mercoledì 10 febbraio 2016

Il Sass da Preja Buia, tra leggenda e realtà

Amo girovagare nei boschi, trovare nel silenzio e nella natura il soffio divino della creazione. Dieci giorni fa, durante una passeggiata culturale, seguendo le tracce dei primi uomini che si stanziarono sulle rive del lago Maggiore, un caro amico mi ha mostrato, entusiasta, questo luogo affascinante dove appare in tutta la sua maestosità il Sass da Preja Buia. Recenti scavi hanno evidenziato la presenza di un insediamento di epoca golasecchiana a circa 300 metri dal sasso: di sicuro, quindi, esisteva una relazione antica fra l'area abitativa e questa sacrale. Fin dai tempi della Civiltà di Golasecca, dunque, la Preja Buja ha rappresentato un luogo rituale, dai poteri taumaturgici.
Il sasso si trova appena al di fuori dell'abitato di Sesto Calende (VA), in aperta campagna, vicinissimo al punto dove sorge un altro luogo sacro: l'oratorio di san Vincenzo.
Sacro continum...pare, infatti, che l'oratorio le cui fondamenta risalgono al X-XI secolo sorga su un tempio pagano...uhmmm se due più due fa quattro non dobbiamo stupircene affatto... Inoltre, se si ha la fortuna di visitare l'interno dell'oratorio campestre, ora piuttosto spoglio, si scopriranno due frammenti di affreschi molto significativi, il primo rappresentante San Giorgio ed il drago, il secondo i Re Magi, simbolo della Natività; ciò non fa che rendere ancora più affascinante e magico questo posto, dove fino a poco tempo fa le giovani donne si recavano a pregare per propiziarsi il dono della fertilità.
Qui si mescolano leggenda e realtà, mitologia ed antropologia, ma andiamo con ordine ed inoltriamoci insieme, nel cuore della boscaglia, ancora per qualche centinaia di metri...
Ecco apparire tra le fronde, nel bosco fatato di betulle che sa di more e muschio - anche se siamo in pieno inverno - e dove, come uno spiritello birichino mi diverto a nascondermi, il masso erratico di Preja Buja, termine dialettale traducibile con “pietra scura” o “pietra bucata”.
L'emozione che provo trovandomi di fronte a questo gigante di pietra è incommensurabile, sono letteralmente pervasa da una carica energetica, da una sensazione di benessere e di felicità! 
Si tratta di un masso erratico in serpentinite verde di grosse dimensioni risalente all'Era Quaternaria, precisamente all'ultima glaciazione del Neozoico. Il ghiacciaio, nel ritirasi, trascinò sia materiale morenico sia dei grandi sassi, che come questo, appunto, è letteralmente scivolato fin qui dalla Val d'Ossola. Il masso erratico di Preja Buja è monumento naturale regionale vista la sua importanza storica e geologica.
La roccia bronzea racchiude in sé un arcano potere dovuto alle sue caratteristiche magnetiche: in questo luogo la bussola smette di funzionare e l'ago impazzisce! 
In epoche antiche e remote, si pensa che il Sass da Preja Buia fosse utilizzato come altare sacrificale. Lo si deduce dai numerosi petroglifi (graffiti simili alle incisioni rupestri) e coppelle (incisioni di forma circolare), poste su una seconda pietra, più piccola, collocata ai piedi del masso vero e proprio.
Forse, proprio la presenza delle coppelle ha determinato l'etimologia del termine büja, nel senso di "bucata". Su questa pietra sacra, adibita ad altare, si praticavano riti pagani con una valenza simbolica legata al culto della fertilità, culto che si è protratto sino all'inizio del secolo scorso; le giovani spose si recavano infatti al masso, simbolo di maternità a chiedere, agli dei pagani prima e al Dio cristiano poi, la grazia di poter generare un figlio e la protezione della creatura che custodivano in grembo durante la gravidanza. 
Sappiamo ormai che tutti i popoli antichi per spiegarsi ed esorcizzare l'ignoto crearono miti e leggende e anche questo enorme monolito ha stimolato la fantasia popolare.

