sabato 23 aprile 2016

Teatro Farnese: capolavoro barocco dell'alleanza


Recentemente mi è capitato di recarmi a Parma, città che non avevo mai visitato prima, per assistere ad una prova di orchestra della Filarmonica Arturo Toscanini diretta dal Maestro Francesco Lanzillotta uno tra i più giovani e promettenti direttori d’orchestra nel panorama musicale italiano.
Come spesso ricordo abbiamo meravigliosi tesori a due passi da noi e, nonostante ciò, cerchiamo sempre mete lontane, esotiche e chissà perché di fronte a un viaggio di poche centinaia di Km talvolta arricciamo il naso quasi come se fosse la distanza percorsa a decretarne la bellezza e l’interesse.
Ho dunque deciso di riservare parte della giornata per un primo, seppur veloce, assaggio all’elegante ed antica capitale dell’omonimo ducato incominciando da Palazzo della Pilotta proprio nel centro della città che rappresenta uno dei molti splendidi monumenti che la famiglia Farnese ci ha lasciato in eredità facendo di Parma, già da allora, un centro di eccellenza e una capitale culturale a livelli di Londra e Parigi.
Salendo l’ampia scalinata del palazzo e giunti al primo piano è impossibile non rimanere affascinati dall’ imponente portale ligneo finemente lavorato con stucchi sino a farlo sembrare marmo che rappresenta l’ingresso del teatro luogo un tempo destinato a sala d’armi e sede di tornei. 
Seppur pare impossibile, se paragoniamo le possibilità tecnologiche dei nostri giorni rispetto a quelle di 500 anni fa, Teatro Farnese fu costruito in un solo anno, tra il 1617 e il 1618 ad opera dell’ architetto ferrarese Giovan Battista Aleotti, detto l’Argenta soprannome che ricorda il paese natio dell’artista. 
Ma ecco la storia della nascita di Teatro Farnese.
Nel 1617 Cosimo II de Medici, amico e protettore di Galileo Galilei, decise di intraprendere un viaggio da Firenze alla volta di Milano per rendere omaggio alla tomba di Carlo Borromeo canonizzato alcuni anni prima ipotizzando una sosta nella città di Parma allora governata da Ranuccio I Farnese, duca di Parma e Piacenza.
Venuto a conoscenza della possibile visita dell’illustre personaggio Ranuccio intravide la possibilità di stringere un’alleanza politica tra le due casate da suggellare con un matrimonio tra i giovani eredi. Venne pertanto deciso di accogliere Cosimo II de Medici con tutti gli onori e memorabili celebrazioni ma nessun palazzo parve adeguato alla circostanza. Fu così che Ranuccio ordinò di edificare un nuovo teatro all’interno del palazzo della Pilotta ispirandosi a quello Mediceo allora costruito all’interno del complesso degli Uffizi e all’Olimpionico di Vicenza del Palladio costruendo un grandioso proscenio con particolari prospettive illusionistiche che fa da cornice ad un profondo palcoscenico.
Purtroppo il viaggio di Cosimo II de Medici venne posticipato per motivi di salute ma il teatro, considerato da molti del tempo una delle meravigli d’Europa, fu comunque terminato. Il destino fu però beffardo nei confronti di Ranuccio e Cosimo II de Medici: nessuno di loro ebbe il piacere di vederlo completato in quanto entrambi morirono prima che l’opera venisse ultimata.
Il teatro fu comunque inaugurato nel 1628 proprio per coronare il matrimonio tra i rampolli Odoardo Farnese e la Serenissima Principessa Margherita di Toscana della casata de Medici come Ranuccio, quando era ancora in vita, avrebbe voluto. Venne messo in scena uno spettacolo allegorico-mitologico dal titolo “Mercurio e Marte”, evento con effetti scenografici e scenotecnici di rara suggestione accompagnato da musiche composte dal genio cremonese Claudio Monteverdi, tra i maggiori innovatori del linguaggio musicale del tempo.
Viste le eccezionali dimensioni della struttura, Monteverdi dovette risolvere il problema dell’acustica e molti studiosi ritengono che uno degli architetti incaricati alla realizzazione del teatro, su suggerimento dello stesso Monteverdi, realizzò una novità assoluta destinata ad un grande futuro: la fossa orchestrale.
La messinscena di “Mercurio e Marte” fu spettacolare soprattutto nella parte finale finale quando, tramite un ingegnoso sistema di vasche comunicanti che attingevano l’acqua dal vicino fiume, venne allagata l’intera cavea sino alle balaustre e inscenata una naumachia, ovvero una battaglia navale.
Per evitare che il legno si impregnasse d’acqua la cavea e le pareti furono completamente rivestite di fogli appositi e sul pavimento vennero adagiati diversi mostri marini.
Proprio quando la battaglia sembrava terminata e le acque chete, tramite sistemi di corde che arrivavano sino a soffitto e sofisticati macchinari, i mostri fecero la loro improvvisa apparizione emergendo dal mare e formando un semicerchio. In un conclusivo colpo di scena la platea venne allagata da un potente getto d’acqua proveniente dalle porte laterali che trascinò con se i mostri marini nello stupore generale degli spettatori.
Visti i costi per la manutenzione del Teatro e le complessità legate alle macchine scenografiche dalla sua costruzione fu utilizzato solo 9 volte esclusivamente in occasione di eventi di particolare rilievo. Cadde in uno stato di abbandono con il termine della dinastia dei Farnese, il colpo di grazia lo ricevette nel 1944 quando una bomba lo centrò in pieno distruggendo per sempre la gran parte delle preziose strutture di abete rosso del Friuli finemente lavorate e dipinte con stucchi per simulare marmoree pareti e quasi tutte le statue in paglia e gesso. Si salvarono solo poche di esse due delle quali ancora nelle loro originali posizioni sui fianchi del palco raffiguranti Ranuccio e Odoardo Farnese.
Sul finire degli anni 50, per porre rimedio agli scempi della guerra, il teatro venne completamente ricostruito sulla base dei progetti originali ma le strutture furono lasciate a legno vivo per poterle confrontare con alcune originali dell’epoca apprezzando il fascino degli stucchi e dei dipinti frutto di tanto artistico lavoro.
Le sotto-gradinate del teatro sono aperte al pubblico e oltre a mostrare come il teatro sia stato concepito ospitano vari reperti come ad esempio un modellino in scala del teatro, foto storiche, alcune statue di gesso originali che al tempo decoravano l’interno e due modellini di navi da guerra che servirono per l’istruzione militare del giovane principe Ferdinando di Borbone.
Solo pochi anni fa, dopo un’inattività durata quasi 300 anni, il Comune di Parma ha ripreso ad utilizzare il teatro per alcune rappresentazioni con grandi Maestri contemporanei quali ad esempio Claudio Abbado e la sua Orchestra Mozart riaprendo al pubblico lo sfarzoso teatro unico nel suo genere simbolo della potenza della dinastia Farnese.
Teatro Farnese: un capolavoro di rara bellezza che scatena un turbinio di sentimenti ed emozioni forti al pensiero di poter assistere a una rappresentazione in un luogo così speciale.
Vi invito a visitare Parma come turisti curiosi e “ignoranti”: più scrivo (a livello dilettantistico) su questo blog e più mi rendo conto di non sapere ma è la consapevolezza di contribuire aggiungere ogni volta un piccolo tassello, come dice Fabio, che mi da rinnovato slancio per la prossima avventura.

Marco Boldini



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