La strage dei bimbi di Gorla

Gorla è un quartiere di Milano, posto nella periferia nord - orientale della città. Per molti secoli Gorla costituì un quartiere autonomo stretto tra Greco, Crescenzago e Turro. Nel 1864 assunse il nome di Gorla Primo per distinguerlo dalle omonime località in provincia di Varese. Nel 1920 annesse il limitrofo comune di Precotto modificando il nome in Gorla-Precotto. I diversi tentativi per evitare l’annessione al comune di Milano furono inutili.  
Il 23 dicembre del 1923 il comune fu annesso alla città meneghina.  La data della strage è nella memoria di molte persone, purtroppo non tutte: 20 ottobre 1944. Quella mattina dall’aeroporto di Castelluccio dei Sauri, nei pressi della città di Foggia in Puglia, decollarono 36 bombardieri B-24 della 451 Bomb Group, al comando del colonnello James B. Knapp.  
Il compito assegnato alla compagnia 451 Bomb Group? Distruggere gli stabilimenti della Breda a Sesto San Giovanni. In contemporanea i bombardieri della 461 Bomb Group e della 484 erano diretti su Milano, con l’obiettivo di radere al suolo gli stabilimenti dell’Isotta Fraschini e dell’Alfa Romeo. Una pioggia di bombe attendeva il cielo di Milano, e la sua gente. L’operazione iniziò poco prima delle 8,00 in Puglia.  Gli aerei si alzarono in volo per raggiungere gli obiettivi. 
La 461 e la 484 raggiunsero gli obiettivi prefissati causando piccoli danni collaterali. Le officine dell’Isotta Fraschini e dell’Alfa Romeo furono centrate dai bombardieri americani. Le cronache raccontano di poche vittime tra i civili. Le morti di persone non collegate all’obiettivo militare appaiono come danni collaterali. Mai definizione può considerarsi più cruda e sbagliata: una sola vita umana distrutta per errore rappresenta un orrore e non un danno collaterale. 
La guerra ha le sue regole. 
La fine arriva dal cielo.
Splendido cielo azzurro.
Le officine della Breda devono essere distrutte.
L’attacco è ripartito in due ondate, per non essere facili bersagli per la contraerea.
La prima ondata non centrò l’obiettivo prefissato a causa d’errori nella procedura di lancio del materiale bellico: le bombe sganciate in anticipo colpiscono l’aperta campagna.
La seconda ondata – a causa di probabili errori di trascrizione delle coordinate – si trova fuori posizione rispetto all'obiettivo. 
Non è possibile tornare alla base con le bombe innescate.
Devono essere lanciate.
Il comandante decise di liberarsi immediatamente del carico.
I resoconti ci narrano la possibilità di cui disponeva chi guidava l’attacco: sganciare la morte che arriva dal cielo in aperta campagna, sulla rotta per Cremona. 
Questo non avvenne nonostante le favorevoli condizioni atmosferiche permettessero una chiara distinzione tra obiettivi militari ed abitazioni civili.
Alle 11,27 i bombardieri americani vomitano morte dal cielo.
Alle 11,29 gli abitati di Gorla e Precotto sono investiti da un quantitativo enorme d’esplosivo.
L’inferno sulla terra di Milano.
Case, negozi, officine e scuole diventano bersagli.
Urla.
Lacerazioni.
Morte.
Dolore.
Milano non sarà più la stessa.
Le bombe investono la scuola elementare Francesco Crispi uccidendo 184 scolari, 20 insegnanti ed altri 18 piccoli bimbi, portati in braccio dalle madri accorse sul luogo di morte al primo allarme con l’obiettivo di portare in salvo i figli che frequentavano la scuola.
Un’intera generazione scomparsa.
Quel giorno Milano contò oltre 600 vittime dei bombardamenti. Dalle macerie furono estratte diverse centinaia, se non migliaia, di feriti. Ricorda Graziella Ghisalberti Savoia, una delle alunne della scuola Crispi scampata alla tragedia: "Mi trovavo nella scuola poco prima delle 11.30, quasi al termine della giornata scolastica. Non ero in classe, venivo dalla segreteria dove ero stata premiata per una pagina di calligrafia. Suonò il grande allarme appena prima della fine delle lezioni, così ci dissero di fare le cartelle".
