venerdì 26 febbraio 2016

Milano capitale dell’impero Romano. La caduta degli dei

G. C. Procaccini. Costantino riceve gli strumenti della Passione (Castello Sforzesco)
Milano romana è una metropoli cinta da un doppio giro di mura cremisi. Teatri, templi e palazzi risplendono d'oro:  “il numero di terme, basiliche e anfiteatri è tale da non temere il confronto con la stessa Roma”, afferma il poeta e storico Decimo Magno Ausonio. 
Mille anni di storia e arte in questa Terra di Mezzo.
Atmosfere riflesse sulle cupole delle venerande basiliche dedicate ai santi Ambrogio, Lorenzo ed Eustorgio, Nazaro e Simpliciano. Al loro interno, ben prima che Ravenna imperasse, il fulgore dei mosaici dorati indica la strada dalla città terrena a quella celeste, ispirando meraviglia e stupore.
284-402 d.C.
Smessi i panni di quieta cittadina di provincia qual era, Milano si veste da capitale dell'Impero romano d'Occidente. Costantino, orgoglioso, diadema sul capo, sconfitto il rivale Massenzio sul ponte Milvio presso Roma (305), indossa la porpora e  promulga l'Editto di Tolleranza di tutte le fedi proprio nell'Urbe padana (313). Alcuni tra i suoi successori faranno di tutto per remare contro il nuovo culto dei Cristiani: l'imperatore - filosofo Giuliano (360) introduce riti di provenienza orientale: Cibéle, selvaggia dea madre, conduce una biga trainata da leoni, immortalati nel bronzo sulla cima del grande circo mediolanense; nel frattempo i grandi felini, in carne e ossa, ruggiscono e sbranano i cristiani nell'arena. Al fianco della generosa e temibile Cibéle vi è Attis, suo compagno imberbe. Il Cristo pagano ammira lo spettacolo truce dall’alto di un obelisco: storia tragica, quella dei due amanti divini...da compagno infiammato e fremente per la sua implacabile dómina ad auriga eunuco del carro, il passo fatale di Attis è fin troppo breve.
Patera di Parabiago, con Cibele e Attis (Milano, museo archeologico)
"Impossibile fondare un nuovo Impero su un culto orgiastico e depravato!" sbotta l'élite filo-cristiana.
Non perdoneranno mai all'imperatore il suo tentativo di riformare il paganesimo: perciò Giuliano è ricordato dai posteri come “l’Apostata”, ossia colui che ha negato il suo vero credo.
Gli ortodossi, intransigenti seguaci della nuova fede, si accalcano sull'ampio sagrato della Basilica Vetus ossia "l'antica", preceduta da un arioso colonnato corinzio ricavato da un tempio pagano dedicato a Minerva.
Ambrogio, futuro arcivescovo, con il flagello stretto nel pugno dà l'assalto finale alla basilica occupata da Aussenzio, vescovo degli ariani: i seguaci di Ario, profeta berbero, sostengono che il figlio di un Dio unico, eterno ed indivisibile non possa essere considerato a sua volta il Dio incarnato: il concetto confonde le genti, portandole a credere che si tratti soltanto di un nuovo sfogo politeista...
"No!" tuona Ambrogio. "Padre e figlio sono fatti della medesima sostanza", e in base a questo principio lui è pronto a spargere sangue. Una sassaiola esplode tra le colonne di san Lorenzo: l'ascesa di Ambrogio da funzionario a vescovo coincide con il trionfo di quelli che poi saranno chiamati "cattolici", almeno finché i barbari non caleranno portando con sé nuovi riti pagani. Ma il tempo della caduta degli dei dal variegato pantheon tardoantico non è ancora giunto: il nuovo pastore di greggi sconfigge il demonio schiantandolo contro una colonna e ritrova le ossa dei protomartiri Gervasio e Protasio, sbranati nel circo ambrosiano: Ambrogio ha perfino piegato l'imperatore Teodosio, sostenitore di una strage di cristiani da parte dei suoi mercenari ostrogoti presso Tessalonica, in Grecia.
Basilica di S. Ambrogio (Mi) - Il presbiterio
Ambrogio inaugura il potere temporale della Chiesa cristiana. 
Gira perfino la voce che il vescovo, mentre celebrava la consueta messa in basilica, abbia trasportato la sua anima in un luogo lontano: presso Tours, nelle Gallie. Qui Ambrogio avrebbe presenziato ai funerali del suo amico Martino, il famoso santo del mantello donato al povero: gesto estremo di Fede e mistero, la “bilocazione” del santo ambrosiano.
La politica estera, nel mondo antico, è una faccenda all'ordine del giorno.
Il tempo passa: il patriarca, logorato, si chiude  nella nuova basilica dedicata ai martiri; al ritmo dei canti ambrosiani, da lui stesso composti, osserva una serpe di bronzo...
…Nehushtan.
É il rettile forgiato da Mosè nel deserto: una bestia pagana destinata a rivoltarsi contro il suo stesso creatore.
Basilica di S. Ambrogio (Mi) - Il serpente del Giudizio
"Alla fine dei tempi scenderà dalla colonna per raggiungere il luogo dell'Ultimo Giudizio."


