La donnola, il piccolo Re ed il canto del gallo

Malesco, fontana  con il basilisco
"Stavo andando verso un ruscello per far bere il mio bambino, la giornata era caldissima, quando, superato un roccione, vidi nel prato un grande basilisco (bazalesch) che mi fissava immobile con la gola aperta. Sapevo che tra i tanti poteri l'animale ha quello di ipnotizzare la gente. Così rivolsi gli occhi al cielo e pregai fervidamente: Vergine Santa Paolonio è ancora piccolo, salvaci divina Signora. Quando trovai il coraggio di riabbassare gli occhi la bestia era scomparsa."[1] 
La vita si nutre di leggende.
"Una volta con mia sorella sono andata a prendere il frutto dei faggi a Sutsass. Erano buoni da mangiare. Ad un tratto sentiamo: "sniau, sniau!". Dico che bel gattino andiamo a prenderlo! Altro che gatto! Un testone e le zampe! Era il bazalesch, il basilisco. Un lucertolone lungo mezzo metro. Aveva fatto una tana a quadrato, tutta ricoperta di muschio, con due buchi: uno in mezzo e l'altro verticale. Mi sembra di vederlo ancora, in fotografia. I giovani non vogliono credere al basilisco ma io e mia sorella lo abbiamo visto davvero."[2]
Il basilisco esiste nelle leggende delle valli alpine da sempre, da quando ancora l’uomo pregava senza giungere le mani.
Dovremmo tornare indietro nel tempo, nella storia dell’uomo.
Rileggere il passato per comprendere.
Corvo, cigno, basilisco, pellicano e fenice in una incisione del XVII secolo
Nei bestiari[3] e nelle leggende, sia dell’antica Grecia sia in quelle europee, il basilisco è una creatura mitologica citata anche come il re dei serpenti. Traducendo il nome greco, basilìskos, comprendiamo la sua importanza: piccolo Re.
La narrazione delle sue gesta riporta a sogni primordiali.
Il suo potere è immenso: può uccidere con un solo sguardo diretto negli occhi della vittima.
Il basilisco è invincibile?
Due sono i nemici mortali: la donnola ed il gallo.
La donnola nell’epico scontro muore qualora non riesca ad azzannare il Re alla gola.
Il gallo è più fortunato: il suo canto intimorisce il rettile sino ad essere letale per il piccolo Re.
La donnola è animale in grado di smascherare la falsità.
Nella mitologia greca si narra di una giovane donna, Galantide amica o ancella d’Alcmena madre d’Ercole. La moglie di Zeus, Era, saputo della gravidanza d’Alcmena cercò di arrestare la nascita del figlio ordinando alle divinità di stare sedute davanti alla camera della donna con le mani intrecciate, in questo modo il bimbo non poteva venire al mondo. Per nove giorni e nove notti le divinità stettero sulla soglia della casa impedendo la nascita d’Ercole. Vista la difficile situazione Galantide ideò uno stratagemma: decise di uscire dalla stanza annunciando la nascita del figlio. Le divinità, prese alla sprovvista, levarono le mani in un gesto di stupore. Svincolato dall’intreccio malefico Ercole nacque per la gioia di Alcmena. Le divinità, infuriate, decisero di trasformare in donnola Galantide.
La donnola è legata a filo doppio al parto, tanto da rappresentare l’archetipo della levatrice.
Un altro animale è in grado di sottomettere il basilisco: il gallo o meglio il suo canto.
