giovedì 18 agosto 2016

Liberate Mussolini

La pazza estate del 1943 inizia alla fine di luglio. Il 25 fu votato l’ordine del giorno Grandi all’interno del Gran Consiglio del Fascismo.  Dobbiamo ripercorrere velocemente i fatti storici antecedenti per comprendere l’accaduto: gli alleati erano sbarcati in Sicilia, con la famigerata operazione Husky, Roma era stata bombardata ed i gerarchi dubitavano della capacità di Mussolini di continuare a governare il paese.
Il capo però incuteva timore, e molto, perciò tutti si limitavano a parlare e tramare: tramava il Re, tramavano in Vaticano, tramavano i tedeschi e persino i gerarchi da sempre fedeli a Mussolini. Lo stesso decise di convocare il gran consiglio nella notte tra il 24 e il 25 di luglio. Ricordo che dal lontano 1939 non era convocato il Consiglio. Lo convocò sapendo delle trame oscure dei suoi fedeli, o almeno così potevano chiamarsi sino a quel giorno.
«Ebbene, convocherò il Gran Consiglio. Si dirà in campo nemico che si è radunato per discutere la capitolazione. Ma l'adunerò.»
Queste le parole con le quali Mussolini avallò le richieste dei gerarchi.
Mussolini intervenne aprendo i lavori confidando che “solo Stalin, Hitler e il Mikado possono ordinare di resistere sino all’ultimo uomo. Io no, perché gli italiani non mi ascolterebbero”. Intervenne, successivamente, Dino Grandi presentando il suo ordine del giorno in cui chiedeva l’esautorazione del Duce e il passaggio di poteri al Re. Occorre ricordare che Mussolini aveva anticipatamente visionato il documento, potendo contare le firme in calce e capacitandosi che qualora fosse stato messo in votazione sarebbe stato approvato a maggioranza. Si susseguirono interventi sino alla votazione finale: 19 favorevoli, 7 contrari e un astenuto. Mussolini era caduto.
La mattina seguente telefonò alla Casa Reale per chiedere un incontro con il Re.
L’udienza fu anticipata alle 17 del giorno stesso rispetto il lunedì seguente, 26 luglio.
Alle 17 in punto si presentò, in abiti borghesi come richiesto dal ministro della Real Casa, al cospetto del Re: i resoconti ci riportano un colloquio rapido e incolore. Il Re comunicò la decisione di sostituire Mussolini con Badoglio rassicurando che la sua persona e la famiglia non avrebbero corso rischi. La trappola attendeva il Duce al cancello d’ingresso della dimora reale: fu arrestato e caricato su un’ambulanza che lo condusse alla caserma dei carabinieri di via Gallonio.
Per tutta la giornata fu mantenuto riserbo sull’accaduto. Solo alle 22,45 la radio interruppe le trasmissioni per diramare un comunicato: « Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo ministro, Segretario di Stato di Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini, ed ha nominato Capo del Governo, Primo ministro, Segretario di Stato, il Cavaliere, Maresciallo d'Italia, Pietro Badoglio. »
Alla lettura del comunicato seguirono i proclami del Re e di Badoglio, che disse: « […] La guerra continua. L'Italia duramente colpita nelle sue Provincie invase, nelle sue città distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni […] »
Nel paese i fascisti erano scomparsi.
Al diffondersi delle notizie non vi fu nessuna reazione nella popolazione.
I gerarchi fascisti si rincorrevano nel giurare fedeltà al Re, e al nuovo capo del governo Badoglio.
L’Italia si avviava a vivere un’estate di guerra e bombardamenti, rallegrata dalle note delle canzoni di Gino Bechi e Alberto Rabagliati. Una s’intitolava Cantando con le lacrime agli occhi, la seconda Vieni, c’è una strada nel bosco.
Nessuno poteva immaginare quante persone avrebbero cercato di seguire quella strada nel bosco.
Liberi dalla censura di regime i giornalisti impazzirono di gioia e, nonostante i bombardamenti durissimi su Milano e Genova, La Spezia e Napoli, gli italiani correvano ad acquistare il giornale per leggere le ultime notizie di cronaca rosa. I racconti di Claretta e Bibi scaldarono i cuori di quella pazza estate del 1943.
La censura era scomparsa?
