Padre Pio: tra povertà e ricchezza

Nella prima puntata, di questa ricerca all’interno della vita di una delle figure più rappresentative e discusse del XX secolo, ci siamo lasciati al 31 maggio del 1923, giorno dell’emissione del decreto non constat de supernaturalitate da parte del Vaticano. Il decreto retrocedeva Padre Pio a persona normale senza alcun rapporto con il soprannaturale. 
La notizia, come potevamo prevedere, ebbe grande rilievo sui quotidiani nazionali ed esteri in seguito alla pubblicazione del decreto sull’Osservatore Romano del 5 luglio 1923.
Il dicembre dell’anno successivo il dottor Giorgio Festa chiese al Vaticano il permesso di visitare nuovamente Padre Pio. Il permesso fu negato dalle autorità ecclesiastiche.
Le indagini sul frate da Pietralcina si conclusero nel maggio del 1931. Il Vaticano invitò i fedeli a non considerare soprannaturali le manifestazioni di Padre Pio. Al frate fu vietata la celebrazione della messa e l’esercizio della confessione.
Le proteste dei fedeli e dei frati del convento furono vibranti e vigorose.
Il Vaticano, inizialmente, non mutò opinione.
Dal maggio del 1931 al luglio del 1933 la vicenda si tinge di giallo.
Al fine di comprendere i fatti intercorsi in quei due anni devo presentare un personaggio chiave di tutta la vicenda relativa a Padre Pio: si tratta di Emanuele Brunatto.
Brunatto appare nella vicenda di Padre Pio negli ultimi anni del secondo decennio del secolo scorso. Avventuriero d’origini napoletane lesse delle manifestazioni soprannaturali di Padre Pio sul Mattino di Napoli. Inizialmente decise di proseguire l’attività, legata al campo dell’alta moda, che da poco aveva iniziato. A causa di cattive gestioni e gelosie tra le sarte, che si occupavano della nascita degli abiti, la società fallì. Al Brunatto ritornò prepotente l’idea di recarsi a San Giovanni Rotondo per conoscere di persona Padre Pio. Giunto in Puglia conosce il frate da Pietralcina e, secondo alcuni, si converte immediatamente mentre, secondo altri scrittori, stringe sodalizio con Padre Pio. Inizialmente si stabilisce in una fattoria nei pressi del convento. Poco tempo dopo si trasferisce all’interno del convento stesso, e precisamente nella cella numero 6. Ricordo che la cella di Padre Pio era la numero 5.
Emanuele Brunatto assiste, ancora da spettatore, alle vicende inquisitoriali - essendo relative all’operato del Sant’Uffizio è lecito nominarle in questo modo – che vedono implicato Padre Pio. Nei mesi successivi decise di passare all’azione, raccogliendo materiale inedito, probabilmente relativo a comportamenti non limpidi, su alcune persone del clero pugliese. I soggetti colpiti dalle azioni di Brunatto sono: l’arcivescovo di Mafredonia, Pasquale Gagliardi, l’arciprete di San Giovanni Rotondo, Giuseppe Prencipe ed un canonico del paese, Domenico Palladino.
Quali i motivi alla base del dossier segreto?
I tre erano ritenuti gli artefici della persecuzione nei confronti di Padre Pio. L’arcivescovo di Manfredonia nel corso di una riunione concistoriale dichiarò: “Padre Pio è indemoniato.Ve lo dico io, è un indemoniato, e i frati di San Giovanni Rotondo sono una banda di truffatori. L’ho visto io, proprio con i miei occhi, il padre Pio mentre si profumava e si incipriava. Lo giuro sulla mia croce pastorale”. [1]
Le tensioni tra Vaticano ed il convento di San Giovanni Rotondo non cessano.
Emanuele Brunatto perse la pazienza e nel 1927, dopo aver lasciato il convento di Padre Pio per pressioni superiori, pubblica a Lipsia, con l’aiuto del sindaco di San Giovanni Rotondo, il libro Lettere alla Chiesa firmandosi con lo pseudonimo di Felice de Rossi. La pubblicazione è un attacco frontale al clero della Puglia e del Foggiano nel particolare. Il libro contiene tutto il materiale raccolto, in segreto, sulla vita dell’arcivescovo di Manfredonia e l’arciprete di San Giovanni Rotondo. Il Vaticano si trova in una situazione complessa: da una parte il materiale pericoloso che potrebbe creare uno scandalo, dall’altra le lunghe ombre di un ricatto da parte di Brunatto per eliminare le restrizioni cui era soggetto Padre Pio.
Il Vaticano accettò il ricatto pur di non far circolare il materiale compromettente ma… si dimenticò di levare le restrizioni al frate di Pietralcina.
Il Brunatto rincarò la dose decidendo di pubblicare un secondo libro, Gli Anticristi della chiesa cattolica, dove attaccò tutta la cristianità, Papa incluso.
