venerdì 8 aprile 2016

Lo spettro inquieto di Caterina Sforza, la "tygre" di Forlì


Una donna velata si aggira  presso la rocca di Imola: forse lo spettro inquieto di Caterina?
La Rocca Sforzesca di Imola, splendido esempio di fortificazione in stile lombardo voluta tra Medioevo e Rinascimento dai signori di Milano, tra le sue antiche mura ospiterebbe presenze inquiete.
Attraversiamo il ponte levatoio fortificato e il portale d'ingresso, voltato a sesto acuto, per immetterci nella grande piazza d'arme e nelle segrete dell'imponente mastio; visitiamo le formidabili torri cilindriche i cui tetti sono sorretti da selve di travi lignee incrociate; accediamo al cammino di ronda. Da qui, come in un moderno gioco di strategia virtuale, la vista spazia dal fossato sottostante alla città, soffermandosi sull'orizzonte dei colli limitrofi.
La struttura complessa del castello porta con sé reminiscenze del genio di Leonardo da Vinci che, si dice, fosse giunto fin qui dalla corte di Ludovico il Moro per rendere la fortezza inespugnabile: lo stile, la pendenza dei muraglioni e la pianta complessa del fortilizio danno adito a numerosi interrogativi architettonici. Eppure non solo ciò riguarda lo stile, al castello di Imola, trasuda mistero: da quando se ne ha memoria, riferimenti al mondo del paranormale tra quelle mura non sono mai mancati.
Le grondaie gorgogliano, i piccioni tubano; passi sincopati, scricchiolii di cassapanche trascinate da una stanza invisibile all'altra...
Rocca di Imola, Sala delle armature
Con la complicità del riverbero vespertino, ombre guizzanti prendono forma sulle mura aranciate: qualcuno, qualcosa che non ha mai abbandonato la grande fortezza, respira ancora sotto quei mattoni vetusti.
La rocca sarebbe dimora di un'anima inquieta: una presenza infelice, combattiva e sensibile, che non è mai riuscita ad accettare il suo ingiusto destino.
Seguitemi: forse, un balzo a ritroso nel tempo potrebbe svelare l'arcano spettrale.
Il duca Galeazzo Maria Sforza e Lucrezia Marliani, genitori di Caterina (A. del Pollaiolo, Firenze e Berlino)
Milano, 1463. In un giorno imprecisato, in una stagione sconosciuta, a Milano nasce una bambina speciale. Caterina, così si chiama, è figlia della bella Lucrezia Landriani, moglie di un dignitario di corte e del duca Galeazzo Maria Sforza. Progenie illegittima, frutto di una scappatella: presso i signori del tempo è normale anzi, un'abitudine. Il duca, carattere ombroso e bizzarro, più interessato agli svaghi cortesi, alle battute di caccia e nuovi amori che al governo del ricco ducato ereditato dal padre Francesco, verso la piccola mostra una tenerezza inconsueta: alla stregua dei figli legittimi, presto anche Caterina è affidata alle cure della moglie di Galeazzo Maria, Bona di Savoia, tra le mura del castello Sforzesco di Milano.
Alla corte ambrosiana, frequentata da letterati e artisti, si respira un clima di grande apertura culturale: qui Caterina e i suoi fratellastri, secondo l'usanza del tempo, ricevono un'istruzione di stampo umanistico, basata sull'apprendimento del latino e la lettura dei classici. La famiglia ducale é solita risiedere a Milano ma anche a Pavia, oltre che a Galliate, Cusago e Vigevano: luoghi di delizie dove Galeazzo Maria si dedica all'arte venatoria e la stessa Caterina impara a cacciare e a cavalcare.
Milano, castello Sforzesco
Presto la consapevolezza, più spiccata di quella paterna, di appartenere ad una stirpe di gloriosi guerrieri, maturerà nella giovane un'inconsueta predisposizione al comando, al governo e perfino all'uso delle armi. Tutta questa grinta varrà a Caterina il soprannome di "tygre" di Forlì.
Al fine di consolidare il potere sui feudi romagnoli, nel 1473 il Galeazzo Maria offre in sposa la sua figliastra al nobile Girolamo Riario, signore di Imola legato ai della Rovere e parente di papa Sisto IV.
