Miracolo di sangue, di vita e d'amore

Esterno sera - Re, Valle Vigezzo - martedì 29 aprile 1494, un'ora prima del tramonto
Dopo una giornata fuori nei campi e con le bestie, mi ritrovo a far bisboccia, come tutte le sere con l'amico Comolo. La sosta all'osteria del paese ci ha rallegrato lo spirito e rinvigorito il corpo. È forte il poco vino che producono più giù verso Trontano, aspro come queste terre rubate alle montagne e nonostante tutto così ambite sia dai signori di Milano, a cui appartengono, che dai Vallesani.

Siamo stufi di doverci difendere dai loro attacchi predoni, di dover proteggere animali, donne e bambini...non c'è pace in questo lembo di frontiera! E se non fosse la guerra ci penserebbe la peste comunque a farci cadere un dopo l'altro come mosche...Meglio quindi godersela, questa miserevole vita! Come d'abitudine, perciò, ci fermiamo davanti al sagrato della chiesetta del paese, dedicata a San Maurizio, per giocare un poco alla "piodella"[1].
Il mio compare non risparmia di canzonarmi: "Zuccone, quanto denaro devi ancora perdere? Stasera sei proprio sfortunato, ti faccio tornare dalla tua donna in mutande! Oltre ai soldi persi poi si aggiungono le legnate, vedrai, perché quella lì che ti aspetta a casa te le suona di santa ragione !!!"
Come osa, truffaldino! Già il fatto che mi chiamino tutti Zuccone dà ben l'idea del mio carattere: caparbio, testardo, iroso ma io sono Giovanni Zucono e non tollero né di perdere il mio denaro, né di esser deriso. Ecco, ti faccio vedere io manigoldo che non sei altro...Prendo la mia piodella e cieco di rabbia gliela scaglio contro (voce fuori campo: ma il sasso colpisce l'immagine serena della Madonna che allatta il Bambin Gesù antistante la chiesa). Oh Dio mio, cosa ho fatto?! Perdonami Madre Celeste. Sono un idiota, sono un tapino.
 L'amico d'infanzia mi guarda spaventato: "sei matto Zuccone, hai commesso sacrilegio! Forza corri, scappiamo".
Sono sconvolto, ho paura! Temo la collera divina. Mi pento, farfuglio a denti stretti un' Ave Maria.
Ave, Maria, grátia plena,
Dóminus tecum.
Benedícta tu in muliéribus,
et benedíctus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta María, Mater Dei,
ora pro nobis peccatóribus, nunc et in hora mortis nostræ. Amen.
Sono un peccatore indegno, perdono! Gesù, Giuseppe e Maria siate la salvezza dell'anima mia. Fuggo via veloce come il vento.

Interno giorno - 18 gennaio 2013
In una clinica milanese, una coppia di sposi, non più giovane, comincia il protocollo di PMA[2] con l'ardente speranza di poter concepire un figlio. Il marito é scettico. La sterilità di coppia é appurata. L' uomo asseconda la moglie in questo estremo tentativo, le tiene la mano mentre il luminare seduto di fronte elenca i farmaci da comprare e iniettare ed illustra in cosa consisterà il bombardamento ormonale che la donna dovrà affrontare prima di procedere al pick-up degli ovociti maturi che dovranno essere fecondati in vitro col campione di seme prelevato dal marito. Il marito è terrorizzato dagli aghi. Smette di ascoltare il medico. È stanco di vedere piangere sempre la sua sposa perché alla sua età il suo ventre è un albero secco che non darà mai frutto...come Santa Elisabetta sperano nel miracolo del concepimento, anche se l'età è avanzata. La depressione sta consumando la sua signora. Era stata una bella ragazza, snella, allegra, solare, dolce; aveva tanti amici, tanti talenti che coltivava con passione, parlava fluentemente quattro lingue straniere, aveva vissuto per molti anni all'estero e viaggiato nei quattro angoli del globo; faceva un lavoro stressante ma appagante, che amava. Poi improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno tutto è cambiato. Aveva perso il lavoro dall'oggi al domani senza tanti convenevoli e questo, sommato alla sindrome dell'ovaio policistico[3] non aveva fatto che aggravare il suo precario equilibrio mentale. Si stava spegnendo, non aveva più alcun interesse. Aveva però un' ossessione, un unico desiderio, un fuoco che le bruciava dentro: potersi sentire una donna completa, vivendo appieno il dono della maternità.