Un'antica leggenda locale narra che nel vicino porto di Sesto Calende un umile pescatore, sposato e con figli, fosse divenuto l'amante (udite!udite!) di Venere, la Dea della bellezza e dell'amore. Giove, travolto dall'ira e dalla gelosia trasformò il pescatore in drago. Aizzato dalla Dea, il drago fece divampare un disastroso incendio che arrivò a lambire anche la sua casa. Moglie e figli che avevano cercato invano il pescatore non potevano certo immaginare che quell'essere mostruoso, portatore di morte, fosse il loro amato congiunto. Cercarono di fuggire ma le fiamme presto raggiunsero i bambini. La madre in un vano tentativo di proteggerli dal fumo e dal calore tentò di coprirli, facendosi scudo col proprio corpo. Il giorno seguente i corpi carbonizzati della moglie del pescatore e dei suoi figli vennero trovati abbracciati e sul luogo della cremazione il corpo della donna si trasformò nella sagoma di una chioccia intenta a covare i suoi pulcini. Una sagoma che ricorda quella del grande masso erratico, che da allora sta in questo luogo a testimoniare l'amore materno. Ed il drago? Che fine ha fatto? pare che per nascondersi alla furia dei sestesi e per espiare il suo peccato si rintanò, reso folle dal suo dolore, nel luogo chiamato "la fossa del drago". Eccolo il drago, ucciso da S. Giorgio, che comparirà nei secoli successivi anche negli affreschi del limitrofo oratorio di S. Vincenzo.
La Paleo-astronomia (disciplina che si riferisce alla pratica dell’astronomia tra le civiltà del mondo antico), ipotizza invece che il masso sia stato modellato, probabilmente dai nostri avi celtici tra il IX e l’VIII sec. a.C., per darvi la forma di ariete.
L’ariete, antico simbolo di fecondità e virilità è il primo segno dello zodiaco e corrisponde all’equinozio di primavera, momento di rinascita della natura. Il 21 marzo il sole illumina l’occhio dell’ariete nel megalite della Preja Buja, inciso nel sasso a forma di sole. 
Leggende e fantasia, scienza, geologia, archeologia, astronomia ed antropologia si fondono insieme in questo luogo sacro, i contorni sbiadiscono e si fondono insieme nel cerchio magico della nascita e della vita!


Carola Mangialardo


14 commenti:

  1. Brava Carola, sarà a 10 minuti da casa mia e mai l'ho visitato :-) Come appunto dicevo in uno dei recenti articoli ..... tanto è qui vicino faccio sempre a tempo ad andarci. Marco

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Marco! Appena puoi vai perché il luogo è di un fascino sconvolgente! Non ti biasimo affatto però..io per anni ho viaggiato in lungo e largo all'estero e mi mancano troppe bellezze della nostra Italia, ma siamo in tempo a rimediare! :-) buona giornata!

      Elimina
  2. Come sempre un gradevole articolo, felice connubio fra passato e presente. Quante ne hanno da raccontare i sassi erratici, questo proveniente dall'Ossola addirittura. Comunque grazie a voi sono diventata "viaggiatrice ignorante curiosa", faccio delle Vostre ricerche meta dei miei sopralluoghi domenicali. Ecco dove andro' il prossimo week-end. Ah dimenticavo:sempre bravissima Carola!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Luisella, parlo a nome di tutti i viaggiatori ringraziandoti per le belle parole, non solo d'elogio, ma perché attraverso articoli e racconti vi suscitiamo emozioni e curiosità! Il viaggio è scoperta e conoscenza!Fammi sapere le tue impressioni quando avrai visitato il masso!ci tengo! Un forte abbraccio

      Elimina
  3. Carola una bella gita densa di significato e di simbolismo. Mix molto piacevole tra realtà e leggenda. Brava !!! Rosella

    RispondiElimina
  4. Cara Rosella, una gita da custodire gelosamente nel cuore! Un luogo davvero antico e arcano!ti stringo con affetto!grazie

    RispondiElimina
  5. Buondì Carola.
    Luoghi come questo hanno per me un grande significato, ispirandomi almeno un terzo delle poesie. Il luogo e le belle foto proposte mi ricordano per similitudine il monte Moregallo e la piccola chiesetta di S. Isidoro addossata ad un grande masso.

    Esistono luoghi "accentratori" di energie magnetiche, che possono essere positive, ma anche negative (per il bilanciamento), queste vengono recepite dalla sensibilità di ognuno, pur con accentuazioni diverse. Il monolito è parecchio intrigante. C'è pure una ennesima versione del drago.

    Questi luoghi (e sono davvero tanti) sono immensi archivi storici che, alla ricerca offrono nuove scoperte, fino ad arrivare a valorizzare questo nostro vecchio mondo.

    la fantasia popolare nel corso del tempo ha sicuramente intriso di fatti fantastici questi luoghi, con conseguente aura di mystero e di superstizioni, spesso basate su reminiscenze ancestrali che sono pur sempre parte integrale della nostra dimensione interiore. Complimenti, brava!! E pure bella, direbbe (mi consenta...) quella sagoma del (fu) cavaliere...
    Un saluto
    Malles

    RispondiElimina
  6. Carissimo Malles, grazie per il tuo intervento!
    Adesso sei tu che mi intrighi con il monte Moregallo e la chiesetta di Sant'Isidoro!!Dove si trova?Ne devo assolutamente sapere di più!!
    Come avrai notato storia e fantasia, realtà e leggenda si fondono spesso nei miei scritti...
    Mi sono laureata in letteratura inglese medievaale con una tesi su Re Artù tra mito e realtà, una tesi comparata in storia, arte, geografia, letteratura, archeologia e antropologia..vado a caccia (e a cavallo!) di draghi fin da bambina!! ;-) L'acqua è il mio elemento, non riesco a vivere in un luogo dove non scorra dell'acqua vicina (infatti abito sul lago!) ma anche i boschi, le alte vette, tutti quei luoghi antichi ed arcani in cui si respirano le origini della terra e dell'uomo e la forza spirituale della creazione!!!
    E per finire sono uno spirito inquieto aalla perenne cerca del mio Graal...
    Ciao Malles, a presto! Un caro saluto!!!

