martedì 24 maggio 2016

La Fisica

Mio nonno raccontava.
Raccontava degli uomini di Valstrona che migravano per lavoro: erano palai, i cunchè, artigiani del legno.  Uomini che fino agli inizi del Novecento lasciavano le loro case e le famiglie per lavorare nel torinese, in Francia e in Germania: la Magna.
Tra le loro vicissitudini anche storie che parlano di misteri e accadimenti inspiegabili o quantomeno strani, come l’episodio vissuto da uno di questi, emigrato nell’alessandrino. Nel paesino che lo ospitava aveva rimediato una piccola stanza in una cascina, per ripararsi durante i lunghi inverni di duro lavoro. Una porta malmessa dava direttamente sulla piazzetta del paese e da una finestrella, che faceva filtrare solo spifferi di freddo invece della luce del sole, poteva vedere la chiesa incorniciata dalle case d’intorno. Lì aveva sistemato un pagliericcio,un tavolo con i suoi miseri suppellettili, una pentolaccia e poche stoviglie giusto per cucinarsi un po’ di minestra o la polenta. Sopra il letto l’unico fedele amico il suo fucile, muto ma pronto per le giornate che l’uomo passava nel bosco dove recuperava la legna per il suo lavoro e poteva cacciare qualche lepre o tordo. Dopo la giornata lavorativa e la solita cena frugale era solito passare del tempo nell’osteria del paese, giocando a carte, scolandosi il solito bicchiere di vino tra una chiacchiera e l’altra. Anche il parroco era solito passare un po’ di tempo nel locale annerito dal fumo del camino e del tabacco. Il palaio non era una persona taciturna e manifestava apertamente le sue idee politiche in netto contrasto con quelle del prevosto, inoltre non frequentava la messa la domenica. Figurarsi se il prete, mosso dalla vocazione di salvare un’anima in più, non perse l’occasione per porre rimedio. Certo è che il metodo usato allora da alcuni preti non passava per il dialogo e la persuasione. Una notte infatti il bravo artigiano si svegliò di soprassalto per un gran fracasso che avveniva proprio nella sua stanza. Ad un palmo dal suo viso si agitavano nell’aria pentole, coperchi, posate, scalpelli, battendosi contro l’uno all’altro in un “bataclàn”che durò per una decina d’interminabili minuti. Stropicciatosi gli occhi, incredulo, balzò seduto sul letto: non stava sognando, e non era nemmeno ubriaco. Nulla era servito a far cessare quella fastidiosa danza, solo ad un tratto tutto ritornò in silenzio con gli oggetti caduti a terra finalmente inanimati. L’uomo pensieroso tornò a letto, non chiuse occhio quella notte, ne aveva passate tante ma una cosa del genere non l’aveva mai vista.
Nella sua memoria affioravano ricordi di storie già sentite … 
Per più notti fu vittima degli stessi avvenimenti e per nulla intimorito, immaginando di che cosa si poteva trattare, si decise a vegliare per capire meglio.

Rincasò dopo la serata all’osteria, aprì l’uscio ma fece finta di entrare e protetto dal buio riuscì a nascondersi dietro una catasta di legna dove aveva già sistemato il suo fucile. Dopo qualche minuto infatti all’interno ricominciò il frastuono. I suoi occhi attenti e abituati al buio non scorgevano anima viva ne sulla piazzetta ne lungo le vie.