Caterina ha appena 10 anni, Girolamo 33.
Nel corso di una congiura ordita dalla piccola nobiltà vessata dai suoi capricci, il 26 dicembre 1476 il duca di Milano viene pugnalato a morte sulla soglia della basilica di santo Stefano. Il tempo di lasciare Milano è infine giunto; l'anno seguente, la fanciullina entra a Imola con tutti gli onori dovutile: ha appena 13 anni. Mentre il marito Girolamo si occupa di politica, lei cresce.
Scena romantica di cavalleria cortese (Pinacoteca di Budapest)
Agevolata da un atteggiamento amabile e disinvolto, ben presto Caterina si introduce nella vita mondana delle maggiori corti del Rinascimento, diventando primadonna in fatto di balli, pranzi e perfino battute di caccia, dove non perde occasione per dare filo da torcere ai gentiluomini.  Ammirata come donna fra le più belle ed eleganti d'Europa, presto la Sforza si accasa a Roma, sede di potere per eccellenza, dove é adulata da uno stuolo di artisti, filosofi, poeti e musicisti provenienti da tutta Europa: dalla nobiltà più importante e perfino di Sisto IV, che la apprezza come intermediaria diplomatica fra il soglio pontificio e il nuovo regime instaurato a Milano dal celebre zio Ludovico Sforza, detto "il Moro".
Tarocchi dorati di Bonifacio Bembo, tipico svago cortese di casa Sforza (Bergamo, Accademia Carrara)
La vita dei coniugi Riario-Sforza subisce una brusca svolta proprio con la morte del papa... Diffusasi la notizia della dipartita, i sostenitori delle fazioni che avevano patito ingiustizie durante il suo pontificato portano il terrore per le strade di Roma e saccheggiano la residenza dei Riario. Di risposta, a nome del marito Caterina  irrompe a cavallo in Castel Sant'Angelo con una scorta armata di fedelissimi; dopo 12 giorni di strenuo assedio, la Sforza é costretta ad arrendersi al Sacro Collegio a subire l'esilio in Romagna con la famiglia.
I guai sono solo appena iniziati: il vento non soffia più a favore della fanciulla milanese.
Roma. Castel Sant'Angelo
Nel 1488 Gerolamo é ucciso in una congiura ordita dalla nobile famiglia forlivese degli Orsi e il suo palazzo viene saccheggiato. La venticinquenne Caterina, incurante delle delle minacce ai suoi bambini presi in ostaggio, dall'alto delle mura della rocca forlivese, grida: «Fatelo, se volete: impiccateli pure davanti a me!»  e sollevatesi le gonne, mostra il pube. «Qui ho quanto basta per farne altri!»
Di fronte a tanta spavalderia, gli Orsi non osano toccare i giovani Riario. Poco dopo, con l'appoggio dello zio Ludovico il Moro, interessato a garantirsi influenza in Romagna per contrastare Venezia, la duchessa recupera il governo di Forlì e Imola: le case dei congiurati sono rase al suolo, gli oggetti preziosi distribuiti ai poveri...
...ma Caterina non può ancora quietare...
Dama dei Gelsomini, probabile ritratto di Caterina Sforza (Lorenzo di Credi, pinacoteca di Forlì)
Anche le seconde nozze della Sforza, contratte stavolta in segreto e per amore di Giacomo Feo, fratello del fedele castellano di Imola, hanno breve durata; l'invidia del figlio Ottaviano, che teme di perdere i diritti ereditari a vantaggio del giovane e sfrontato pretendente, invia dei sicari per uccidere sia Giacomo sia la propria madre. Informata in ritardo, Caterina, disperata e iraconda di fronte all'uccisione dell'amato, fa imprigionare e giustiziare tutti i congiurati tranne Ottaviano, che nel 1506 diventerà perfino vescovo di Viterbo. Seguirà un'altra congiura, subito sventata, ordita dagli Ordelaffi. In questi anni Caterina ha dedicato la sua vita privata alle più svariate attività, come al ''Liber de experimentiis Catherinae Sfortiae'',  ricettario alchemico parzialmente crittografato in cui sono descritte annotazioni di incantesimi e sortilegi, evocazioni spiritiche, pozioni e antidoti....

