lunedì 18 luglio 2016

Padre Pio: finanza, miracoli, politica e truffe

Natale 2015. Tra i regali, una piccola confezione attira il mio sguardo. Il mittente lo conosco da molto tempo. Al giungere del piccolo dono la curiosità si mescola alla sorpresa. In tanti anni non si era mai instaurata l’usanza dello scambio doni. Finite le operazioni dei miei figli apro il pacchetto. Il contenuto l’avevo compreso dalla forma, il tema ancora ambiguo ma di grande interesse per il sottoscritto. 
All’interno del libro vi erano due richiami che non potevano sfuggire al mio cercare.
Il primo, sottolineato con evidenziatore, riporta due lettere firmate il cui testo riporto integralmente:
Carissima Maria, Gesù ti conforti sempre e ti benedica. Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di avere da 200 a 300 grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo”.
Il testo della seconda: “Avrei bisogno di un 4 grammi di veratrina. Ti sarei molto grato se me la procurassi, e me la mandassi con sollecitudine”.
Acido fenico e veratrina. Conosco poco.
Iniziano le ricerche.
L’acido fenico fu scoperto nel 1834 da F. Runge. Nel 1841 A. Laurent lo denominò idrato di fenile o acido fenico. Nel 1865 fu usato come antisettico su una ferita dal medico scozzese Lister. Da quel momento il fenolo fu usato nella disinfezione delle sale operatorie e degli attrezzi chirurgici. 
La richiesta di quel biglietto si riferiva alla disinfezione delle siringhe usate per i giovani chierici. Vorrei aggiungere che l’acido fenico utilizzato puro, come da biglietto firmato, è velenoso per l’organismo umano. Il suo utilizzo può provocare bruciature ed ustioni sul corpo. 
La veratrina deriva da una liliacea della cordigliera del Messico. Nel caso in cui la veratrina fosse posta sulla pelle potrebbe provocare bruciore e talvolta vescicazione.
A questo punto ritengo che l’argomento di queste ricerche sia stato compreso da tutti: le stigmate di Padre Pio, ora San Pio.
Inganno o Santità?
Non aggiungerò quasi nulla di mio, mi limiterò a riportare quello che non è noto al grande pubblico. Ogni persona è libera di credere al soprannaturale. Io credo esclusivamente alle prove documentali. Il caso vuole che si possono trovare in gran quantità all’interno di questa vicenda controversa.
Scendo rapidamente nel testo per trovare il secondo appunto dell’amico. Il riferimento è preciso e circostanziato: “...L’accaduto – cioè la scoperta per mezzo di filmini, si vera sunt quae refentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona – fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentazione provandum, e dall’immenso inganno verrà un insegnamento a chiarezza e a salute di molti. [..] Motivo di tranquillità spirituale per me, e grazia e privilegio inestimabile è il sentirsi personalmente puro da questa contaminazione che da ben quaranta anni ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte in proporzioni inverosimili”.
Lo scritto in questione fu annotato nel giugno del 1960 sul diario di Papa Giovanni XXIII. La frase è solo il finale di una lunga riflessione di Giuseppe Angelo Roncalli, il papa venuto da Sotto il Monte e ricordato con l'appellativo di Papa Buono.
Due richiami forti alla mia persona.
Inizio una ricerca sulla storia di Francesco Forgione, per tutti Padre Pio, oggi San Pio.
Devo tornare indietro nel tempo per iniziare a comprendere.
Da dove partire?
Penso che il momento cruciale si possa trovare nell’apparizione delle stigmate.
Le stigmate apparvero il 7 settembre del 1910.
Durarono pochi giorni e scomparvero all’occhio umano.
Le ferite ritornarono il 20 settembre del 1915.
Scomparvero nuovamente.
Si giunge all’agosto del 1918.
Padre Pio afferma d’avere visioni su di un personaggio che lo trafigge con una lancia lasciando aperta la ferita.
Poco dopo, in seguito ad una nuova visione, afferma che avrebbe ricevuto le stigmate.
Il fatto desta scalpore.
Crea attenzione.
Le stigmate giungono.
La popolarità del frate, contestualmente anche di San Giovanni Rotondo, non trovano orizzonti finiti.
Il 15 e 16 maggio del 1919 un medico dell’ospedale civile di Barletta studia le ferite concludendo che: “Le lesioni che presenta alle mani sono ricoperte da una membrana di colore rosso bruno, senza alcun punto sanguinante, niente edema e niente reazione infiammatoria nei tessuti circostanti. Ho la certezza che quelle ferite non sono superficiali”.