All’improvviso il 14 luglio del 1933 si concluse la segregazione di Padre Pio.
Dal 1931 al 1933 la vicenda del frate con le stigmate assunse il colore del giallo per sfumare nel grigio dell’assoluzione…
Papa Pio XI affermerà che è la prima volta che il Sant’Uffizio si rimangia i suoi decreti.[2]
Avanziamo nel tempo.
Il miracolo di guarigione di un potente fece ottenere a Padre Pio una quota azionaria della Zarlatti, azienda che stava sviluppando un brevetto per una locomotiva alimentata a vapore ed aria compressa. Il frate non potendo sfruttare la quota azionaria, per il voto di povertà, si fece rappresentare dal Emanuele Brunatto, il signore della cella numero 6 e dei dossier segreti contro la curia romana.
Il tempo corre veloce, come la fama del piccolo frate venuto dalla Campania.
Il 9 gennaio del 1940 Padre Pio manifesta l’intento di costruire un ospedale, denominato casa sollievo della sofferenza.
Il 3 giugno del 1941 Emanuele Brunatto invia da Parigi, dove nel frattempo si era trasferito, una lettera d’accredito di ben 350.000.000 £. Il denaro transita nella filiale di Firenze del Credito Italiano. Il denaro servirà per l’inizio dei lavori dell’ospedale voluto da Padre Pio.
I soldi sono molti, anche le domande che nascono sulla loro formazione.
Nel 1943 un secondo, lauto, contributo giunge per i lavori dell’ospedale: il denaro giunge dall’UNRRA, associazione legata all’ONU, a seguito della conversione del fidanzato di una giornalista inglese. L’uomo, guarda caso, era consigliere delegato dell’UNRRA. L’ammontare del contributo si aggira tra i 250.000.000 ed i 400.000.000 milioni. La differenza potrebbe essersi persa durante il trasferimento del denaro…
Alla fine della seconda guerra mondiale Emanuele Brunatto fonda l’associazione Per la difesa delle opere e della persona di Padre Pio da Pietralcina.
I segreti ed i misteri legati al sodalizio tra queste due persone non si esauriscono mai.
Padre Pio, come tutta la curia romana e la cristianità, fu implicato in uno scandalo che scosse l’opinione pubblica durante i meravigliosi anni cinquanta.
Addentriamoci nei meandri del caso Giuffrè.
Giambattista Giuffrè era un banchiere d’Imola. Per conto d’alcuni enti ecclesiastici iniziò ad occuparsi della ricostruzione di conventi e chiese danneggiate durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Giuffrè amministrò i soldi delle parrocchie e degli istituti religiosi che a lui si rivolgevano, offrendo in cambio tassi d’interesse che potevano giungere a cifre incredibili: si andava dal 70% al 100% di guadagno annuo.
Quale garanzia offriva Gianbattista Giuffrè ai suoi investitori?
La sua profonda e conosciuta amicizia con ambienti religiosi influenti.
La presenza di Giuffrè nella vita religiosa del paese gli valse il soprannome di Banchiere di Dio.
Raccolse ingenti somme di denaro restituendo, almeno inizialmente, gli elevati interessi promessi con la nuova raccolta da ignari investitori. Giuffrè non investiva il denaro raccolto, ma lo utilizzava per corrispondere gli interessi, secondo il classico meccanismo dello Schema Ponzi. [3]
Il problema si presentò quando alcuni investitori iniziarono a sospettare di Giuffrè e chiesero il rimborso del capitale iniziale. Il banchiere di Dio non riuscì nell’impresa di rimborsare quanto aveva ottenuto a scopo d’investimento. Tra i più colpiti ricordiamo i frati cappuccini – in onore ed in memoria del voto di povertà di san Francesco – ed altri enti religiosi di centrale importanza. Essendo colpita buona parte della cristianità il Vaticano riuscì a far passare – almeno inizialmente – sotto silenzio l’accaduto.
Non tutti i quotidiani ed i settimanali si allontanarono dall’accaduto. 
L’Espresso del 9 aprile 1961 accusava Padre Pio e Gianbattista Giuffrè di essere i mandati della truffa. [4]
Lo scandalo sconvolse non solo il paese ma anche l’animo gentile e contadino di Papa Giovanni XXIII che decise di inviare il fidato Monsignor Maccari a San Giovanni Rotondo, per indagare sui frati e sulle voci che giungevano dalla Puglia sull’operato di Padre Pio.
Monsignor Maccari cosa trovò al suo arrivo nel convento pugliese?
Il Papa Buono come reagì di fronte al resoconto, dettagliato e circostanziato, del suo fidato collaboratore?
Tutto questo, e molto altro, nel prossimo articolo su Padre Pio, inganno o santità?

