venerdì 20 maggio 2016

Gli spari a Palmiro Togliatti e la fuga di Gino Bartali

Roma, 14 luglio 1948: “Stamane, verso le ore 11.30, mentre l’onorevole Togliatti usciva dalla porta del Palazzo di Montecitorio, in compagnia dell’onorevole Leonilde Iotti, veniva affrontato da un giovane che poi si è appreso essere tale Antonio Pallante, studente universitario venticinquenne, il quale gli sparava contro alcuni colpi di rivoltella, sembra 4, tre dei quali lo raggiungevano in varie parti della regione toracica.” 
La notizia si sparge a macchia d’olio per il paese.
Antnio Pallante, studente di estrema destra ha da poco esploso 4 colpi di rivoltella all’indirizzo di Palmiro Togliatti. Il paese è scosso dal dolore, dall’angoscia e dalla volontà di rivoluzione.
Roma, 14 luglio 1948: “Incidenti a Roma. Morti a Napoli, Livorno e Genova. Gli incidenti si sono verificati a Roma nel corso della manifestazione di protesta per l’attentato a Togliatti. A Napoli una grande massa di dimostranti giungeva in Piazza Dante dove però veniva affrontata dalla celere che cercava di disperderla. I dimostranti reagivano. Si deplorano 2 morti e un ferito grave.
Il paese è ora bloccato, senza comunicazioni.
Sta vivendo un nuovo dramma
Per comprendere gli eventi delle ore successive, dobbiamo tornare indietro. Nel 1945 si era conclusa la seconda guerra mondiale dove avevano combattuto oltre agli eserciti regolari anche le brigate partigiane. Tra queste la Garibaldi che politicamente si riferiva al PCI. Nel 1946 alle prime elezioni libere per la formazione dell’Assemblea Costituente, il PC prese meno del 20%. Il 18 aprile del 1948 si tennero le prime elezioni libere della Repubblica. Il timore che comunisti e socialisti avrebbero portato l’Italia nell’orbita dell’Unione Sovietica portò gli elettori ad allontanarsi dai partiti di sinistra a favore della Democrazia Cristiana. Occorre ricordare che finita la guerra molti membri delle brigate partigiane eseguirono l’ordine di deporre le armi, ma una minoranza di loro le tenne con sé. L’attentato a Togliatti avvenne in un paese diviso e dalle forti contrapposizioni politiche.
Il 15 luglio 1948 compaiono le armi.
Si spara.
Si contano i morti.
Il governo decide di mettere in campo l’esercito.
Togliatti parla dal letto d’ospedale.
Siamo all’anticamera della guerra civile.
Scelba sfodera gli attributi: il governo è in grado di controllare la situazione, polizia ed esercito non cedono la piazza.
Gli appelli dei politici, le parole di Togliatti e i movimenti dell’esercito non sembrano placare il popolo.
Piazza del Duomo a Milano è una polveriera che può esplodere da un momento all’altro.
Nessuno sembra possa salvare la situazione.
La guerra civile è prossima.
Bartali è in fuga”
Le radio iniziano a diramare le prime informazioni sull’incredibile avventura umana e sportiva che Gino Bartali stava compiendo sulle montagne della Francia.
Sul secondo colle della giornata Gino Bartali passa per primo.”
Le radio infiammano la bollente estate del 1948. Un paese bloccato, armi in pugno e pronto alla rivoluzione si ricorda di quel vecchio toscano che mangiava le montagne.
Sul colle d’Izoard Bartali transita per primo e si invola verso la leggenda.”
Gino Bartali quella mattina partiva con un ritardo di oltre 20 minuti dalla maglia gialla, Bobet.
Il mito chiama la leggenda.
Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti la mattina del 15 luglio telefonano alla squadra azzurra pronta alla partenza della nuova tappa del Tour de France. I corridori, preoccupati, vogliono abbandonare la competizione e fare ritorno a casa. I due politici si giocarono la carta Bartali, il cattolico che verrà benedetto da Pio XII. Con molta probabilità raccontarono la situazione agli atleti e spiegarono che solo un fatto sensazionale poteva salvare il paese dalla guerra civile. Anche il Vaticano scoprì di amare il ciclismo, in una perfetta simbiosi tra successo sportivo e morale cattolica. Negli anni a venire Pio XII e il Vaticano creeranno una forte contrapposizione tra il peccatore e rovina famiglie Fausto Coppi e il perfetto atleta cristiano Gino Bartali. Occorre ricordare che anni dopo la dama bianca, amante di Fausto Coppi, fu arrestata e incarcerata per adulterio in fragranza.
Gli atleti italiani, Gino Bartali in testa, decisero di partire e compiere l’impresa. La tappa partiva da Cannes per giungere a Briancon, e prevedeva 5 salite. Sulla terza, il Col d’Izoard Gino Bartali decide di abbandonare l’umanità e di entrare in quella stretta cerchia di eroi. Il ciclista toscano non era solo. Un paese intero gravava sulle sue spalle. Partito con 22 minuti di ritardo giunse al traguardo con oltre 19 minuti di vantaggio su Bobet. In una sola tappa aveva recuperato quasi tutto lo svantaggio che lo separava dalla maglia gialla. Nei giorni successivi, come l’implacabile vento che spira da nord, distruggerà gli avversari e concluderà la rimonta. Il 25 luglio del 1948 Bartali giunge a Parigi da trionfatore.
“Ha vinto, Gino Bartali ha vinto la tappa.”
Le radio, aumentate di numero, raccontano le epiche gesta del ciclista toscano.
L’immobile paese abbassa le armi.
Togliatti, salvato dall'operazione al torce, esulta dal letto d’ospedale. 
De Gasperi e Andreotti possono sorridere.
Pio XII benedice l’avventura sportiva. 
Bartali ha compiuto un’impresa straordinaria, per sé stesso e per il paese tutto.
Dalla possibile rivoluzione all'esultanza sportiva.
In Piazza del Duomo a Milano, e nelle altre piazze d’Italia, comunisti e poliziotti, democristiani e carabinieri, popolazione civile e celerini si abbracciano.
I nostri nonni e i nostri genitori decisero scientemente di farsi salvare da quell'uomo che pedalava come mai nessuno prima di lui, e solo uno pelato con le orecchie a sventola dopo di lui.
Gli italiani rimandarono la rivoluzione alle generazioni successive.
La guerra civile non ci fu, rimane un tragico bilancio: 30 morti e 800 feriti.
Antonio Pallante fu condannato a 13 anni e 8 mesi di carcere, di cui ne scontò solo 5 grazie all’amnistia. Ripensando a quei giorni non possiamo dare torto a Winston Churchill quando sentenziava “Gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e partite di calcio come fossero guerre.
Per comprendere questa affermazione vorrei citare un articolo apparso, nei giorni seguenti la vittoria di Gino Bartali al Tour de France, sul Giornale dell'Emilia: "Quella sera alla Camera dei Deputati, disorientata, agitata, indignata per il delittuoso attentato di piazza Montecitorio, il clamore discorde fu placato dalla altissima voce di un deputato che gridava: “Attenzione! Una grande notizia. Bartali ha vinto la tappa e forse la maglia gialla. Viva l’Italia".