Una seconda drammatica testimonianza, di Anna Bassis Ferrè: "Io e mio marito lavoravamo in una legatoria e Margherita, pur avendo solo 8 anni, si preparava ed andava a scuola da sola. Era gia una donnina giudiziosa. Anche quel triste venerdi 20 ottobre 1944 l'avevamo salutata prima di andare al lavoro, convinti di rivederla felice al nostro ritorno, ma purtroppo come tanti altri scolari (quasi tutti) non ha fatto più ritorno a casa. Appena saputo della scuola bombardata, siamo accorsi, ma non l'abbiamo trovata. Avendo dei nostri parenti vicino al Cimitero Monumentale, siamo stati da loro ospitati una notte, non ce la sentivamo di tornare nella nostra casa da soli.Al mattino presto siamo andati a cercarla. L'abbiamo trovata vicino alla sua maestra, la signorina Bianca Colombo. Il dolore per la sua perdita è stato immenso. Dopo circa un anno ho avuto un altro bambino che avrebbe dovuto lenire in parte la nostra disperazione; è vissuto però solo dieci giorni. Nel 1947 è nato un altro figliolo, ma anche lui mi ha lasciato troppo presto! Ho una nipote diciottenne, sua figlia, ma io vivo sola con i miei cari tristi ricordi. In particolare mi ritrovo spesso a parlare con la mia adorata bambina." 
Vi propongo una terza testimonianza: "Sono Ambrogina Sironi, sorella di Ambrogio, nata nel 1946. Dai miei genitori ho saputo che quel mattino per mio fratello sarebbe stato il primo giorno di scuola. Aveva 7 anni ed avrebbe frequentato la seconda elementare. Era appena tornato dalla Valtellina, dove era sfollato presso una zia. Quel mattino però, Ambrogio non ne voleva proprio sapere di andare a scuola! La mamma l'aveva preparato e visto che abitavamo proprio di fronte alla scuola all'orario di inizio delle lezioni l'aveva mandato da solo.Nel frattempo il papà era intento ad effettuare le consegne con il suo carro e cavallo. Arrivato a Turro un signore l'ha avvertito che aveva un bambino nella cesta del fieno sotto il carro. Era il piccolo Ambrogio, deciso a bigiare la scuola. Il papà la pensava diversamente. Girato il carro e tornato a Gorla ha accompagnato mio fratello a scuola. Per sempre. Ora anche lui riposa nella cripta ossario, sotto il monumento. Io porto il suo nome, il nome di un piccolo martire!". 
La testimonianza di un sopravvissuto che all'epoca dei fatti aveva 6 anni, Marco Pederielli: 
"Il primo allarme suonò verso le 11.15. Le maestre si affrettarono a far uscire i bambini dalle classi per portarli nei rifugi sotterranei. Io devo la mia salvezza a tre coincidenze. 
Nonostante avessi 6 anni, mi ero iscritto direttamente in seconda elementare perché avevo fatto la prima da privatista. È stata una fortuna perché le prime classi facevano lezione al piano terra e furono le prime ad entrare nei rifugi. Nessuno di coloro che raggiunsero i rifugi è sopravvissuto, perché una bomba cadde nella tromba delle scale e l’esplosione fece crollare l’intera struttura. 
Durante la discesa verso i rifugi, mi accorsi che avevo dimenticato il cappotto in classe. Corsi di sopra a riprenderlo e quando ridiscesi notai che il bidello aveva lasciato il portone della scuola aperto. Uscii in strada con le bombe che già stavano cadendo in tutto il quartiere. Fu rischioso ma non finii sotto le macerie della scuola. 
Strisciai in strada costeggiando le case, finché arrivai sul sagrato della chiesa del quartiere. Un droghiere mi tirò dentro il negozio proprio un attimo prima che una bomba cadesse sulla chiesa. Mi ritrovai nella cantina del suo negozio con la bocca piena di polvere e le orecchie che fischiavano, ma ero salvo. 
Più tardi mi diressi verso casa e a metà strada trovai mia madre, che stava correndo verso la scuola per venirmi a prendere, e tornammo a casa."