A quel punto, i mosaici ambrosiani crolleranno al suolo. Qualche tassello inizia già a staccarsi...forse, l'ora estrema non è poi così lontana...
Quando Ambrogio viene sepolto nella sua basilica, il sottile e complesso gioco della politica imperiale passa dalle mani di un uomo di fede dedito alla politica e alla diplomazia a quelle di un vero uomo d’armi: il generale Stilicone, di sangue per metà romano e metà barbarico, è ardito e ambizioso. Di stirpe vandalica  ma avvezzo da anni alla civiltà classica, il generalissimo si prepara ad affrontare la violenta calata dei Goti del temibile re Alarico. Il barbuto Ataulfo, cognato del re, rapisce la figlia dell'imperatore, e la sposa con la forza.
Il talamo di Galla Placidia, figlia di Teodosio, promette sogni di gloria imperitura: diventare un augusto.
Van Dick - S. Ambrogio si scontra con l'imperatore Teodosio
Stilicone sconfigge i barbari: li ricaccia oltralpe, ma non tutto va per il verso giusto. Lungi dal disintegrare le file dell'orda, si dice che il generale abbia graziato il loro capo Alarico organizzandone la fuga. La situazione, di per sé ambigua, nutre la mente debole e invidiosa di Onorio, figlio vizioso di Teodosio e fratello di Galla Placidia, di idee azzardate e pericolose.
"Stilicone resta pur sempre un barbaro…il cattivo sangue non mente…presto ci tradirà tutti per schierarsi con i suoi simili...Stilicone punta alla corona imperiale…”
Nel 408 a Ravenna il generalissimo è braccato dai sicari di Onorio. In quel preciso momento il giovane imperatore dal viso pallido, incurante degli ordini da lui stesso impartiti e delle loro conseguenze nefaste, si diletta nel suo serraglio, lanciando becchime agli amati pavoni. Tradito dalla falsa promessa per cui sarà risparmiato, Stilicone viene catturato e decapitato: il più grande stratega del tempo si spegne. Non potendo più difendere i confini dalle calate barbariche, Onorio sposta definitivamente la capitale imperiale da Milano a Ravenna: Mediolanum decade.
Dittico di Stilicone (Monza, museo del Duomo)
“Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti, dai boschi, dall’arse fucine stridenti” rimerà Alessandro Manzoni, mille e cinquecento anni più tardi, riferendosi alla Milano barbarica in divenire!