Gli italiani si dilettavano nella nascente cronaca rosa mentre i morti delle rivolte delle Officine Reggiane, di Bari e di Torino furono dimenticati, non sappiamo quanto volutamente. Ricordo che, appena dopo l’avvento del governo Badoglio, fu dichiarato che « è vietato riunirsi in gruppi di più di tre persone », e nel caso d’agitazioni popolari i militari avevano l’ordine « di fare fuoco ad altezza d’uomo».
Nel frattempo Mussolini dove era nascosto?
L’alleato Hitler cosa tramava?
«Prima di tutto liberate il mio amico » queste le parole del Fuhrer.
Non sappiamo quanto sia leggenda e quanta realtà la volontà di Hitler di attaccare Roma con bombardamenti a tappeto; sappiamo della ferma decisione di liberare Mussolini. Grazie al libro Memorie del Terzo Reich, del ministro Albert Speer, possiamo conoscere lo stato d’animo del dittatore tedesco: « non c’era gran rapporto in cui Hitler non chiedesse che fosse fatto tutto il possibile per ritrovare l’amico disperso. Diceva di essere oppresso giorno e notte dall’angoscia».
La sera del 26 luglio Hitler convocò, presso la Tana del lupo, 6 ufficiali scelti tra tutte le forze armate per effettuare un’operazione segreta. A queste persone chiese se conoscessero l’Italia e cosa pensavano degli italiani. Uno di loro, Otto Skorzeny, disse: «io sono austriaco»
Hitler congedò gli altri e s’intrattenne con il maggiore Skorzeny. In quelle ore nacque l’operazione che avrebbe portato alla liberazione di Mussolini. Il maggiore austriaco doveva operare agli ordini del generale Student in collaborazione con il maggiore delle SS Herbert Kappler, capo della polizia tedesca a Roma.
Operazione Quercia era il nome in codice dell’impresa che un Fuhrerbefehl – ordine del Fuhrer – affidava a Skorzeny.
Il problema principale, per i tedeschi, era quello di trovare Mussolini.
L’amico del Fuhrer dov’era?
In quella pazza estate del 1943 i nostri servizi segreti riuscirono, lungamente, a menare per il naso i servizi tedeschi. Tra le informazioni che fecero circolare vi era quella che Mussolini, colpito da infarto, si trovasse in una clinica dell’Italia settentrionale. Una seconda informazione, chiaramente errata, dava Mussolini arruolato come soldato semplice. Ma se uno stato deve guardarsi dall’amico che può divenire nemico, i tedeschi dovevano guardarsi bene dal capo delle SS, Heinrich Himmler, che inviò un dispaccio a Student dov’era riportato che i suoi astrologi sostenevano che il Duce era nascosto in un luogo circondato dalle acque: come se l’Italia non affondasse nelle acque del Mediterraneo.
Le ricerche, serie, del luogo nel quale fosse nascosto Mussolini portarono i tedeschi a cercarlo a Ponza, poi a La Spezia infine all’Isola della Maddalena, dove il governo italiano lo aveva trasferito per la mancanza dei requisiti minimi di sicurezza della prigione di Ponza. Nel momento in cui Skorzeny fu informato del luogo in cui si teneva nascosto Mussolini, si lanciò con una squadriglia di motosiluranti alla conquista dell’isola della Maddalena: fatica inutile il Duce era stato trasferito a Campo Imperatore sul Gran Sasso. Skorzeny preoccupato delle conseguenze che quell’atto di guerra avrebbe provocato, fu costretto a simulare il mancato sbarco come una visita di cortesia e, anche, ad accettare l’invito del comandante della base, ignaro degli eventi, ad un pranzo ufficiale organizzato per ricambiare la cortesia.
La caccia al Duce si concluderà solo il 12 settembre, quattro giorni dopo la firma dell’armistizio tra Badoglio e gli alleati, sul Gran Sasso.
L’operazione scattò alle 3,00 del 12 settembre, quando una colonna di mezzi motorizzati agli ordini del comandante Mors si mosse alla volta d’Assergi. Alle ore 12,30 era previsto il decollo di 10 alianti. Il passaggio nelle zone delle operazioni d’alcuni bombardieri alleati fece anticipare di qualche minuto la partenza dei mezzi alati tedeschi. Skorzeny era aggregato all’operazione ma con l’obbligo di non esercitare il grado.