Un'ultima testimonianza, quella di Pierina Cesarotti: "Sono la sorella minore di una ragazzina di 14 anni che purtroppo perì quel giorno. Si chiamava Margherita Cesarotti ed era nata a Soncino (CR) il 9 maggio 1930: abitavamo allora nei pressi della scuola, in via Asiago 56. Mia sorella, superata la quinta elementare, come d'uso in quei tempi era apprendista da una sarta che abitava in una cascina davanti alla scuola. Il tremendo bombardamento coinvolse tutta la zona circostante; mia sorella si trovava seduta davanti alla macchina per cucire che la schiacciò sotto il suo peso, ferendola gravemente al viso ed alla testa, accecandola. fu deposta per errore fra i bambini morti, dove nostro padre la trovò dopo affannose ricerche in tutti gli ospedali. Era gravissima, ma ancora viva. Vani furono i tentativi di salvarla, la sera stessa morì. Non era più un alunna, ma venne sempre ricordata con le altre piccole vittime della scuola.Il responsabile di tutto questo ha un nome ed un cognome: James B. Knapp comandante della United States Army Air Force. La prefettura di Milano, subito informata, dispose i primi soccorsi. La tragedia apparve immediatamente nella sua reale dimensione. 
Dalle macerie piccoli cadaveri.
Un prete si distinse: don Ferdinando Frattino che contribuì al salvataggio di diversi bambini. L’unico commento – nei giorni degli eventi – circa l’errore dei bombardamenti fu del colonnello Stefonowicz, da cui dipendeva il 451° Group, che criticò pesantemente l’operato delle forze aeree americane, non per le vittime civili, ma per il danno d’immagine causato dallo scadente lavoro di quel giorno d’ottobre.
Nessuno fu chiamato sul banco degli imputati, malgrado si conoscano i responsabili.
Ora, lettori e lettrici, riguardate la foto d’apertura a quest’articolo e chiedetevi: quei corpi mutilati di bimbi senza futuro meritano giustizia?

Questa volta lascio a voi la conclusione.
A noi cosa rimane di tutto questo orrore?
Un vuoto incolmabile dentro il cuore.
Il nostro popolo dimentica. 
Una frase di W. Churchill ha sempre colpito la mia immaginazione: "Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio."
Siamo sinceramente convinti che vogliamo scoprire la verità?
Ci appoggiamo alle nostre piccole certezze come fosse un cuscino sul quale addormentarsi.
La storia dovrebbe insegnare.
Francesco De Gregori cantava:"la Storia non ha nascondigli, la Storia non passa la mano, la Storia siamo noi." Dovremmo essere pronti a riscrivere la storia.

Ci hanno liberato ma questo non significa perdonare l'orrore.



Fabio Casalini


Bibliografia
Achille Rastelli, Bombe sulla città, Mursia, 2000

Webografia

Il materiale fotografico ed alcune testimonianze sono stati reperiti dal sito www.piccolimartiri.it. Come specificato all'interno del sito stesso le immagini sono libere ma era gentilmente richiesto un preavviso per l'utilizzo. Mi sono premunito di scrivere una mail all'indirizzo proposto 10 giorni addietro. A tutt'oggi non ho ricevuto risposta. Certo di aver gentilmente ottemperato alla loro richiesta, pubblico il materiale recuperato per il loro tramite.
[Fabio Casalini]