Fabio Casalini

Bibliografia

Allegri Renzo, I miracoli di Padre Pio. Mondadori. 1993
Bergadano Elena, Padre Pio il profumo dell'amore. Edizioni Paoline. 2013
Gemelli Agostino, Contro Padre Pio. Mimesis edizioni. 2010
Guarino Francesco, Padre Pio il santo tra noi. Edizioni il pellegrino di Padre Pio. 2014
Guarino Mario, Beato Impostore, Kaos edizioni. 1999
Renzetti Roberto, San Francesco e i crimini dei francescani. Tempesta Editore. 2013




[1] Renzetti Roberto, San Francesco e i crimini dei francescani. Tempesta Editore. 2013
[2] Bergadano Elena, Padre Pio il profumo dell’amore. Edizioni Paoline. 1999
[3] Lo schema Ponzi è un modello economico di vendita truffaldino che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi investitori. La tecnica prende il nome da Charles Ponzi, un immigrato italiano negli Stati Uniti che divenne famigerato per avere applicato una simile truffa su larga scala nei confronti della comunità di immigrati prima e poi in tutta la nazione. Ponzi non fu il primo a usare questa tecnica, ma ebbe tanto successo da legarvi il suo nome. Con la sua truffa coinvolse 40 000 persone e, partendo dalla modica cifra di due dollari arrivò a raccoglierne oltre 15 milioni.
[4] Renzetti Roberto, San Francesco e i crimini dei francescani. Tempesta Editore. 2013

Commenti

  1. Un uomo pieno di sorprese e di ricchezze. Anche questo aspetto mi era sconosciuto. La cosa che più salta all'occhio é che lui è i suoi sgherri tenevano in pugno gli inquisitori. La rettitudine non era di casa. Voglio credere nel Papa buono, nella sua figura fuori dal coro di marciume. O bisogno di credere in una figura positiva. La tua ricerca è avvincente e dettagliata. Spieghi tutto in modo semplice e chiaro, che arriva a tutti. Aspettiamo la prossima puntata per scoprire tutta la verità. Grazie del tuo immenso lavoro. Rosella

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    1. Grazie Rosella.
      Le ricchezze dove sono finite?
      L'ospedale tanto voluto da Padre Pio chi lo gestirà?
      Padre Pio ha lasciato testamento?
      A tutte queste domande risponderò nell'ultimo episodio tra qualche giorno.
      Fabio

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  2. Un altro capitolo che apre nuove domande.... Conoscevo altro e ben diverso punto di vista ... E pensavo di conoscerlo bene...Rifletto ... Tanto... Come sempre.... Grazie Fabio!

