di tutti gli altri. Molto inganna e s’inganna chi insegna che non saranno nella condanna».
Queste parole, a loro volta, dove trovano fondamento?
Agostino usa questo linguaggio, che non ammette repliche, perché lo trova nelle parole di San Paolo. Dobbiamo effettuare nuovamente un salto nel tempo.[4] San Paolo, in un sermone, non lascia spazio al dubbio:  «Sento che la questione è profonda, e riconosco che le mie forze non sono idonee a scrutare l’abisso. Il bambino non battezzato va alla condanna. Ma dove non trovo il fondo dell’abisso debbo pensare alla debolezza umana, non debbo condannare l’autorità divina». [5]
Agostino trova in Paolo un fondamento, ma non la soluzione. Il vescovo d’Ippona sente il dovere di aggiungere: «i bambini che non saranno alla destra saranno necessariamente alla sinistra, non essendoci un luogo di mezzo.» La conclusione del dottore della chiesa lascia pochi dubbi: «qui non in regno, procul dubio in igne aeterno». [6]
Le pene mitissime, cercate da Agostino, non appartengono a Fulgenzio di Ruspe.[7]
Fulgenzio, pur mantenendosi nella linea agostiniana, afferma che i bimbi morti senza battesimo sono esclusi dalla salvezza ed è riservata loro la dannazione a causa del peccato originale che portano in se. Egli riconosce una diversità di pena tra costoro e gli autori di peccati personali, sebbene non parli mai, a differenza di Sant’Agostino, di pena mitissima.  In Fulgenzio la pena diviene severa e non è diversa per natura da quella degli altri dannati. Questa pena riguarda sia l’anima sia il corpo. Si spinge ad affermare: Ignis aeternum combustione damnandum![8]
Il limbo dei bimbi nasce come conseguenza del pensiero teologico: siamo certi che sia una condizione sufficiente alla tranquillità dei genitori dopo la morte di un bimbo?
Il limbo dei bimbi nasce a cavallo tra il 1100 ed il 1200: un secolo dopo, sulla tomba di Pietro da Lussemburgo in Provenza, accadono avvenimenti che muteranno per molti secoli questa visione.
Cosa accadde sulla tomba del beato?
All’improvviso il 2 luglio del 1387 il giovane cardinale muore.
La morte potrebbe dipendere dalla severa vita ascetica che aveva deciso di seguire?
Pietro sin dalla piccola età altro non conobbe che la serietà della fede. Fu tumulato secondo i suoi voleri. Nessuna cerimonia sfarzosa. Sepoltura presso il cimitero dei poveri. I suoi funerali attirano una folla enorme. Tra folla e follia la differenza è minima. Il corteo rischiò di trasformarsi in una sommossa. La tomba di Pietro non conobbe silenzio. Giorno e notte i bisognosi si recavano per chiedere un miracolo. Il 7 luglio avvengono i primi miracoli, documentati per volontà di Clemente VII. Il cinque d’ottobre giunge la tredicesima resurrezione.
Resurrezione temporanea. Un solo respiro che permetteva la somministrazione del battesimo. Il neo battezzato poteva morire nuovamente nella grazia di Dio. I genitori ritornavano con il dolore della perdita ma convinti di ritrovare il piccolo caro il giorno della dipartita.
Lo troveranno in paradiso.
Il rito del ritorno alla vita dei bimbi nati-morti supera il limbo.
La tomba di Pietro da Lussemburgo però non fu il primo luogo.
Da Torino giungono notizie che nel 1236 una donna partorisce un bimbo morto. Il dolore e la tristezza non fermano la convinzione della madre. La donna, circondata dal buio, trova l’ispirazione: rivolge le preghiere a Notre Dame de Lausanne. Le orazioni furono accolte.  Il bimbo torna alla vite esclusivamente per il tempo necessario alla somministrazione del battesimo.  Ricevuto il sacramento muore nuovamente, ma, ora, può essere sepolto in terra consacrata. Qualche tempo dopo la donna effettua un pellegrinaggio, a Losanna, per ringraziare Notre Dame. Giunta di fronte all’altare della Madonna consegna una camiciola del proprio piccolo in qualità di ex-voto. Il percorso della donna di Torino, e del suo piccolo dono, potrebbe essere considerato il primo caso di Rèpit, anche se estraneo alle pratiche successive, per quanto concerne lo sviluppo e lo svolgimento del rito.[9]
Il caso in questione è particolare e, per alcuni motivi, sconvolgente
Le domande si sprecano: perché la mamma rivolge le proprie preghiere a Notre Dame de Lausanne?
La distanza che intercorre tra il capoluogo piemontese e la città svizzera supera i 250 km. In quello spazio trovavano luogo una moltitudine di santuari dedicati alla Madonna. La domanda iniziale, perché la madre si rivolge proprio alla Madonna di Losanna, si rafforza dopo questi numeri. I numeri sono fredde rappresentazioni della realtà. Spesso vuoti. In questo caso ci permettono di comprendere l’eccezionalità dell’evento. Notre Dame de Lausanne diverrà, negli anni seguenti, un importante santuario a Rèpit.
Una seconda domanda sorge spontanea: il fatto che la donna rivolge le proprie preghiere alla Madonna, presente a Losanna, non potrebbe dipendere dal fatto che poteva sapere in anticipo che la Beata Vergine era in grado di esaudire le sue richieste?
La Madonna di Losanna permetteva il ritorno alla vita dei bimbi nati morti?
Se così fosse dovremmo anticipare di qualche decennio l’inizio del rito cristiano del ritorno alla vita e, contemporaneamente, dovremmo spostare la localizzazione dei primi casi di Rèpit, poiché il pensiero comune posiziona la nascita del rito a cavallo tra il Delfinato e la Provenza, nel Sud della Francia.
La risposta, forse, corretta è la seguente: lo hanno sempre fatto.
Dove si trova il fondamento a questa risposta?
In sant’Agostino: il vescovo d’Ippona narrò che una donna – disperata per la morte prematura del figlio – pregò con altissima devozione le spoglie di Santo Stefano protomartire affinché il bimbo potesse tornare alla vita. Il miracolo avvenne ma solo per il tempo necessario al battesimo.
Il miracolo avvenne o fu pura invenzione di sant’Agostino, che lottava contro il Pelagianesimo?
Poco importa.
Il fondamento era il battesimo come momento di salvezza.
Quest’accadimento fu ripreso da molti scrittori del XVII secolo, periodo di massimo ricorso al rito del ritorno alla vita dei bimbi nati-morti.
La chiesa cattolica ha mai accolto il limbo all’interno dei propri dogmi?
Nella bolla Auctorem fidei del 1794, Pio VI condannò come falsa, temeraria e offensiva la dottrina che rigettava quel luogo degli inferi – il limbo – nel quale le anime di coloro che erano morti con il peccato originale erano punite con la pena della privazione di Dio senza la pena del fuoco.
Come Agostino lottava contro i Pelagiani, così Pio VI lottava contro i giansenisti.
Interventi mirati.
Sempre.
Giungendo a noi. Pio X nel Catechismo Maggiore scriveva: «I bambini morti senza il battesimo vanno al limbo, dove non vi è premio soprannaturale ne pena, perché avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il paradiso, ma neppure l’inferno e il purgatorio.».
Nel 1984 il cardinale Ratzinger, nel libro rapporto sulla fede, affermava: «il limbo non è mai stato una verità definita di fede. Personalmente lascerei cadere quella che è sempre stata solo un’ipotesi teologica.»
Un documento del 2007, approvato da Benedetto XVI, della commissione teologica internazionale afferma: «il concetto di limbo riflette una visione eccessivamente restrittiva della salvezza.»
Secondo questo documento il limbo rimane un’ipotesi teologica possibile.
Possiamo comprendere, oggi come nel 1200, la volontà dei genitori-credenti di portare con se il piccolo nato-morto con se in paradiso.
Il rito del ritorno alla vita dei bimbi nati-morti quando trova conclusione?
1755: Benedetto XIV emana la bolla De Synodo Diocesana. All’interno del documento Papa Lambertini accusa coloro che praticano il rito d’abuso del sacramento del battesimo.[10]
Con questi atti pensavano di fermare i genitori, ritenevano che alcune righe scritte su carta potessero fermare i cuori puri delle persone.
Si sbagliavano.
Il rito ha dipanato la sua luce sino alle soglie del XX secolo.