Il primo a dare l’allarme sul Gran Sasso fu il carabiniere Gravetto: « Eccoli, arrivano!». Nei secondi successivi al grido d’allarme si affacciarono alle finestre il comandante dei carabinieri Friola e l’ispettore della PS Giuseppe Gueli. Dopo l’uscita dei carabinieri dall’edificio anche Mussolini si scorse dalla finestra pronunciando queste parole: « Che sta succedendo? Sono forse inglesi? ». Gli rispose il maresciallo Antichi: «No Eccellenza, sono tedeschi». Mussolini disse: «Ci mancavano anche loro! Questo proprio non ci voleva». Da 4 giorni l’Italia era nel caos, l’esercito allo sbando, il Re e Badoglio fuggiti a Brindisi ammucchiati insieme a generali e ministri sulla torpediniera Baionetta. Mussolini sul Gran Sasso? Se ne preoccupavano solo Gueli e Faiola, i quali ottennero come risposta alle continue richieste d’informazioni circa il comportamento da mantenere un laconico: «Comportarsi con la massima prudenza».
La scena della liberazione del Duce non ha nulla d’eroico, da nessuna parte si guardi. Gli italiani colti di sorpresa, ricordando gli ordini enigmatici provenienti dal Viminale, non reagirono. Non fu sparato nessun colpo. In 12 minuti tutto era finito. Skorzeny corse in direzione di Mussolini dicendo: «Il mio Fuhrer mi ha mandato a liberarvi. Siete Libero!». Mussolini abbracciò il nazista, che scopriremo nei prossimi articoli essere un gran fanfarone avendo vissuto alle spalle di questa non eroica operazione nella Spagna franchista, dicendo in tedesco: «Sapevo che il mio amico Hitler non mi avrebbe abbandonato». Nei momenti successivi Mussolini ed i suoi liberatori posarono per l’operatore dell’Ufa, il cinegiornale tedesco. Due ore dopo sul prato di Campo Imperatore atterrò l’aereo che avrebbe consentito al Duce di arrivare a Pratica di Mare, per poi fare rotta verso Monaco ed incontrare Hitler.
Le operazioni di decollo furono difficoltose: il pilota pregò i carabinieri di trattenere l’apparecchio per le ali mentre forzava il motore. Fu accontentato e finalmente l’aereo decollò portando quel carico speciale a destinazione.
Possiamo incolpare i carabinieri di non aver reagito?
E’ necessario ricordare che nei momenti seguenti all’atterraggio dei veicoli tedeschi apparve anche la sagoma del generale italiano Fernando Saleti, catturato la sera prima per essere utilizzato come ostaggio. Alla vista del generale Mussolini disse: «Non sparate, non vedete che è tutto in ordine? C'è un generale italiano!».
Nessuno perse la vita a Campo Imperatore. Ad Assergi persero la vita due militari italiani. Queste due persone non si sottrassero al dovere di difendere la Patria. La prima persona a perdere la vita fu la guardia forestale Pasqualino Vitocco, che aveva cercato di avvisare i carabinieri circa la presenza della colonna motorizzata tedesca e fu ucciso da una raffica di mitragliatrice. La seconda vittima fu il carabiniere Giovanni Natale, guardiano della stazione intermedia della funivia, che visti arrivare i tedeschi aveva tentato una reazione ma era stato colpito a morte. Le testimonianze e i documenti stridono con la ricostruzione fatta da più parti dove si parla d’eccidio. Vitiello era in uniforme: fu ucciso in seguito al non rispetto dell’intimazione dell’alt. Natale ingaggiò scontro a fuoco con le truppe tedesche. Questi eventi risultano chiaramente dai rapporti dei carabinieri d’Assergi, i quali escludono violenze dei tedeschi su civili, militari o cose. L’uccisione dei due militari italiani rientra nelle operazioni di guerra.
La responsabilità della liberazione non è da ascrivere ai carabinieri e militari italiani rimasti senza indicazioni precise. Le responsabilità andrebbero cercate tra le persone stipate come sardine sulla torpediniera Baionetta.
Vitiello e Natale furono tra i pochi che cercarono di difendere l’onore della nostra amata-odiata Patria in quella pazza estate del 1943, dove in pochi giorni i nemici diventarono amici e gli amici nemici da sconfiggere.
Alla loro memoria è dedicato quest’articolo.

