sabato 23 luglio 2016

Il santuario di Notre-Dame-des-Neiges a Machaby


Il santuario di Notre-Dame-des-Neiges sorge in località Machaby, a 696 m sopra il livello del mare, nel comune di Arnad. L’edificio fa parte degli antichi santuari valdostani posti in località isolate e meta di processioni devozionali.
E’ un santuario a Répit. Quale il significato? 
La morte di un neonato è un fenomeno biologico che comporta forti, ed importanti, implicazioni sociali e culturali per tutte le popolazioni. La diffusione del Cristianesimo, in Europa Occidentale, ha contribuito a rendere omogenee le pratiche funebri. L’avvento della nuova religione comporta una radicale modifica delle credenze sino allora esistenti in Europa. Il diffondersi del sacramento del battesimo crea un problema in relazione ai bimbi nati morti. Nascendo morto non riceve il battesimo, motivo per il quale non può accedere al mondo dei giusti. Il Santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, è la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo, il cristiano, è liberato dal peccato e rigenerato come figlio di Dio, diventa membra di Cristo; è incorporato nella chiesa e reso partecipe della sua missione[1].  Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la parola.[2] 
I genitori potevano, a fatica, accettare la morte prematura del figlio, ma non la sua esclusione dalla comunità cristiana. Da cosa deriva questa paura? Possiamo ritenere che alla base di questa, complessa, paura della morte vi sia l’idea che solo nella Chiesa vi è salvezza e solo con il battesimo si entra nella chiesa. Questo terrore era accentuato dal fatto che il bimbo, non battezzato, non poteva essere sepolto in terra consacrata.[3] 
Il pensiero che si diffonde, nelle menti dei genitori, attiene al fatto che i bambini nati morti, o mai nati, erano condannati all’inferno poiché non battezzati. La tristezza nel cuore dei genitori era infinita. Non vi era sollievo a questo dolore. Soffrivano per la perdita dell’amore della propria vita e, consapevolmente, ritenevano di non poter trovare il proprio piccolo nell’aldilà. Sant’Agostino narra che una donna, disperata per la morte del figlio prima del battesimo, prega con altissima devozione le spoglie del protomartire Stefano affinché possa farlo tornare in vita. Il miracolo della resurrezione avviene, ma solo per il tempo necessario alla somministrazione del battesimo. Il miracolo è avvenuto? Non lo possiamo sapere. Comprendiamo come sia una manifestazione, lampante, della necessità di ricevere il battesimo. Il fatto, avvenuto o meno, farà la storia ed andrà molto oltre le attese che Sant’Agostino si era posto. Quest’accadimento sarà utilizzato dagli scrittori del secolo XVII, il periodo di maggiore ricorso al Répit, per trovare una giustificazione storica allo svolgimento del rito.[4] 
Torniamo al Santuario di Machaby. In un vallone profondo, abbandonata la strada che sale da Arnad, si deve prendere una strada sterrata – antica mulattiera Pavià du Bioley – che conduce al santuario dedicato alla Madonna delle Nevi.
La documentazione trovata è la seguente: « Si sa per certo che il santuario esisteva già nel 1503, ma era di dimensioni molto ridotte rispetto a quelle attuali. Nel 1687 l’edificio fu ricostruito mantenendo intatto il vecchio presbiterio; nel 1689 vennero aggiunte le navate laterali e la sacrestia. L'architrave della porta d'ingresso è datato 1687 ed il portico 1735; il campanile fu costruito nel 1723. Il presbiterio presenta una volta a cupola affrescato dai pittori Artari e sorretta da tamburo ottagonale. L'edificio è a tre navate suddivise da colonne in pietra e da due pilastri in prossimità dell'altare maggiore. Le pareti interne sono ricoperte da ex voto, tra cui un gran numero di stampelle. L'altare maggiore, con quattro colonne lisce a base tortile e architrave ad arco spezzato, risale al XVII secolo. Nella nicchia centrale era posta la statua in legno scolpito e dipinto della Madonna, ora conservata nella chiesa parrocchiale di Arnad. Nelle navate laterali si trovano due altari databili al XVIII secolo. Degno di nota è il pulpito in pietra sorretto da colonnine, forse del XVII secolo. In un corpo separato, dietro il santuario, sono affrescati, all'interno delle nicchie, i Misteri del Rosario. Nel piazzale antistante vi sono una croce in pietra e le statue litiche di San Grato e di San Girolamo. In prossimità del sagrato si trovano due grandi edifici costruiti nel XIX secolo per ospitare i pellegrini. »
Il 5 di agosto, di ogni anno, si celebra la festa della Madonna delle Nevi. Un'antica leggenda vuole che il Santuario sia stato costruito sul luogo in cui fu rinvenuta la statua lignea della Madonna: secondo tale leggenda, i pastori che l'avevano trovata in un cespuglio la sistemarono subito nell'oratorio del villaggio sovrastante; ma, miracolosamente, il giorno dopo, la statua era di nuovo nel medesimo cespuglio, come ad indicare il luogo prescelto per il sacro edificio.
Ho la certezza che si tratti di un santuario del ritorno alla vita?
Mi affido alle parole del professor Pierpaolo Careggio: nei suoi studi sulla pratica del ritorno alla vita ha analizzato il caso del santuario mariano di Machaby. In diverse conferenze ha ribadito l’esistenza del rito nel santuario di Notre-Dame-des-Neiges.
Purtroppo non ho avuto modo di vederlo all’interno, e le fotografie esistenti sono scarse e di bassa qualità. Posso tranquillamente affermare che la posizione e il cammino per arrivare al Santuario rappresentano due validi motivi per la classificazione; le parole del professor Careggio levano ogni ulteriore dubbio.

Fabio Casalini




[1] Concilio di Firenze, decretum pro Armenis
[2] Catechismo Romano. Edizioni P. Rodriguez (Città del Vaticano). 1989
[3] Fabio Casalini e Francesco Teruggi. Mai Vivi, Mai Morti. Giuliano Ladolfi Editore, 2015
[4] Fabio Casalini e Francesco Teruggi. Mai Vivi, Mai Morti. Giuliano Ladolfi Editore, 2015

2 commenti:

  1. Mi piace il tuo peregrinare discreto e deciso alla ricerca dei santuari a repit. Il tuo progetto è affascinante. Un viaggio nei secoli, alla ricerca delle motivazioni che spingevano queste persone sofferenti a compiere un viaggio così duro e doloroso. I tuoi scritti sull'argomento sono sempre toccanti. Sei come un portavoce di quel dolore antico e dimenticato. Rosella

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    1. Grazie Rosella.
      Il progetto di narrare la storia dei santuari nei quali si praticava il rito è sorto in relazione alla mappatura degli stessi, alla loro ubicazione e al loro particolare posizionamento all'interno dell'arco alpino.
      Fabio

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