Fabio Casalini

 Fabio Casalini - fondatore del Blog i Viaggiatori Ignoranti

LIBRO
MAI VIVI, MAI MORTI
di
FABIO CASALINI e FRANCESCO TERUGGI
per GIULIANO LADOLFI EDITORE
2015



[1] Il concilio ecumenico è una riunione solenne di tutti i vescovi della cristianità per definire argomenti controversi di fede, o indicare orientamenti generali di morale.
[2] Secondo la dottrina della chiesa espressa nel primo Concilio Vaticano, il concilio ecumenico è assistito dallo spirito santo e dunque è infallibile.
[3] Sant’Agostino: Tagaste 354 – Ippona 430.
[4] San Paolo: Tarso 5,10 – Roma 64,67.
[5] San Paolo Sermone 294,7.
[6] Sermone 294,3. Qui non nel Regno, ma senza dubbio nel Fuoco Eterno
[7] Fulgenzio di Ruspe: Telepta 468 – Ruspe 533.
[8] Saranno condannati a bruciare per sempre.
[9] Il rito del Repit conosciuto in Italia come ritorno alla vita dei bimbi nati – morti: Casalini Fabio e Teruggi Francesco - Mai Vivi, Mai Morti – Giuliano Ladolfi Editore, novembre 2015.
[10] Santuari a Rèpit, Fiorella Mattioli Carcano e Mort-nés et parents dans l’Europe chrétienne,  Jacques Gélis.