Fabio Casalini

Bibliografia
Vincenzo Di Michele, Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso, Curiosando Editore, 2011
Marco Patricelli, Liberate il Duce, Milano, Mondadori, 2002
Marco Patricelli, Settembre 1943 - I giorni della vergogna, Roma, Laterza, 2009
Arrigo Petacco, La storia ci ha mentito. Mondadori, 2014
John Weal, Operation Oak – The rescue of Mussolini, in International Air Power Review, vol. 8, 2003

14 commenti:

  1. Questa volta non è facile commentare Fabio, trovi fatti ed argomenti complessi oppure sconosciuti, come questo. Poi commentare con te è dura, sei molto preparato. Confesso che questi fatti esposti così non li sapevo, è stata una sorpresa leggere la verità. Se al tempo la censura era finita sulla carta stampata, era solo perchè era stata spostata sui libri che poi sarebbero arrivati a noi.
    I libri sono pieni di buoni molto buoni e di cattivi molto cattivi, ma leggo con te che, come al solito, la pillola ci è stata indorata parecchio.
    Mi piace molto lo stile che hai usato, scorrevole, finemente ironico in alcuni passaggi.
    E' bella la tua ricerca della verità storica, la presenti in modo semplice e pulito, nessuno può obiettare la tua onestà intellettuale.
    Ottimo lavoro come sempre, Rosella

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    1. Grazie dei complimenti Rosella.
      I buoni e/o i cattivi vengono spesso definiti da chi vince le guerre.
      In questo caso ho voluto ricordare le due persone, la guardia forestale ed il carabiniere, che hanno perso la vita svolgendo il proprio lavoro.
      In quella pazza estate sono stati pochi quelli di cui possiamo dire lo stesso.
      Fabio

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  2. Un re che non mantiene la parola, degno capo di una masnada di traditori, boriosi e vili

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    1. Ciao Giò.
      Mi son sempre chiesto lo stato d'animo degli asserragliati sulla torpediniera Baionetta.
      Cosa avranno provato lasciando l'esercito senza informazioni?
      La fuga verso Brindisi è un momento brutto, molto brutto, della nostra storia.
      Ah Badoglio....
      Fabio

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  3. Guardare la storia con occhi diversi da quelli dei libri che ci hanno imposto a scuola ci rende liberi di vedere e farci un'opinione nuova e più completa.... Oggi più di ieri l'esigenza di verità è forte. Grazie Fabio . Simo

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    1. Grazie Simo.
      L'esigenza della verità è alla base delle mie ricerche!
      Grazie!
      Fabio

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  4. Armiamoci e partite... Parola d'ordine: vincere, e vinceremo... Mi basterà sacrificare al massimo un migliaio di soldati. Parole del Duce. Pazzesco.
    Penso che Hitler volle liberare Mussolini non per amicizia (Hitler non aveva amici ma solo subordinati), ma per coprirsi logisticamente le spalle, RImettendolo a capo di un governo che, seppur fantoccio, gli permetteva, in caso di ritirata dal sud Italia un appoggio sostanziale (benchè non sostanzioso). Ritirata che avvenne sotto l'agemonia di quel volpone di A. Kesselring, copia sbiadita della vera volpe del deserto. Ritirata che profuse eccidi tra le popolazioni indifese. Preferì distruggere vite umane che monumenti. Poco mancò che per questo facessero a lui un monumento. BAH!

