mercoledì 27 luglio 2016

La ricerca archeologica in Ossola

Grazie alla sua posizione strategica, la coltivazione della vite e lo sfruttamento delle risorse minerarie, l’Ossola fu, da sempre, un territorio in cui l’insediamento umano è sempre stato fitto. Con la politica espansiva voluta dall’imperatore Augusto a partire dal I sec. a. C., il territorio passerà dal controllo dei Leponzi, antica popolazione di origine celtica disseminata nei territori che corrispondono all’odierno Ticino, all’alto Vallese, alla Val d’Ossola e a una parte della Lombardia occidentale, sotto il dominio di Roma. 
L’interesse per il mondo antico in Ossola iniziò nel 1600 con lo studio delle testimonianze epigrafiche e solo nel 1800 con le prime presenze archeologiche. Sarà Enrico Bianchetti nel 1800 ad effettuare il primo scavo archeologico sistematico riguardante le Necropoli di Ornavasso databili tra il II sec.a.C. e la prima età imperiale.
Personalità di spicco del panorama culturale e politico piemontese, Enrico Bianchetti nasce nel 1834 a Domodossola e, dopo una serie di spostamenti nel territorio piemontese, torna nella sua casa a Ornavasso che lui stesso aveva trasformato in biblioteca e laboratori odi restauro.
Nel 1890, presso la massicciata della ferrovia Novara – Domodossola, venne ritrovata un’area archeologica caratterizzata da due necropoli celtiche del II e I secolo a.C. e questo fece nascere in lui una forte passione per il mondo archeologico.
Le necropoli di Ornavasso erano caratterizzate da due unità separate, quella in località “ San Bernardo”, chiamata così per la presenza di un oratorio intitolato proprio a quel Santo, e quella in località “ In Persona”.
Il Sepolcreto San Bernardo occupava un’area di circa 1700mq e accoglieva i resti e i corredi di una comunità di Leponzi (II –I sec. a. C), mentre la seconda area, posta a 200metri da San Bernardo, aveva una maggiore estensione, 2000mq, ospitava circa 165 tombe e apparteneva, con molta probabilità, alla stessa comunità ormai romanizzata ( I a.C. – I d. C.).
Si tratta, prevalentemente, di tombe ad inumazione, ad eccezione di due piccole tombe ad incinerazione e poche altre a cremazione diretta. La disposizione del posto era basata sul ceto del defunto.
Gli oggetti recuperati dai corredi furono più di 1700, insieme ad oltre 300 monete, e consistevano in armi, come spade e lance, utensili di ferro, oggetti ornamentali ( fibule, bracciali e anelli), bronzi (vasi ansati, brocche, e altri recipienti) e fittili ( vasi, scodelle, vassoi bicchieri e tazze) mentre delle monete è stato possibile stabilire l’età, nonostante il cattivo stato di conservazione: la più antica corrisponde al 234 a.C e la più recente è stata datata al 81/80 a.C. comprendendo, quindi, un arco temporale di 314 anni circa.
La Soprintendenza Archeologica del Piemonte condusse due campagne di scavo negli anni Quaranta e Cinquanta e furono eseguiti studi sulla cronologia e sui materiali, i risultati di tali studi sono, in realtà, problemi tutt’ora aperti.
Questi studi, nel corso del tempo, si sono orientati sulla base di due prospettive: una in prevalenza cronologica e l’altra tesa ad identificare l’organizzazione interna della comunità alla quale appartengono le due necropoli. 
Come già affermato da Enrico Bianchietti nei primi scavi, l’attribuzione delle necropoli al mondo gallico sarà, poi, ripresa da diversi studiosi negli anni ’50.
Queste necropoli vedono la presenza di armi, tra le quali spade lunghe, piuttosto preziose e costose a causa del non facile rifornimento e questo mette in stretto rapporto le necropoli con la probabile presenza stabile di militari e funzionari che vivevano a stretto contatto con la popolazione locale. 
Studiando le sepolture si osservò la deposizione delle armi, a destra del cadavere con l’impugnatura all’altezza della spalla: è un tipo di sepoltura dedicato ai militari caduti in combattimento e in almeno 5 casi presenti ad Ornavasso, si conosce il nome del defunto.
Nei corredi sono presenti, infatti, i nomi graffiti sul vasellame corrispondente, probabilmente, al proprietario dell’oggetto e quindi al defunto. Si tratti di nomi non latini ma celtici e, anche a romanizzazione compiuta, i nomi continuano ad essere di origine celtica, cambia solo il modo di scriverli: prima in alfabeto etrusco, poi in latino.
Una curiosa tomba infantile spicca tra le altre, in tutta la necropoli non esistono corredi simili a quello del bambino, il quale appare vestito con un costume diverso da quello locale ma molto vicino a quello della popolazione proveniente dalla Valle del Rodano. Nel corredo spiccano anche vasi a trottola e piatti molto simili a quelli locali, questo indica che fosse ben inserito nella comunità locale.
Il piccolo defunto, secondo gli studiosi, appare come precursore dei coloni di stirpe walser che si insedieranno nel medioevo in Ossola.
L’elemento ornamentale più diffuso è una fibula definita come tipo“Ornavasso”,composta da un arco semicircolare, tale fibula era adatta a fissare un mantello di tessuto pesante sulla spalla sinistra. Questa antica foggia si conservò oltre l’epoca della conquista romana, a testimonianza di un forte attaccamento alle tradizioni locali.
E’ difficile ipotizzare una ricostruzione del vestiario a causa di elementi particolarmente scarsi, da sottolineare, però, la presenza di calzature in cuoio anche prima dell’arrivo dei Romani, mentre le caligae, i calzari chiodati dei legionari romani, si diffondono solo dopo il I sec. a.C. e sono presenti nelle tombe di entrambe le necropoli.
Notevole è la presenza di vasellame ceramico e metallico oltre alla presenza di monete, elemento che non ha un significato analogo al quello del mondo romani. Per i romani, la presenza di monete all’interno delle tombe indicava il pagamento di un pedaggio alle divinità dei morti per il viaggio ultraterreno, mentre in questo caso appare come un’affermazione del prestigio sociale.
Gli oggetti provenienti dalle necropoli sono tutt’ora conservati e visibile presso il Museo del Paesaggio di Verbania.
I Sepolcreti, scoperti nel 1891 furono un valido aiuto per lo studio, da parte di archeologi, di una sequenza cronologica. A San Bernardo, infatti, le monete presenti riportavano il nome del magistrato, grazie al quale era possibile risalire all’anno di coniazione.
Si tratta di esemplari rari nelle sepolture dell’Italia Settentrionale e queste necropoli furono punto di riferimento per datare oggetti di larga diffusione, come armi, utensili, in ambito celtico ma anche in quello etrusco – italico.
I problemi in realtà erano più complessi di quanto apparivano, poiché non si aveva piena coscienza dei problemi legati alla circolazione delle monete che poteva prolungarsi nel tempo, e di conseguenza i dati devono essere utilizzati con prudenza.
Permangono comunque problemi come gli studi di analisi sociologici non completi e ricerche sul sepolcreto In Persona non portate a compimento. Si spera, quindi, che le indagini possano essere ampliate, completate e i vari risultati comparati.

