lunedì 8 agosto 2016

Il santuario della Madonna del Boden a Ornavasso

Gregorio di Nissa ha scritto un’opera che parla in modo specifico della sorte dei bimbi che muoiono senza aver ricevuto il battesimo, quindi con la sola colpa del peccato originale.[1]
Gregorio si pone una serie d’interrogativi. Non trova risposte, anzi afferma: la sorte di questi bambini è un mistero, qualcosa di molto più ampio di quanto può essere compreso dalla mente umana.[2] 
Una seconda domanda, cui non trova risposta, è la seguente: che cosa accadrà a coloro la cui vita si conclude in tenera età, e che non hanno compiuto né il bene né il male? Sono meritevoli di un premio?[3]
La risposta che non trova porta ad affermare con il cuore quello che la mente non riesce a disegnare: la morte prematura dei bambini appena nati, non costituisce motivo per presupporre che essi soffriranno tormenti o che saranno nel medesimo stato di coloro che in questa vita sono stati purificati grazie a tutte le virtù.
In conclusione si affida alla misericordia divina: [..] poiché Colui che ha fatto bene tutte le cose, con sapienza, sa trarre il bene dal male.
La morte di un neonato è un fenomeno biologico che comporta forti, ed importanti, implicazioni sociali e culturali per tutte le popolazioni. La diffusione del Cristianesimo, in Europa Occidentale, ha contribuito a rendere omogenee le pratiche funebri.
L’avvento della nuova religione comporta una radicale modifica delle credenze sino allora esistenti in Europa. Il diffondersi del sacramento del battesimo crea un problema in relazione ai bimbi nati morti. Nascendo morto non riceve il battesimo, motivo per il quale non può accedere al mondo dei giusti. Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la parola.[4]
I genitori potevano, a fatica, accettare la morte prematura del figlio, ma non la sua esclusione dalla comunità cristiana. Per tutto il Medioevo Sant’Agostino è stato un riferimento, preciso, per i teologi che si sono indirizzati ad analizzare il problema dei bimbi morti con il solo peccato originale come colpa. La dottrina potrebbe essere riassunta nelle parole di Ugo di San Vittore: “i bambini che muoiono senza il Battesimo non possono essere salvati perché, da una parte, non hanno ricevuto il sacramento, e dall’altra, non possono fare un atto di fede personale in sostituzione del sacramento”.[5]
Per evitare una seconda perdita nascono pratiche alternative alla ricerca del battesimo ad ogni costo.
L’anima del bimbo non battezzato, per i genitori, non poteva vagare nel buio per l’eternità.
La pratica del battesimo ad ogni costo prevede un luogo nel quale effettuare il rito del ritorno, momentaneo, alla vita del bimbo nato morto, solo per il tempo necessario ad ottenere il sacramento.
Ho parlato abbondantemente dell’esistenza di questi santuari, disseminati in tutto l’arco alpino: tra questi assume particolare importanza il santuario dedicato alla Madonna del Boden ad Ornavasso.
Il comune d’Ornavasso, Urnafasch nella versione walser, si trova nella provincia del Verbano Cusio Ossola. Intorno al XIV secolo sulle montagne sopra l’abitato s’insediarono alcuni gruppi coloni walser, provenienti dalla zona del Sempione. Alla fine del secolo XIV Ornavasso era divenuto un’isola linguistica tedesca, ed i coloni avevano appreso l’estrazione del marmo. In una di queste aree d’iniziale colonizzazione walser, Boden, si edificò una cappella che, con il trascorrere del tempo, divenne un piccolo oratorio. Verso la metà del XVII secolo, l’oratorio fu ampliato: si aggiunsero il coro, due cappelle, la sacrestia e il portico. Per comprendere l’importanza dell’edificio sacro dobbiamo tornare indietro nel tempo: anno 1528.
A quell’epoca esisteva una madonna dipinta sul muro, probabilmente l’originaria cappella, venerata dagli abitanti della zona. La leggenda racconta che la notte del sette settembre una pastorella d’Ornavasso, dopo aver pascolato il gregge, si addormentò: al risveglio la notte era scesa e con lei il buio. La ragazza, destata dal riposo, non trova le pecore. Iniziò un’affannosa ricerca che la condusse a cadere in un dirupo molto profondo. La ragazza, non sapendo come uscire da questa situazione, si rivolge alla Madonna in cerca di un aiuto. Le preghiere della ragazza furono esaudite ed una luce proveniente dalla cappella del Boden la guidò, attraverso il bosco e i dirupi, alla cappella stessa. In quel luogo si erano raccolte tutte le pecore. La ragazza colma d’entusiasmo ringraziò la Madonna ed iniziò il percorso, sempre guidata da quella luce, per tornare alla propria abitazione. In paese la notizia della scomparsa era di dominio pubblico: motivo alla base delle ricerche degli abitanti. Un gruppo di ornavassesi vide tornare la ragazza avvolta da una luce vivissima.
Il giorno 8 di settembre del 1530 s’iniziò a celebrare la festa della Madonna del Boden o dei Miracoli.
La cappella divenuta oratorio, diverrà un santuario: non uno dei tanti esistenti sia in Ossola sia nel paese tutto, ma un santuario del ritorno alla vita dei bimbi nati morti. Un santuario a Répit.
Troviamo certezza a quest’affermazione?
La risposta la possiamo trovare a Verbania: all’interno della collezione d’ex voto, nel Museo del Paesaggio, diverse tavolette ci riportano al miracolo del momentaneo ritorno alla vita dei bimbi nati morti.  Una di queste riporta la seguente dicitura:
1757 a 7 maggio
Un fanciullo morto figlio di Pietro Antonio Tamborino del Forno
Per intercessione della S.S.U. ha dato segni di nuova vita
Sino a ricevere l’acqua del S. Battesimo.
Qualora volessimo spostare l’attenzione sui documenti, esistono le annotazioni di una visita del vescovo, Marco Aurelio Balbis Bertone, ad Ornavasso. Il caso vuole che, la visita, sia di poco posteriore alla data della tavoletta del bimbo del Tamborino: correva l’anno 1759 e il segretario episcopale registrava che: “In quel luogo i bimbi che nascevano privi di vita erano portati al santuario della Madonna del Boden per tornare temporaneamente alla vita al fine di ottenere il battesimo.
Successivamente il vescovo espresse feroci critiche nei confronti della pratica del ritorno alla vita dei bimbi nati morti.
Le critiche sono da far risalire al fatto che pochi anni prima, 1755, Papa Lambertini aveva vietato il ricorso al rito tramite la bolla De Synodo Diocesana.
Ornavasso prevede un secondo santuario del ritorno alla vita, la Madonna della Guardia, che verrà analizzata prossimamente.