La sua attenzione fu catturata però da una strana figura che si agitava in cima al campanile. Senza pensarci due volte imbracciò il fucile e sparò. L’ombra sul campanile sparì e in quel preciso istante anche il silenzio cadde all’interno della stanza.
Andò a letto, sprofondando finalmente in un sonno senza interruzioni.
La mattina seguente fu svegliato dallo schiamazzo delle donne che urlavano e si agitavano: il prete era stato trovato morto, ucciso da un colpo di fucile!
All’uomo non rimase che fare fagotto e scappare.
Per ascoltare queste storie non serve andar troppo indietro nel tempo.
A Prata, piccola frazione di Vogogna, in Val d’Ossola nei primi del Novecento, viveva un giovane dalle dichiarate idee anticlericali, un senza Dio per la gente del posto che non cedeva ai continui rimproveri della famiglia, gente pia e devota.
Lui, la pecora nera della famiglia, era una vergogna di fronte all’intero paese, soprattutto per le sorelle che un bel giorno si decisero a chiedere aiuto al parroco per far prendere la retta via al fratello.
Anche in questo caso il prete non cercò un dialogo ma operò in altro modo.
La notte stessa, il giovane rincasando dopo una serata con gli amici trovò chi lo aspettava proprio davanti la porta della sua camera da letto. In quegli anni le camere ai piani superiori si raggiungevano tramite una scala esterna e proprio sul balcone si ritrovò davanti una figura dalle sembianze umane ma effimera, vaporosa e biancastra. Nonostante lo stupore fu deciso ad aprire la porta della camera ed una volta entrato la strana presenza svanì.
Qualche notte dopo lo stesso strano fatto si ripropose e il giovane si comportò allo stesso modo, fece finta di nulla e si coricò, riflettendo su ciò che continuava ad accadere. La mattina seguente a colazione aspettò le sorelle avendo intuito la loro parte nella vicenda e le ammonì duramente ordinando loro di avvisare il parroco che se avesse visto ancora qualcosa di strano nelle notti seguenti sarebbe andato direttamente da lui armato di pistola.
Guarda caso da quella stessa notte non ci furono più episodi apparentemente inspiegabili.
Di storie come queste vi è ancora l’eco, dalle valli alpine fino alla pianura piemontese dove la capacità di usare arti magiche non era prerogativa solo delle strie, o masche, e di stregoni bianchi ma anche d’alcuni preti.
I fenomeni che erano prodotti tramite queste capacità erano indicati nel folklore piemontese con il nome di “fisica”.
Va ricordato che non furono rari i processi contro esponenti del clero accusati di pratiche esoteriche, processati e alcuni portati fino al rogo durante il periodo dell’Inquisizione.
Cerchiamo ora di capire meglio cosa s’intende con il termine “Fisica”.
Nel linguaggio popolare piemontese si identifica l’energia usata per scatenare prodigi, provocare lampi violenti, bagliori, provocare incendi che non ardevano, far piovere sassi, combinare scherzi e spaventare il prossimo evocando spiriti, facendo apparire fantasmi, casse da morto sugli alberi, far apparire animali come capre o maiali, far vedere scene irreali o cose mostruose, e come descritto sopra anche dar vita ad oggetti inanimati.
La Fisica era qualcosa di sinistro,di incomprensibile ma magicamente potente e insondabile, l’arte sconosciuta tramandata con i metodi che vedremo più avanti, a volte indicata come “l’Opera”. Come suggerisce il termine stesso si ha l’idea di fenomeni che vengono creati tramite il mondo naturale e spirituale, neutrali dalla condizione del bene e del male per cui è l’operatore stesso che deve farsi carico della responsabilità del suo atto. Quindi il curato che possedeva questo potere viveva in un confine tra stregoneria bianca, ovvero il potere di curare i mali anche fisici e togliere malefici con stessi ingredienti e unguenti della medicina popolare, e magia nera compiendo prodigi soprannaturali, diventando un mediatore dell’occulto.
Il prete diventa quindi una persona da temere e riverire,che dispensa consigli, metteva ordine nella comunità, conosceva pregi e difetti dei fedeli, in funzione anche dell’ignoranza della comunità contadina rispetto le conoscenze da lui possedute, viste appunto come materia occulta.
Ad alimentare la tradizione che poneva il prete in relazione con l’esoterismo erano anche le accuse dirette ad alcuni religiosi che avrebbero diffuso idee eretiche, soprattutto nelle valli alpine, più lontani e protetti dal controllo di vescovi e delegati.
Proprio in questi luoghi di difficile accesso alcuni parroci venivano descritti come figure ambigue, che portavano sempre con se carte da gioco sporche e consumate mentre il breviario restava pulito e sempre nuovo.
Si può portare come esempio di tale personaggio il primo curato di Massiola in Valstrona: Giovanni Caserio. Originario del torinese, mandato nel paesino di montagna dal vescovo Bascapè nel 1596.
Nei documenti trovati in parrocchia si trova scritto di come il vescovo più volte mandò “grida”, ovvero missive, per ammonire le pratiche del curato arrivato addirittura ad aprire un’osteria e a gestirla personalmente, giocando le carte, ad azzardo e prediligendo l’uso dei tarocchi per divinare il futuro soprattutto alle donne invece di preoccuparsi di predicare e indottrinare i suoi parrocchiani.
Si diceva che l’arte della Fisica fosse raccolta nel “Libro del Comando”con il quale si indicava un volume che raccoglieva formule magiche e segrete, il più delle volte scritte a mano e in latino di modo che solo chi istruito potessero leggerne il pericoloso contenuto, formule che se pronunciate correttamente potevano anche evocare demoni ottenendo il loro aiuto per compiere misfatti.
Il Libro del Comando sarebbe stato fornito proprio da un demone ad un suo seguace per poter piegare le forze della Natura al suo volere.
Nelle campagne alessandrine per indicare il fenomeno di queste pratiche si usava dire “battere la fisica”, dando al termine battere il senso di oltrepassare, superare il limite tra la fisicità delle cose terrene e visibili e il regno dell’invisibile.
“Battere” anche come potere sulle cose naturali poiché con la pratica delle arti magiche s’intende la volontà di “piegare la Natura” per provocarne diversi fenomeni, oppure deformandola o trasformandola in qualcos’altro.
Altro significato che si può dare a questo termine è quello del semplice battere, picchiare colpi sulla terra con il “bastone del comando”, oggetto di potere e di forte simbologia nel mondo della Fisica piemontese. Oggetto che si potrebbe rifare alla cultura druidica o alla bacchetta magica.
In alcune zone si raccontava di come le streghe in punto di morte erano obbligate, per poter lasciare questo mondo, a buttare tra le vie il loro bastone di modo che qualcuno lo raccogliesse.
Infatti le masche dovevano lasciare l’oggetto che aveva raccolto tutto il loro potere in eredità; questo oggetto poteva consistere in un gomitolo, in un mestolo, nella scopa, nel proprio libro del comando e appunto nel bastone. Ogni oggetto aveva la proprietà di passare direttamente il potere della strega morente alla persona che ne entrava in possesso. A volte la strega sceglieva essa stessa la persona che riteneva più adatta a ricevere il suo potere ma accadeva anche che per motivi ordinari, come nel caso dell’estrema unzione, che l’eredità esoterica veniva raccolta da un prete.
Con “la Fisica” quindi ci si può addentrare in un mondo pieno di significati e di simbologie, non solo un termine per indicare l’oggetto di racconti più o meno misteriosi, rendendomi conto di quanto i nostri avi sapessero esprimere nella semplicità delle loro espressioni parlate.