Il 26 luglio del 1919 giunge a San Giovanni Rotondo il professor Amico Bignami, ordinario di patologia medica presso l’Università di Roma. Il professore non arriva in Puglia per una visita privata, è inviato direttamente dal Sant’Uffizio, allarmato dal crescente clamore che circola intorno alla figura di Francesco Forgione. Le conclusioni finali del professor Bignami non si discostano molto dalle precedenti. Afferma che le ferite potevano essere cominciate come prodotto patologico, ma che erano state completate, forse, con un mezzo chimico, come la tintura di iodio. 
La tintura di iodio vecchia, per l’acido iodidrico che vi si sviluppa, diventa irritante e caustica. In questa situazione s’inseriscono le lettere firmate da Padre Pio indirizzate al farmacista per la richiesta d’acido fenico e veratrina. Si giunge al 1920. Il cardinale Merry Del Val incarica padre Agostino Gemelli di eseguire un esame clinico delle ferite del frate di Pietralcina. Padre Gemelli è una figura importante del Novecento italiano, non fosse altro per essere il fondatore dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Agostino Gemelli è medico, psicologo e religioso.
L’incontro tra i due è burrascoso.
Teso.
Padre Pio non voleva incontrare il medico.
Il rapporto di Gemelli è particolare poiché in una prima lettera al sant’Uffizio asserisce che Padre Pio era un uomo di vita encomiabile, che però non gli pareva un mistico.
In una seconda lettera cambia repentinamente opinione e scrive. “Padre Pio è uno psicopatico ignorante, indulge in automutilazione e che si procura artificialmente le stigmate allo scopo di sfruttare la credulità della gente”.
Automutilazione, argomento interessante. 
Mutilazione ed autoflagellazione, pratiche presenti da sempre nel Cristianesimo basti pensare ad Ignazio di Loyola oppure a Josemaria Escrivà, fondatore del discusso Opus Dei.
Un passaggio ritengo importante in questo contesto: "Se ad un bambino viene imposto di non masturbarsi con minacce e terrore ha davanti a se due scelte, o farlo di nascosto mettendo in atto delle strategie per non venire scoperto o fustigarsi, imporsi privazioni, mortificazioni al fine di far proprio l'ammonimento. Nel primo caso diventerà un uomo nel senso che avrà imparato che la sua persona è importante e che deve essere protetta con delle strategie difensive, nel secondo caso diventerà un malato di morte il cui scopo sarà quello di imporre la propria malattia agli altri. In questo Francesco Forgione divenne abilissimo.  [..] La perversione sessuale arrivò al punto tale che a nove anni la madre lo sorprese a flagellarsi, cioè a reprimere le sue pulsioni sessuali. Si giustificò con la madre affermando che stava imitando il supplizio ricevuto da Gesù". 
L’esame clinico non fu mai effettuato da padre Gemelli, perciò dobbiamo appellarci al senso di responsabilità di questa persona, alquanto controversa, che però ha creato una delle migliori Università italiane. 
I giudizi di Agostino Gemelli condizionano il Sant’Uffizio e la vita del francescano residente a San Giovanni Rotondo. Il 31 maggio del 1923 giunge il decreto in cui si pronuncia la condanna esplicita: il Sant’Uffizio dichiara il non constat de supernaturalitate circa i fatti legati alla vicenda di Padre Pio. Il Vaticano squalifica il frate a persona normale, senza alcun rapporto con il soprannaturale. Nella stessa condanna s’invitano i fedeli a non credere agli eventi ed a non recarsi a San Giovanni Rotondo.
Queste iniziali ricerche a quali conclusioni mi conducono?
La prima riguarda la visione di Papa Giovanni XXIII: scrive in modo esplicito, ad oltre 40 anni dal manifestarsi degli eventi, che ci si trova di fronte ad un grande inganno perpetrato da Padre Pio ai poveri ed indifesi fedeli.
La seconda concerne le parole utilizzate da Padre Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica di Milano, che appella Padre Pio come ignorante e psicopatico.
La domanda sorge spontanea, per quale motivo lo hanno santificato se un Papa, ritenuto uno dei più buoni della cristianità, riteneva che avesse distrutto la moralità di centinaia di migliaia di povere anime?
Torniamo al 31 maggio del 1923, giorno dell’emissione del decreto non constat de supernaturalitate da parte del Vaticano. Il decreto retrocedeva Padre Pio a persona normale senza alcun rapporto con il soprannaturale. 
La notizia, come potevamo prevedere, ebbe grande rilievo sui quotidiani nazionali ed esteri in seguito alla pubblicazione del decreto sull’Osservatore Romano del 5 luglio 1923.