Commenti

  1. Ciao Fabio, un accadimento orrendo che non conoscevo. Sembrano dormire. Queste foto restano dentro e scuotono con fragore le nostre coscienze. Conosciamo così poco della nostra storia. Solo ciò che è ufficiale. Conosciamo solo ciò che è opportuno sapere. Vittime di guerra. Leggere la loro storia, conoscere i loro nomi gli da nuova voce. Mantenere vivo il ricordo di questi piccoli è un dovere di ognuno di noi. Tu dai loro voce. Una voce che risuona con dolore. Rosella

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    1. Ciao Rosella.
      Io sono qui per cercare di approfondire gli eventi celati dalla letteratura, dai libri di storia e dalla memoria collettiva.
      Il ricordo di questi bimbi deve rimanere nei nostri cuori, nei nostri cervelli e nelle nostre interiora.
      Sempre.
      Non possiamo dimenticare.
      Non possiamo lasciare indietro nessuno.
      Fabio

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    2. Grazie per la dettagliata documentazione riguardo questo fatto che avevo sentito da una mia amica che ora non è più. Avrebbe dovuto insegnare lì ma proprio in quel periodo ha avuto la fortuna di essere assunta al Comune di Milano come impiegata. Questo episodio la segnava ancora molto durante la vecchiaia.

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    3. Paola grazie per essere passata nelle pagine di questo progetto e per averci donato la tua preziosa testimonianza.
      Fabio

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  2. Pur conoscendo bene i gravi bombardamenti nella mia città non ero a conoscenza di queto episodio. A quella data nella scuola esplosa potevano benissimo esserci anche i miei genitori, che prima di sfollare aspettavano sempre il suono dell'allarme e il volo del caccia-bombardiere "Pippo"...pagine di storia tragica che si cerca sempre di ignorare. Non esistono liberatori, esistono solo strategie e piani. Non per nulla, "gli alleati" da allora dispongono ancora di basi in tutta Italia...

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    1. Ciao Marco.
      Come ben sai molti sono gli eventi che la memoria collettiva fatica a ricordare.
      Alcune volte mi soffermo a pensare se non sia peggiore la colpa di chi non ha raccontato rispetto a quella di chi ha colpito con superficialità e negligenza.
      Se sai devi raccontare.
      E' il mio punto fermo.
      Sempre.
      Grazie amico mio.
      Fabio

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  3. Non raccontare è uccidere due volte. La memoria di ciò che è stato dovrebbe insegnarci a vivere meglio. Ma siamo esseri limitati nel nostro pensare da troppi condizionamenti esterni. Rosella

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    1. Quante volte Rosella nel nostro paese hanno ucciso due volte?
      Quante?
      Fabio

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  4. Mi chiedo se questi "liberatori" erano i "nostri" o i "loro"... Sint ut sunt aut non sint. Nei tuoi confronti caro Fabio non servono suggerimenti, mi permetto solo un scava e approfondisci, scava e approfondisci, scava e approfondisci. Il resto è silenzio.

    C'è chi diceva che la sofferenza è una divinità misconosciuta e che in fondo noi le dobbiamo tutto ciò che di buono è in noi, tutto ciò che da valore alla vita, la pietà, il coraggio, tutte le virtù insomma. Sarà vero? ... mah!!
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles.
      Scavo grazie al vostro supporto, ai vostri suggerimenti ed ai vostri commenti.
      La sofferenza ci accompagna, ci deve accompagnare in determinati sentieri.
      Comprendo che non tutti possano entrare in determinati argomenti.
      Molti si fermano, si domandano se sia giusto raccontare il dolore, la morte.
      Nel mio piccolo cerco sempre di superare queste domande, ponendomi di lato e cercando - per quanto possibile - di rimanere estraneo alle vicende.
      Malles è dura, durissima.
      Sono settimane che ho il voltastomaco.
      Alcuni amici mi definiscono un "uomo-in-missione-per-la-verità".
      Non saprei se la definizione possa appiccicarsi a me.
      Io ci provo, semplicemente ci provo.
      Fabio

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  5. Hanno ucciso non due ma mille volte quando hanno insabbiato quello che pochi tiravano fuori... Sono scioccata da quello che vedo e leggo... Povere anime innocenti ... Scava e URLA! Ci riesci. Simo.

