mercoledì 25 maggio 2016

La fuga in Cile di Walter Rauff, l'inventore dei camion della morte

Il 15 maggio del 1984 Walter Rauff muore, stroncato da un tumore ai polmoni, in Cile, paese che gli concesse riparo dopo la fine della seconda guerra mondiale. 
Walter Rauff fu l’inventore dei camion a gas. La sua idea costò la vita a non meno di 100.000 ebrei durante la dominazione nazista della seconda guerra mondiale. 
La prima domanda che sorge spontanea riguarda il luogo della sua morte: perché in Cile?
La seconda domanda: come mai non fu processato a Norimberga?
Troveremo insieme le risposte in quest’articolo, non sempre saranno facili da sopportare.
Rauff fu funzionario del Ministero della Marina Tedesca sino al 1937. L’anno seguente fu arruolato nelle file delle SD, i servizi segreti delle SS comandate da Heydrich, per poi passare a comandare un dipartimento della polizia criminale nazista.
I gaswagen, camion a gas, furono utilizzati già negli anni trenta per eliminare fisicamente i condannati delle grandi Purghe: con questo termine s’intende una vasta repressione avvenuta nell’Unione Sovietica di Stalin durante la seconda metà degli anni trenta.
Nella Germania nazista i camion a gas erano prodotti da imprese quali la Diamond o la Opel Blitz. Il funzionamento era semplice: il camion era sigillato internamente e il cassone, in cui era fatto confluire il gas di scarico del motore, funzionava come una camera a gas, uccidendo le persone stipate al suo interno grazie all’azione del monossido di carbonio.
La crudeltà nazista non aveva limiti: i prigionieri comprendevano con largo anticipo la sorte che li attendeva oltre la porta poiché questo tipo di camion necessitava di notevole e continua manutenzione, e la stessa era affidata a quelle povere persone abbandonate da tutti.
Uno dei primi utilizzatori di questo strumento atto alla soluzione finale fu Robert Mohr, comandante delle SS. Alla sua unità che operava nei pressi di Donec’k, all’epoca Stalino, furono assegnati diversi Gaswagen.
Il vero protagonista di questo strumento del male fu Walter Rauff. Nel campo di sterminio di Chelmno, in tedesco Kulmhof, in Polonia erano attivi diversi Gaswagen. In un archivio delle SS fu ritrovato un documento che recita: « Nel giro di sei mesi, tre di questi camion hanno trattato 97.000 pezzi senza inconvenienti di sorta.»
Ricordo che a pieno carico i camion della morte contenevano 150 adulti e 200 bimbi.
Dopo l’esperienza in Polonia, dove fu stretto collaboratore di Himmler, Rauff fu inviato in Tunisia. Nel 1943 fu chiamato da Himmler per ricoprire un incarico in Italia Settentrionale, esattamente a Milano come ispettore per la Lombardia, il Piemonte e la Liguria. Sempre nel 1943, il 13 settembre, ordinò di iniziare a rastrellare gli ebrei a Baveno, Arona e successivamente a Meina, dove accadde l’episodio più noto: sedici ospiti dell’albergo Meina furono identificati e trattenuti per alcuni giorni in una stanza e poi, in due notti successive, il 22 ed il 23 settembre, uccisi e gettati con zavorre nel Lago Maggiore. Altri rastrellamenti avvennero nei giorni seguenti a Mergozzo, Stresa e Novara. L’ordine partì con una telefonata da Milano, dalla viva voce di Walter Rauff. Nello stesso anno Karl Frederich Otto Wolff fu nominato Governatore Militare e Comandante supremo delle SS e della polizia dell’Italia settentrionale. Da qui in poi il destino di questi due uomini s’intreccia con quello di personaggi di rilievo della scena politica internazionale. Il 10 maggio del 1944 Wollf fu ricevuto da Pio XII, su intercessione della principessa Virgina Bourbon del Monte, coniugata Agnelli, madre di Gianni. Il rapido capovolgersi della situazione, a sfavore della Germania, consigliò ai comandanti nazisti di cercare contatti con i prossimi vincitori per assicurarsi una via d’uscita.
Siamo a conoscenza del colloquio grazie alla testimonianza di Wolff nel processo di beatificazione di Pio XII. Wolff dichiarò a Pio XII l’intenzione di Hitler di rapire il Papa per vendicarsi degli italiani e, conoscendo la mania del demonio per le reliquie cristiane, per prelevare gli archivi pontifici e i tesori d’arte. L’occasione fu propizia per organizzare la resa d’alcuni comandanti nazisti all’insaputa dell’altissima gerarchia tedesca. Gli accordi tra Wolff e Pio XII non sono mai stati resi pubblici.
Per maggiore informazione riporto uno stralcio della testimonianza resa da Wolff durante il processo di beatificazione di Pio XII: « [...] il Papa mi disse che naturalmente non era facile sondare in modo concreto il terreno circa la possibilità di trattative di pace. La principale difficoltà consisteva nel fatto che, da parte degli alleati, esisteva un atteggiamento non solo antinazionalsocialista, ma in parte anche antitedesco, anche nel senso di un pregiudizio, che doveva anzitutto essere superato, cosa che richiedeva tempo. Egli mi disse che calcolava su di un termine di circa quattro settimane..[...] »
Nell’ottobre del 1944 Wolff iniziò i contatti con i comandi partigiani per il possibile ritiro delle truppe tedesche in Italia. Nella primavera del 1945 incontrò anche Alle Dulles, capo del servizio segreto statunitense, ed il generale Airev, inglese. Nell’aprile di quell’anno Wolff negoziò la resa con gli alleati di tutte le forze tedesche operanti in Italia.
In guerra tutto è possibile.