Nei più consueti affetti familiari Caterina rivela essere l'amorevole madre di numerosi figli: il più celebre di essi, il glorioso quanto sfortunato capitano di ventura Giovanni dalle Bande Nere, erediterà da lei la passione per le armi e il comando.
Allo scoccare del Cinquecento muore Lorenzo il Magnifico e si impongono i terribili Borgia.

«Contemporanei e posteri ne hanno fatto dei mostri capaci d'ogni frode e scelleratezza. Su di loro sono stati versati fiumi non d'inchiostro, ma di fiele.»
Presto, all'orizzonte incombono nubi temporalesche: i Borgia, bramosi di fondare un regno in Italia centrosettentrionale, consapevoli dell'importanza della Romagna nello scacchiere politico italico attaccano Imola.
Cesare Borgia detto "il Valentino" (Bergamo, Accademia Carrara)
La duchessa, impavida donna, incita i suoi a resistere all’assedio di Cesare Borgia detto il Valentino. Piegata dal lungo assedio posto dal temibile figlio di Alessandro VI, perfino nella sconfitta Caterina conosce una grandeur senza precedenti.
Condotta a Roma per essere rinchiusa come prigioniera in quel Castel Sant’Angelo che fu un tempo suo, anziché seguire legata ai ceppi il destriero del vincitore entra in città cavalcando al suo fianco, vestita come una regina avvinghiata da catene d’oro massiccio."
Dopo aver riacquistato la libertà, la duchessa si ritira a Firenze, a vita privata, dove si spegnerà tra rancori e disillusioni.
L'aura leggendaria che ancora oggi permea la figura della potente sovrana del Rinascimento affonda le sue radici nel contesto storico in cui ella visse: un momento di grande cambiamento in cui la stirpe degli Sforza rappresentava l'ultima dinastia laica, prima che il potere papale avesse la meglio. Tanto più, era inammissibile che una donna spadroneggiasse alla stregua di un uomo: ed ecco Caterina descritta dai vincitori come una donna malvagia e crudele, quasi demoniaca.
Gli Imolesi stessi sostengono che la nobile costruì il suo castello in una sola notte, con l’aiuto del diavolo. Sarà vero, come taluni narrano, che facesse gettare ospiti indesiderati e amanti in pozzi segreti muniti di lame affilate?
La rocca Sforzesca di Imola
Comunque sia, ancora oggi, tra le stupende rocche di Imola, Forlì e Dozza qualcuno sussurra di aver percepito la sua presenza: rumori che spesso provengono da stanze diverse da quella in cui vi trovate; apparizioni cangianti, ectoplasmi della donna che fu, colti a vagare per l’oscurità del castello con un lume in mano. Sugli incauti che hanno cercato di raggiungere il suo leggendario scrigno d'oro inerpicandosi per una stretta e buia scala a chiocciola, è calata un'ombra minacciosa, seguita da una tenebra impenetrabile.
La via per lo studiolo di Caterina, luogo di evocazioni rituali e composti alchemici, è andato smarrito.
A volte, alla flebile luce della luna calante qualcuno l'ha vista lanciarsi al galoppo fuori dal maniero, lancia in resta, per difenderlo dall'assalto dell'odiato Borgia.
 Rocca Sforzesca di Imola: tela romantica che immortala la cattura di Caterina
Nelle notti di luna piena, invece, il bel volto di Caterina avrebbe fatto capolino tra le merlature del suo castello, intenta a scrutare negli astri i segreti del futuro...o del suo passato infelice. Milano, città natia che le donò spensierati ricordi d'infanzia...suo padre, così vizioso eppure amorevole...gli innumerevoli viaggi  e gli altrettanti mariti, schiantati da morte violenta. 
Negli ultimi anni della sua vita, la duchessa confidò a un frate: 
«Se io potessi scrivere tutto, farei stupire il mondo».
Caterina, quali segreti avevi da raccontare? Perché non li hai tramandati ai posteri? 
Questo, il mistero di Caterina, forse il più grande, che non conosceremo mai.