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    1. Grazie Simo.
      Come detto in precedenza ci provo, altro non posso fare.
      Siamo alle solite: non raccontare, non inserire questi eventi nei libri di scuola.
      Siamo alle solite..
      Fabio

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  6. Conosco questa storia, come ne conosco tante altre cadute nell'oblio di rituali "giornate della memoria". La mia prima passione fu per la storia contemporanea .... mi sembrava quella più vicina e più comprensibile. Una buona parte della mia generazione "la meglio gioventù" è cresciuta nel mito della resistenza al nazifascismo; una parte minoritaria ha seguito valori opposti e la maggior parte ... non lo sò! Pensavamo di essere riusciti a scacciare tali orrori, semplicemente perchè si verificavano lontani da noi (ancora, recentemente, gli ospedali di Emergency in Afganistan o di Medici Senza Frontiere in Siria sotto gli effetti collaterali del fuoco amico), ma l'odio disseminato non conosce nè tempo nè confini: ce lo ricorda il feroce terrorismo di Parigi e Bruxelles. Siamo esseri limitati nel nostro pensare da troppi condizionamenti, dice la cara Rosella, ed io, consapevole dei miei limiti e condizionamenti sto cercando rifugio "nell'asettica bellezza" di storia e arte di generazioni non più mie. Tuttavia, inguaribilmente, continuo ad indignarmi e a sentirmi meno solo incontrando persone ancora disposte ad indignarsi. (Ridao)

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    1. Ciao Ridao.
      Siete voi a darmi la forza.
      Siete voi a non lasciarmi solo.
      Siete voi che leggete - commentate - condividete il mio disprezzo profondo per le storie negate.
      Il mio disprezzo è il vostro, quello di persone per bene che sentono l'appartenenza esclusivamente ad un profondo principio che non si lega alle religioni, alle politiche o altro.
      E' un principio di onestà intellettuale.
      Ad una settimana dall'apparizione dell'articolo sulle marocchinate ammetto di essere sopreso: oltre 6000 singole visite su quell'articolo.
      La strada per la conoscenza è lastricate di difficoltà, ma sapere di essere in tanti aiuta.
      Aiuta tantissimo.
      Grazie.
      Fabio

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  7. La storia delle vittime dei propri amici/alleati, delle morti "per sbaglio", per odiosa ferocia della guerra (l'articolo che ho letto sulle "marocchinate" -brutto termine ma tanto per capirci) è quella più spinosa e dolorosa da ricordare. Il massacro di Gorla, quando lo scoprii anni fa, mi meravgliò e addolorò molto: come me molti altri milanesi non ne sapevano nulla.
    Ma la storia dei conflitti tra regni/imperi/stati insegna che esistono sempre oppressori e oppressi, sia come invasori da un lato e soggiogati dall'altro, sia ad un livello economico-sociale che travalica etnie, culture, ovvero fronte e frontiere. E' per questo che nel primo caso, la prima cosa su cui un italiano dovrebbe far luce, soprattutto in questo preciso momento storico, è quanto è la sequela di orrori coloniali perpetrati in Libia dal nostro esercito nemmeno cent'anni fa. Nel secondo, non dimenticare la dialettica storica contemporanea attraverso le argomentazioni dei fatti e la consapevolezza del "potere della parola" e delle narrazioni, anche proprio dove è più alto il dolore e l'indignazione. Le due cose (il dolore e il fatto storico) non si negano, insomma, ma si conoscono e si rispettano. Mi è venuto in mente questo, scritto un po' di tempo fa, ma ancora valido http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=18453