Wolff era un convinto e fervente nazista, fedelissimo di Hitler. La sua iniziativa era condotta per evitare una condanna personale per crimini di guerra. Gli incontri con Pio XII e Dulles salvarono la vita a Wolff, poiché non fu incriminato nel processo di Norimberga grazie all’intervento del capo dei servizi segreti statunitensi.
Abbandoniamo Wolff e seguiamo gli spostamenti di Rauff a Milano.
Nel 1943 i nazisti requisiscono l’albergo Regina & Metropoli per stabilire il quartiere generale delle SS e della Gestapo. La struttura fu trasformata in un «centro di sequestri, interrogatori e tortura per antifascisti e cittadini non appartenenti ad organizzazioni resistenziali».[1] Da questo luogo furono organizzati tutti i trasferimenti per i viaggi di deportazione dal binario 21, della Stazione Centrale di Milano, sotto il comando di Theodor Saevecke, il boia di Piazzale Loreto. Utilizzo le parole del saggista Cavallarin «dal mattatoio dell’albergo Regina i catturati – ebrei, partigiani, antifascisti o sospettati – venivano avviati al carcere di San Vittore, in alcuni casi direttamente ai trasporti dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano per essere deportati. Una struttura quindi molto simile a quella romana di via Tasso, a quella torinese dell’Albergo Nazionale, a quella parigina dell’Hotel Lutetia».[2]
Walter Rauff in quel periodo reggeva il Comando Interregionale Piemonte, Lombardia e Liguria.
Fin dai primi giorni in cui è in Italia, Rauff compie numerosi viaggi a Roma, dove incontra monsignor Alois Hudal, il vescovo del male, guida della comunità dei cattolici tedeschi. Grazie alla sua astuzia ed alla paura dell’avanzare del comunismo, Rauff riesce a mettere in piedi una rete di basi, complici e rifugi, che da Genova arriva a Roma e Bari.
Il 3 aprile del 1945 Monsignor Giuseppe Bicchierai consegna a Rauff un memorandum dove si offre la mediazione della Chiesa, da trasmettere a Wolff e Dolmann. Il 29 aprile di quell’anno entrarono in città le prime avanguardie della V armata degli Stati Uniti. Le SS erano trincerate all’albergo Regina, disponibili alla resa esclusivamente nelle mani delle truppe alleate. Il comando Generale del corpo volontari della Libertà, che aveva il controllo di Milano, nell’intenzione di evitare altri spargimenti di sangue partigiano e distruzione d’edifici, ordinò di non attaccare l’albergo ma solo di circondarlo. Il giorno seguente le SS abbandonarono la struttura, protetti da mezzi corazzati americani, sotto la minaccia delle armi puntate dei partigiani.
Rauff e Wolff trascorsero una notte sola da reclusi. Il giorno seguente, grazie all’intervento di Monsignor Giuseppe Bicchierai, collaboratore del cardinale Schuster, Wolff fu ricoverato in un ospedale in Svizzera.
Rauff consegnò alle forze alleate un tesoro d’informazioni sulle attività nazi-fasciste.
A Milano la confusione è al colmo, il gerarca nazista grazie ai suoi intrighi riesce ad ottenere una nuova identità: si chiamerà Carlo Conte, cittadino svizzero. Rauff dopo le 24 ore trascorse a San Vittore è consegnato in custodia ad un prete che lo accompagna all’ospedale militare di Milano, quindi giunge a Ghedi, in provincia di Brescia, dove è installato un campo di prigionia. Ad attenderlo vi è uno dei capi del movimento partigiano di liberazione, noto come Luvomi, che accetta il baratto proposto dal gerarca nazista: incolumità per tre mesi in cambio di molte informazioni sulle attività fasciste. A Ghedi riesce a far liberare una dozzina di ex agenti del SD che faranno parte dell’organizzazione delle vie di fuga. Grazie all’intercessione del vescovo Hudal, a Genova incontra monsignor Giuseppe Siri, Papa per una notte con il nome di Gregorio XVII, il tutto con la protezione dei partigiani.[3]
Alla fine del 1945 la via romana è messa a punto: dalla frontiera Italo-Svizzera e dai passi del Brennero e di Resia, i fuggiaschi sarebbero passati a Milano, quindi via Genova fino a Roma, dove si sarebbero nascosti nei conventi ed alloggi segreti, in attesa della partenza per l’America Latina. Uno dei collaboratori più zelanti è padre Krunoslav Draganovic, bosniaco e fervente fautore dell’unificazione fra bosniaci e croati, amico del famigerato Ante Pavelic.
Draganovic e Pavelic saranno protagonisti dei prossimi articoli.
Walter Rauff, stabilitosi a Genova nel frattempo, lascia la città ligure nel 1949 con moglie e figli alla volta del Cile, dove fu nominato ad honorem dirigente della polizia segreta cilena durante la dittatura di Pinochet. Nel 1955 fu individuato in Cile grazie alla sua richiesta di pensione di guerra inoltrata a Dusseldorf. Il funzionario che la ricevette fu insospettito dalla provenienza della richiesta. Andò così a cercare un fascicolo, che trovò. Passarono otto anni prima che la procura di Hannover si decidesse a fare qualcosa verso il commando che gestiva il campo di concentramento di Kulmhof in Polonia. Dalle prime indagini emerse il nome di Rauff, che all’epoca era braccio destro di Himmler. Era il 1963, i termini per la richiesta d’estradizione dal Cile di 10 anni erano ormai decorsi.
Bisognerà attendere il 15 maggio del 1984 per vedere la fine della vicenda, che avrebbe dovuto concludersi il 16 ottobre del 1946, data delle impiccagioni dei gerarchi nazisti processati a Norimberga per crimini di guerra.
Un riferimento alla Bibbia è doveroso: « se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari. »[4]
Hanno voluto ragionare secondo la logica il nemico del mio nemico è mio amico: anche i gerarchi nazisti, che avevano ucciso milioni di persone innocenti, divennero amici pur di fronteggiare l’avanzata comunista.