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    1. Grazie a te Parrucchiera.
      Io fornisco indicazioni.
      Assemblo il materiale dando ampio risalto al dove poterlo trovare.
      In questo capitolo non si parla di insondabile ma di qualcosa - come dire - molto terreno?
      Fabio

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  3. Signor Presidente, signori della corte e della giuria, mi oppongo... Le accuse al mio cliente vanno del tutto rigettate per indizi fuorvianti e da prove non comprovate. I contenziosi attuali tra la regione Puglia e gli ATTUALI responsabili della fondazione P. Pio nulla hanno a che vedere con il frate e il suo iniziale progetto ospedaliero. E' pur vero che tramite la sua figura piovvero donazioni sostanziose, fino a concretizzare il sogno di Pio: la costruzione di un modernissimo ospedale, che era ed è un gioiello per tutto il Gargano ed oltre. Solo per questo, a mio parere aveva le credenziali per la santificazione.

    E' innegabile che la pietra angolare su cui si poggiò l'intera costruzione, sia stato il tanto vituperato fraticello, come è innegabile che egli mai mise personalmente mano ai... bigliettoni. Visitando la sua casa e la celletta in cui visse e morì, ci si rende conto che povero nacque e povero visse. Padre Pio non fu mai ricco, nè visse negli agi, nè manipolò mai un cent. questa è storia. Per vedere tutto questo bisogna informarsi, fino ad arrivare a togliersi le preconcette fette di salame, altrimenti i giudizi resteranno ancorati da devianti cumuli di ipocrisie.

    Ap'ppproposito di dobloni, a Pietrelcina circola da sempre un aneddoto che tutti conoscono: la mamma del nostro, avendo strani presentimenti, arrivò a chiedere notizie sul suo futuro ad un indovino (Giuseppe Faiella) famosissimo all'epoca nelle campagne Pietrelcinesi - "Questo bambino sarà onorato in tutto il mondo. Per le sue mani passeranno soldi e soldi ma non possederà mai nulla...." -.

    Non si metta agli atti quest'ultimo raccontino, altrimenti invece di semplici accuse, al mio cliente, con un avvocato del mio calibro gli affibbieranno l'ergastolo...
    Caro P.M. (Fabio), noi della difesa, in seguito, se se ne presenterà la necessità, ci faremo trovare pronti anche per controbattere ad eventuali accuse (facilmente demolibili) di Papa G. XXIII.
    Un saluto
    Malles

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    1. Egregio avvocato difensore sia data parola all'accusa che si basa su indizi circostanziati e facilmente reperibili.
      Egregio avvocato difensore le carte sono chiare per chi le vuol vedere, magari stando al mare... (citando e parafrasando Vecchioni).
      Egregio avvocato difensore mi dispiace d'importunarla così, magari sono troppo giovane, magari troppo acerbo, ma mi capisca in fondo siamo uomini... (parafrasando Vecchioni ancora).
      Egregio avvocato difensore inizi a raccogliere gli incartamenti per l'arringa finale.
      Egregio avvocato difensore sia data parola all'accusa che narrerà dei biglietti di Giovanni XXIII e del suo diario.
      Egregio avvocato difensore mi sia data parola per difendere l'operato del sistema accusatorio che, ripeto, si basa su incartamenti solidi e provati dalla moderna letteratura.
      Egregio avvocato difensore purtroppo sarà messa agli atti anche l'aneddoto da lei citato.
      Tutto deve essere pubblicato, tutto deve essere messo agli atti.