Infine, l'era del serpente é davvero giunta, e con essa la caduta degli dei.
Ambrogio, acuto cronista del suo tempo, se n’era già accorto. Sono stati gli Unni, bellicoso popolo proveniente al di là della palude Meotide, oltre l'oceano glaciale, a scatenare l’effetto domino: genti infernali dai crani deformi e dalle guance segnate dal ferro fin dall'infanzia, gli Unni hanno travolto di proposito i popoli stanziati lungo il confine imperiale. Travolgendo dapprima i nomadi Sarmati, metallurgi provetti, e i cavalieri Alani di stirpe iranica, hanno scatenato la fuga di questi, portando il panico tra le popolose tribù germaniche di Ostrogoti, Visigoti, Burgundi, Sciri, Svevi, Franchi, Alamanni e Gepidi. Orde di popoli agguerriti, spaventati e infuriati dalla politica romana del "divide et impera" si riversano sul limes per forzarlo con tutte le loro le armi. Giunta la conferma dei fatti, Ambrogio esclama: «Siamo giunti alla fine del mondo!»

Nehushtan, la serpe di bronzo, scivola giù dalla sua colonna....

Milano cade nelle mani forti e bramose dei Visigoti. Presto altri barbari si aggiungeranno al famoso e sfrenato sacco di Roma: cinquant'anni ancora e Attila, re degli Unni, oserà installarsi tra le rovine del palazzo imperiale della città. La città è presa: Mediolanum capta est. 
Il futuro pare terribile. Sarà proprio così?


S. Eustorgio (Mi) - Cappella Portinari
Marc Pevèn (alias Marco Corrias)


Questo racconto storico, strettamente aderente ai fatti accaduti, inaugura la prima visita guidata dei Viaggiatori Ignoranti a Milano del prossimo sabato 5 marzo.

Per informazioni:

*L’ingresso  ai luoghi in cui è previsto il biglietto è incluso nel prezzo.
*Tutte le foto tranne il dipinto di Van Dick e il Dittico di Stilicone (wikipedia) sono state scattate dal sottoscritto.

12 commenti:

  1. Marco, impressiona la scioltezza con cui parli di secoli di storia nella tua città come se si trattasse di un racconto molto semplice, fatti di cronaca recente, come dire, quindi grazie come sempre per la tua innata capacità di tracciare linee guida per capire dinamiche molto complesse. Sono certa che l'operazione avrà esito ancora più efficace quando la condurrai sotto forma di percorso per immagini, durante la tua visita guidata a Milano, perché sarà come avere tra le mani, in forma tangibile, tutte queste complesse vicende di Mediolanum capitale dell'Impero. Personalmente mi piace molto il tuo richiamo a Milano come la città dell'Editto di Tolleranza...e mi sembra di rivederne quasi un segno, di quest'ideale di tolleranza di tutte le fedi dell'Impero, in un mosaico proprio della Basilica di San Lorenzo, quello purtroppo conservato solo per una minima parte nel sacello di Sant'Aquilino: i cavalli rampanti che balzano verso il cielo, conducendovi Cristo (che quindi non ascende al cielo per la forza stessa della sua divinità), mi fanno pensare ad un'epoca appunto di tolleranza, in cui la concezione ariana e quella cristiano-ortodossa della figura di Cristo potessero convivere nella medesima città...epoca breve breve, ma insomma, abbastanza per darsi uno spiraglio di speranza come Umanità. Probabilmente è solo l'interpretazione di un 'inguaribile idealista, però mi piace leggerlo così. Incrocio le dita per non essere smentita da te, che da storico sai attenerti ai fatti.