Il dicembre dell’anno successivo il dottor Giorgio Festa chiese al Vaticano il permesso di visitare nuovamente Padre Pio. Il permesso fu negato dalle autorità ecclesiastiche.
Le indagini sul frate da Pietralcina si conclusero nel maggio del 1931. Il Vaticano invitò i fedeli a non considerare soprannaturali le manifestazioni di Padre Pio. Al frate fu vietata la celebrazione della messa e l’esercizio della confessione.
Le proteste dei fedeli e dei frati del convento furono vibranti e vigorose.
Il Vaticano, inizialmente, non mutò opinione.
Dal maggio del 1931 al luglio del 1933 la vicenda si tinge di giallo.
Al fine di comprendere i fatti intercorsi in quei due anni devo presentare un personaggio chiave di tutta la vicenda relativa a Padre Pio: si tratta di Emanuele Brunatto.
Brunatto appare nella vicenda di Padre Pio negli ultimi anni del secondo decennio del secolo scorso. Avventuriero d’origini napoletane lesse delle manifestazioni soprannaturali di Padre Pio sul Mattino di Napoli. Inizialmente decise di proseguire l’attività, legata al campo dell’alta moda, che da poco aveva iniziato. A causa di cattive gestioni e gelosie tra le sarte, che si occupavano della nascita degli abiti, la società fallì. Al Brunatto ritornò prepotente l’idea di recarsi a San Giovanni Rotondo per conoscere di persona Padre Pio. Giunto in Puglia conosce il frate da Pietralcina e, secondo alcuni, si converte immediatamente mentre, secondo altri scrittori, stringe sodalizio con Padre Pio. Inizialmente si stabilisce in una fattoria nei pressi del convento. Poco tempo dopo si trasferisce all’interno del convento stesso, e precisamente nella cella numero 6. Ricordo che la cella di Padre Pio era la numero 5.
Emanuele Brunatto assiste, ancora da spettatore, alle vicende inquisitoriali - essendo relative all’operato del Sant’Uffizio è lecito nominarle in questo modo – che vedono implicato Padre Pio. Nei mesi successivi decise di passare all’azione, raccogliendo materiale inedito, probabilmente relativo a comportamenti non limpidi, su alcune persone del clero pugliese. I soggetti colpiti dalle azioni di Brunatto sono: l’arcivescovo di Mafredonia, Pasquale Gagliardi, l’arciprete di San Giovanni Rotondo, Giuseppe Prencipe ed un canonico del paese, Domenico Palladino.
Quali i motivi alla base del dossier segreto?
I tre erano ritenuti gli artefici della persecuzione nei confronti di Padre Pio. L’arcivescovo di Manfredonia nel corso di una riunione concistoriale dichiarò: “Padre Pio è indemoniato.Ve lo dico io, è un indemoniato, e i frati di San Giovanni Rotondo sono una banda di truffatori. L’ho visto io, proprio con i miei occhi, il padre Pio mentre si profumava e si incipriava. Lo giuro sulla mia croce pastorale”
Le tensioni tra Vaticano ed il convento di San Giovanni Rotondo non cessano.
Emanuele Brunatto perse la pazienza e nel 1927, dopo aver lasciato il convento di Padre Pio per pressioni superiori, pubblica a Lipsia, con l’aiuto del sindaco di San Giovanni Rotondo, il libro Lettere alla Chiesa firmandosi con lo pseudonimo di Felice de Rossi. La pubblicazione è un attacco frontale al clero della Puglia e del Foggiano nel particolare. Il libro contiene tutto il materiale raccolto, in segreto, sulla vita dell’arcivescovo di Manfredonia e l’arciprete di San Giovanni Rotondo. Il Vaticano si trova in una situazione complessa: da una parte il materiale pericoloso che potrebbe creare uno scandalo, dall’altra le lunghe ombre di un ricatto da parte di Brunatto per eliminare le restrizioni cui era soggetto Padre Pio.
Il Vaticano accettò il ricatto pur di non far circolare il materiale compromettente ma… si dimenticò di levare le restrizioni al frate di Pietralcina.
Il Brunatto rincarò la dose decidendo di pubblicare un secondo libro, Gli Anticristi della chiesa cattolica, dove attaccò tutta la cristianità, Papa incluso.
All’improvviso il 14 luglio del 1933 si concluse la segregazione di Padre Pio.
Dal 1931 al 1933 la vicenda del frate con le stigmate assunse il colore del giallo per sfumare nel grigio dell’assoluzione…
Papa Pio XI affermerà che è la prima volta che il Sant’Uffizio si rimangia i suoi decreti.
Avanziamo nel tempo.
