giovedì 11 agosto 2016

Mastro Titta, er boja de Roma

«Il 28 marzo 1797, mazzolai e squartai in Valentano Marco Rossi, che aveva ucciso suo zio e suo cugino per vendicarsi della non equa ripartizione fatta di una comune eredità»

Inizia la storia di Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta, in arte er boja de Roma. La fredda biografia ci riporta la nascita in quel di Senigallia nel 1779 e la morte a Roma nel 1869.
Tra l'inizio e la fine della propria vita si rese protagonista della morte di 514 persone: il 17 agosto 1864 il suo datore di lavoro, Pio IX, gli concesse la pensione con un vitalizio mensile di 30 scudi.Calcolando che in vita il suo stipendio si aggirava sui 15 scudi mensili, più alloggio e sussidio mensile di 5 scudi, e che la morte arrivò 5 anni dopo il pensionamento, possiamo affermare con tranquillità che le casse dello stato Pontificio non piansero per le sue prestazioni e il suo vitalizio. Occorre ricordare che ad ogni esecuzione riceveva un pagamento simbolico determinato in un papetto: si trattava di una moneta d’argento usata nello Stato della Chiesa, del valore di 2 paoli o di 20 baiocchi. Fu coniata dai regnanti papali nel periodo compreso tra Benedetto XIV e Pio IX. Il termine papetto si riferisce al fatto che sulla moneta vi era l’effigie del pontefice regnante. La sua carriera iniziò in tenera età il 22 marzo del 1796, a quell’epoca Bugatti aveva 17 anni. La certezza del numero delle esecuzioni si può determinare con precisione, chirurgica direi, dal taccuino nel quale Mastro Titta registrava, con meticolosa precisione, le generalità delle vittime, il luogo e il genere dell’esecuzione. Non scordava di segnare il crimine commesso dal giustiziato per sua mano. La sua meticolosità contiene un piccolo errore: il Bugatti registrò 516, dimenticando che due persone, uno squartato dall’aiutante e l’altro fucilato, non perirono a causa delle sue prestazioni.
Nei periodi d’inattività dalla forca svolgeva il mestiere di venditore di ombrelli, sempre a Roma. Il boia viveva all’interno della cinta muraria del Vaticano, sulla riva destra del Tevere nel rione Borgo.
Tra il pubblico delle esecuzioni, spesso, si celava Giuseppe Gioacchino Belli: dedicò diversi sonetti a Mastro Titta. Tra questi anche Il ricordo. Il sonetto fu composto nel 1830 e narra dell’impiccagione di Antonio Camardella, colpevole dell’uccisione del canonico socio in affari Donato Morgigni: peccato che l’esecuzione sia avvenuta nel 1749 e non all’epoca del Bugatti. Il fatto che Belli decise di utilizzare la figura di Mastro Titta per narrare un evento lontano dal tempo, ci permette di comprendere, se ancora ce ne fosse bisogno, quale fama circondava il boia ancora giovane di vita e carriera. Riporto integralmente il testo del sonetto.

«Il giorno che impiccarono il Camardella

io mi ero appena cresimato.
Mi sembra adesso, che il padrino al mercato
mi comprò un “saltapicchio” e una ciambella. 
Mio padre prese poi la carozzella,
ma prima volle “godersi” l'impiccato:
e mi teneva in alto sollevato,dicendo: 
«Guarda la forca quant'è bella!». 
Tutt'a un tratto, al “paziente”, 
Mastro Titta appioppò un calcio in culo, e il papà a me
uno schiaffone sulla guancia con la destra. 
«Tieni!», mi disse,
 «e ricordati beneche questa stessa fine sta già scritta
per mille altri che sono meglio di te». »

La giustizia com’era organizzata al tempo delle esecuzioni capitali? Le autorità papali, dopo un rifiuto delle idee francesi, dovettero prendere atto che il modo di pensare e di agire stava cambiando: si andava nella direzione della semplificazione del sistema giudiziario. Cambiano le modalità di pena di morte ed alcune novità entrano in vigore nelle carceri. Ultimo aspetto, ma non secondario, la lenta ma graduale scomparsa dei birri - che erano delinquenti assoldati per effettuare arresti: più ne facevano più guadagnavano – per lasciare spazio ai carabinieri.