Foto e testo: Marco Corrias (alias Marc Pevèn)

 Rocca Sforzesca di Imola al tramonto

Bibliografia
Carlo Pedretti, Caterina, Ludovico e Leonardo. Ipotesi di lavoro, in “Caterina Sforza: una donna del Cinquecento”, 2000
Michael Gelb, Il segreto da Vinci, Milano 2005
Gilberto Giorgetti, Gioconda o Caterina Sforza? Un quesito leonardesco in “La pie”, n.78, 2009
Antonio Burriel, Vita di Caterina Sforza Riario, Bologna, 1795

31 commenti:

  1. Accidenti Marco.... ho letto tutti i tuoi articoli...ogni volta di ogni uno penso sia il migliore.. ma questo, questo è magnifico! raccontato come una romanica fiaba medievale! Questa Caterina è da te descritta nei particolari come una donna forte, carismatica..bellissima, coraggiosa! Sembrava, leggendo, di vedere dal vivo le vicende raccontate! Veramente notevole, grazie Marco (Marc).
    Glory

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    1. Ciao Gloria, come sai ho sempre un personaggio per i personaggi epico-tragici 😉 E mi fa particolarmente piacere che ieri tu avessi notato anche le mie foto

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  2. Ciao Marco, mi era sfuggito il tuo articolo, ma rimedio subito (e te pareva...).
    Gran donna Caterina, mi consenta, direbbe colui il quale, se pure un po' maschiaccio. Mi ricordavo l'episodio della "gonna al vento" ed ero convinto (ma noto ora che la memoria mi tradiva) che rientrasse nell'assedio ordito da quella buonanima del Valentino, figlio di cotanto bravo papa Alessandro VI che, chissà perchè non l'hanno fatto mai santo, e si che... forse solo perchè questo era consentito agli ecclesiastici che non superavano il n° di 15 figli illegittimi...Sèee! se stiamo a bilanciare stè sciocchezzuole...

    Il fantasma di Caterina.... Questi è in buona compagnia, tante se ne dicono, ma altrettante se ne dovrebbero dire...non vi è castello o maniero degno di questo nome se non ha il suo bel fantasma. Tengono testa alla nostra eroina: Bianca di Savoia in quel di Verrès, la famosa Dama Bianca degli Asburgo che infestava il palazzo reale di Schonbrunn, apparendo sempre alla vigilia di fatti funesti che colpivano la famiglia reale austriaca. le cronache sono ricche di episodi d'infestazione, fin dai tempi antichi. Ne annotava anche Plinio il Giovane.
    Di solito i fatti d'infestazione sono legati a vicende tragiche o drammatiche. La forte personalità di Caterina ha di certo "impregnato" l'ambiente in cui viveva.