Barbara Piana


Bibliografia:
Gian Battista Beccaria - “Massiola tra Cinque e Seicento” – Note e documenti per una storia dei primi cinquant’anni della parrocchia di S.Maria di massiola.- Associazione storica massiolese

Danilo Arona –“Battere la Fisica”

Massimo Centini –“Creature fantastiche” fate ,folletti,mostri e diavoli.Viaggio nella mitologia popolare in Piemonte Liguria e Valle d’Aosta – Priuli & Verlucca 

26 commenti:

  1. La mia nonna Lucia mi raccontava tanti anni fa di come il "prevosto"che era in paese quando lei era piccola, sapeva spaventare i bambini disobbedienti facendo volare cose o apparire strani fumi. Da piccola mi terrorizzava questa storia. Poi ho dimenticato tutto. Fino a sta sera. Superstizione, suggestione, fantasia... chi lo sa. Un pezzo di storia fatta di povertà e fiducia cieca nel prete che tutto poteva sanare. Ci regali sempre uno spaccato della vita dei nostri nonni. Grazie per la tua semplice e preziosa testimonianza. Rosella

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  2. Il folklore popolare e le tradizioni locali sono una vera miniera di notizie. L'intero fenomeno della stregoneria non si può ridurre a nere leggende o a vaneggiamenti di povere vecchie dementi e di inquiete donne isteriche e farneticanti. In realtà sarebbe impensabile che nell'era dei computer e della razionalità ci si lasci andare ancora a pratiche e credenze superate. L'uomo nonostante il progresso tecnico-scientifico è rimasto sostanzialmente lo stesso, con le sue debolezze e le sue ancestrali paure, diviso tra il "bene" e il "male" che è in lui e che spesso ha il sopravvento sul primo nelle forme più varie, come appunto la stregoneria e la magia nera, ora come nei tempi andati.