Ilaria Lissandrelli 

6 commenti:

  1. Molto interessante e chiaro nell'esposizione. Auguro una futura duratura collaborazione coi Viaggiatori

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    1. Grazie! Lo spero anch'io :)

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  2. Molto interessante, io passo da Ornavasso di frequente, diretta in Vigezzo, ma non ne avevo mai sentito parlare. Un salutoo

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    1. La ringrazio!Purtroppo non è più visibile nulla in loco ma i reperti sono al Museo del Paesaggio di Verbania, se avesse modo di andarci.:)

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  3. I Leponzi, o Leponti, stanziati nell'antica Oscela così come in altre parti del Nord Italia, dovrebbero essere forse considerati di diretta discendenza celtica, popolo per le sue varianti da considerarsi tuttora mysteryoso, come del resto lo sono tutti i popoli antichi: dagli Hittiti agli Etruschi, ai Dori, ecc.

    Come i Celti, i Leponzi più che un popolo era un'insieme di tribù sparse, di diversa provenienza che non conobbe mai alcuna forma di monarchia. Non vollero o non riuscirono a fondare alcun stato, nè a trovare una unità politica.

    L'autrice, giustamente rimarca la loro abilità nel vasellame e nella lavorazione del rame e del bronzo. Questa produzione, armi comprese, ebbe inizio già nel IV-V secolo a. C., una produzione d'artigianato e di elementi ornamentali conosciuta con il nome di "Cultura di La Tene", cittadina svizzera posta sulla riva settentrionale del lago di Neuchatel (Svizzera).
    Un doveroso complimento all'autrice e un saluto per lo spunto datomi su questo affascinante argomento.
    Malles

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    1. Vero! Ma la storia dei Leponzi così come di altre tribù di origine celta è piuttosto interessante ma anche lunga da trattare, forse non basterebbe un intero articolo!
      Io qui ho certo di sintetizzare ed essere il più chiara possibile, anche per i " non addetti ai lavori" :)
      La ringrazio molto per i suoi complimenti e per l'interessamento all'articolo!

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