      Carissimo Malles a parte l'aver assunto due ruoli distinti all'interno di questa intricata vicenda, ci stiamo confrontando su eventi ed accadimenti che hanno attraversato il Novecento italiano.
      Non hai parlato dello scandalo Giuffrè.
      Non hai parlato delle azioni della Zarlatti.
      Non hai menzionato il Brunatto.
      Fabio

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  4. Molto bello leggervi. Accusa e difesa sono appassionate. Leggerò ogni riga per movimentare questa domenica da malata. Rosella

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    1. Rosella buongiorno!
      Tra poco volano carte bollate!
      Speriamo di assolvere in modo virtuale il pagamento vero Malles?
      Fabio

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    2. ...CONTINUA....Per quanto riguarda E. Brunatto, caro Fabio, le cui VERE cause di morte, così come le sparizioni dei suoi dossier, restano tutt'ora un mystero. Fu nell'ultima parte della sua vita, un amico fraterno del nostro frate, al punto da lasciare ogni cosa per stabilirsi in un vecchio cascinale alle porte del convento, vivendo di quel poco che poteva produrre. La sua ribellione si ebbe quando gli si proibì espressamente di frequentare il convento (serviva messa), al punto che, sotto falso nome (ma lo conoscevano tutti) sferzò, oltre la maniera fisica, tutti e tutto il marciume che la chiesa (non è una novità) teneva ben nascosto sotto le vesti secolari.

      La figura (e le figuracce) del Brunatto per i due terzi della sua vita, risulta indifendibile, più lineare negli anni dopo aver conosciuto il Pio. Un peccatore incallito che piano piano si redime. Chi è senza peccato ...
      Nè il Brunatto è difendibile quando per concorrere alla costruzione del su detto ospedale maldestramente si immise nella gabola dei Brevetti Zarlatti, prototipi di locomotive che, per tutto un susseguirsi di errori di progetto, non ebbero fortuna.
      Un saluto, anzi, due, tre...
      Malles

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    3. Malles, Malles, Malles.... io avevo montato tutta l'accusa sulla notte tra il 9 ed il 10 febbraio....
      L'avvocato difensore non può difendere l'imputato da accuse non ancora formulate. Amico mio attendi qualche giorno, lasciamo rivedere gli appunti per scrivere decentemente del grande mistero degli anni 60 messo incredibilmente a tacere senza un perché...o forse il perché è Paolo VI?
      Fabio

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  5. La verità è una coperta troppo corta.. che ti lascia scoperti i piedi se la porti sulle spalle.. La verità è mettersi in discussione ogni attimo.. e non sedersi mai sui comodi paramenti di alcantara con mappe dorate.. la verità è come il fuoco.. che scalda e che brucia.. impossibile farne a meno o rinunciarvi.. a qualunque costo. Anche a prezzo del
    sangue. gio

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    1. Ciao Gio!
      Purtroppo in questa vicenda il sangue fu versato...
      Ma, come scritto a Malles, è ancora prematuro parlarne... attendiamo il capitolo conclusivo con il resoconto posteriore alla morte di Giovanni XXIII ed all'insediamento di Paolo VI....
      Fabio

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  6. AhAhAh!! Grande Fabio. Con un Ah di supplemento dedicato all'amica Rosella per un suo pronto ristabilirsi. Che, se me lo consente, opinioni tipo: sgherri, uomo pieno di ricchezze, rettitudine, inquisitori ecc. andrebbero più rivolte, non al burbero Pio, ma a chi lo prevaricava, per interposte o insite "potestà", a chi, essendogli di grado superiore, ne abusava. Vecchio mio (Fabio...) a parte le battutelle, la mia non è soltanto caciara, ma un dire in cui si crede, poi, per carità, posso benissimo sbagliare.