    Per quanto riguarda il "piccolo popolo" ed i suoi innumerevoli componenti, Ogni regione ne ha di propri, (che poi sempre quelli sono...) per restare in Piemonte, colonie di fate sono presenti in tutta la regione, particolarmente nelle valli alpine dove si svolgono ancora i "Corte Fatati", vere e proprie sarabande di esseri fatati che danzano sulle ali del vento...

    Poco sopra il comune di Cervasca, (CN) vi è un luogo che i nativi chiamano "il ballo delle fate", perchè (si dice) un tempo non lontano si radunavano queste creature a danzare al chiaro di luna. In Val d'ALA le bellissime creature ballano sul colle del Pianfum: lo fanno sulla sommità della vetta perchè così sono più vicine alle stelle...
    Un saluto
    Malles

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    1. Malles,oggi più che mai si ha bisogno di credere in qualcosa.Mi rendo conto che i racconti che propongo vengono letti volentieri...non solo per tornare un po' bambini e dare un senso a quello in cui si credeva ma per trovare il filo che conduce al senso di alcune leggende che fanno parte di noi.
      Le storie del piccolo popolo abbondano anche nella mia zona,nella bassa Ossola ad esempio abbiamo i Twergi,nani che scavavano cuniculi nella montagna che iventavano le loro dimore,a volte entravano in contatto anche con gli umani sia per aiutarli,se si comportavano bene,che per giocar loro brutti scherzi....uno di questi s'innamorò di una giovane pastora e.....dai scriverò un prossimo racconto!

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  3. Vorrei raccontare un episodio accaduto al mio bisnonno e a suo fratello.Salivano al Calvario per tornare a casa in pieno giorno, erano ragazzi più o meno di vent'anni. Dalla mulattiera videro scendere un gruppo di preti del seminario Rosminiano. Il fratello del mio bisnonno disse:"I rivan i corvi" Quando i preti gli arrivarono vicino, uno di loro disse:"Se noi siamo i corvi tu non ti muoverai di qui fino a che non torneremo indietro." Infatti, nonostante tutti gli sforzi del mio bisnonno per smuovere il fratello e tornare a casa furono inutili, fino al rientro dei preti in seminario. Che fosse suggestione o ipnosi non so, allora la chiamarono fisica.

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    1. Grazie Cleide per l'aneddoto che ci hai raccontato,quí si dimostra quanta influenza avesse la figura del prete sulle persone semplici.Forse suggestione,infondo tutti ci credevano allora....ma anche chi era scettico vedeva e sentiva e poi testimoniava la propria esperienza.
      Continuerò a raccogliere di queste storie.

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  4. Barbara ' sempre cosi' gradevole leggerti. Penso che la coerenza di una persona sia fondata sul vivere con pace interiore il presente, sulla speranza e fiduca nel futuro,, con la curiosita' per il passato e per quello che esso ci tramanda

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    1. Esatto Luisella,la penso come te e penso che riscoprire il nostro passato sia fondamentale per proseguire verso il futuro.
      Grazie!!

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  5. Ciao Barbara ho letto il tuo articolo, molto interessante: sia perché io, per semplici motivi fi tipo geografico, non ho mai avuto contatti diretti con il mondo contadino (solo col tramite di letture) sia perché qui é pieno di curiosità. Non sapevo proprio che la tradizione popolare attribuisse anche ai preti poteri magici, quasi di tipo "sciamanico" (tanto x restare in tema von la bagarre degli ultimi tempi😆😉. Inoltre mi colpisce il termine scientifico di "fisica" per descrivere un fenomeno paranormale del tipo "poltergeist"!
    Marco

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    1. Saaalve...Perdona caro Marco, possibile che tu non conosca il burbero guaritore, da moltissimi definito mago, Pret de Ratanà? Nato a nord di Varese e morto nella tua Milano? Di questo personaggio mi interessai in passato, e ti assicuro che ne ho sentite delle belle (anche delle brutte... in verità).
      Un saluto
      Malles