Il miracolo di guarigione di un potente fece ottenere a Padre Pio una quota azionaria della Zarlatti, azienda che stava sviluppando un brevetto per una locomotiva alimentata a vapore ed aria compressa. Il frate non potendo sfruttare la quota azionaria, per il voto di povertà, si fece rappresentare dal Emanuele Brunatto, il signore della cella numero 6 e dei dossier segreti contro la curia romana.
Il tempo corre veloce, come la fama del piccolo frate venuto dalla Campania.
Il 9 gennaio del 1940 Padre Pio manifesta l’intento di costruire un ospedale, denominato casa sollievo della sofferenza.
Il 3 giugno del 1941 Emanuele Brunatto invia da Parigi, dove nel frattempo si era trasferito, una lettera d’accredito di ben 350.000.000 £. Il denaro transita nella filiale di Firenze del Credito Italiano. Il denaro servirà per l’inizio dei lavori dell’ospedale voluto da Padre Pio.
I soldi sono molti, anche le domande che nascono sulla loro formazione.
Nel 1943 un secondo, lauto, contributo giunge per i lavori dell’ospedale: il denaro giunge dall’UNRRA, associazione legata all’ONU, a seguito della conversione del fidanzato di una giornalista inglese. L’uomo, guarda caso, era consigliere delegato dell’UNRRA. L’ammontare del contributo si aggira tra i 250.000.000 ed i 400.000.000 milioni. La differenza potrebbe essersi persa durante il trasferimento del denaro…
Alla fine della seconda guerra mondiale Emanuele Brunatto fonda l’associazione Per la difesa delle opere e della persona di Padre Pio da Pietralcina.
I segreti ed i misteri legati al sodalizio tra queste due persone non si esauriscono mai.
Padre Pio, come tutta la curia romana e la cristianità, fu implicato in uno scandalo che scosse l’opinione pubblica durante i meravigliosi anni cinquanta. Addentriamoci nei meandri del caso Giuffrè. Giambattista Giuffrè era un banchiere d’Imola. Per conto d’alcuni enti ecclesiastici iniziò ad occuparsi della ricostruzione di conventi e chiese danneggiate durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Giuffrè amministrò i soldi delle parrocchie e degli istituti religiosi che a lui si rivolgevano, offrendo in cambio tassi d’interesse che potevano giungere a cifre incredibili: si andava dal 70% al 100% di guadagno annuo.
Quale garanzia offriva Gianbattista Giuffrè ai suoi investitori?
La sua profonda e conosciuta amicizia con ambienti religiosi influenti.
La presenza di Giuffrè nella vita religiosa del paese gli valse il soprannome di Banchiere di Dio.
Raccolse ingenti somme di denaro restituendo, almeno inizialmente, gli elevati interessi promessi con la nuova raccolta da ignari investitori. Giuffrè non investiva il denaro raccolto, ma lo utilizzava per corrispondere gli interessi, secondo il classico meccanismo dello Schema Ponzi
Il problema si presentò quando alcuni investitori iniziarono a sospettare di Giuffrè e chiesero il rimborso del capitale iniziale. Il banchiere di Dio non riuscì nell’impresa di rimborsare quanto aveva ottenuto a scopo d’investimento. Tra i più colpiti ricordiamo i frati cappuccini – in onore ed in memoria del voto di povertà di san Francesco – ed altri enti religiosi di centrale importanza. Essendo colpita buona parte della cristianità il Vaticano riuscì a far passare – almeno inizialmente – sotto silenzio l’accaduto.
Non tutti i quotidiani ed i settimanali si allontanarono dall’accaduto. 
L’Espresso del 9 aprile 1961 accusava Padre Pio e Gianbattista Giuffrè di essere i mandati della truffa. 
Lo scandalo sconvolse non solo il paese ma anche l’animo gentile e contadino di Papa Giovanni XXIII che decise di inviare il fidato Monsignor Maccari a San Giovanni Rotondo, per indagare sui frati e sulle voci che giungevano dalla Puglia sull’operato di Padre Pio. Monsignor Maccari cosa trovò al suo arrivo nel convento pugliese? Per comprendere la preoccupazione del Vaticano e della persona di Giovanni XXIII, dobbiamo tornare al 1960. Giovanni XXIII fu informato da monsignor Parente, assessore del Sant’Uffizio, del contenuto d’alcune bobine registrate nel convento e nel confessionale di San Giovanni Rotondo. Il Papa da mesi prendeva informazioni su tre donne, i cui nomi tornavano spesso nella vita di Padre Pio.
Carlo Maccari, inquisitore poi promosso Vescovo d’Ancona, raccolse le accuse contro Padre Pio in un dossier di oltre 200 pagine.
