Il prete che rese invincibile una valle


Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono, altrimenti non sarebbero altro che un cumulo di sassi
(Walter Bonatti)

Quale può essere considerato il più antico mezzo di locomozione umana?
La ruota?
Le prime ruote erano semplici dischi in legno con un foro nel mezzo per l’asse, come quelle rappresentate nello Stendardo di Ur del 2500 a.c. 
Negli affreschi egizi vi sono ruote a raggi ed altri esempi sono presenti in Siberia nella cultura Andronovo del 2000 a.c.
Prima della ruota, forse, gli uomini si spostavano su attrezzi di legno scivolando sulla neve.
Non esiste un momento preciso nella storia nel quale possiamo identificare la nascita dello sci. Alcuni ritrovamenti nei paesi scandinavi potrebbero far risalire la linea del tempo sino al 2500 a.c.
Esiste un’incisione rupestre, forse del XX secolo a.c., che ritrae una figura umana con ai piedi un paio di sci.
Tempus fugit
Rincorriamo il tempo e la storia, nella speranza di imparare per il domani.
Approdiamo in Norvegia alla metà dell’Ottocento: un abitante della contea di Telemark rivoluzionò lo sci inventando lo stile chiamato, dal luogo d’origine, telemark. La nuova moda si trasformò velocemente in una disciplina sportiva. Nel 1860 il re di Norvegia organizzò una competizione ufficiale mettendo in palio la coppa Holmenkollen.
I Monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi
(Johann Wolfgang von Goethe)
La diffusione in Italia si avrà dalla fine del XIX secolo. Correva il 1886 quando Edoardo Martinori riportò, dalla Lapponia, un paio di sci utilizzati per una traversata.
Bisogna attendere il 21 dicembre del 1901 per vedere la nascita dello Ski Club Torino, per mano dell’ingegnere svizzero Adolfo Kind. Il 16 marzo del 1902 prese il via la prima gara di velocità in discesa. Un aneddoto curioso legato a Kind: l’ingegnere svizzero, insieme con un gruppo d’amici, iniziò a recarsi abitualmente nelle montagne sopra Giaveno, nelle vicinanze di Torino. I montanari che per primi videro l’uomo, rosso in viso e con la barba lunga, scivolare sulla neve, lo accolsero al grido di: il diavolo, il diavolo.
Negli anni scorsi ho conosciuto la storia di un prete di cui vorrei parlarvi in queste pagine: don Rocco Beltrami.
Dalla Norvegia siamo giunti alle montagne sopra Torino, ora risaliamo il Piemonte per indossare gli sci e raggiungere l’Ossola.
Poco dopo l’alba del secolo scorso, si racconta che una domenica, nel cuore dell’inverno, arrivarono in Val Formazza tre sciatori svizzeri. Questi pionieri risalirono la Val Bedretto, partiti dal paese d’Airolo, ed arrivarono in Formazza attraverso il passo di san Giacomo. Era il 1909 ed un falegname formazzino, Guido Matli, vedendo la facilità con cui si poteva solcare il manto nevoso decise di acquistarne un paio. In conformità a quel modello ne fabbricò altri in legno con uno zoccolo al centro e delle cinghie per tenere fermo il piede. Due anni dopo Don Rocco Beltrami, che ne frattempo si era appassionato vivamente al nuovo strumento di locomozione, il falegname Matli, Antonio Della Vedova ed un’altra sessantina di soci skiatori fondarono lo Ski Club Formazza.
Don Beltrami intuì che lo sci avrebbe modificato la storia della valle e dei suoi abitanti, rendendo vicini coloro che prima erano quasi irraggiungibili. La storia con la S maiuscola non si ricorda di lui, la storia locale molto ha dato, per fortuna, e molto continuerà a ricordare.
Con buone probabilità anticipò alcune salite di scialpinismo del leggendario Marcel Kurz. E’ nota la salita all’Arbola con un gruppo di parrocchiani al seguito.
Queste persone avrebbero utilizzato in seguito quegli strani attrezzi a scopo sportivo nelle file dello Ski club Formazza, e dominarono la scena nazionale per molto tempo.
Il primo grande successo sportivo arrivò nel 1915 a Courmayeur, dove si organizzò la prima adunata nazionale degli skiatori valligiani. La squadra della Formazza si impose con oltre 15 minuti di vantaggio su quella di Bardonecchia.
Negli anni venti nacque la leggenda della “Valle Invincibile”.
Gli skiatori della Valle Formazza tra il 1920 ed il 1932 vinsero per ben sette volte il trofeo “Valligiani”, la gara a squadre di sci di fondo più importante dell’epoca.
Don Rocco Beltrami permeò la storia della valle a fondo, ben oltre le imprese sportive. Un giornale del tempo lo ricorda così: E’ veramente ammirabile ed encomiabile lo spirito patriottico del Parroco di questo paese – Don Rocco Beltrami – che in questo momento solenne per l’avvenire dell’italia, sa anche dal pergamo con elevate parole infondere ai formazzini il sentimento del dovere di solidarietà con il nostro Governo auspicando con fervore alla vittoria delle nostre armi. Egli diede prova in ogni circostanza di viva fede per la patria nostra e se i suoi superiori non avessero disposto diversamente egli si sarebbe come già nella guerra Libica arruolato fra le schiere dell’esercito italiano. E’ necessario, specie nei paesi di confine scuotere le fibra dei nostri buoni montanari perché nessuno manchi al proprio dovere nell’ora del cimento ed augoriamoci che tutti i suoi colleghi della Valle siano con lui compatti nell’istruire i loro fedeli. 
[firmato un Valligiano]