Fabio Casalini


Bibliografia 
Brissaud, Andrè. Le grandi purghe di Mosca. Ginevra, Edizioni Ferni, 1973.
Campolieti Giuseppe. Le sante bugie: fatti e misfatti della chiesa dei papi. Edizioni Dedalo. 
Cavallarin G. Marco. Nuovi Albergo "Regina & Metropoli" Via Santa Margherita Ang. Via Silvio Pellico, Milano, 13 settembre 1943-30 aprile 1945 - La Storia raccontata da una lapide. Nuovi Autori Editrice
Colton Timothy. Moscow: Governing the Socialist Metropolis. Belknap Press, 1998. 
Dollmann Eugen, Roma nazista, Longanesi, 1951
Gaja Filippo. Il Secolo Corto. La Filosofia del Bombardamento. La Storia da Riscrivere. Maquis editore, 1994 
Merridale Catherine. Night of Stone: Death and Memory in Twentieth-Century Russia. Penguin Books, 2002 
Nozza Marco. Hotel Meina - la prima strage di ebrei in Italia. Il saggiatore, 2008 
Pace Giovanni Maria. La via dei demoni. Sperling & kupfer, 2000. 
Petacco Arrigo. Nazisti in fuga. Mondadori, 2014 
Phayer Michael. Il papa e il diavolo. Newton Compton Editori, 2000 
Roggero Roberto. Oneri ed onori: le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia. Greco & Greco editori. 2006

Fotografie
1- Hotel Regina & Metropoli i giorni della resa nazista
2- Karl Frederich Otto Wolff
3- Papa Pio XII
4- Walter Rauff il giorno della resa



[1] Cavallarin G. Marco. Nuovi Albergo "Regina & Metropoli" Via Santa Margherita Ang. Via Silvio Pellico, Milano, 13 settembre 1943-30 aprile 1945 - La Storia raccontata da una lapide. Nuovi Autori Editrice
[2] Cavallarin G. Marco. Nuovi Albergo "Regina & Metropoli" Via Santa Margherita Ang. Via Silvio Pellico, Milano, 13 settembre 1943-30 aprile 1945 - La Storia raccontata da una lapide. Nuovi Autori Editrice
[3] Roggero Roberto. Oneri ed onori: le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia. Greco & Greco editori. 2006
[4] Libro dell’Esodo, capitolo 23 versetto 22