    Del Mussolini storico si potrebbe salvare forse un paio d'anni, notizie che in tanti conoscono. Permettimi invece Fabio di spaziare nel mio campo e su un Mussolini "segreto"...Nel 1935 apparve nel cielo di Roma una stella di eccezionale grandezza, molti la interpretarono come un "segno" divino, lo stesso Mussolini ne fu affascinato, lasciando ogni impegno e sostando a lungo ad osservare l'astro . Ad un tratto si rivolse al segretario chiedendogli: "credete che sia lo stellone d'Italia? Se ne fossi sicuro non esiterei a dichiarare guerra alla Germania oggi stesso, perchè credo nei segni del destino".

    Nel destino di Mussolini di segni ce ne furono diversi. Può sembrare casuale, ma negli scritti giovanili il futuro dittatore si firmava "Fabrizio del Dongo", un nome che mezzo secolo dopo gli fu fatale. Un'altra coincidenza (coincidenza?) si ebbe nel 1914 ad un comizio socialista a Sesto S. Giovanni, il suo cavallo scivolò e fu necessario abbatterlo per le fratture riportate. Mussolini per ricordarlo, volle un suo zoccolo, facendolo montare in argento e lo tenne sempre sulla scrivania come fermacarte. Dopo il 25 luglio 1943 non riuscì più a trovarlo, il fatto lo colpì profondamente e ne trasse un presagio nefasto.

    Tutto questo avrebbe avuto un significato irrilevante se il cavallo non fosse caduto proprio a Piazzale Loreto, a Milano, nel luogo preciso in cui si sarebbe compiuto l'orrendo scempio dei corpi di Mussolini, della Petacci e di alcuni gerarchi. Va altresì rilevato che a Villa Torlonia venivano organizzate, con i maggiori medium del tempo, sedute spiritiche "ufficiali", conosciute riservatamente come "riunioni particolari". In queste sedute fu replicato il messaggio:"Voi sarete Console D'Italia". Sembra poi storicamente accertato il sostanziale contributo fornito dalla Massoneria a Mussolini nel suo slancio iniziale. E' altresì indubbio che poi, una volta affermatosi, dichiarò la stessa Massoneria fuorilegge. Aiuto massonico che, prima di lui, ebbe Napoleone. Un ricalcare iniziatico di fasti e di antiche glorie imperiali della Roma immortale e pagana, un ritorno ai miti e agli dei che avevano incoronato l'Urbe come centro occulto del mondo.

    Sembra a tal proposito che nel 1917 fosse apparso sul Colle Capitolino un "segno premonitore": la visione di un'aquila seguita da due figure guerriere, i Dioscuri... L'iniziale intreccio delle verghe del primo Fascio conteneva un'arcaica ascia etrusca. Mussolini ne ha combinate altre... ma forse meno dei tedeschi e dei loro Dei sempre presenti nella mitologia germanica, sempre raffigurati mentre decidono i destini degli uomini. Il loro culto e il culto della razza teutonica furono gli ispiratori dell'ideologia nazista e dell'anti semitismo.
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles, molti eventi narrati mi erano completamente oscuri.
      Quindi il capo delle SS, Heinrich Himmler, che inviò un dispaccio a Student dove era riportato che i suoi astrologi sostenevano che il Duce era nascosto in un luogo circondato dalle acque non era l'unico che si affidava alle stelle in quel periodo....
      Avrai capito il mio distacco dall'insondabile e la mia fatica nella comprensione di tali comportamenti.
      Non ho mai compreso sino in fondo la ricerca della lancia sacra da parte di Hitler. Non si fidava delle sue armi (segrete avrebbe detto qualcuno ma tanto segrete non furono se non i V1 e V2)?
      Fabio