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    2. Ciao Marco, ciao Malles.
      Prima di tutto vorrei fare i complimenti a Barbara per l'articolo e per i temi trattati.
      Per quanto concerne i preti nel mondo contadino, ricordatevi che i preti, tramite la fisica, avevano la possibilità di trasformarsi in qualsiasi oggetto o animale. Questo comportamento a cosa era dovuto? Il più alto grado d’istruzione dei sacerdoti rispetto alla media della popolazione, legato ai riti religiosi che per alcuni apparivano oscuri sortilegi, avevano diffuso questa credenza. Vorrei aggiungere anche questo: per i primi cristiani il termine "santo" era esteso a tutti i credenti. Tutte le epistole di Paolo terminano con dei saluti, e spesso si leggono frasi del tipo "salutatemi tutti i santi che vivono a..". I santi hanno sostituito gli Dei delle antiche religioni sviluppatesi in ambito, anche, contadino. Poiché gli dèi "pagani" erano sempre protettori di qualche categoria di persone, si pensò bene di attribuire ad ogni santo una particolare predisposizione nel proteggere persone, luoghi o eventi.
      In pratica i preti sono stati il risultato finale di questo processo di sostituzione delle antiche religioni con la nuova.
      Fabio

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    3. Certo tutto fila,ma mi colpisce molto che sia accaduto anche in tempi relativamente recenti 😉

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    4. Ciao Malles, no non lo conoscevo! Ho 3 libri e nemmeno l'ombra così sono andato a vedere in internet, molto interessante! Pare perfino che sia stato sepolto al monumentale, ossia vicino a casa mia...ma nessun cenno nemmeno sui testi nemmeno.in quel caso..
      Ora approfondiró, grazie 1000 x l'intrigante spunto!

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    5. Marco grazie sai che ci tengo al tuo giudizio.
      Sicuramente avrai letto "La Chimera"di Vassalli..ricordi don Michele,prete di Zardino?..ecco lui era uno di quei preti😄

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    6. Malles...nemmeno io ne ho sentito parlare del pret de Rataná...mi hai incuriosita!

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    7. Fabio grazie hai spiegato perfettamente la figura del curato di allora ed in effetti per quanto riguarda le valli alpine questo valeva ancora fino a cinquanta-sessant'anni fa...ci sono molti aneddoti che raccontano come fossero pericolose le maledizioni mandate da questi personaggi,addirittura una donna perse due figli ...e questi non sono solo racconti!

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  6. Salve a tutti, per qualche tempo non ho avuto la possibilità di seguire il sito e adesso, cercando di recuperare, mi imbatto in questo bellissimo racconto di Barbara che ha improvvisamente riacceso anche in me ricordi d'infanzia oramai abbandonati. Anche i diversamente giovani come me si sono oramai dimenticati di come,solo fino a qualche dicina di anni fa, questo esoterismo era molto presente nella cultura popolare e da bambini ne venivamo influenzati. Ricordo ora benissimo anch'io di come gli anziani ci mettevano in guardia da certi personaggi dicendoci in dialetto: "bagai, steg attent che ve roban la fisica..." accompagnando l'avvertimento da aneddoti vari e terrificanti. In questo senso forse il termine assumeva anche un'ulteriore connotazione rispetto a quelle già citate ma comunque sempre inerente. Ancora complimenti dunque a Barbare e anche alla piacevolezza degli interventi. (Ridao)

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    1. Grazie Ridao!....interessante la frase che vi dicevano da bambini,"..ve roban la fisica.." nel senso di rubare?...rubare che cosa?...forse l'anima? o il senno?....dobbiamo parlarne :-)

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  7. Buonasera,
    ogni tanto entrando in rete digito la parola "fisica" per trovare qualche dato nuovo, questa sera mi son imbattuto in questo forum
    Per diversi anni ho cercato qualche spiegazione da parte di saerdoti ma, strano destino, pria di incontrarli o partivano missionari o, come il compianto Don Michele Rosso (uno dei custodi della sindone di Torino) ci lascio per un grave problema cardiaco. Ecco io la fisica l'ho provata sulla mia pelle nel 1963 all'eta' di sei anni, in un paese dell'Astigiano, mio papa' era appena mancato e rimasto solo con la mia mamma una notte appena coricato ebbi un inubo ad occhi aperti, duro' un ora circa ....ricordo tutto come fosse ora. Quando la cosa fini' ebbi un senso di grande liberazione....una sensazione mai piu' provata in tutta la mia vita. Mia mamma mi porto' (insospettita per altri fatti acaduti in zona) dal parroco di Piova' Massaia (inquisito poi per una truffa alla cantina sociale di Gallareto) il quale candidamente mi benedi'disegnando una croce sulla mia fronte con l olio santo e dicendo che era mio papa' in Purgatorio....un po' di messe ed un po' di candele e non sarebbe piu' accaduto nulla. Beh se questa non e' ammisiione di colpa,,,,,
    Poi ci trasferimmo a Torino, ma negli anni nel mio paese d'origine vicino ai Becchi, di storie simili ne ho sentite tante raccontate dagli anziani.....che dire...io andavo a catechismo da quel maledetto pretaccio....ipnotismo a distanza? Magia bianca? Nera? chissa'.....di certo un energia mal sfruttata.....in quella zona poi vi son luoghi come San Tonco dove si sente un energia strana...ma se vuoi Barbara di particolari te ne posso dire tanti. Grazie per ora e i miei saluti
    Umberto Mondo (umberto.mondo@yahoo,it)