12 commenti:

  1. Grazie Fabio ancora una volta per questo viaggio. Qui ora vediamo chi comprende e chi no il valore di ciò che fai e di ciò che mi dai l'opportunità di fare. Pesa molto, la delusione è grande, lo sdegno immenso. Le foto, i libri, le testimoninaze, sono pugnalate al cuore per me che ho creduto nella Chiesa come istituzione per oltre 40 anni. Te lo dico sempre, non smetterò di credere in Dio, ma fiducia in questi uomini che ci predicano il bene... beh.. zero! Il bene ha sposato il male più di una volta in queste righe. Accordi e insabbiamenti sembrano non finire mai. Scavare questa buca ci porterà al di là del mondo?
    Vorrei che leggere queste righe fosse un motivo di riflessione per tutti, atei, cattolici, scettici, chiunque. Sapere ha un volore immenso, spero che tutti lo comprendano. Grazie per questo scritto, sempre avanti! Rosella

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    1. "Il bene ha sposato il male più di una volta in queste righe. Accordi e insabbiamenti sembrano non finire mai. Scavare questa buca ci porterà al di là del mondo?"
      Bellissimo il bene ha sposato il male... ti ricordo che molti avvenimenti degli anni seguenti hanno confermato questa linea. Chi doveva professare il bene ha spesso intrattenuto rapporti con chi professava il male, a proprio uso e consumo.
      Fabio

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  2. Ho sempre messo davanti a qualsiasi tipo di fede o credenza il "ragionevole dubbio" .... Davanti a documenti e concatenazioni che non hanno nulla di casuale..... mi fermo a riflettere, valuto, come siamo sempre stati una moltitudine di pedine..... Non posso non leggere con occhi sgranati e valutare con coscienza....spero sia il metro che utilizzano tutti davanti a questo scritto! Grazie Fabio!Simo

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    1. "Non posso non leggere con occhi sgranati e valutare con coscienza.."
      Valutare con coscienza è anche il mio-nostro obiettivo quando troviamo documenti e testi che narrano di queste concatenazioni. Se un evento non è provato da un documento tratto da archivi di cui possediamo almeno una copia o non appare su almeno 3 testi, non lo prendiamo in considerazione.
      Il problema Simo sai qual'è?
      che abbondano le fonti e fatico a scegliere quali inserire in bibliografia....
      Fabio

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  3. Ciao fabio, le ultime due righe, per quanto mi riguarda portano al nocciolo del problema. Sono le divergenze politiche che diventano alleanze per chi si combatteva fino a diventare convergenti, per contrastare un nemico diventato nel frattempo comune. Niente di strano, la solfa es la misma, da sempre in auge, la storia conferma, continuando fino ai nostri giorni. Perchè questo? Perchè si ripete da sempre?

    Esco come mio costume dal consueto, sondando (qui a mio parere sta il difficile, forse l'impossibile) l'animo -in questo caso gli animi -umano. Mi riallaccio, per citarne uno a caso... a quel paranoico schizofrenico di Hitler, forse anche uno psicopatico neurotico con manie di persecuzione e di grandezza. Un pazzo con un manipolo di pazzi come seguito? Tutto qui? Un giudizio conclusivo non è stato ancora trovato e forse non si troverà, certamente, finchè ci limiteremo a misurare l'uomo con le consuete misure psicologiche e psicopatologiche, questo non sarà possibile.

    Tu caro Fabio tratteggi molto bene i protagonisti della tua attuale fatica, inutile che io contrasti o approvi, le visuali possono al limite divergere parzialmente, ma non abbagliare. Il fuggi fuggi post-bellico non è prerogativa solo della seconda guerra mondiale, ma fa parte di un copione vigliacco che si dipana dopo ogni conflitto. Chi non ha niente da nascondere NON fugge. Perchè queste nazioni (nello specifico la Germania e l'Italia) si trovarono inizialmente in balia di un SINGOLO personaggio dominante? Ne cito uno a caso... Hitler, disse di se stesso in un discorso del 1935: "Io percorro la via prescrittami dalla Provvidenza con la sicurezza di un sonnambulo".