Prima di proseguire nel resoconto cronologico ritengo interessante proporvi uno stralcio dell’intervista a Maccari apparsa sull’Europeo del 16 agosto 1991: «Vi erano tre pie donne che comandavano Padre Pio al punto da renderlo schiavo. Erano loro che smistavano i confessandi. Padre Pio parlava a voce alta e non abbassava la tendina del confessionale. Loro sentivano tutto, sapevano chi era assolto e chi no, andavano in giro a dirlo. Addio segreto confessionale. Queste anime buone si facevano largo ad ombrellate per entrare in chiesa, dicevano che era loro diritto. E poi il traffico delle reliquie, tutte quelle pezzuole intrise di sangue di gallina…».
Monsignor Maccari fece una relazione su tutto ciò che aveva visto in quel convento. Gran parte dei 125 frati aveva un’automobile ed il tenore di vita dei seguaci di Francesco d’Assisi era spropositato. Gruppi di donne sostavano nel convento anche la notte. Vi era un commercio di bende sporche di sangue, che come sappiamo dall’intervista era di gallina, al prezzo di 70.000 euro attuali.
Vorrei tornare all’intervista rilasciata da Carlo Maccari per analizzare un aspetto poco noto: «Andavo spesso a Roma a prendere istruzioni. Mi accompagnavano in macchina alla stazione di Foggia. In molti sapevano i miei orari. Un giorno che ritorno alle prime luci dell’alba accadde un incidente inspiegabile: dietro ad una curva due fucilate colpiscono un’automobile come la mia, targata Roma. Al mio posto è stato ferito un povero bambino malato che andava da Padre Pio».
L’inquisitore ammette pubblicamente di aver rischiato di morire nello svolgimento del proprio incarico. Ricorda molto da vicino la vicenda di Pietro da Verona, ma questa è un’altra storia.
Carlo Maccari era convinto che volessero ammazzarlo.
Il resoconto dell’indagine, e la reazione di Giovanni XXIII, le conosciamo grazie allo scrittore Sergio Luzzatto. Il Papa annota il 25 giugno del 1960 su quattro foglietti, rimasti inediti sino al 2007, le seguenti frasi: « Stamane da mgr Parente, informazioni gravissime circa P.P. e quanto lo concerne a S. Giovanni Rotondo. L’informatore aveva la faccia e il cuore distrutto. ». « Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi a una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia a una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di P.P. che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente ». « L’accaduto —cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur [se sono vere le cose riferite], dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona — fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentatione provandum, e dall’immenso inganno verrà un insegnamento a chiarezza e a salute di molti ». « Motivo di tranquillità spirituale per me, e grazia e privilegio inestimabile è il sentirmi personalmente puro da questa contaminazione che da ben 40 anni circa ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte in proporzioni inverosimili ».
Seguirono giornate, settimane e mesi confusi. Iniziarono le proteste popolari guidate dal sindaco di San Giovanni Rotondo, Morcaldi, contro i divieti a Padre Pio. Il Vaticano fu irremovibile nel suo atteggiamento. Anni burrascosi nel rapporto tra Santa Sede e convento di San Giovanni Rotondo. Nel 1962 Emanuele Brunatto tornò a Roma dove incontrò il segretario di Stato, cardinale Ottaviani. In quel periodo Brunatto stava preparando un dossier segreto contro il Vaticano.
Il 3 giugno del 1963 Papa Giovanni XXIII muore. Il 30 luglio del 1964 il nuovo Papa, Paolo VI, comunicò ufficialmente che a Padre Pio era restituita ogni libertà nel suo ministero. Concesse anche l’indulto per continuare a celebrare, anche pubblicamente, la messa secondo il rito di Pio V.
Quale il prezzo per la completa libertà di Padre Pio?
In contemporanea alla restituzione dei diritti al frate di Pietralcina molteplici attività finanziarie gestite dal cappuccino con le stigmate passarono alla Santa Sede.
Guarino – nel libro Beato impostore – scrive che Paolo VI era un pontefice molto pragmatico e disinvolto, basti pensare a Marcinkus e Sindona. Padre Pio stava per compiere 80 anni. Era opportuno chiudere la contesa tra la santa Sede, da una parte, ed il convento di San Giovanni Rotondo, dall’altra, predisponendosi a raccogliere i frutti materiali dell’operato del frate. Lo IOR redasse due testamenti, che padre Pio firmò a maggio del 1964, ed una dichiarazione pubblica in cui il frate smentiva le varie notizie di stampa sul suo essere segregato. 
Non posso concludere la vicenda legata a Padre Pio senza ricordare l’uscita di scena di Emanuele Brunatto, il fedele custode di Padre Pio.