Fabio Casalini

Bibliografia
- Mai Vivi, Mai Morti. Fabio Casalini e Francesco Teruggi. Giuliano Ladolfi editore. Dicembre 2015




[1] Gregorio di Nissa: De infantibus premature abreptis libellum.
[2] Gregorio di Nissa: De infantibus premature abreptis libellum.
[3] Gregorio di Nissa: De infantibus premature abreptis libellum.
[4] Catechismo Romano. Edizioni P. Rodriguez (Città del Vaticano). 1989.
[5] Ugo di San Vittore, Summa Sententiarum.

8 commenti:

  1. Ci recammo in visita al santuario del Boden più di dieci anni fa, approfittando di una mattinata parzialmente nuvolosa, eravamo infatti in ferie sul lago d'Orta. Fummo accolti dalla custode e dal figlio che, se ricordo bene, vivevano in un'appartamento posto sul retro del santuario stesso. Rettificami caro Fabio se il tempo mi avesse ottenebrato qualche neurone e non ricordassi sia la rava che la fava...

    Rispetto ai nati morti, la chiesa, tu lo sai, ha cambiato radicalmente idea. D'altronde per i tempi che furono la preoccupazione dei genitori di un bimbo nato morto era vista come l'impossibilità di condividere il Paradiso e quindi di non partecipare alle grazie divine. La dannazione eterna era priva di buon senso, un discorso arcaico e incongruente, tra una colpa nemmeno relativa ad un essere appena appena compiutosi e del tutto innocente.