In questo nuovo mondo Mastro Titta si muoveva a suo agio, tranne che per un aspetto da non sottovalutare: egli viveva sulla riva destra del Tevere, zona adatta all’epoca dei fatti a persone di dubbia moralità, e poteva attraversare il ponte solo per eseguire il suo lavoro di boia. Passava su ponte di Castel Sant’Angelo con il lungo mantello rosso: alla visione di questa scena i romani potevano comprendere che quel giorno un altro poveraccio avrebbe lasciato questo mondo. Prima di attraversare il ponte, il boia seguiva un copione ben collaudato: si confessava, si comunicava e si vestiva con il classico mantello rosso. I luoghi delle esecuzioni potevano essere Piazza del Popolo, Campo dei Fiori o Piazza del Velabro.
Le condanne a morte erano eseguite di fronte ad un folto pubblico. Tra questi spettatori, attirati non sappiamo da quale perverso sentimento, si celavano, oltre al citato Belli, altri letterati che hanno costruito pagine bellissime che resteranno nell’immaginario della nostra civiltà. Tra questi vorrei ricordare Lord Byron e Charles Dickens. Erano gli anni del Gran Tour in Italia, ed una scappata a Roma per le esecuzioni gli illustri letterati non potevano perdersela.
Lord Byron scriveva all’amico editore John Murray: «La cerimonia - compresi i preti con la maschera, i carnefici mezzi nudi, i criminali bendati, il Cristo nero e il suo stendardo, il patibolo, le truppe, la lenta processione, il rapido rumore secco e il pesante cadere dell’ascia, lo schizzo del sangue e l’apparenza spettrale delle teste esposte – è nel suo insieme più impressionante del volgare rozzo e sudicio new drop e dell’agonia da cane inflitta alle vittime delle sentenze inglesi. »
Lord Byron scriveva queste parole nel 1813, agli inizi della carriera del Bugatti.
Per leggere le righe di Dickens dobbiamo attendere il finire dell’attività lavorativa di Mastro Titta. Assistette ad un’esecuzione in via dei Cerchi, agli inizi degli anni sessanta del 1800, scrivendo: « Uno spettacolo brutto, sudicio, trascurato, disgustoso; che altro non significava se non un macello, all’infuori del momentaneo interesse per l’unico disgraziato attore. »
Non solo stranieri ma anche nostrani personaggi noti. Massimo d’Azeglio, nelle pagine de I miei ricordi, scrisse: « In una gabbia di ferro stava il cranio imbiancato dal sole e dalle piogge di un celebre malandrino
Mastro Titta non dispiegò la propria arte solo per gli occhi increduli dei romani, o dei ricchi letterati stranieri che giungevano nelle italiche terre, ma anche per i cittadini d’alcune città laziali. Tra queste occorre ricordare Tivoli dove le condanne a morte erano eseguite in Piazza Domenico Tani, o Subiaco.
Di questo periodo complesso della nostra storia cosa rimane?
Sicuramente il mantello scarlatto utilizzato da Mastro Titta durante le esecuzioni, ben conservato al Museo Criminologico di Roma, e il ricordo dell’ultimo sovrano dello Stato Pontificio, Pio IX, il cui papato è durato ben 31 anni e 7 mesi, attestandosi alle spalle del solo Pietro.
Parlando di Pio IX, che pensionò Mastro Titta, si ricorda la proclamazione a beato del 2000: questa è un’altra, lunga e dolorosa, pagina della nostra storia.

Fabio Casalini







Bibliografia

Lanfranco Cesari, Mastro Titta: giustizie eseguite dal carnefice romano nell'Umbria papalina, Foligno, 1998.

Charles Dickens, Lettere dall'Italia a cura di Lucio Angelini; Milano, Lampi di stampa, 1999

Livio Iannattoni, Mastro Titta. Boja de Roma, 1984.