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    1. Ciao Emmeggì.
      Sono d'accordo con la tua linea di pensiero.
      Quello che cerco - personalmente e non come fondatore del blog - di portare avanti è una ricerca sulla storia negata, passo dopo passo.
      Un articolo alla volta, un evento alla volta, cercando di non legare determinati accadimenti ad altri avvenuti in altri contesti.
      Quello che mi sono ripromesso è di raccontare tutto quello che posso riguardante il famigerato "armadio della vergogna".
      Sempre mettendo un piede avanti all'altro.
      Il nostro periodo colonialista si è macchiato di orrori incredibili, non solo dal punto di vista militare ma anche civile: qualcuno si ricorda del Madamato? Qualcuno ricorda il "grande giornalista" Montanelli e la sposa-bambina?
      Arriverò anche li.
      Grazie dei tuoi commenti e di seguirci.
      Fabio

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  8. Pazzesco che queste notizie non siano presenti nei libri di scuola. Semplicemente pazzesco.
    Uno che ti segue sempre caro Fabio.

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    1. Grazie per essere "uno che ti segue".
      Pazzesco forse è poco sai?
      Certe informazioni dovrebbero meritare capitoli nei libri ed invece... Ma si studiamo nei dettagli materie che non servono quasi a nulla è lasciamo la storia ai margini dell'insegnamento...
      Fabio

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  9. Inserisco di seguito una testimonianza: "Quel giorno anche i miei genitori persero la loro casa in via Losanna.Mia madre e mio fratello si salvarono, ma morirono sei persone: un'amica dei miei incinta, sua madre e una lavorante (faceva la sarta) oltre a due bambine scese nel rifugio con una vicina. Crollo' la scala, la madre rimasta a raccogliere alcune cose si salvo' rimanendo intrappolata in casa. Io sono nata dopo la guerra, ma il ricordo di questo fatto mi ha sempre impressionato. In casa conservo ancora una bottiglia da liquore con i bicchierini che ha rappresentato per la mia famiglia una sorta di porta fortuna essendo rimasta intatta nonostante i sei piani crollati sopra..."
    Della signora Adriana Riccardi.
    Grazie Adriana della tua testimonianza.
    Fabio

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    1. Spero che molte altre persone vogliano condividere con noi i propri ricordi di quelle drammatiche ed assurde ore.
      Grazie

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  10. Quello che dice Ridao è in buona parte anche il mio pensiero, e da madre sono perennemente in ansia per il futuro dei nostri figli...e poi nipoti... il mondo sta affondando tra violenza fango politico e religioni sempre più "assassine" .. Fabio, da quando ti conosco ho imparato a guardare invece che semplicemente vedere, oltre ciò che la cultura del mio ambiente, chiusa e per certi versi bigotta mi aveva abituato. Glory

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    1. Ciao Glory.
      La tua ansia - timore è condivisa da molti.
      Per questo motivo ritengo fondamentale conoscere il passato.
      Non perché certi eventi non vengano ripetuti - di base siamo stupidi - ma perché si abbia il polso delle conseguenze cui andremo incontro.
      Consapevolezza.
      Fabio

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  11. Ho conosciuto personalmente ,nel lontano 1960 una ragazza che si salvò dal bombardamento e noi lavorando in una fabrichetta di rubinetteria Mariani sita in Gorla andavamo nell' osteria di suo padre fare il pranzo portato con una schiscetta e da lui ci prendevamo una spuma o un bicchiere di vino per i più anziani .. ricordo gli occhi di questa povera ragazza persa in quella tragedia.... allora in quel tempo neanche si sapeva di quello che successe qui durante la guerra

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    1. Grazie Augusto della tua testimonianza.
      Ognuno di voi sta portando un secchio alla fontana della conoscenza.
      Purtroppo molti di questi tragici accadimenti risultano esclusi dalla storiografia ufficiale.
      Poco alla volta ricostruiremo tutto, con il vostro prezioso aiuto.
      Fabio

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    2. Salve a tutti, buongiorno a Fabio. Per la verità quella di Gorla tutto è meno che una strage dimenticata, e men che mai insabbiata. C’è lì davanti un enorme monumento, dove si commemorano gli anniversari. Al 70° c’è stata una cerimonia particolarmente importante. Chi vuole scavare nella storia, per prima cosa dovrebbe documentarsi, non trova? Con simpatia.