 Fabio Casalini

Fotografie
1- Gino Bartali al Tour de France del 1948
2- Palmiro Togliatti dopo l'intervento in seguito all'attentato
3- Gino Bartali al Tour de France del 1948
4- La prima pagina dell'Unità del 15 luglio 1948 

I protagonisti di questa vicenda
Mario Scelba - nel 1948 era Ministro dell’Interno
Alcide De Gasperi - nel 1948 era Presidente del Consiglio dei Ministri
Giulio Andreotti - nel 1948 era Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
Gino Bartali - nel 1948 vince il suo secondo Tour de France.

6 commenti:

  1. Sembra di vederlo il Gino che pedala su per la salita con tutto il peso dell'Italia in fermento. Un uomo divenuto mito che ha saputo unire tutti, come sempre fa lo sport. A casa mia era più amato il peccatore, mamma e nonno lo seguivano anche in trasferta. Anche oggi, siamo nazionalisti solo se tifiamo gli azzurri. Bel racconto. Molto avvincente. Alleggerisce il filone '900 con grande eleganza e passione. Sempre bravo. Rosella

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    1. Ho vissuto una piccola, anzi piccolissima, parte di questa rivalità al tempo di Bugno e Chiappucci. Abbiamo sempre cercato il dualismo nello sport, per renderlo più interessante. Poi sono arrivati Tomba e Pantani, individualisti che ci hanno permesso di comprendere che determinati sport possono essere ammirati nella loro bellezza anche facendo il tifo a favore.
      Grazie per i complimenti.
      Il peccatore lo racconterò nei prossimi mesi in riferimento alla Dama Bianca.
      Lo ritengo interessante.
      Fabio

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  2. Bellissimo pensare che almeno davanti all'amore per i nostri colori e Per portarli alti anche fuori dalla nazione si sia uniti.... E concordi .... Grazie Fabio ! Impeccabile !

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    1. In quegli anni anche il calcio univa la piazza: il grande Torino riuscì nell'impresa di unire e non dividere il tifo.
      Purtroppo il lieto fine non era previsto...
      Grazie per i complimenti!
      Fabio

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  3. Nulla da dire sulle imprese epiche di certe persone entrate nella leggenda, semplicemente fantastiche, ma ciò non fa che confermare una triste tendenza: è sufficiente un'impresa sportiva, il ciclismo piuttosto che il calcio o altro sport, per distoglierci da pensieri ben più importanti, per anestetizzarci e permettere che la casta al governo operi come meglio ritiene per perseguire l'obiettivo finale, cioè la nostra schiavitù e la loro intoccabilità.
    Qualche decennio addietro ai socialisti si attribuiva la frase "la religione è l'oppio dei popoli" , personalmente aggiungerei anche il calcio e lo sport in generale.
    Buona giornata,
    Paolo.

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    1. Ciao Paolo.
      Gli anni dell'immediato dopoguerra si ricordano per le imprese di Coppi & Bartali o del Grande Torino, non per la "quasi" guerra civile del 48 di cui pochi ricordano.
      Le generazioni presenti agli accadimenti stanno scomparendo, il nostro dovere è quello di ricordare a chi verrà dopo di noi gli eventi e le dinamiche che ne conseguirono.
      Fabio

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