22 commenti:

  1. Un pezzo molto bello, che presenta un personaggio negativo e oscuro in modo leggero e piacevole. Sarebbe stato bello capire i pensieri del Titta prima di infierire sul condannato, per sapere se davvero era senza cuore o se di qualcuno ha avuto pietà. Nella cinematografia del passato è stato presentato come un personaggio bonario nella vita, un uomo comune, che perdeva sul patibolo ogni umanità. Come sarà stato nella vita di tutti giorni? Alla fine è un serial killer legalizzato, più prolifico di Henry Lee Lucas. Bravo sempre Fabio, complimenti per la facilità con cui parli di qualsiasi argomento. Rosella

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    1. ciao Rosella, penso uno dei più prolifici della storia se volessimo seguire questa strada!
      Ho cercato di non infierire sul lettore con le modalità utilizzate per togliere la vita al tempo dei Papi Re.
      Non è una bella pagina della nostra storia, ma è storia.
      Fabio

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  2. Rimango perplessa e attonita di fronte alla freddezza del boia che ammazza e cataloga le vittime .... Cerimonie atte alla celebrazione della morte.... Per mano della chiesa.... Che controsenso ! Grazie Fabio....

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    1. Parrucchiera il controsenso se vogliamo andare a fondo parte con l'istituzione dell'inquisizione medievale: per mano di chi deve portare il bene si toglieva la vita a coloro che avevano un pensiero religioso diverso da quello corrente...
      Grazie a te!
      Fabio

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    2. Ciao Parrucchiera! Secondo me non bisogna essere perplessi. Quando il boia compie un'esecuzione toglie la vita ad una persona umana. Anche se essa ha sbagliato e ha commesso dei crimini, resta una persona che paga il prezzo più alto per i propri errori. Proprio per questa importanza, l'esecuzione viene documentata, secondo me non per celebrare la morte, ma per ricordare la vittima e la sua storia. Anzi è doveroso ricordarla! È come un segno di rispetto. Se non fossero state scritte le memorie di Mastro Titta, le storie e i nomi degli sfortunati che sono stati giustiziati, si sarebbero persi per sempre!

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    3. Ciao.
      Secondo te in questo contesto rientra la volontà di esporre la testa troncata dell'uomo passato sotto l'antico istrumento (Mastro Titta odiava il nuovo strumento, ossia la ghigliottina, poiché la trovava disumana) al pubblico in attesa del gesto?

      Fabio

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  3. Interessante come a distanza di tanto tempo in tante zone a noi vicine esistano ancora tanti "Mastro Titta" e ... come allora, dopo aver visto il video in TV si mangiano due noccioline e tutto come prima. Le folle tacciono, e "santificano" con il loro "voto" le esecuzioni. Che peccato che non sia cambiato nulla da allora!

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    1. ciao Carrozze & Cavalli.
      Il tuo pensiero sarà uno dei miei prossimi articoli. All'epoca i grandi letterati che gironzolavano l'Europa si confondevano con il popolo minuto per assistere a squartamenti, decapitazione o decollazioni.
      Oggi molti cercano il video del povero uomo sgozzato da fanatici religiosi non comprendendo che quel gesto, insieme a quello del vicino di casa, dell'amico o di quello che abita a 1000 km, genera orgoglio in chi ha ucciso.
      L'essere umano cambierà?
      Fabio

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  4. Buondì Fabio, condivido il tuo spaziare tra argomenti vari, i più disparati e/o disperati, tutto va visionato e, al limite, rivisto.Questo sul boia di Roma mi fa tornare in mente il rubicondo G. Lang, il truce boia di C. Battisti, con i suoi sorrisi a 33 denti, immortalato davanti al corpo martoriato (così andarono le cose) del citato Battisti, del quale poi, portò il berretto a Vienna come souvenir. L'essere umano cambierà? Ti chiedi. Dubito mi vien da dire, forse mai.Il mondo di cui facciamo parte, che definiamo "civile", non è che un eufemismo convenzionale, a cominciare dai metodi "quasi" indolore di togliere la vita, dall'impiccagione all'iniezione letale, dalla sedia elettrica alla fucilazione, fino alla decapitazione attuata dal pietoso (brrr...) fisiologo Guillotin che, secondo lui, era il metodo con il più breve transito dalla vita alla morte, senza passaggi intermedi (sic.).