Dopo la vicenda dei magnetofoni nella cella e nel confessionale del frate pubblicò “Il libro bianco”. Correva il giugno del 1963. Brunatto sosteneva l’assoluta estraneità di Padre Pio dalle vicende che lo vedevano implicato. Secondo Emanuele Brunatto l’intento di questa campagna, contro il cappuccino, era di accaparrarsi i soldi che le opere del frate facevano giungere a San Giovanni Rotondo.
La sera del 9 febbraio 1965, Emanuele Brunatto, telefona ad un vecchio amico di Roma pregandolo di andarlo a trovare nel suo appartamento di Via Nazionale. All’amico chiede di prendere in consegna una grande quantità di materiale – tra cui documenti e bobine – e di celarlo in un luogo sicuro. L’interlocutore chiede una notte di tempo per recuperare un’automobile, che dovrà servire per il trasporto dell’ingente quantità di documentazione.
La mattina del 10 febbraio 1965 Emanuele Brunatto è trovato morto nel suo appartamento dalla donna delle pulizie.
La versione ufficiale della polizia afferma che Brunatto è stato stroncato da infarto. Altri sostengono una tesi diversa. Alcuni amici, tra cui un importante imprenditore veneto, parlano di avvelenamento da stricnina.
I documenti? Spariti.
Nessuna notizia su quotidiani nazionali e locali.
In una notte Emanuele Brunatto cessa di esistere, non solo di vivere.
Padre Pio muore nel 1968.
Nei giorni precedenti le stigmate spariscono.
Con molta probabilità per teologi e fedeli la sparizione delle stigmate è da considerarsi un miracolo ancora più grande della loro apparizione.
Il 21 gennaio del 1990 Padre Pio è dichiarato venerabile.
Il 2 maggio del 1999 Padre Pio è beatificato, poco prima del grande Giubileo voluto dal papa venuto dalla Polonia.
Un passaggio interessante, avvenuto durante la causa di beatificazione, attiene alle dichiarazioni di uno dei postulatori alla causa di Padre Pio, Gerardo di Flumeri che, con riferimento alle accuse di lussuria mosse nei confronti del cappuccino, disse: « Le pie donne sue penitenti erano tutte anziane, tutte virtuose e anche tutte prive di qualsiasi attrazione fisica. Eppure tutte furono inquisite da monsignor Maccari con la domanda brutale: avete fatto l’amore con lui? E quante volte? Ci fu una che disse di aver peccato. Padre Pio lo seppe eppure continuò a confessare con quella sventurata. Là tra tanta gente alle volte capitavano anche i matti».
Interessante l’analisi di queste parole.
Con riferimento alle donne, se non fossero state anziane, virtuose e poco attraenti?
Secondo aspetto: qualunque persona non la pensava come volevano a San Giovanni Rotondo era da considerare sventurato e matto?
Il 16 gennaio del 2002 Padre Pio diviene San Pio.
Tra i miracoli riconosciuti per la causa di santificazione: le stigmate, la bilocazione, la profezia e la scrutazione nei cuori dei fedeli.
Il 24 aprile del 2008 il cadavere fu estratto dalla tomba per darlo in visione ai fedeli.
L’evento ha dato una nuova spinta agli affari degli oltre 140 hotel ed affittacamere sorti nei pressi del convento, molti dei quali in deroga al piano urbanistico nell’anno santo del giubileo.
A fianco della salma furono posti distributori automatici di medaglie e ceri.
Il 19 aprile del 2010 la salma di Padre Pio è stata trasferita nella cripta all’interno della chiesa dedicata al santo. Il luogo di riposo è decorato con mosaici ed il soffitto ricoperto di foglia d’oro, ricavato dalla fusione degli ex voto che i fedeli negli anni hanno portato a San Giovanni Rotondo. Tutto questo sfarzo ricordando San Francesco d’Assisi ed il voto di povertà, cui tutti i francescani sono tenuti.
Nel mese di febbraio del 2016 il corpo di San Pio è stato esposto in Vaticano per la gioia di migliaia di fedeli che sono accorsi a fotografare, strofinare sciarpe e fazzoletti, pregare sul feretro che si faceva largo nelle strade di Roma.
Roma medievale.
Roma città eterna.
Alla fine la chiesa vince sempre.
Come concludere questa lunga narrazione sulle vicende del frate con le stigmate? Risalendo al tempo in cui tutto ebbe inizio. Negli anni precedenti il 1920 Padre Pio fu trasferito, dopo aver ottenuto il congedo di un anno dall’esercito che lo reclamava in vista della guerra, nel convento di Foggia. Le visioni e le lotte con il diavolo erano talmente vigorose da spaventare il responsabile del luogo sacro che decise di scrivere al vescovo di Ariano Irpino, il quale commentò « il Medioevo è finito da un pezzo, e voi credete ancora a queste panzane?».