Sin dall’antichità si ritiene che il canto del gallo, all’alba, sia in grado di allontanare gli spiriti maligni. 
Il gallo è collegato al sorgere del sole, e come tale discosta le tenebre dal mondo. Il gallo separa il buio dalla luce, combatte il basilisco e vince la perenne battaglia tra bene e male.
Miniatura di un basilisco attaccato da una donnola in un bestiario inglese del XII secolo
Le testimonianze sul basilisco non si rincorrono solo nelle vallate alpine. Esiste da sempre.
Secondo Plinio il vecchio il basilisco è un piccolo serpente, lungo venti centimetri. Nonostante le sue misure contenute risulta la creatura più mortale in assoluto. E’ infatti velenosissimo ed è in grado di uccidere con il solo sguardo che pietrifica o incenerisce. [4]
Il poeta Lucano s’interessò al piccolo Re: un cavaliere che colpì il basilisco fu ucciso insieme al cavallo dal veleno che si infiltrò dalla lancia.[5]
Isidoro di Siviglia lo definiva il re dei serpenti, i quali lo temono per il suo soffio velenoso e per lo sguardo mortale. [6]
Malesco, fontana  con il basilisco
In epoca moderna anche Vittorio Spinetti lo menziona, ricordando frate Bernardo Rategno: “..e il frate inquisitore spiega la malia fatta ai fanciulli appoggiandosi all’autorità del Beato Tommaso [7] dicendo che quella è infezione che procede dagli occhi infetti per la malizia dell’anima, con l’aiuto del demonio e con il permesso di Dio, e ciò che avviene specialmente nelle vecchie, nelle quali per una certa malizia contratta con l’amicizia e con il patto del demonio si forma un rivolgimento velenoso attraverso le vene degli occhi… e così lo sguardo di esse velenoso corrompe e guasta i fanciulli… e perché avviene perché la donna se guarda uno specchio puro subito lo guasta e lo deturpa, e il basilisco quando vede l’uomo lo uccide.”[8]
La leggenda non ha fine.
L’uomo alimenta la propria fantasia per svariati motivi, che risultano insondabili nella mente di chi cerca la verità.
Il basilisco della Cronaca di Johannes Janssen di Aquisgrana(1748)
L’immaginario alpino è a nostra disposizione per comprendere il cammino che abbiamo perseguito nella nostra esistenza.
Aurelio Garobbio nel 1969 scriveva: Il basilisco è poco più grosso di un ramarro, e gli somiglia anche, benché la sua pelle non sia verde bensì grigio scuro e coperta di squame. Sulla testa ha una cornea corona, lungo il filo della schiena e sulla coda una durissima cresta a sega.[9]
Questo passaggio è fondamentale.
Il piccolo Re ha la corona.
E’ scritto, non c’è nulla da inventare. Altri prima di me hanno affermato la regalità del piccolo rettile, tanto temuto.
Garobbio continua analizzando il terrore dell’incontro: il veleno del basilisco ha effetto immediato e non c’è scampo. La dannata bestia aspetta però a morsicare la vittima che non può fuggire, fermandosi a fissarla per intere ore, godendo del disperato terrore ed accorciando il supplizio soltanto se ode avvicinarsi qualcuno..[10]
Le leggende servono ad inserire poesia nella nostra vita, a creare una moltitudine di colori dove il grigio potrebbe sovrastare.
Non ammazzate le leggende.
Non uccidete quest’ultimo grido di gioia della nostra civiltà.