    Per Guillotin una testa improvvisamente privata di irrorazione sanguigna e con la massa cerebrale senza ossigenazione, doveva di certo perdere la propria coscienza. Oggi la scienza ci dice che NON è così, il cervello pur venendosi a trovare nella condizione di anossia, rimane in ogni caso dai 3 ai 5 minuti con un suo potenziale stato di funzionamento e, in seno a qualche livello percettivo, può vivere e recepire sensazioni (da comparare forse alle NDE) che possono pur essere di terribile sofferenza. La Costituzione Italiana abolì nel 1948 la pena di morte, si ebbe l'ultima fucilazione nel 1946. Stranamente lo Stato Pontificio la abolirà a sua volta solo nel 1969.

    Non tanto strana se teniamo presente che bisognerà arrivare all'Enciclica papale Evangelium Vitae del 1997 per vedere la Chiesa Cattolica rettificare il paragrafo 2266 del Nuovo Catechismo, dove era scritto che la pena di morte poteva considerarsi "legittima". Boja d'un mond, ma varda mo ben... Nel nostro mondo "civile" (in Cina per esempio), certi giustiziati vengono uccisi stando attenti ad evitare lesioni a certi organi, perchè da usarsi come "pezzi di ricambio" per svariate migliaia di dollari. Questo è l'uomo ed il suo mondo, che da un pianeta azzurro ne ha ricavato uno nero, inutile girarci attorno. Non sarebbe forse il caso ma non riesco a trattenere una barzelletta... :due naufraghi dopo giorni e giorni di remate su una piccola barca, alla ricerca di un'isola abitata, ne scorgono infine una dove presso la riva un plotone d'esecuzione con divise militari si accinge a fucilare un uomo. "Evviva! esclamano i due naufraghi, finalmente torniamo nel mondo civile"!
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles.
      Il pensiero a Mastro Titta, e le ricerche conseguenti, sono frutto dell'articolo di qualche mese addietro sulle Stragi di Perugia e Pio IX.
      In quel frangente conobbi la persona del Boja de Roma e mi incuriosì la sua presenza, costante, nella storia dell'Ottocento.
      Il suo girovagare per Roma, il fare l'ombrellaio quando non staccava teste, il non poter passare il ponte... sono fatti legati alla storia e non solo a quella di Roma, che amo profondamente.
      L'argomento, malgrado sia fuori dalle ricerche abituali, a mio avviso rientra in quel progetto di raccontare la storia che non tutti conoscono: questa volta conoscendo poco l'argomento mi sono limitato al rileggere e riportare senza dare interpretazioni personali, che non sono ancora in grado di presentare.
      Stavo giusto leggendo e cercando sull'abolizione della pena di morte.... e come spesso capita mi anticipi Malles!!
      Grazie.
      Fabio

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  5. Bravo Fabio, una bella descrizione.
    Chissà come fece per ottenere il posto di boia ufficiale?
    Ed i grandi letterati che vanno a vedere le esecuzioni!
    Lord Byron che fa confronti...

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    1. Ciao Giò.
      Grazie per i complimenti.
      Come ha ottenuto il posto?
      Bellissima domanda cui non ho trovato risposta nelle biografie ufficiali del personaggio, ma sto ancora cercando.
      Qualche esecuzione la racconterò cercando di riallacciarmi alla nascita della sua attività lavorativa.
      Byron si, di pessimo gusto.
      Fabio

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  6. Beh...mettiamo allora il sonetto di Belli non nella "traduzione" in italiano ma nell'originale in romanesco:
    68. Er ricordo

    Er giorno che impiccorno Gammardella
    io m’ero propio allora accresimato.
    Me pare mó, ch’er zàntolo a mmercato
    me pagò un zartapicchio 1 e ’na sciammella. 1a

    Mi’ padre pijjò ppoi la carrettella,
    ma pprima vorze gode 1b l’impiccato:
    e mme tieneva in arto inarberato
    discenno: «Va’ la forca cuant’è bbella!».