Esterno giorno - Re - Alba di mercoledì 30 aprile 1494
"Don Giacomo, Don Giacomo " strilla il vecchio Bartolomeo! "Venga Vossignoria, venga: la Madonna sanguina." Prima che mi lascino il tempo di capire cosa stia succedendo, un capannello di gente si raccoglie davanti alla mia chiesa. Dal racconto del vecchio emerge quanto segue: mentre si stava recando in chiesa per la prima messa, toccando l'effige in atto di devozione, si accorse che questa perdeva sangue dalla fronte. Il sagrestano ricorda invece che accingendosi ad aprire la chiesa questa mattina, credette di riconoscere in una parrocchiana, la sciura Rosina, una donna vestita di bianco inginocchiata davanti all'immagine della Madonna. Qualche minuto dopo la donna era sparita...
"Cosa sta succedendo alle mie pecorelle? Perché tanto smarrimento?"
Arriva anche lo Zuccone ora attratto dalle urla e davanti alla comunità confessa un grave peccato.
"O Maria Vergine, monda le nostre anime, perdona i nostri peccati, tu che piangi per le nostre nefandezze!". Il viso di Maria sanguina proprio nel punto in cui l'ha colpita la piodella dello Zuccone ieri sera. " Miracolo!Miracolo! Gridano isterici i paesani!" E adesso cosa faccio? "Forza gente, lesti lesti andate a chiamare il notaio!"

Re - i giorni ed i mesi successivi all'effusione di sangue
Io, sottoscritto Daniele Crespi, Podestà della Valle affermo che quanto riportato qui di seguito, in riferimento al Miracolo del Sangue della Madonna, corrisponde a verità. L'effusione di sangue della Vergine, che durò circa venti giorni, sino a ieri 18 maggio, è documentata in due pergamene firmate da me stesso medesimo e da quattro notai.
Suonano le campane a distesa da venti giorni ormai, la notizia è passata di bocca in bocca, di casa in casa, di paese in paese.
La gente accorre e si accalca sotto il portico della chiesa con gli occhi fissi sull'immagine insanguinata implorando ad alta voce: "Misericordia, misericordia".
Dopo la mezzanotte che seguì il miracolo,il fiotto di sangue gocciolante sul volto della Madonna e del Bambin Gesù sgorga fino a terra emanando un profumo talmente soave che è impossibile da descrivere, un profumo di fiori. Il parroco infervorato dal suo ministero, tampona il sangue con delle pezzuole bianche che poi ripone in un calice.
Ad ogni emissione di sangue, si annuncia l'evento con il suono delle campane; al richiamo il popolo accorre, devoto, da ogni regione; molti ammalati e disgraziati si ritrovarono miracolosamente guariti.

Re - fine gennaio 2013- Escursione per aspiranti guide turistiche.
L'aria è gelida. La tramontana soffia dalla Svizzera. È nevicato! Attenzione a dove mettete i piedi ragazze, si scivola.
Le colleghe che hanno preparato l'uscita valutativa in Valle Vigezzo si fermano davanti all'entrata del Santuario di Re, dopo averci sapientemente illustrato le bellezze della splendida chiesa di Santa Maria Maggiore, fondata secondo la leggenda dai Santi Giulio e Giuliano, primi evangelizzatori di questi luoghi e sapientemente affrescata nel corso del 1700 da Giuseppe Mattia Borgnis e da Lorenzo Peretti, nonostante conservi tracce di una primitiva chiesa romanica costruita probabilmente prima dell'Anno Mille.
Antonella e Teresa cominciano a raccontare con passione e con maestria di quando il venerabile Vescovo Bascapè decise, durante la sua prima visita pastorale, di dare un impulso decisivo al culto della Madonna del Sangue; decreta norme severe per la custodia dell'ampolla contenente il sangue raccolto e sollecita un tempio degno del miracolo. All'inizio del 1600 un vestibolo viene creato attorno all'immagine santa. Nel 1627 la chiesa ad una sola navata costruita intorno all'affresco è inaugurata ed è dedicata a San Maurizio, come la chiesa primitiva. dietro l'altare fa bella mostra di se' la tela del Peretti che raffigura il martire romano a cavallo. Un secolo dopo, viene posto a dimora lo spettacolare altare concepito per incorniciare l'immagine della Vergine come se fosse un trono. Ai fianchi del'affresco, due angeli di marmo bianco custodiscono la scena.
L'immagine della Madonna di Re, molto comune, rappresenta una Virgo lactans: una Madonna del latte, seduta in trono col Bambino. Alla sua destra spiccano tre rose, la rosa è il fiore delle vergini ed è simbolo del Rosario.

Ai piedi di Nostra Signora troviamo un cartiglio che ne annuncia il significato teologico: "In gramio Matris sedet sapientia Patris" ("In grembo alla Madre sta la sapienza del Padre").

A questo punto non ascolto più, mi stacco dal gruppo. La Vergine mi attrae a se' come una calamita: impossibile rimanere indifferenti alla sua chiamata. Mi siedo sul banco di fronte alla sacra effige e congiungo le mani senza quasi accorgermene....

Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva;
a Te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi Tuoi misericordiosi.
E mostraci dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del Tuo seno.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

Mia Signora che hai accolto nel tuo seno nostro Signore Gesù, dona anche a me la ricchezza di poter vedere il mio ventre gonfiarsi e maturare sotto il peso della maternità. Dona a questi seni sterili la tua protezione affinché possano nutrire un bambino. Ti prego regina del Cielo, veglia sulla mia famiglia, dammi la forza di continuare il periglioso cammino della fecondazione assistita, di sopportare il dolore delle iniezioni, l'aumento di peso, il malumore, la trasformazione del mio corpo e del mio metabolismo. Sono disposta a far tutto quanto necessario, a soffrire pene e dolori purché tu mi conceda la grazia di poter dare alla luce un figlio. Ti prego perdona i miei peccati, la superbia e l'orgoglio delle mie azioni e rendimi degna di essere una buona madre.
Mi sento bene, dopo la preghiera, sono commossa ed alleggerita da un peso ed un dolore che mi sono portata addosso per tanti anni.
Torno dalle colleghe e finisco di ascoltare il racconto di come l’emigrazione vigezzina di spazzacamini, pittori e gioiellieri abbia diffuso l’immagine della Madonna del Sangue in Svizzera, Francia, nel Tirolo, in Ungheria, in Austria, in Cecoslovacchia e fino nelle Americhe.
L'afflusso di pellegrini a Re divenne così imponente che nel 1894, in occasione del quattrocentesco anniversario del miracolo si decise di dedicare alla Madonna del Sangue un santuario grandioso. L'attuale basilica, di stile bizantino-rinascimentale, iniziata nel 1922 è stata consacrata il 5 agosto 1958 e stata insignita da Pio XII del titolo di Basilica Minore: in questo Giubileo è una delle Porte Sante della Cristianità. In un tabernacolo sul retro dell'altare sono conservare in un'ampolla di cristallo pezzuole di stoffa intrise del sangue miracoloso.
Testimonianza della grande devozione popolare sono le centinaia di ex voto che tappezzano le pareti della Basilica. Tra questi, vi è un quadretto ricamato a punto croce, con l'immagine della Vergine che regge tra le braccia il bambino Gesù. Solo poche parole: Francesco Lorenzo, 15 ottobre 2013. La Madonna del Sangue di Re ha ascoltato la mia preghiera ed io ho potuto stringere mio figlio tra le braccia.
La Val Vigezzo, in questo secco inverno senza precipitazioni, sta bruciando proprio in queste ore. Il mio racconto autobiografico vuole portare un segno di speranza e d'amore agli abitanti della Valle dei Pittori.

Carola Mangialardo


Bibliografia:
- Santuario di Re - La Madonna del Sangue , n.4 novembre dicembre 2012, anno 103 n. 790, Stampa diocesana novarese.
- Re e il Santuario della Madonna del Sangue, Ricerca della Scuola Media Statale di Piancavallo.
- Die Madonna des Blutes - Neuer Führer des Heiligtums, Wallfahrtskirke, RE, 2010.


[1] Il gioco consisteva nel porre sopra un bussolotto di legno o di sasso, detto il "mago", una moneta per ciascun giocatore. Vinceva chi colpendo il "mago" con la piodella (una scheggia di sasso rotondeggiante) riusciva a spargere le monete intorno facendo sue quelle più vicine alla "piodella".
[2] Procreazione medicalmente assistita.
[3] La sindrome dell'ovaio policistico (sigla PCOS, derivante dall'inglese Polycystic Ovary Syndrome) o anche denominata Policistosi ovarica, è una patologia endocrino-metabolica che colpisce in tutto il mondo il 5-10 per cento della popolazione femminile in età fertile. È la causa più frequente di infertilità femminile. Le cause non sono state completamente individuate, anche se attualmente è largamente accettata la causa genetica. I sintomi più comuni sono: anovulazione, eccesso di ormoni androgeni e resistenza all'insulina. L'anovulazione si manifesta come mestruazioni irregolari, amenorrea e infertilità dovuta ai processi relativi all'ovulazione. Lo squilibrio ormonale causa acne e irsutismo. La resistenza all'insulina provoca obesità, diabete di tipo 2, ipercolesterolemia.