    Il fatto è reale, ma resta difficile dare spiegazioni, sembra istradarsi verso implicazioni di carattere trascendentale, giudicandolo come espressione di dimensioni preterumana. Restando razionali si può pensare ad interpretarlo in ambito psichico, di turisti-medium che pur ignorando di esserlo lasciano tracce sul posto, anche se questo ci conduce a teorie vaghe e non verificabili, non inferiori di quelle che possono essere verificabili le teorie spiritiche.
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles, però gli articoli di Fabio non ti sfuggono mai eh? Forse dovrò diventare anch'io socialmente più impegnato? Ahah😉 Comunque ti dico, io al paranormale non credo molto...il fatto che poi sia stato inflazionato gioca a sfavore nelle mie preferenze...lo vedo più come un occasionale divertissement per un'anima gotica, quando non direttamente ossianica, come la mia. Diciamo che però mi affascina l'ipotesi di apparizioni "compresenti" in più luoghi, come Caterina e anche Bianca di Challant, avvistata sia nel castello di Issogne, sia nel cortile ducale del Castello Sforzesco di Milano...lei però eroina non lo era😉

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  3. Ciao Marco devo dire che questo articolo è il più bello che ci hai donato. Mi piace molto Caterina. Una illustre illegittima in ottima compagnia. La mia preferita resta però Elisabetta I, che tanto ha fatto e tramato. Caterina mi affascina come ribelle spregiudicata, a tratti irresponsabile, dato che non esita a mettere a repentaglio la vita dei figli. Sarà vera la storia del fantasma?! Mah... mi piacerebbe pensarlo. Avrei tante cose da chiederle.
    Da bambina avevo letto la storia della Baronessa di Carini. Sembra che la sua mano insanguinata riappaia ogni anno all'anniversario della sua morte. In effetti ogni castello che si rispetti ha il suo fantasma!! Complimenti ancora. Rosella

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    1. Ciao Ros, anche a me piacerebbe pensarlo! Noto che ognuno ha un suo "fantasma preferito"! Interessante😉

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  4. Come sempre,Marco, trovo che per approfondita conoscenza delle dinamiche della Storia e dei suoi protagonisti, nonché per qualità poetica della scrittura tu abbia un'autentica vocazione per il romanzo storico. Quest'articolo potrebbe ben dipanarsi in romanzo storico. Per solleticare la nostra emotività, e quindi coinvolgerci nella lettura, hai sapientemente indugiato sui misteri aleggianti intorno alla figura di Caterina, ma li hai evocati ponendoli in forma interrogativa, lasciando sottintendere che quel che ti interessava veramente era alla fine tratteggiare una donna straordinaria ed originalissima realmente esistita, ed attraverso di lei ritrarre un'epoca di intenso cambiamento. Ecco, le tinte forti di quest'ultima combattiva amazzone di una dinastia laica mi affascinano anche più delle leggende sul suo sbiadito fantasma. La immagino sepolta con i suoi segreti ed il suo cavallo, come i veri guerrieri di certe antiche civiltà.

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  5. Grazie Laura! Tutto quel che hai scritto non fa una piega, anche se personalmente non amo il Rinascimento😆 Personalmente amo gli Sforza proprio perché nel loro approccio umanistico conservavano ancora molto fascino feudale e cavalleresco...non é un caso che intrattenessero maggiori scambi commerciali con il mio amato centro-nord Europa 😉

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  6. Molto interessante...sposa a 10 anni? E ci scandalizziamo per le spose bambine...non sapevo che fosse la madre di Giovanni dalle Bande Nere...bellissime le foto...il ritratto di Cesare lo conoscevo già...bravo!!!
    Federica

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    1. Federica anche tu come Gloria hai notato le foto. Sensibilità in comune? Ahah ;) Scherzi a parte mi son fatto un mazzo tanto per unire col mio repertorio fotografico Milano Roma e la Romagna...anche con i quadri che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo!

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  7. Gran bel personaggio!
    Giuseppe

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  8. È la mia Caterina preferita. Ho letto nel 1989 la biografia romanzata di Graziani e Venturelli e me ne sono innamorata
    Mirella

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    1. Mirella dici che stavolta avrò scelto un personaggio troppo famoso? Ti assicuro la mia generazione e limitrofe se la sono scordata....