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    3. Ciao, con simpatia ma non posso che chiamarti anonimo ( non trovo indicazione del nome).
      Secondo te un monumento significa far conoscere una strage?
      Secondo te la mancanza di tale avvenimento nei libri di storia consente di conoscerla?
      Ultima domanda: come mai si oltre 10,000 letture solo le persone che hanno riferimenti diretti con la disgrazia la conoscono?
      A Milano molti non conoscono gli eventi.
      Potrei andare avanti ma attendo gentilmente delle risposte.
      Firmato: Fabio Casalini

      Nella speranza che determinati accadimenti possano essere da tutti conosciuto e non solo dalle persone che inciampano in un memoriale.

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  12. Chiedere il perché certi eventi siano accaduti è troppo per il genere umano

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    1. Ciao Giovanni, le cause di determinati eventi sono da ricercarsi nella volontà di indebolire il nemico, senza preoccuparsi di quale nemico stavi colpendo.
      La cosa che mette rabbia è la dichiarazione conseguente agli eventi, come se nulla fosse accaduto alle giovani vite umane spezzate.
      Fabio

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  13. http://apps.westpointaog.org/Memorials/Article/11488/
    E leggendo certi articoli vengono ancora più i brividi...a Hero...
    Grazie Fabio nemmeno io conoscevo cosi bene i fatti di Gorla.

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    1. Grazie di cuore Jimmy.
      Dovremmo insegnare anche questi accadimenti ai nostri figli, non solo la parte che hanno sempre voluto raccontare.
      Fabio

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  14. Roberto Potenza23 novembre 2016 21:51

    Nella mia memoria è ancora vivo il bombardamento di Gorla. Ne avevo avuto notizia a Venegono dove ero sfollato; ricordo le forti invettive contro gli "inglesi" di mio padre, che si sentiva particolarmente toccato dalla tragedia. Lui non aveva lasciato la scuola che dirigeva con passione a Milano e tutti i giorni ci raggiungeva, spesso in modo avventuroso, con i treni delle Nord, atteso con angoscia da mia mamma e da noi piccoli. Ringrazio Fabio per la messa a punto e lo rassicuro: non posso dimenticare quegli anni, e mi sono impegnato a mettere in carta le mie esperienze dell'epoca ad uso dei nipoti. Se un giorno i miei scritti saranno pubblicabili, non mancherò di citare in bibliografia anche questa importante testimonianza.
    Roberto Potenza

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    1. Roberto ciao, preferisco dare del tu in questo pagine che definisco di libero spazio.
      Spero che tu riesca nel tuo intento e mi auguro di comunicare eventuale data di presentazione dello scritto, parteciperò assolutamente come uditore attento.
      Se hai voglia puoi contattarmi su fabio.viaggiatorignoranti@gmail.com.
      Ne sarei felice!
      Fabio

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  15. Che dirti, conosco bene quei fatti, conosco bene quel posto, proprio di fronte al monumento Ossario dei piccoli martiri, scorre il naviglio della Martesana detto anche naviglio piccolo, vi sono pagine e fotografie, filmati, riguardanti questo importantissimo canale navigabile che da quattrocento anni collega l'Adda con la cerchia dei navigli di Milano, lungo il Martesana vi si affacciano ville, castelli, darsene, conche, molti quotidianamente percorrono le alzaie ed immortalano gli scorci più suggestivi e romantici ma ai me nessuno mai inquadra quel triste monumento ne spende parole per le piccole vittime, non è nella memoria collettiva, non ne parla il prete dal pulpito domenicale, nemmeno i giornali locali ricordano la data e nella nuova scuola di Gorla la mescolanza etnica dei nostri giorni ignora quell'antico eccidio. Se non sappiamo da dove veniamo non illudiamoci di trovare la giusta strada.