    I tuoi testimoni, atti all'accusa, li ritengo peggio degli accusati, caro Fabio, in primis l'inaffidabile P.A.Gemelli, novello Torquemada, questo si ch'era uno sgherro mia cara amica Rosella. Cerchiamo in uno spazio brevissimo di smontare le accuse...Il conclamato ostracismo di P.G.XXIII è una mezza bufala che alla fine si rivela una mozzarella... o, più seriamente, un fastidio dapprima a fatica contenuto ed in seguito azzerato. All'inizio l'incaricato di svolgere indagini sul cappuccino fu Don Terenzi, che si presentò al convento come diretto inviato del Papa, cosa del tutto falsa. Cercando di beccarlo in fallo (meglio dire mani in pasta?...), posizionò in ogni dove degli illeciti microfoni che, di fatto, non produssero nulla.Il becero Terenzi fu poi addirittura allontanato da P.G.XXIII venuto a conoscenza delle ingerenze (forse perchè nel frattempo si erano scoperti i microfoni nascosti? MmmmH!! Ecco da dove prese spunto quel nasone di Nixon).

    Passiamo a Monsignor C. Maccari, accusatore di primo pelo, molto probabilmente anche lui NON inviato dal S. Uffizio, ma presentatisi come tale. Così come pure Padre P. Philippe, che rimase a S. G. Rotondo per poche ore, sufficienti a lui per stilare una pappardella di resoconto finale (negativissimo) su P.Pio, col quale ebbe un colloquio di brevissima durata. Se vogliamo (voLiamo?) dar credito al fantastico P. Philippe, è d'uopo togliersi il cappello, ben pochi, forse nessuno, è in grado di dare giudizi definitivi su una qualsivoglia persona in pochi minuti. In considerazione di queste (inesistenti) indagini, il Santo-bah!-Uffizio calò un popò le braghe (sporgendosi in avanti, per un inchino?) davanti al cappuccino.
    La fiducia verso tali "informatori", se in un primo momento misero in crisi il Papa, in seguito gli fecero cambiare quasi totalmente idea.

    Lo scandalo Giuffrè non può intaccare la figura di Pio. Il banchiere (che potrebbe benissimo sollazzarsi in banche nostrane) riuscì alla Silvan, a far sparire una forte somma incamerata dalla sede dei cappuccini in quel di Padova. Per rimpinguare le casse del denaro volatilizzatisi, questi furboni chiesero le palanche che P.Pio aveva ottenuto tramite donazioni per la costruzione del famoso ospedale. Al rifiuto secco del padre, si provò con ogni mezzo a "spiazzarlo" (una lotta, di fatto, in seno allo stesso ordine), per rientrare delle perdite avute con il banchiere Giuffrè. Sul poveraccio piovve di tutto, dagli elefanti ai pulcini...da incontri porno ad accuse di spese in vestiti costosi (...puerili!).

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    1. Malles la tua difesa mi lascia senza fiato.
      Non ho mai incontrato nella vita, e son quasi 45 anni, una persona che mi mettesse in seria difficoltà come in questo preciso caso.
      La "vicenda dei baci" sarà assolutamente spiegata in un terzo articolo di questa mini-serie.
      L'espresso, si lo so erano mangia-preti, accusò violentemente PP di essere colluso con Giuffrè per lo scandalo simil schema - ponzi.
      E' particolare come ci troviamo su diverse sponde del fiume con in mano una serie di - chiamiamoli per facilità - documenti che attestano ora la colpa ora l'assoluzione del frate da Pietralcina.
      E' innegabile, dammene atto, che la sua figura si sia legata in modo ambiguo a tanti avvenimenti negativi della storia del nostro paese durante il secolo scorso.
      Ripeto non stiamo parlando di fede - ne abbiamo discusso nel primo resoconto - ma di storia politica, finanziaria e religiosa del nostro paese.
      Della presunta dispensa al voto di povertà che diciamo?
      Fabio

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    2. Caro amico NON virtuale,ma per me di fatto, per la simpatia che porto al tuo lavoro che ci arricchisce, lungi, molto lungi da me pensare di metterti in difficoltà, fabulare con Fabio è per me un onore. Ciò non toglie che le opinioni, in determinati frangenti, possono o DEBBONO per onestà intellettuale, del tutto personale, divergere. Niente di male in questo.