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    2. Marco, sono di una generazione molto molto più datata della tua! Hai fatto bene a scrivere di Caterina, è un personaggio che pochi hanno approfondito. Le generazioni attuali forse non conoscono. A me ha fatto piacere ritrovare uno scritto su di lei...
      Mirella

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    3. Pensa che io l'ho conosciuta nel 2004 quando ho casualmente visitato la rocca di Imola...bellissima, come puoi vedere. Tutti conoscono l'autodromo, pochi la Rocca...a Milano poi c'è viale Caterina da Forlì, ma non mi ero mai capacitato del fatto che si trattasse della stessa persona...sarà x il fatto che io son di Milano...ma per me resta in primis "Caterina Sforza" figlia di Galeazzo Maria eheh :)

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    4. Solo ora mi rendo conto che viale Caterina da Forlì è a lei dedicato! Abito proprio in questa zona!! Che vergogna! Grazie per avermelo detto!!
      Mirella

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    5. Vedi? C'è da dire anche che nessuno la chiama più così...intitolazione risorgimentale...come chiamare Giovanni Bellini "il Giambellino" ahah ;)

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  9. Sempre piacevole e intrigante, oggi anche misterioso...;)
    Alberto

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    1. Alberto è perché si avvicina la prossima visita guidata (Milano-Dark)...in questi gg rincarerò la dose ;)

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  10. Un mistero segreti non svelati . Vibrazioni che si sentono . Questo luogo e veramente mistico. Buona serata a tutti voi. Dipende che aura e presente in questo posto.
    Delfy

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  11. Bell' articolo su uno dei miei personaggi storici preferiti ;)
    Tiziana

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    1. Figurati;) ammetto che mi piace anche il padre, Galeazzo Maria

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    2. Anche a me, ha il suo fascino ancora feudale E poi non era del tutto privo di qualità. Era sensibile all'arte e alla musica (a corte stipendiava i migliori musici d'Europa) e tante altre cose.

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  12. Esatto. Introdusse la coltivazione del riso se nn erro. E c' é una leggenda che parla di sue pratiche di magia nei sotterranei del Castello ^^
    Tiziana

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    1. Proprio così, si dice che ebbe il riso dai Gonzaga. Idem coltura del gelso...rispetto a suo padre non era una cima, questo é certo...ma si sa, spesso gli studiosi del passato, anche recente, tendevano a svilire o a glorificare o meglio strumentalizzare determinati personaggi entro quadretti da luogo comune, a seconda della sensibilità storica del momento...

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  13. Buondì, ritorno, per dimenticanza, sulle bellissime scene, figure, quadri e foto poste dal mitico Marco. Doveroso! E' doveroso pure un riverente inchino rinascimentale con tanto di (finto) baciamano a madonna "Laura" Del Fitto. Comprendo perchè il mio amico Petrarca per lei precorse i tempi con componimenti a lei diretti... Dopo l'iniziale obbrobrio che mi compete, mi complimento, per davvero, per gli intensi e intelligenti argomenti dell'amica Laura che condivido, almeno fino allo "sbiadito fantasma". Lo sbiadito fantasma è una realtà molto, ma molto complessa. Anni fa questo argomento mi faceva sorridere, ora non più.

    Certe apparizioni non sono solo parti di menti corrotte da emozioni incontrollate, nè hanno solo significati simbolici, non quando almeno si hanno strumenti sofisticati che ne annotano sia la presenza che la vocalità. L'ex allenatore del Milan Sacchi direbbe straordinErio, straordinErio... Mi rendo conto che oggi come oggi, dopo le immense trasformazioni degli "usi" e dei "costumi" umani, una storia come quella di Caterina può apparire (apparire...) nel migliore dei casi come favolosa, oppure, peggio, come pura e gratuita invenzione, ma si hanno innumerevoli serie di manifestazioni fisiche di una persona deceduta, e i risolini non bastano ad inficiarla.