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    1. Guido non posso che essere d'accordo con ogni parola, ogni sillaba ed ogni lettera del tuo commento.
      La triste verità del tuo finale è la mia: se non sappiamo da dove veniamo, dove possiamo andare?

      Fabio

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  16. l'evoluzione di ogni guerra può essere solamente tragica. morte, violenza, sofferenze...la responsabilità di tutto è e rimarrà sempre di chi inizia e provare a rigirarla su chi termina l'evento è solo negare la realtà. purtroppo la guerra l'abbiamo iniziata noi e per ben due volte, nel '40 e nel '43 e non fingiamo di dimenticare che le coordinate per i bombardamenti erano fornite agli Alleati dalla Resistenza o nelle aree dove non fosse presente da collaboratori locali o dai loro spionaggi, che comunque si riferivano all'Esercito di Liberazione

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    1. Capitano Morgan (complimenti per il nick) su un passaggio non sono d'accordo: "la responsabilità di tutto è e rimarrà sempre di chi inizia e provare a rigirarla su chi termina l'evento è solo negare la realtà."
      Non mi trovi d'accordo perché sarebbe giustificare azioni indiscriminate che possono rientrare nell'atto terroristico (vero motivo di queste azioni).
      Generare terrore per far crollare la popolazione e far sì che si ribellasse alle forze di occupazione nazi-fascista.
      Fabio

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    2. Eh no! La responsabilità è eccome del fascismo, e con il fascismo anche del popolo italiano che si affidò a Mussolini o non seppe contrastarlo. 6 anni prima i bombardieri italiani sganciavano bombe su Barcellona, 3 anni prima Mussolini insistette con Hitler perché anche gli aerei costruiti dalla Fiat potessero bombardare Londra.

      Ah, Londra gli aerei del fascio la colpivano di notte, quando si sganciava a casaccio sulle città VOLONTARIAMENTE, senza obbiettivi specifici. Mentre quel giorno di ottobre '44 le tre formazioni americane puntavano sulle fabbriche.

      Anche i 184 morti di Gorla, anche i seicento morti di Milano di quel giorno sono una colpa del fascismo. Se ne ricordi chi vorrebbe ancora oggi LVI

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  17. Certo ci hanno liberato, ma non credo proprio l'abbian fatto perché gli fregava qualcosa. L'Italia come paese satellite era un boccone troppo ghiotto che non potevano lasciarsi sfuggire. E non mi stupisce che il responsabile l'abbia passata liscia. E' successo anche in tempi recenti.Vi ricordate il Cermis?
    Fiamma

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    1. Ciao Fiamma.
      Sul Cermis purtroppo conosco bene la successione dei fatti. Scrissi un articolo l'anno scorso.
      Purtroppo siamo un piccolo satellite.. .

      Fabio

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  18. Negli anni 60 sono andato a lavorare a Milano e x lavoro viaggiavo 3/4 giorni alla settimana nelle varie linee f.s, conobbi un signore di milano, data la sua età conosceva bene la guerra quando passavamo con il treno sulla linea x Cremona mi raccontava di quando i bombardieri sganciarono le bombe nelle campagne, il treno si fermò i passeggeri saltarono dai vagoni e vedere queste persone fuggire x i campi in cerca di un riparo le ragazze x correre + velocemente tenevano le gonne alzate con le mani.Pensavano in un primo momento che volevano colpire il treno i più esperti si resero conto che non erano destinate al convoglio ma abbandonare il carico non sganciato su obbiettivi militari.

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    1. Il problema non è la motivazione per cui il carico di morte fu sganciato, ma le conseguenze che ebbe. A me non basta la solita motivazione che in "guerra succede". Stiamo parlando di scuole e asili, del futuro negato di un'intera fetta di città.
      Fabio

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