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  5. Ciao Fabio, è un piacere fabulare contigo. Penso che il Gen. K. Student NON credesse al par mio, all'astrologia, a Himmler e alle "illuminazioni" dei suoi accoliti, anche se, va tenuto presente, che l'isola di Ponza è circondata dall'acqua... Tutto l'iniziale ambaradan si ebbe con "La Società Iniziatica di Thule", fondata da Hitler, da A. Rosemberg e da D. Eckardt, la stessa che nel 1925 dette ORIGINE al Partito Nazionalsocialista. Tu Fabio accenni alla lancia sacra o di Longino, che spesso però viene confusa con il Graal. Questi fu ricercato in ogni dove dai nazisti. Trovare il Graal era come conquistare l'essenza della tradizione e restaurarne la pienezza di spirito dell'uomo primordiale, condizione primaria per tentare la conquista di quello stato d'esistenza che i Greci chiamavano "Deificazione" e definito dagli Induisti "liberazione".

    Tornando alla tua domanda, la lancia sacra , la più famosa, custodita a Vienna, è un falso medioevale. Longino, il possessore della sacra lancia, giunse a Mantova con un cofanetto contenente una spugna e un pò di terra imbevuta dal sangue stillato dal costato di Cristo. A Mantova Longino occultò le reliquie in due vasetti, presso l'ospizio dei pellegrini, vicino al tempio di Diana, dove in seguito fu edificata la Basilica di S. M. Maddalena, poi di S. Andrea. Erano trascorsi 733 anni dalla morte di Longino, dai calcoli avvenuta nel 71 d.C, quando voci insistenti circa l'esistenza in Mantova del sangue di Cristo giunsero fino a Carlo Magno.

    L'imperatore scrisse (veramente, lui era analfabeta...)a Leone III perchè appurasse queste dicerie. Il Pontefice rispose in modo positivo a Carlo Magno, che non si dovesse dubitare circa il prezioso tesoro. Sembra che queste reliquie furono visitate dai "grandi" di ogni tempo. Sia che non sia, a Mantova il presunto sangue di Gesù rimane la più famosa reliquia, tanto d'aver dato origine pure all'Ordine Militare del "Sacro Sangue di Cristo", fondato nel 1608. Molte altre città portano vanto di possedere il vero sangue di Gesù (e te pareva...) da Venezia a Roma, da Tours a Sarzana a La Rochelle ecc.

    Le leggende su Longino e la sua lancia non si contano, una riporta che dopo avere perforato il costato del crocifisso divenne all'istante cieco, ma resosi conto immediatamente del suo errore, riconobbe la divinità di Cristo, prese un pò di sangue che colava dalla sua lancia e se lo cosparse sugli occhi riottenendo così la vista. In seguito Longino si fece monaco in Cappadocia subendo il martirio ed il suo corpo si dice venisse conservato fino ai primi anni dell'800, nella stessa chiesa di Mantova dove ancora si venera il sangue di Gesù.

    Anche la sacra lancia divenne oggetto di culto attribuendole numerosi miracoli. Fu trasportata da Gerusalemme ad Antiochia dove nel 1098, con un prodigio fece togliere l'assedio ai saraceni. Nel XII sec. la presunta lancia si "moltiplica"...(e te RIpareva) venendo venerata a Gerusalemma, Antiochia e Costantinopoli. Da quest'ultima città l'imperatore di Bisanzio la vendette a S. Luigi, che a sua volta la rivendette a Papa Innocenzo VII che, dopo averla acquistata la collocò solennemente in Vaticano nel 1492.