8 commenti:

  1. Caro Fabio, questo argomento mi è molto caro e mi coinvolge da vicino. Il tuo libro, i tuoi scritti, sono un aiuto e un conforto per molti che hanno vissuto questo dramma. Nessuna delle cose scritte qui e nel tuo libro ci vengono spiegate al catechismo o andando in Chiesa, sarebbe un diritto saperlo, un diritto di verità, un dovere per la Chiesa che dovrebbe per prima confortare i genitori che sono colpiti da un dolore che non li abbandonerà per tutta la vita.
    Spero che leggere questo articolo spinga coloro che non lo hanno ancora fatto a leggere il libro tuo e di Francesco. Ci sono tanti passi confortanti e chiarificatori. Continua a ricercare, a scrivere, ad accompagnarci in questo cammino di elaborazione. Ti seguiremo sempre. Rosella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie di cuore Rosella.
      Il libro, come tutti gli articoli che riguardano il ritorno alla vita dei bimbi nati morti, è dedicato alle madri, che cercavano nel fondo del loro cuore la speranza della vita.
      Il rito è un rito d'amore, di speranza e di vita.
      E' un lascito importante che abbiamo ricevuto ma che non siamo stati in grado di raccontare.
      Speriamo molti - come sempre - leggano e portino con se il ricordo di questi bimbi.
      Fabio

      Elimina
  2. Estrapolo brevemente solo una parte dell'articolo. L'ambiguità di tale dottrina (il limbo) ha da sempre dilaniato, nel dubbio, l'anima dell'uomo (figurarsi quella della donna...). La sua caratterizzazione, del tutto umana, scivola inevitabilmente nella contraddizione, o peggio, nel puerile e nel ridicolo, riuscendo ad offuscare (solo per i boccaloni...) la grandezza del Grande Spirito.

    Catechesi assurde che riducono e inglobano Dio nelle sabbie mobili umane, riducendo la sostanza divina a idiologie pretenziose. In definitiva la sconfitta dello spirito. L'esistenza umana, anche se vissuta per pochi attimi è una avventura verso la luce e lo spirito. Come è possibile concepire un Assoluto Amore Infinito, qual'è Dio, e poi limitarlo e relativizzarlo con un principio opposto avallando l'idea apocalittica dell'eternità delle pene? Assurdo.
    Un saluto a Vossia
    Malles

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Malles.
      Sai come la penso: Agostino, e Paolo prima, hanno creato una sorta di dolore della morte, di paura di non ritrovarsi dopo.
      Le ragioni le conosciamo, ma il popolo vedeva quelle fiamme lambire il cuore dei piccoli morti senza il battesimo, e poco gli importava che le "pene saranno mitissime".
      Erano lontani da loro.
      Erano giù a bruciare.
      Poi il fatto che non sia mai stato accettato come dogma dalla chiesa ma neppure l'aveva mai cancellato, lascia intuire tutta la politica che vi è dietro determinati eventi...
      Non aggiungo altro.
      Fabio

      Elimina
  3. Consentimi caro amico di aggiungere qualcos'altro io, non prima di ricordare con apprensione il problema dei terremoti sempre più frequenti, la mia amata Norcia è semi distrutta, mi piange il cuore.

    Ritorno all'argomento limbo-Dio-uomo, del quale io e mia moglie portiamo ancora i segni. Argomento che abbisogna di meditazione profonda. Nel mio intervento precedente menzionavo ai BOCCALONI, intendendo che non bisogna credere a tutto quanto ci viene inculcato, che è un errore non cercare di qualificare la propria vita, non lasciarla trascorrere inutilmente, inseguendo soltanto un falso rispetto di sè e un falso rispetto degli altri.

    E' un peccato lasciare condizionare tutta la propria attività ad una serie di fatti, di convenzioni e di leggi che non trovano riscontro nell'attività profonda della nostra intimità e che servono soltanto per fare andare avanti un processo sociale o storico di cui non ci si rende conto nemmeno vagamente e di cui si finisce con l'essere pedine più o meno inutili, o più o meno sostituibili a piacimento. Perchè credo che quando noi pensiamo, quando affrontiamo veramente i problemi dell'essenza e dell'esistenza, allora e solo allora possiamo dimostrare di essere persone intelligenti, mostrando di possedere uno spirito.
    Un saluto
    Malles

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Malles, le tue parole finali sono pietre per la nostra esistenza: quando noi pensiamo, quando affrontiamo i problemi dell'esistenza, allora e solo allora possiamo dimostrare di essere persone intelligenti.
      In quel momento la nostra coscienza ci permette di essere utili a noi stessi e agli altri.
      Fabio

      Elimina
  4. Ottimo come sempre Casalini.
    Grande ricerca e grande opportunità di crescita attraverso il libro, che ho letto e per il quale le rinnovo i complimenti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Giovanni.
      Il libro è stata esperienza gradevole ed occasione di grande crescita personale.
      Fabio

      Elimina