      Sull'accenno che fai dei (famosi) baci registrati, il tutto è adducibile al brusio di fondo che le strumentazioni dell'epoca (le cimici), così "pachidermiche" non potevano non avere. Moltissimo altro si potrebbe portare al fianco e a difesa del frate, malamente additato e troppo spesso portato sul banco degli imputati per un insieme di indeterminazioni del tutto gratuite. Ti aspetto al varco caro amico...Si scherzucchia, si scherzucchia.
      Un saluto amichevole, sempre.
      Malles

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    3. Malles sui baci anche Giovanni XXIII si dovette ricredere perché un alto prelato gli spiegò cosa si intendeva per baci...
      Fabio

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  7. Malles sono guarita.... domani esco. Ma non prima di aver letto tutto quello che scriverai. Forse era una pedina in mano ai più grandi di lui?!Essendo io curiosa andrò ad approfondire sia gli aspetti della difesa che dell'accusa. Mi piacciono i vostri scambi. Grazie perché mi arricchite di qualcosa che non sapevo. Rosella

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    1. ciao Rosella felice - ed anche Malles sicuramente - della tua pronta guarigione.
      Sono molti i punti da approfondire da ambo le parti.
      Fabio

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  8. letto ieri sera gli "aggiornamenti" .... mi ero preparata un mio modesto commento con qualche perplessità, tante delusioni, speranze che non sia stato .... ma anche fiducia in quanto hai documentato Fabio. PC alla mano ora vedo che nella giornata c'è stato un ... dibattito ... leggerò con calma le tue idee e quelle del sig Malles... comunque è molto delicata e alquanto contorta nonchè sonosciuta la "faccenda Padre Pio"... mai mi sarei aspettata tanto .... Per anni (ti avevo accennato) è stato per me (come per tant'altra gente) un grande "supporto" ... brutta parola ... insomma ... mi ha aiutata ! .... Beh.... non nascondo ora la mia (chiamiamola) curiosità con delusione. Un grazie ed un buon lavoro .... Nicoletta

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    1. Ciao Nicoletta.
      Tutta la vicenda relativo al frate da Pietralcina è assai intricata e per certi versi sconosciuta.
      Religione e storia si mischiano generando un nebbioso dubbio.
      Restano i documenti, i dossier segreti utilizzati a scopo di ricatto, le partecipazioni azionarie, il fiume di soldi che girava intorno al frate, gli scandali finanziari e quello che aggiungerò nel prossimo episodio.
      Grazie Nicoletta.
      Fabio

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  9. Attendo la terza puntata sul dossier PP. Trovo tutto molto chiaro ed esplicativo. E capisco anche perche', in famiglia - mio padre e mia madre - parlavano del frate di Pietralcina quasi sussurrando, con sguardi allusivi, celando un sorriso ambiguo. Erano gli anni 50, i bambini erano esclusi dai discorsi dei grandi, eppure, nella mia ingenuita', percepivo qualcosa di intrigante, di torbido. Che cosa? Me lo state svelando voi. Grazie per questo grande lavoro di ricerca. Siete unici!

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    1. Ciao Luisella. La terza puntata - conclusiva - arriverà tra qualche giorno. Mi sto documentando bene, il meglio possibile, sulla morte di Emanuele Brunatto.
      Come avrai intuito il mio scrivere sul frate di Pietralcina riguarda la storia contemporanea dell'Italia. Il frate è uno spaccato preciso dell'Italia del Novecento, non per nulla molti scandali del secolo sono stati raccontati in questa narrazione..
      Fabio

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  10. Attendo la terza puntata sul dossier PP. Trovo tutto molto chiaro ed esplicativo. E capisco anche perche', in famiglia - mio padre e mia madre - parlavano del frate di Pietralcina quasi sussurrando, con sguardi allusivi, celando un sorriso ambiguo. Erano gli anni 50, i bambini erano esclusi dai discorsi dei grandi, eppure, nella mia ingenuita', percepivo qualcosa di intrigante, di torbido. Che cosa? Me lo state svelando voi. Grazie per questo grande lavoro di ricerca. Siete unici!

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