    Mi chiedo come poteva la gente per bene auto-ipnotizzarsi e seguire un sonnambulo? Nel 1937 in un discorso a Wurzburg rincarò la dose: "Così come l'uomo singolo alla fine è ugualmente debole nel suo essere e nel suo fare, così smisuratamente forte diventa nell'istante in cui agisce nell'idea di questa Provvidenza! Allora riceve su di sè le forze che hanno distinto tutte le grandi apparizioni del mondo"

    Le apparizioni del mondo?? Domandina facile.. la sua forza di persuasione, la capacità di captare l'attenzione dei suoi ascoltatori e di violentarla, non risiedeva solo nelle sue parole?
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles, come sempre entri nel profondo delle questioni trattate.
      Negli stessi anni imperava in Italia un altro grande oratore, forse ancora più coinvolgente di Hitler.
      Alcune frasi rilette oggi ci permettono di comprendere, forse, il perché certi personaggi sono riusciti ad esaltare folle immense, oltre alla paura del disaccordo chiaro..
      Ricordo un "Governare gli italiani non è difficile, ma inutile." (citato in Giulio Andreotti, Governare con la crisi, Rizzoli, 1991) oppure "La Lucania ha un primato che la mette alla testa di tutte le regioni italiane: il primato della fecondità, la quale è la giustificazione demografica e quindi storica dell'impero." (da Opera omnia, vol. 28)
      Insomma ovunque andassero riuscivano nella non facile impresa di esaltare quel luogo, quella regione, quelle genti, al punto di coinvolgerle nel loro assurdo progetto.
      Non saprei dire se il loro successo sia frutto delle parole utilizzate, della capacità di utilizzare quelle parole per coinvolgere oppure della paura del disaccordo: certamente hanno saputo affermarsi ed impossessarsi del potere grazie alla loro capacità oratoria.
      Mi hai portato completamente fuori dal tema dell'articolo Malles!
      Stento quasi a ricordare di cosa ho parlato perché mi sono catapultato mentalmente nel tuo scritto.
      Fabio

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  4. Delusione grande verso quegli "uomini di Chiesa", sempre in mezzo.. con quale coraggio ... anche papà Wojtyla (avevo sentito qualcosa ma non ricordo assolutamente il particolare ) ... delusione assoluta ... se sono fuori luogo o se a qualcuno danno fastidio queste parole ... ciao Fabio
    Nicoletta

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    1. Nicoletta ciao.
      Non sei fuori luogo.
      Non dai fastidio.
      Sui particolari della "fuga in Cile" lascio a prossimi articoli ulteriori commenti.
      Per Woytila presumo ti riferisca al 1987.
      Tra le critiche rivolte a Giovanni Paolo II, vi è l'accusa di aver sostenuto, col fine di opporsi al comunismo, sistemi politici o vere e proprie dittature di destra. In particolare sono stati criticati i suoi rapporti col dittatore cileno Augusto Pinochet, anche se va comunque ricordato come, nella sua visita pastorale in Cile nel 1987, il papa abbia esplicitamente invitato i cattolici cileni a "muoversi verso la democrazia"; egli ha pubblicamente abbracciato il dittatore....
      Fabio

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  5. Per anni non ero riuscita a spiegarmi la presenza di Wolf nei programmi Rai in cui si parlava di campi di sterminio. Sembrava l'illustre ospite con la coscienza a posto che ragguagliava gli intervistatori sulle nefandezze dei suoi colleghi. Adesso capisco perché. Negli anni '60, a Castelletto Ticino c'era La città dei ragazzi dell'Alta Italia, una specie di Nomadelfia, dove un prete di buona volontà aveva raccolto, alla fine del conflitto, ragazzi orfani di guerra o comunque senza famiglia. La villa dove si erano insediati era stata donata dal signor Ferrerio, del calzificio Fer, che pur essendo proprietario di tutto il complesso abitativo e del grande parco che lo circondava, non l'aveva più voluto per la sua famiglia a causa di tutti gli orrori commessi nei sotterranei della villa dai tedeschi, quando se ne erano impadroniti per farne un loro comando. La villa la si può vedere passando con il treno, adesso è diventata un condominio, è facilmente riconoscibile, ha una scalinata che porta direttamente al Ticino che le scorre davanti.

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    1. Ciao Cleide.
      Purtroppo conosci bene gli accadimenti di quegli anni.
      La storia della villa di Castelletto Ticino non la conoscevo, come sempre aggiungi qualcosa a quanto narrato.
      Grazie di cuore.
      Sono morti con la coscienza in ordine.
      La beffa oltre il dolore.
      Fabio

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  6. Bravo Fabio, lucida e documentata. Aggiungo:...e la storia al merito sta continuando tuttora. La mia piu' sincera stima a te!

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    1. Grazie di cuore Luisella!
      Purtroppo si, il merito esiste ancora come quella malattia chiamata clericalismo.
      Fabio

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