    Se esiste un aldilà, se esiste un Dio o, comunque una "forza infinita", è verosimile che abbia stabilito leggi tali da tutelare per sempre quella forma inalienabile e fondamentale detto "Spirito", ovvero un essere vero ed autentico nonchè completo, ben diverso dall'"entità" umana, pur vivendo momentaneamente in "corpore".

    Detta condanna eterna, è ovvio, avrebbe ripercussioni sullo spirito, non sul corpo, e se si segue la logica di uno spirito-parte di Dio, va da se che Dio non può condannare in eterno se stesso. Il "QUID" spirituale posto in ogni essere, sperimenta sulla Terra, anche se questa esperienza si riducesse alla morte in grembo o ad un'esistenza di pochi giorni, e non ci tiene per niente a vedere spezzato "il suo studio" e la sua importante esperienza, seppur limitatissima nel tempo (non nel tempo che consideriamo con i nostri limitati parametri).

    Si è spesso detto che lo spirito posto in ognuno di noi ha tempi diversi dai nostri e che può apprendere di più in un attimo di vita che non in 100 anni. (se poi quell'attimo di vita servisse allo spirito per completare tutta una serie di reincarnazioni... ma questa è tutta un'altra storia e richiederebbe un lunghissimo discorso...).

    Un "GUASTO" dello strumento (cioè il corpo), non può inficiare una scintilla divina, condannando la sua anima (sempre di spirito si tratta) alla perdizione eterna. Quindi, la "disfunzione" della macchina organica, nella sua vulnerabilità, nulla ha da spartire, in fondo, con l'autentico "IO" immortale che si "sfilerà" alla sua morte da lui. Siamo dunque ben lontani dal radicalismo manicheo della teologia cattolica che, in ogni modo, negli ultimi tempi è corsa ai ripari...
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles, ben ritrovato.
      Una cosa sulla quale dovremmo porre l'attenzione è: perché è dovuto intervenire un Papa con bolla per sopprimere il rito?
      La risposta è: lo facevano ovunque.
      Se è così perché sono rimaste poche e labili tracce che lo scrivente si ostina a cercare?
      Tornando al tuo commento: non hai pensato ad un ritorno di quella scintilla divina?
      Mi spiego: se accadesse davvero qualcosa che a noi sfugge?
      Se non fosse solo superstizione?
      Fabio

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  2. Hola Fabio. Certe bolle papali hanno per gli occhi del nostro tempo, la consistenza di bolle di sapone... I vertici ecclesiastici hanno in ogni tempo represso (o cercavano di farlo) tutto ciò che ancora rimaneva delle tradizioni ancestrali che, testardamente, sopravvivevano ancora, principalmente nelle società rurali, lontane dai diktat temporali papalini, i quali li contrastavano con le rigide disposizioni che tutti sappiamo. Le tracce di tradizioni primigenie venivano via via cancellate e subissate da nuove interpretazioni cristiane.

    Ai nostri giorni dunque, si trovano stratificazioni di nuovi templi fideistici, chiese, pievi e cattedrali sorte su rovine (li hanno rovinati...) di antichi templi dove si officiava in nome di Demetra, di Iside, Giove, Mithra, ecc. I "ritorni alla vita", i miracoli NON sono solo prerogativa della tradizione cristiana, ma si avevano (per dirne alcune) anche miracoli nell'antica Grecia, come del resto nella Roma pagana, nonchè nella civiltà Etrusca.

    Gli etruschi poi, vivevano continuamente in contatto con il magico ed il miracoloso, tanto che Livio li descrisse come "Gens ante omnes alias eo magis dedita religionibus". La loro non era una religione primitiva, ma una religione RIVELATA, unitaria e codificata, tanto che il paragone con il Cristianesimo non è azzardato, e non solo per gli ex voto (come si può vedere in alcuni musei etruschi. Personalmente credendo ad una entità Supernaturale, credo conseguentemente anche ai miracoli, compreso il ritorno di bimbi nati morti, seppure in casi del tutto rarissimi, per scopi che non è dato conoscere.