Commenti

  1. Non abito in Vigezzo ma conosco benissimo i posti, ci sono stata tante e tante volte,sono infinitamente dispiaciuta per l'incendio che sta devastando la valle, sto seguendo gli aggiornamenti con costanza. Spero che tutto si possa risolvere presto.Conoscevo già la storia del santuario di Re, dove mi reco tutte le volte che vado in Vigezzo, ma è stato bello e interessante rileggerla. Un saluto

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    1. Mirtillo14 sono molto lieta che ti sia piaciuta la mia storia e condivido il tuo amore per la Valle dei Pittori! Tornate tutti in Val Vigezzo non appena si saranno/ci saremo lasciati alle spalle la devastazione di questo incendio! Ricostruire e ricominciare si può anche grazie al turismo!un abbraccio

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  2. Una narrazione magistralmente, cronologicamente bipartita per una storia toccante, emozionante, straziante e infine consolatoria e piena di speranza...dall'inferno al paradiso, la dea Madre accomuna tutti i culti e i popoli, il passato il presente e il futuro. Lacrime consacrate a Belisama, tramutate in pioggia di fertilità: grazie Carola.

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  3. La scrittura è creativa per me sempre fino ad un certo punto! Era dalla nascita di Francesco che avevo nel cassetto questo racconto, la mia storia. La piega che ha preso recentemente la mia vita personale e lo spaventoso incendio che imperversa in Valle Vigezzo mi hanno solo dato la forza di tramutare in parole le mie emozioni...Grazie a te Marco che mi incoraggi e mi sostieni pur conoscendo il dolore e la sofferenza ma anche la gioia, la speranza è l'amore celate dietro mie parole!

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  4. Rabbia, blasfemia, miracolo. Preghiera, fede, miracolo. Con ammirazione brava Carola!!!

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  5. Grazie davvero Luisella cara! So che è una narrazione un po' difficile da metabolizzare! Le testimonianze di un passato remoto si mescolano con la mia esperienza attuale e squisitamente personale. Il santuario di Re è uno dei luoghi del mio cuore! Un bacione e buon week-end!

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  6. Carola, che dire?! Quando ho finito di leggere ho pensato: questa è Carola … la “mia” Carola … questa sei TU: sentimenti forti, grandi passioni, enormi difficoltà, la forza di volontà immensa. Per me, per l’amica che sei per me, per come ti conosco … quello che hai scritto non è un semplice racconto … è rivivere una parte della tua storia … della nostra Storia assieme, nel bene e nel male: so cosa è Francesco per te, so cosa è stato avere Francesco per te, le montagne che hai dovuto scalare, le paure, le preoccupazioni, l’immensa gioia alla nascita, il terrore subito dopo, l’essere infine chiamata “mamma” … Hai suscitato in me una GRANDE EMOZIONE. Non cambiare, non cambiare mai. Resta per sempre la persona che sei.

    Dario

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    1. Caro Dario, leggerti mi ha commossa nel profondo. So perfettamente quanto ti sia costato rendere pubblici i tuoi sentimenti e quanto pensare prima di cliccare il pulsante di invio! Grazie! Grazie perché tu per me sei come un fratello e la tua amicizia mi accompagna ormai da molti anni...ne abbiamo passate tante insieme e ne vedremo ancora delle belle, senza ombra di dubbio! La tua vicinanza anche in questo mio nuovo viaggio dentro la scrittura e le parole è un dono prezioso!ti voglio bene!

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  7. Buon week end a te e alla tua bella famigliola. Qualcosa mi dice che io e te viviamo sotto lo stesso lembo di cielo....

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    1. Felice di condividere il mio viaggio insieme a te e a tutti voi sotto lo stesso "lembo di cielo!" 😘

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  8. Carola, che dire?! Quando ho finito di leggere ho pensato: questa è Carola … la “mia” Carola … questa sei TU: sentimenti forti, grandi passioni, enormi difficoltà, la forza di volontà immensa. Per me, per l’amica che sei per me, per come ti conosco … quello che hai scritto non è un semplice racconto … è rivivere una parte della tua storia … della nostra storia assieme, nel bene e nel male: so cosa è Francesco per te, so cosa è stato avere Francesco per te, le montagne che hai dovuto scalare, le paure, le preoccupazioni, l’immensa gioia alla nascita, il terrore subito dopo, l’essere infine chiamata “mamma” … Hai suscitato in me una GRANDE EMOZIONE. Non cambiare, non cambiare mai. Resta per sempre la persona che sei.

    Dario

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  9. Ciao Carola! Il tuo racconto mi è piaciuto molto, sei davvero brava! Ripenso a quando ti portavi quello scricciolino di Francesco a lezione durante il corso...e chi sapeva che dietro c'era questa bella storia a lieto fine?! Ti saluto tanto e...alles gute!

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  10. Ciao Rossana! Quanto tempo è passato dal corso per A.T, sembrano secoli...e che piacere immenso leggerti! Spero che tu stia bene così come tutti gli abitanti di Vigezzo nel post-incendio, la neve e la pioggia porterà la rinascita della valle e noi nel nostro piccolo continueremo a scrivere per mantenere vive la cultura, l'arte e le tradizioni! Se capiti sul lago troviamo per un caffè...con Francesco ovviamente!!! Bacioni e grazie per il tuo affetto e stima!

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