Fabio Casalini 




[1] Intervista rilasciata da una donna di Masera al direttore della “sentinella di Coimo” nel 1877. Coimo si trova in Valle Vigezzo, Piemonte.
[2] Teresio Valsesia: Val Grande ultimo paradiso.
[3] Un bestiario, o bestiarium, è un testo che descrive gli animali, o bestie. Nel Medioevo si trattava di una particolare categoria di libri,  che raccoglievano brevi descrizioni di animali (reali e immaginari), accompagnate da spiegazioni moralizzanti e riferimenti tratti dalla Bibbia. 
[4] Borniotto: Habitus mortis, il basilisco come serpente velenoso in Anthropos e latria del maggio 2011.
[5] Marco Anneo Lucano: Pharsalia, Libro IX.
[6] Isidoro di Siviglia, Etymologiae, Libro XII.
[7] Tommaso d’Aquino.
[8] Vittorio Spinetti, streghe in Valtellina, Sondrio 1903.
[9] Antonio Garobbio, Leggende delle Alpi Lepontine e del Grigioni, 1969
[10] Antonio Garobbio, Leggende delle Alpi Lepontine e del Grigioni, 1969

Commenti

  1. Ho sempre pensato che il basilisco fosse solo un essere inventato per spaventare i bambini riuniti intorno al fuoco in inverno. Sta sera lo ritrovo qui. Verità o leggenda non importa. Fa parte della tradizione, non va dimenticato. Il richiamo alla donnola mi riporta al tuo libro, alle levatrici. Magari girando per i nostro boschi un giorno avremo la fortunata sventura di incrociare un basilisco e di entrare nella leggenda. Sempre preciso e piacevole il tuo vagabondare storico. Rosella

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  2. Rosella grazie per i complimenti.
    Io sono certo di non trovarlo.
    Per anni ho inseguito le vipere nelle nostre valli, trovandone 3 in un lasso di tempo molto lungo...
    Fabio

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  3. Grazie a te le leggende non moriranno... Grazie Fabio ! Affascinante...

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    1. Grazie Parrucchiera!
      Spero di mantenere in vita il maggior numero possibile di antiche leggende!!!
      Fabio

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  4. Frequento spesso la Valle Vigezzo e conosco bene la fontana del basilisco di Malesco, proprio davanti alla chiesa parrocchiale, tuttavia non sapevo niente di più su questo animale reale o fantastico che sia. Adesso ho capito il perchè di quella fontana di Malesco, chissà che prossimamente, passeggiando per la pineta , non ne incontri uno !!!Un saluto

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    1. Ciao Mirtillo!
      Ti auguro di avere maggior fortuna rispetto a me!
      Se lo trovi fotografa e non fissarlo negli occhi...
      Fabio

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  5. Ma che gradevole lettura: fantasia, mitologia, testimonanze. Posto anche quest'articolo-col permesso-sul mio sito cosi' contribuisco a divulgare questa parte della nostra cultura locale, certa di suscitare un ulteriore interesse per le nostre vallate

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    1. Grazie Luisella per i complimenti.
      Divulga senza problemi all'interno del tuo sito, è un grandissimo piacere per me.
      Fabio

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  6. Hola Fabio.
    Pure il Basilisco fai uscire dal cilindro magico che ti ha (momentaneamente) prestato il mago Silvan... Mi sono spesso chiesto da dove mai derivano certe leggende che da ogni popolo, di ogni tempo, sono giunte fino a noi, mi riferisco al "piccolo popolo", al "lupo mannaro", ai draghi, allo "Scultone", allo Yeti, le sirene, ecc. e poi ancora ecc...

    Per restare in tema, il Basilisco secondo alcune leggende, era nato con modalità proprie, cioè da un uovo nero deposto in punto di morte da un gallo...
    Quel galletto del Basilisco sembra che con San Trifone abbia comunque abbassato sia le ali che la cresta...

    Parece che i boschi del monte che sovrasta Castel Tomo (Val di Non) furono incendiati dal Basilisco con poche gocce di mefitico veleno. Come ogni mitica avventura che ben si presta, il coraggioso cavaliere (NON Berlusconi...) Firmano provò ad ucciderlo, ma una goccia del veleno del Basilisco penetrò nella sua armatura carbonizzandolo all'istante.

    Non è che il detto : "velenoso come una suocera" provenga direttamente da questa simpatica bestiola?
    Un saluto
    Malles

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    1. Malles il riferimento al cavaliere mi ha fatto cadere dalla sedia!!!
      Non conoscevo la leggenda della Val di Non, nel prossimo futuro la inserirò in un terzo articolo sul Basilisco dove raccoglierò leggende non appartenenti al Piemonte ed alla Lombardia. Ti ringrazio!!!
      Ci sarebbe anche San Siro da indagare...
      Fabio

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  7. La storia del basilisco a Mezzocorona (Trento) Castello San Gottardo ....ovviamente

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  8. sempre bellissime "storie"....grazie. vi adoro viaggiatori

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