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  8. Ecco, anche questa volta entro in contatto attraverso questo forum, l 'argomento e' sempre "la fisica", e, lasciata la mia testimonianza..... nessun commento nessun contatto......anche questa volta argomento esaurito?

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    1. Salve Umberto,chiedo scusa per il ritardo della mia risposta(periodo complicato e poco presente nel blog,ahmè).L'episodio che mi ha raccontato forse è qualcosa di diverso dalla Fisica,il fatto stesso che lei abbia avuto la sensazione di liberazione dopo la visione indica che fosse proprio il bisogno di un'anima di preghiere e suffragi e chi può aiutare meglio di un bambino?(le dico questo sempre ripensando ai racconti e alle testimonianze che mi sono state raccontate e non meno a quello che m'insegnavano i "vecchi"quand'ero bambina).
      La ringrazio per il suo intervento,le scriverò in privato per saperne di più.Barbara

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  9. Si entra pero' in un campo decisamente diverso, la mia visione atea non prevede ne' anime ne tanto meno preghiere.La fisica ritengo (ma naturalmente e' un giudizio personale) fosse una forma assolutamente terrena di manipolazione delle menti a distanza, utilizzata dai preti (ma non solo) per terrorizzare, sottomettere ed educare i meno fedeli. Vi sono poi state figure come S Giovanni Bosco (sempre in quelle zone piemontesi) che hanno usato il fenomeno per fare del bene. Tanti anni fa un articolo di Stampa Sera recitava "Don Bosco: Santo o Mago?" Grazie per la Sua risposta e se vorra' sono a sua disposizione. I miei cari saluti

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    1. Umberto la penso come lei,venivano usati poteri disponibili in natura per manipolare menti che ignoravano la causa di crrti fenomeni e i preti e/o stregoni si sono sempre curati di mantenere il segreto su di essi ad esempio tramite il Libro del Comando,anche perché certi poteri in mano a persone con il cuore impuro avrebbero potuto causare molti danni anche a se stessi.Da quí potrebbero partire molti discorsi rifacendosi anche al mondo delle cure di uomini e donne che si potrebbero definire sciamani...per la cultura popolare "i medigugn".
      La ringrazio ancora per la sua disponibilità,a presto.

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  10. Grazie per i racconti e le memorie, non possono che farmi sorridere per la genuina ingenuità e limitate conoscenze di un tempo, ora non possono che essere visti che come divertenti aneddoti, nemmeno mi sfiora l'idea per quanto affascinanti di credere in misteriosi fenomeni andati perduti e conosciuti da poco.

    Era gioco facile allora per i più istruiti manipolare la gente, quel che più sorprende e che si trova ancora una larga fetta si gente che poco si discosta dalla mentalità di allora e ora senza diplomatici giri parole non si può che chiamarla ignoranza,fatti che in fenomenologia contano 100 per sensazioni dei singoli ma 0 quando c'é un minimo di controllo.
    Nella mia famiglia stessa ho racconti recenti(1960)..di fisica,cui ascoltavo rapito e intimorito dà piccolo, ma ora come non guardare bonariamente i protagonisti e non ricordare anche i racconti del Mazzi dei preti o di quei viveur pittori vigezzini che si divertivano don stratagemmi a far riga dritti (alla chiesa) o spaventar le genti che altro non avevan che la Bibbia da leggere... :)



    vorrei consigliarvi anche questo bel documentario , che parla di vita contadina delle nostre montagne e di fisica :) http://www.rsi.ch/la2/programmi/cultura/superalbum/Le-parole-sono-la-vita-7734245.html

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  11. Grazie per il documentario consigliato Macand ,lo visionerò di sicuro.
    Barbara

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