Fabio Casalini


Bibliografia

Allegri Renzo, I miracoli di Padre Pio. Mondadori. 1993

Bergadano Elena, Padre Pio il profumo dell'amore. Edizioni Paoline. 2013

Gemelli Agostino, Contro Padre Pio. Mimesis edizioni. 2010

Guarino Francesco, Padre Pio il santo tra noi. Edizioni il pellegrino di Padre Pio. 2014

Guarino Mario, Beato Impostore, Kaos edizioni. 1999

Renzetti Roberto, San Francesco e i crimini dei francescani. Tempesta Editore. 2013

4 commenti:

  1. Ciao Fabio,solo due...righe per non ripetere il mio punto di vista già precedentemente esposto. Mi limito quindi a darti ragione quando dici che nessuno deve credere al soprannaturale. Certo, fino a che... fino a che il soprannaturale si manifesta, a fedeli (che non fanno in fondo molto testo), a gruppi di studiosi, a tenori e cantanti, a medici, ad eretici poi convertiti, a militari, di terra di cielo e di mare... ecc. Molti di questi testimoni, tutto avevano, meno che gli anelli al naso.

    Come già fatto in precedenza potrei riportarti innumerevoli aneddoti tratti da persone più che valide e a favor del nostro, come il caso di G. Rizzani, ma comprendo il tuo punto di vista. Non entro in merito al denaro circolante attorno al frate che continuò in ogni caso a vivere nella povertà. Dando il via ad uno (per quei tempi) dei migliori ospedali del sud italia.