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    1. Ciao Laura. Sarà che il disinteresse quasi totale nei confronti della storia recente mi porta ad approfondire quella passata, spesso ingiustamente dimenticata e comunque mal insegnata. Sì, i Romani erano tanto implacabili e privi di morale in fatto di conquiste militari, quanto tolleranti verso gli altrui culti: perciò crearono un "pantheon" tale da accogliervi tutte le altre credenze, nella speranza di cogliervi una nuova linfa vitale, anche perché il loro culto freddo e ragionato per l'olimpo classico vacillava da ormai troppo tempo. Non dobbiamo però ingannarci né idealizzare questo magnifico passaggio storico in cui usi, costumi e culture si mescolarono...e ti dico subito il perché. Perché l'impero, fortemente indebolitosi e con i barbari alle porte, non aveva più la forza di rifiutare influssi esterni; perché comunque, venivano accettati soltanto i culti compatibili con la struttura e lo stile di vita dell'Impero. Perciò il cristianesimo alle origini fu così mal digerito: unico e vero credo, era inaccettabile che si mescolasse con "il feticismo degli idoli". E' vero, la gente comune non faceva più grande differenza tra un culto e l'altro: liberi di scegliere; ma dietro i cambiamenti radicali tra paganesimo, cristianesimo ariano e cristianesimo ortodosso-niceno, ossia quello cattolico attuale, vi era sempre il gioco, on troppo sottile anzi di mano pesante, della politica e delle scelte ufficiali degli imperatori e soprattutto, delle imperatrici. Già, perché il Cristianesimo delle origini fu soprattutto donna, e di alto rango: chi l'avrebbe immaginato? :)

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  2. Marc, hai una scrittura cinematografica, vorticosa (a quest'ora non mi viene termine migliore ) tanta sostanza" in mezzo ad effetti speciali!!! è sempre un piacere leggerti. gli dei sono sicuro che vorranno...
    Alberto

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  3. Alberto, "cinematografico" è un aggettivo geniale! Mi è già stato detto, ma ogni volta prendo e metto da parte facendone tesoro :) Vedrai quando verrà pubblicato il mio romanzo storico!

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  4. Milano una città ricca di culture e popolazioni diverse . Nascita di vari culti di passaggio e una città che rivela molta cultura e misticità . Buona giornata a tutti voi. Grande descrizione.
    Delfy

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  5. Grazie Delfy! Riunire i due elementi che hai citato era proprio lo scopo! :)

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  6. bravissimo Marc!!!!!!!!!!!! coinvolgente!!!!!!!!!!!!
    Fabio

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  7. Bellissimo racconto ricco di patos ....però devo dire che i romani furono sempre tolleranti con tutte le religioni , bastava che non mettessero in pericolo l'impero e l'imperatore. Uniche distinzioni furono le due religioni monoteiste . L'Ebraica che voleva una propria terra e l'indipendenza e furono spazzati via da Gerusalemme e spersi per il mondo. Quella cristiana ricordiamoci che fu una religione all'inizio divisa in sette ,sempre in guerra tra loro e intolleranti verso le altre. Da qui delle blande persecuzioni che si fermarono quasi subito. Giuliano era un pagano tollerante a cui davano fastidio gli intolleranti . Poi gli imperatori vista la crescita esponenziale dei cristiani li coinvolsero nella gestione del potere ....fu la fine della religione e l'inizio della chiesa . S Ambrogio rappresentava il potere temporale e secolare a Milano in quegli anni e perseguitò e uccise molti ariani avversari del suo credo.
    Giuseppe Brusa

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    1. Proprio così Giuseppe. Considera anche che, paradossalmente, agli inizi anche il culto dionisiaco era vietato alla stregua del cristianesimo perché entambi caratterizzati da riti di gruppo, benché diversi, che permettevano anche alle donne e agli schiavi di porsi nei confronti degli altri in situazione di parità...ossia "sovvertimento dell'ordine costituito"!

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  8. Ciao Marco leggo ora dopo la tua visita guidata per le bellezze di Milano. Sei molto cambiato dai tuoi primi scritti. Descrivi ciò che vedi quasi danzando con le parole. Trovo la tua esposizione accattivante e precisa. Averti ascoltato come nostra guida è stato ancora meglio. Racconti senza pesantezza e senza"snobbismo" il tuo sapere, che trovo sia immenso. Felice si essermi appassionata alle bellezze dell'arte anche grazie a te. Mi permetto un abbraccio per farmi perdonare da tutti i miei "Marco è tardi!". Rosella

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