Fabio Casalini

Bibliografia
Crosa Lenz Paolo e Sormani Piero. Un secolo di neve, i cento anni dello sci Club Formazza. Tararà edizioni. 2011
Boccardi Renzo. Dalla Frua al Sempione. Club Alpino Italiano. 1912
De Petri Umberto. Cronache di Formazza: dal 1867 al 1963. Mnamon. 2015

Commenti

  1. Caro Fabio grazie per questa pagina così spensierata e felice. Mi piace leggere con "leggerezza", scusa il gioco di parole. Non conoscevo la storia di Don Beltrami e delle nostre vittorie skistiche. Un arricchimento urteriore. Dovremmo progettare una guida chiamata il VCO secondo i Viaggiatori Ignoranti. Bravissimo sempre. Rosella

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    1. Grazie Rosella!!
      Sarebbe interessante raccogliere tutto quanto scritto in un libro sul VCO.
      Avevo smesso - da un annetto buono - di scrivere di casa nostra per continuare le ricerche sul Repit, sull'inquisizione e sulla fuga dei gerarchi nazisti.
      Ora è bene prendersi un momento di pausa e tornare alle origini, a raccontare quello splendore di casa nostra.
      Fabio

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    2. Ricorderemo sempre questi momenti così importanti e di grande evoluzione. Grazie per avermi resa parte del tutto. Rosella

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    3. Grazie a te per il tempo che dedichi al progetto e alla scrittura.
      Grazie di cuore.
      Fabio

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  2. Ah ce ne fossero ancora di pastori trascinatori cosi'...!!!..bella pagina, ricca di curiosita' e di scoperte. Grazie Fabio per il grande contributo che sai dare alla nostra insaziabile voglia di conoscere

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    1. Luisella scusa il ritardissimo ma il commento inspiegabilmente era finito nella casella SPAM.
      Grazie per i complimenti Luisella!
      Bella storia del tempo che fu...
      Fabio

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    1. Grazie Gio.
      Una bella e simpatica storia del tempo che fu.
      Fabio

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  4. Bella e commovente storia se si pensa ai mezzi di sostentamento assai scarsi di una volta, e ai sacrifici che dovevano fare i valligiani sciatori per potersi allenare, magari dopo una giornata di duro lavoro.Mi sento particolarmente coinvolto anche perchè don Rocco era il fratello di mia nonna Agnese.
    Pierluigi Saccani

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    1. Ciao Pierluigi.
      Tornare indietro di un secolo (e oltre) ed immedesimarsi nelle loro avventure è travolgente.
      Pochi mezzi ma molte idee.
      Fabio

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