    Tutt’a un tempo ar paziente Mastro Titta 2
    j’appoggiò un carcio in culo, e Ttata a mmene 3
    un schiaffone a la guancia de mandritta.

    «Pijja», me disse, «e aricordete bbene
    che sta fine medema sce sta scritta
    pe mmill’antri 4 che ssò mmejjo de tene». 5

    Terni, 29 settembre 1830 - De Pepp’er tosto

    1 Un balocco che salta per via d’elastici. 1a Ciambella. 1b Volle godere. 2 Il carnefice è a Roma conosciuto sotto questo nome. 3 Me. 4 Altri. 5 Te.

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    1. Il dialetto romano mi ha sempre affascinato, er Sor Trilussa poi...
      Un saluto
      Malles

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    2. Malles anche il sottoscritto è affascinato, ma per distanze culturali e linguistiche fatica parecchio...
      Fabio

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  7. massimo marcelli17 agosto 2016 01:07

    Mastro Titta e Pio IX, tutti e due di Senigallia, uno ricordato come uccisore di tanta gente, l'altro in odore di santità, ma se ci soffermiamo a considerare: uno era l'esecutore e l'altro era il mandante, e allora perché uno all'inferno e uno in paradiso ? Ho sempre trovato singolare proporre di fare santo uno che faceva ammazzare la gente, certo per un Sovrano all'epoca era inevitabile, ma per un Santo ?

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    1. Ciao Massimo. Presumo che molti si siano posti la stessa domanda.
      Non è facile "digerire" determinate situazioni, eppure "così è se vi pare".
      Le stragi di Perugia, che colpirono l'immaginario internazionale per il fatto che vi erano americani quel giorno nelle città umbra, sono una macchina che non si può e non si deve cancellare.
      Fabio

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  8. Credo che fosse molto più "normale" di tanti nostri contemporanei. A quei tempi le idee della rivoluzione francese non avevano ancora attecchito nel quotidiano del "popolino". Lo dimostra la curiosità di andare allo spettacolo, a "vedere" l'esecuzione. Peraltro, proprio come oggi si va a visitare i luoghi dei delitti più efferati o si paga il biglietto del cinema per poter vedere un po' di sangue. Anni addietro il signore era "padre-padrone", possedeva i suoi "dipendenti" e la morte era la punizione per un'infinità di reati, con la manifesta ed esplicità approvazione della chiesa. Fare il boia era un lavoro, al pari del soldato o del macellaio. Una persona, rea di qualche delitto grave, non era più una persona, a partire anche dalla eventuale scomunica ecclesiastica. Una "non persona", un "Untermensch". Concetto che è stato poi ampiamente rielaborato ed usato dalle autorita naziste per avere soldati privi di eccessivi rimorsi. QUindi non credo che l'ombrellaio fosse particolarmente eccitato dal suo secondo lavoro. Era solo un compito che, all'epoca, qualcuno doveva pur svolgere. Probabilmente ci avrà mantenuto moglie e figli, senza troppi patemi. IMHO!

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    1. Ciao Ulik. Personalmente l'aspetto che più mi ha colpito è l'eta cui si è ritirato. Vero che iniziò con l'ascia e chiuse con la ghigliottina, ma a 70 anni e passa era ancora li a eseguire condanne...
      Concordo sul lavoro poco eccitante e sull'inizio del commento, ecco forse dovremmo concentraci su questo. Sull'apparizione alle pubbliche esecuzioni di molti illustri letterati: il mondo può girare all'infinito ma l'uomo nn cambia...
      Fabio

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  9. ci pensavo proprio l'altro giorno, come mai non trovassi niente su Mastro Titta,invece ecco il tuo bellissimo articolo.Sempre complimenti e molte grazie per le emozioni e riflessioni che mi fai provare e sul passaggio finale, la beatificazione di Pio IX sono perfettamente d'accordo con te. Leggendo aumenta il desiderio di conoscerti , magari in montagna, dove sono più preparato che sulla storia.

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    1. Ci conosceremo sicuramente, spero a giugno per quella bellissima gita!
      Mastro Titta è il periodo nel quale operò mi hanno sempre affascinato!
      Fabio

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