    Anche per questa reliquia le tracce si perdono in città come Norimberga, Bordeaux, Mosca, ecc. ognuna legata a particolari leggende. Di veramente storico su Longino (San Longino il Martirologo Romano lo ricorda il 15 marzo) non esiste NIENTE, NESSUN testo antico, NE i Vangeli danno alcun nome di soldato che trafisse il petto di Gesù morto in croce. Solo la tradizione ha ricavato il nome di Longino dalla parola greca che significa "lancia".
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles, grazie delle informazioni preziose!
      La lancia sacra appartiene alla tradizione delle spade e lance magiche ed invincibili dell'immaginario e della mitologia germanica. All'epoca della Renovatio Imperii, del resto, erano ancora vive numerose tradizioni pre-cristiane, come attestato anche dai cronisti della battaglia di Lechfeld, che religiosamente contrariati, descrivono come pagani i festeggiamenti che ne seguirono.

      Ciò considerato, però, completamente cristiana è la considerazione che ebbe da parte degli imperatori e il ruolo che le venne assegnato. La lancia era il simbolo dell'invincibilità che l'imperatore derivava dall'essere il legale rappresentante di Cristo sulla terra. Confermava così il ruolo quasi sacerdotale che la carica imperiale rivestiva, conformemente alle concezioni degli Ottoni e dei Salii.

      Per rafforzare tale elemento, era però necessario anche un suo collegamento con la storia sacra o quella dei martiri. Dapprima fu allora identificata con la lancia di San Maurizio, celebre condottiero della legione Tebea, martirizzato sotto Massimiano. Attraverso questo, non era così escluso che la lancia poteva essere passata per le mani di Costantino, cosa che acquistava certo rilevanza nella propaganda imperiale. E infatti come lancia di San Maurizio è denominata nella iscrizione sulla fasciatura d'argento inseritavi da Enrico IV.

      La sua importanza come reliquia ed il suo collegamento con la storia sacra fu connessa però sopra ogni altra cosa alla presenza, al suo interno, di un chiodo della croce di Cristo. Agli inizi probabilmente si trattava solo di una particella di questo, ma successivamente si parlò tout court di un intero chiodo. È probabile che questa leggenda fosse nata nel momento in cui si inserì la spina nel punto di rottura della lancia. Quando Ottone III fece omaggio delle copie ai re di Polonia ed Ungheria, ne fece prendere del materiale (per trasmettere parte della forza della Lancia anche alle copie), ed è forse in questa occasione che avvenne la rottura della lancia.

      In questa maniera, dunque, la lancia aveva un doppio significato: simboleggiava un'origine sacerdotale (direttamente da Cristo) ed imperiale (da Costantino). Carlo IV volle confermare questo stato di “doppia reliquia” dal papa, ottenendo anche la proclamazione di una giornata festiva in suo onore (Festa della Sacra Lancia e del Chiodo della Croce), che fu celebrata nel 1354 per la prima volta, e in quell'occasione venne applicata la terza fasciatura in oro.
      Quindi fu dal XIII secolo che si iniziò a non considerarla come di San Maurizio ma di Longino, erro?
      Certo che solo noi due potevamo passare dalla liberazione di Mussolini a San Maurizio...
      Fabio

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  6. Buondì Fabio. E' vero come dici che spesso dal palo si passa in frasca, ma è tutta colpa tua... I tuoi articoli, così eterogenei, ben si prestano alle divagazioni, ma di questo personalmente ti ringrazio, perchè spesso mi mettono nella possibilità di ampliare le mie ricerche. Stavolta con la tua rispostona mi hai preceduto, ma sono ben contento di condividere. Tutto completo, esauriente e ben posto.Chi ti segue lo sa, come del resto mette ben in evidenza la tenera Rosella, che vai oltre le apparenze e agli inciucci storici, dall'inizio ho preso atto di questo "squarciar di veli". Mi sono "accodato" per questo, cercando di far emergere (lo faccio già in privato) quella polverosa patina mysteryosa che da sempre, concreta o meno, segue la storia dell'umanità. Se esondo fermami...