    Il miracolo è parola che ha valore teologale (ma sì!) e indica un evento che supera tutte le forze della natura e, pertanto, può essere possibile solo a Dio. E' un concetto che fa parte (in parte) del mondo della fede e sfugge di solito all'esame dei parametri umani, anche se si dice con ironia che non si è mai constatato che la sola fede abbia mai fatto rispuntare un arto. Ironia fuori luogo se si studia A FONDO il caso di Miguel Juan Pellicer in quel di Calanda (Bassa Aragona).

    E' vero che i miracoli si presentano sempre con caratteristiche di fenomeno paranormale, ma questo non toglie nulla alla sua eventuale "divinità", in quanto la sua sostanza non sta nel modo con il quale si attualizza, ma nella possibilità o meno che sia originato da volontà di intervento divino. Do infine atto alla chiesa, soprattutto moderna, l'estrema prudenza evidenziata in molteplici casi "miracolosi", ciò le fa onore.
    Un saluto
    Malles

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    1. Grazie dei tuoi commenti che potrebbero essere articoli per questo blog.
      La vicenda dell'uomo di Calanda la conosco marginalmente, mi procurerò fonti attendibili.
      Nella tua esposizione sul ritorno alla vita mi permetto di aggiungere le popolazioni di derivazioni celtica: sembra che il bimbo nato morto non potesse andare di là-ovunque sia. Per poter far sì che accedesse al loro di là, lo portavano ad un sacerdote/sacerdotessa (non utilizzo termini che potrebbero risultare fuorvianti) che lo metteva in una cesta (guarda caso il cesto o gerla sulle spalle del nostro Repit) e si incamminava per la montagna... Cosa accadeva li?
      Il bimbo tornava alla vita...
      Ciao Malles
      Fabio

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  3. Tra tutti gli argomenti trattati nel blog il Repit è certamente il più interessante e misterioso, almeno per me. Gli accadimenti che racconti nei tuo articoli sono legati ad un trauma a volte insormontabile, che segna la vita e il percorso di chi lo vive. L'elaborazione del lutto, nel rispetto delle ferree regole dettate dalla chiesa non doveva essere semplice. Soffrire senza dare libero sfogo ai propri sentimenti, credere in una nuova possibilità, ecco i motori di questi pellegrinaggi. Da mamma credente non so pensare al male di queste persone. Vedere una seconda opportunità era uno spiraglio nel dolore, nella rassegnazione. La Madonna del Boden è un luogo mistico, pieno di energia, di forza. Si sente il diverso varcando la soglia della chiesa. Che sia suggestione o verità non lo so, io so che ho elaborato un lutto li grazie a chi mi ha avvicinata con discrezione a questo antico rito sepolto nella memoria dei nostri antenati. Rosella

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    1. Rosella grazie per la tua preziosa testimonianza.
      Il luogo è visitato da tempi di cui abbiamo perso memoria.
      Tutta la zona sopra Ornavasso è particolare, basti pensare a quella incredibile costruzione conosciuta sotto il nome di Madonna della Guardia.
      Perché li?
      Perché due santuari a Répit nel breve volgere di chilometri?
      Se non funzionava uno si andava nell'altro e viceversa?
      Non lo sapremo mai, sappiamo, grazie agli ex voto, che sia l'uno che l'altro funzionarono secondo la visione dell'uomo del Settecento...
      Fabio

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  4. Ehm... no so cosa dire. Interessantissimo. Se esiste scintilla divina in ognuno di noi, penso che tutte queste pratiche sono una inutile consolazione umana, perché, immagino, la scintilla divina non ne abbia bisogno.
    Grazie per queste indagini e grazie anche a Malles i cui interventi trovo sempre interessantissimi ed utili

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    1. Ciao Giò.
      La scintilla divina, già...
      Il mio cercare all'interno del rito del ritorno alla vita dei bimbi nati morti attiene alla consolazione.
      Non credendo che i bimbi tornassero alla vita ho sempre indagato il momento consolatorio che tale rito permetteva.
      Oggi la chiameremmo Elaborazione del lutto.
      Grazie di cuore Giò.
      Fabio

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