    L'obbiettivo principale, e in un certo senso finale, della spinta interiore per ognuno di noi è quello di riconoscerci intimamente per quello che veramente siamo: qualcosa di diverso e di più del nostro attuale essere, come umanità.
    Un saluto
    Malles

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    1. Malles un mito...sempre in bilico tra la serietà e lo scherzo, é ipnotico ascoltarti😉 però io in questo caso non saprei che dire...non ho mai avuto esperienze dirette...tu? Non farò ridolini 😉

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  14. Ciao Marco. Sarei falso se dicessi che non ho alcuna esperienza in questo settore, prima era semplice curiosità, in seguito è diventato uno studio, anche diretto, non solo per le sedute medianiche, ma anche per le registrazioni psicofoniche, la scrittura diretta, e tutte quelle tematiche che pur "strane" rappresentano pur sempre l'uomo nel suo profondo, o quello che sarà...

    Studi comunque che nulla hanno a che vedere con l'arte divinatoria o con pseudo rituali magici, dai quali esorto a prendere le distanze (ne va del prosciugarsi del conto corrente...). Avventurarsi nelle manifestazioni medianiche (qui riporti un caso d'infestazione d'ambiente) vuol dire muoversi in un terreno particolarmente delicato.

    La psiche (che però non è però la sola che determina certe manifestazioni...) umana ha ancora infiniti meandri in cui si annidano forze di cui non si riesce a stabilire l'esatta natura e la misura di potenza. Affrontandole si opera in un tessuto fragile, facilmente traumatizzabile per cui ogni passo va mosso con estrema cautela.Potrei dir di più? Ceerrrto...ma credo avremo modo...
    Un saluto, tambien alla "Musa" Laura...
    Malles

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    1. Magari puoi indicarmi qualche traccia bibliografica x capirne di più? Io ho solo un buon libretto divulgativo, poi ti mando la foto.

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  15. Ciao Marco, in questo campo, ancora d'arare... mi fido solo ed esclusivamente di me stesso, e spesso non basta (non sempre almeno, quando prendo contatto in prima persona con certe manifestazioni). Leggo, mi informo com'è naturale ma, come dicevo, preferisco essere in prima linea, rendermi conto di persona, al riguardo ho rivoltato mezza Europa... sulle tracce delle innumerevoli (troppe) apparizioni della Vergine Maria, il risultato? Ai dubbi si sono aggiunte domande che non hanno trovato risposta. O risposte parziali.

    Forse era meglio se si evitava il costo dei viaggi facendo autostop... Scherzo, non avrei mai potuto. Comunque sia, per entrare in punta di piedi in questo mondo che non conosciamo, pur con le nostre certezze, ti consiglierei: normalità e paranormalità-di Ugo Dettore. Ed anche: la parapsicologia per chi non la conosce, dello stesso autore. Semplice ma interessante è il libro di Pero Cassoli: Lettere ad un parapsicologo. Un po datati ma seri. Pure intrigante è il libro: "Gustavo Rol" una vita di prodigi.

    Hai detto che sono in bilico tra la serietà e lo scherzo? E' vero, ma prima non era così, almeno fino al momento in cui NON ho incontrato quella sagomaccia di Erodoto, il quale mi disse che non bisogna mai prendere sempre tutto sul serio. La serietà, come un vino troppo invecchiato va annacquata per poterla sopportare, mmm..mmmaaH! Non è che questa frase l'ha scritta invece Gustavino Dell'acqua?? Boh! soprassediamo...

    Il buon Cocteau e il mitico Erasmo forse eccedevano un cicinin quando affermavano che la vita umana non è che un gioco, il gioco della pazzia - che il limite della saggezza è ciò che la gente chiama pazzia. Sarà. Una volta ho voluto fare un complimento dicendo ad una signorina che lei per me era MATTINA anche quando era sera, tsè! Non capisco perchè mi ha preso a schiaffi...
    Un saluto
    Malles

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