    L'innumerevole "miracolistica" del frate è un dato di fatto, ancorchè incredibili schegge e ridda di vistosi e misteriosi prodigi che sono esplosi all'esistenza di P. Pio: taumaturgiche, levitazioni, telepatie, bilocazioni e.... colloqui celesti con figure del firmamento cristiano, oltre alle stigmate (SBAGLIATE) della passione di Cristo. Tutto questo è certo, al di là dei "fuochi artificiali" della esagerata fideistica monocolare.
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles, come sempre è un piacere discorrere con te con calma e tranquillità perché, lo sappiamo, nessuno è qui per modificare il punto di vista dell'altro.
      Una cosa devo chiederti: perché scrivi tra parentesi SBAGLIATE in riferimento alle stigmate?
      Fabio

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  2. Ciao Fabio. E' fuori discussione che la tecnica della crocifissione (e quindi anche quella di Gesù) perpetrata dai romani in Palestina, includeva che il reo venisse inchiodato con i polsi al legno, per una questione di anatomia umana, sarebbe infatti impossibile che mani trafitte da chiodi possano sopportare il peso trascinante di un corpo crocifisso. I tessuti delle mani verrebbero a lacerarsi, mentre l'inchiodatura ai polsi specialmente operato in un punto ben preciso denominato "punto Destot" può permettere di reggere una trazione di oltre 90 Kg.

    La "svista" che da sempre ci presenta il crocifisso con le ferite ai palmi, si è perpetuata per quiescenza intellettuale o per comodità estetico-letteraria/pittorica, un mito insomma. Va però rilevato che nel greco antico, parlato e scritto, con la parola "mano" si sottintendeva anche l'attaccatura iniziale del polso. Per cui l'espressione "essere trafitto ai polsi" venne letteralmente (equivocando) ripresa dal latino come "essere trafitti alle mani".

    Ecco appunto le stigmate "SBAGLIATE" impresse nelle mani in molti santi e mistici. Le stigmate della Passione sono dunque un falso perchè si trovano in un posto sbagliato? Non direi, sarebbe semplicistico affermarlo. Troppo facilmente vengono dalla neuropsichiatria inquadrate (e liquidate)come una sindrome patologica di natura isterica. Potrebbero in ogni caso essere una manifestazione del divino, nell'ambito di una certa fede religiosa. Non dimentichiamo che anche medici razionalisti rimangono spesso perplessi davanti al fenomeno delle stigmate.

    Le stigmate (SBAGLIATE) potrebbero benissimo essere ugualmente una manifestazione trascendentale della Passione di Gesù anche se ormai, per formale errore interpretativo, la massima parte dei credenti ritiene che siano state le mani e non i polsi ad essere trafitte dai chiodi, nel contesto di un piano divino potrebbe, a questa stregua, rivelarsi più pratica ed efficace la manifestazione in un posto sbagliato ma assimilato per esatto dalla tradizione.

    D'altro canto, che un Dio possa uniformarsi agli schemi correnti dell'uomo non può meravigliare più di tanto, almeno da un punto di vista filosofico. Dal mio punto di vista, al di là della compassione che ispirano certi poveretti autolesionisti, il fenomeno è del tutto reale e non andrebbe a mio parere essere scelto tra patologia o miracolo, ma qui caro Fabio dovrei scrivere un...memoriale. Capisco pure che la validità della teoria del miracolo dipende soprattutto dalle convinzioni personali. Le domande che mi posi al riguardo sono altre: perchè in genere sono più le donne ad essere investite dal fenomeno? (5 su 6), maggiormente soggette ad isteria? Dubito. D'altra parte quando conviene si fa passare per epilettico ed affetto da turbe psichiche pure il primo stigmatizzato-Paolo di Tarso- ""io porto nel mio corpo le stimmate di Gesù".
    Un saluto
    Malles

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    Risposte
    1. Ciao Malles, comprendo il tuo utilizzare il termine sbagliate.
      Grazie per la spiegazione del tuo pensiero legato a questo fenomeno.
      Sai che io non riesco a sottoscrivere - una delle prime volte, l'altra sempre in riferimento a Francesco Forgione - quanto da te espresso, ma ti ringrazio vivamente per la spiegazione.
      Su Paolo di Tirso puoi convenire che determinati suoi comportamenti lasciano aperti molti dubbi sulla persona e sul pensiero, ma anche qui entriamo nel campo delle convinzioni personali e nella lettura soggettiva dei documenti.
      Fabio

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