    RispondiElimina
  7. Ciao Carola.
    Tutti siamo alla ricerca di qualcosa, guai se non fosse così.
    Mi chiedi della chiesetta. E' raggiungibile dalla Frazione di Parè che dista un 2 km. a nord di Valmadrera (Lc). Qui si trova un sentiero che in un'ora circa porta sul fianco del monte Moregallo, fino ad un poggio di betulle dove fu eretta la piccola chiesa di San Isidoro, "appoggiata", di fatto, al "Sasso di di Preguda", un enorme monolito. Da qui si gode uno splendido panorama sul lago di Lecco.

    Un abbraccio, del tutto amicale s'intende, per la tua tesi su Re Artù, personaggio oscuro, che ho provato, e ancora tento, di far emergere dalle pieghe del tempo. La sua spada nella roccia è però un retaggio del tutto italiano.
    Commovente è l'amore per tuo figlio, per arrivare a lui. Il tuo amore traspare, e lo comprendo, anch'io ho due figli, maschio e femmina, parti essenziali della mia vita.

    Dopo le traversie, mi auguro per te un luuungo periodo di distensione e sobrio appagamento. Termino con un pensiero di Schiller che ti dedico: "La tua saggezza sia la saggezza dei capelli bianchi, ma il tuo cuore sia il cuore dell'infanzia innocente". Io ti vedo così, e se così posso, infonderti fiducia.
    Un saluto
    Malles

    RispondiElimina
  8. Malles, mi hai fatto consumare un pacchetto di kleenex :-) Sono profondamente commossa e ti ringrazio dal profondo del cuore per il tuo incoraggiamento ed affetto!
    Prendo nota delle indicazioni per la gita sul lago di Lecco! Ho una cara amica di Valmadrera...protrebbe essere la scusa per rivederla dopo tanto tempo! Grazie!!!Ti abbraccio!

    RispondiElimina
  9. Ciao Carola, mi ha fatto molto piacere scoprire che volevi dedicare un racconto a un luogo a me tanto caro da fartelo scoprire. Il Sass da Preja Buia e un vero enigma: tra i tanti misteri da svelare, l'intervento dell'uomo sulla serpentinite tracimata fin lì dall'era glaciale...scolpita rozzamente forma d'aquila o d'orsa (varie interpretazioni): si tratta di "totem" materno, in ambo i casi. Bisogna anche considerare la prossimità di Sesto Calende alla riemissione delle acque del Verbano nel corso del basso Ticino, dive tutto torna a scorrere. Questi massi hanno certamente un potere magnetico, talvolta meteorico: perciò noi "studiosi-romantici" diciamo tellurico, che non per nulla deriva da "Tellus", dea Madre e della fertilità di Roma antica: l'equivalente della nostra Belisama. Carola vai avanti così, con la tua delicatezza. Ti apprezzo molto ma già lo sai. Vi sono molte altre interpretazioni, eventualmente da svelarsi in separata sede. Marc.

    RispondiElimina
  10. Carissimo Marco, il tuo commento ha rallegrato il mio cuore, spazzando via gli 852,4 km che separano Parigi dal Lago Maggiore. Questo articolo te lo dedico con grande affetto, in ricordo della nostra gita e dei luoghi meravigliosi esplorati insieme!
    I tuoi commenti, considerazioni ed interpretazioni, infine, aggiungono sempre contenuto prezioso ai miei racconti, come necessarie postille a pie'di pagina, ad integrazione del testo. Il tuo apprezzamento mi sprona a scrivere, e a scrivere ancora mille ed una storia, nascoste ancora in qualche cassetto dei ricordi o tutte da inventare. Ti abbraccio forte! Carola

    RispondiElimina
  11. Non c'e che dire,veramente un bell'articolo, scritto in maniera magistrale in cui i riferimenti storici archeologici si fondono a meraviglia con le leggende e i fatti di fantasia.
    Il tuo modo di scrivere è veramente coinvolgente e riesce a suscitare la curiosita' verso luoghi a prima vista insignificanti ma che grazie a te assumono un significato diverso.
    Veramente brava CAROLA (su questo non avevo dubbi...) continua cosi'.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro/a anonimo/a, credo che tu mi conosca se non avevi dubbi sulla mia bravura ahahah (io ne ho tanti invece!) e mi spiace non poterti ringraziare apertamente! Il tuo commento è tuttavia prezioso, significa che sto percorrendo il cammino giusto! Spero di riuscire sempre ad incuriosirvi, ad emozionarvi e a spingervi a recarvi in gita nei luoghi che descrivo! Mi date lo stimolo per continuare il mio lavoro con sempre maggior passione e consapevolezza e a migliorarmi sempre! Grazie!!!

      Elimina