sabato 16 luglio 2016

Abbazia di San Vittore alle Chiuse

L’abbazia di San Vittore alle Chiuse si trova nella frazione San Vittore Terme, all’interno del comune di Genga in provincia d’Ancona. L’edificio sorge in posizione isolata alla confluenza di due fiumi, il Sentino e l’Esino, poco lontano sorgono le note grotte di Frasassi: tanta bellezza in uno spazio ridotto. 
L'abbazia sorse come chiesa del convento benedettino, la cui esistenza risale a poco dopo l’anno Mille: l’edificazione dell’abbazia dovrebbe risalire al periodo compreso tra il 1060 ed il 1080.
Incuriosisce la dedicazione a San Vittore affiancato dal termine alle Chiuse: il monastero benedettino fu citato la prima volta in un documento del 1007 come Monasterium de Victorianum. In questo caso il termine victorianum potrebbe essere legato alla geografia del luogo, e non al santo con cui oggi è conosciuto il luogo sacro. Originariamente l’abbazia era dedicata a San Benedetto da Norcia, solo in seguito furono affiancati San Vittore, Maria, San Biagio e San Nicola. 
Ci muoviamo nelle ipotesi: la dedicazione a San Vittore fu adottata, probabilmente, per assonanza con il termine victorianum. Con il passare del tempo le altre dedicazioni decaddero e rimase solo San Vittore affiancato dal termine de clausa, ossia alle chiuse. Non vi è certezza, nemmeno in questo caso, ma il termine alle chiuse dovrebbe relazionarsi al fatto che l’abbazia sorge a cavallo di un valico dell’Appennino.
Prima di avanzare nella storia di San Vittore alle Chiuse ritengo necessario ricordare la figura di San Benedetto: Benedetto, fratello di santa Scolastica, nacque verso il 480 nella città umbra di Norcia. Il padre Eutropio, figlio di Giustiniano Probo, era Console e Capitano Generale dei Romani nella regione di Norcia, mentre la madre era Abbondanza Claudia de' Reguardati di Norcia; quando ella morì, secondo la tradizione, i due fratelli furono affidati alla nutrice Cirilla.
A 12 anni fu mandato con la sorella a Roma a compiere i suoi studi ma, come racconta papa Gregorio I nel secondo libro dei Dialoghi, sconvolto dalla vita dissoluta della città «ritrasse il piede che aveva appena posto sulla soglia del mondo per non precipitare anche lui totalmente nell'immane precipizio. Disprezzò quindi gli studi letterari, abbandonò la casa e i beni paterni e cercò l'abito della vita monastica perché desiderava di piacere soltanto a Dio».
All'età di 17 anni, insieme con la sua nutrice Cirilla, si ritirò nella valle dell'Aniene presso Eufide dove, secondo la leggenda, avrebbe compiuto il primo miracolo, riparando un vaglio rotto dalla stessa nutrice. Lasciò poi la nutrice e si avviò verso la valle di Subiaco. A Subiaco incontrò Romano, monaco di un vicino monastero retto da un abate di nome Adeodato, che gli indicò una grotta impervia del Monte Taleo, dove Benedetto visse l’esperienza eremitica per circa tre anni, fino alla Pasqua dell'anno 500. Conclusa la vita eremitica accettò di fare da guida ad altri monaci in un ritiro cenobitico presso Vicovaro, ma, dopo che alcuni di loro tentarono di ucciderlo con una coppa di vino avvelenato, tornò a Subiaco. Qui rimase per quasi trent'anni, predicando la "Parola del Signore" e accogliendo discepoli sempre più numerosi, fino a creare una vasta comunità di tredici monasteri, ognuno con dodici monaci e un proprio abate, tutti sotto la sua guida spirituale. 
Negli anni tra il 525 ed il 529, a seguito di un altro tentativo d’avvelenamento con un pezzo di pane avvelenato, Benedetto decise di abbandonare Subiaco per salvare i propri monaci. Si diresse verso Cassino dove, sopra un'altura, fondò il monastero di Montecassino, edificato sopra i resti di templi pagani e con oratori in onore di San Giovanni Battista e di San Martino di Tours, che era stato iniziatore in Gallia della vita monastica. Nel monte di Montecassino, Benedetto compose la sua Regola verso il 540. Prendendo spunto da regole precedenti, in particolare quelle di San Giovanni Cassiano e San Basilio, ma anche San Pacomio e San Cesario. A Montecassino, Benedetto visse fino alla morte, ricevendo l'omaggio dei fedeli in pellegrinaggio. Benedetto morì il 21 marzo 547, dopo 6 giorni di febbre fortissima e quaranta giorni circa dopo la scomparsa di sua sorella Scolastica, con la quale ebbe comune sepoltura.
Torniamo nelle marche, esattamente a Genga, per raccontare l’abbazia di San Vittore alle Chiuse. Il convento benedettino, durante il XIII secolo, raggiunse un grande prestigio, arrivando ad esercitare la giurisdizione su 42 chiese e su vasti territori. Poco alla volta questo splendore diminuì, arrivando a decadere durante il XV secolo, periodo nel quale il convento entrò nell’influenza del potente comune di Fabriano. Questo fatto segnò la fine dell’abbazia: nel 1406 fu soppressa ed annessa al monastero dedicato a Santa Caterina presso Fabriano.
La chiesa presenta una pianta a croce greca iscritta in un perimetro quasi quadrato, con quattro colonne che dividono la chiesa in nove campate coperte da volte a crociera a parte quella centrale sulla quale s’imposta una cupola con tiburio ottagonale, poggiante sulle colonne, tramite archi. Sono presenti cinque absidi semicircolari lungo il perimetro: una su ciascun fianco e tre sul lato absidale ad oriente. La facciata è caratterizzata da una bassa torre cilindrica e da un alto torrione quadrangolare, che probabilmente ha sostituito l'altra torre cilindrica in epoca successiva. Le due torri contribuiscono a dare alla chiesa un aspetto di fortezza.
Raccomando una visita poco dopo l’alba, quando il sorgente sole illumina l’abbazia ed il cielo sembra fornire una magnifica cornice ad un quadro d’altri tempi.

Fabio Casalini


Bibliografia
R. Sassi, Le carte del monastero di San Vittore delle Chiuse sul Sentino, Milano 1962.

G. M. Claudi, San Vittore delle Chiuse, Roma 1982

Hildegard Sahler, San Claudio al Chienti e le chiese romaniche a croce greca iscritta nelle Marche, 2006.

Tancredi Grossi, San Benedetto e la sua opera verso la Chiesa e la Società, Torino, Società Subalpina Editrice, 1943.

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