    La realtà del nazismo storico è una verità storicamente accertata e accettata. I complessi rapporti e legami che unirono l'ideologia nazionalsocialista a certi ambienti misteriosofici di tipo neopagano che gravitavano (per dirne una) attorno alla rivista Ostara (il nome è quello della antica dea germanica della primavera, l'equivalente della FLORA latina) è un dato di fatto. Il nazismo ebbe nella società esoterica la "Thule Gesellschaft" la sua matrice di formazione intellettuale, a questo specifico occultismo si abbeverò Hitler, quando ancora giovanetto squattrinato si indaffarava come pittore per le vie di Vienna. Il nazionalsocialismo si legò ad una ideologia potente e trainante, quella di una supposta razza superiore (l'ariana) e su ideali antieugualitari, in definitiva anticristiani, perchè di matrice neopagana, dove la Natura, romanticamente intesa, aveva un ruolo dominante.

    Nazionalsocialismo e fascismo ebbero dei punti dottrinali in comune, ma anche differenze profonde, legate anche alla diversa natura dei due leader. Su questo intervenne (almeno per una volta...) Papa Pio XII, con la pubblicazione dell'enciclica del 1937 Mit Brennenrder Sorge (con viva ansia), mettendo in guardia il mondo cristiano dal neopaganesimo nazista. Hitler fu sostanzialmente un visionario invasato, una sorte di sacerdote neopagano, un medium magnetico e magnetizzante, promotore del culto germanico di Wotan, Odino, il Dio della guerra dei popoli nordici. Mussolini era più incline a credere a favolette borghesi sui "tavoli ballerini". Il Duce, in ogni caso, permise un "corpo di protezione": le SS italiane, vicina alla mistica delle SS tedesche: le "SchutzStaffell".

    Certe convinzioni portavano alle pratiche meditative buddiste riportate dalle varie missioni delle SS in Tibet negli anni 30. Lo stesso simbolo runico delle SS Sieg-Runen stava ad indicare la "doppia" vittoria, in senso allegorico e simbolico. Il simbolo delle SS italiane invece era costituito da 3 frecce in un cerchio, richiamando l'antroposofia di quel volpone di Steiner, più un fascio littorio ed un'aquila, interpretate come il "sentire" il "pensare" ed il "volere". Appare chiaro che il fascismo presentò elementi di esoterismo nel suo interno, bloccati in seguito dal Concordato tra Stato e Chiesa.
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles, grazie per i continui complimenti!
      Una delle caratteristiche peculiari di Benito Mussolini è stato il suo “trasformismo” politico che lo ha portato ad assumere per calcolo e opportunismo provvedimenti che non sempre coincidevano con le sue opinioni private. Questo atteggiamento lo si può notare per esempio nei confronti delle sue convinzioni religiose.
      Inizialmente le sue posizioni erano ferocemente anticlericali per modificare poi nel 1919 quando comprese che per salire al potere non poteva continuare a manifestare apertamente la sua posizione nei confronti della religione maggiormente professata.
      Dichiarò: «Qualcuno può dirvi che il fascismo è nemico della religione, che vuole scristianizzare l’Italia. Questa è una ridicola e ignobile calunnia».
      Per consolidare ulteriormente le basi di massa del regime Mussolini decise di rivestire un accordo con la Chiesa risolvendo definitivamente la Questione Romana e, dopo tre anni di negoziato, si giunse l’11 febbraio del 1929 alla firma dei Patti Lateranensi.
      Malles presumo che vi sia una grande differenza, come sostieni tu, tra i due dittatori: Mussolini era portato a credere a quello che gli serviva per mantenere il potere nei confronti del popolo.
      Grazie come sempre!
      Fabio

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  7. Mi prendo tre giorni sabbatici per leggere i commenti fatti da Malles e le tue risposte!!! Rosella

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    1. Rosella fai quattro con l'aggiunta degli ultimi due commenti!
      Malles è fonte di ispirazione e continue ricerche!
      Fabio

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