domenica 24 gennaio 2016

Giovanna e Gaudenzina. Una storia di ordinaria follia nell'Italia del Cinquecento

Novara, ultimo giorno del maggio 1575. Pomeriggio di martedì. Il Tribunale della Curia e della Santa Inquisizione sono riuniti all’interno del Palazzo Vescovile.
Tra i presenti, esperti di giurisprudenza e di conduzione del gregge, spicca il nome di Domenico Buello, baccalaureato in Teologia, padre dei frati domenicani di Novara ed inquisitore generale presso il Sant’Uffizio. Molto ambizioso, come doveva essere il discepolo preferito del Cardinale Ghislieri, padre della controriforma e papa con il nome di Pio V.  Michele Ghislieri, nato a Bosco Marengo nel 1504, nel 1550 era inquisitore a Como, dove ebbe diversi contrasti con il clero locale a causa della sua innata intransigenza nei confronti delle eresie. Nel dicembre del 1550 si recò a Bergamo per sottoporre a giudizio il vescovo locale, Vittorio Soranzo. La visita inquisitoriale nella città orobica si concluse con una fuga disperata per sottrarsi ad un complotto armato ideato contro di lui.  L’elezione a Papa, avvenuta nel gennaio del 1566, fu caldamente favorita dal cardinale Carlo Borromeo, che nell’inquisitore Ghislieri vedeva l’incarnazione dell’ortodossia contro l’eresia che da Nord scendeva come il vento impetuoso che scuote le Alpi.

Il prediletto di Papa Pio V era, come affermato in precedenza, Domenico Buello. Il frate domenicano, venuto da Arona, era talmente convinto delle proprie idee che la Congregazione del Sant’Uffizio faticò non poco a tenere sotto controllo quest’uomo infervorato, sadico e torturatore. La sua follia inquisitoriale trasformò Novara in una delle principali macchine giudiziarie del tempo. La città, distesa nella pianura che dolce osserva il Monte Rosa, aveva bisogno, secondo la mente di Fra Domenico, di una serie di palazzi e carceri di nuova costruzione per affrontare il numero degli esaminati e degli incarcerati, che andavano aumentando in modo vertiginoso. Durante quel maledetto anno del Signore 1575, molte donne, provenienti dalla Valle Antigorio, furono inquisite ed assoggettate al rigoroso esame, sotto la supervisione del Buello. Molte di loro non conobbero il fuoco purificatore. 
Potremmo pensare ad un atto di pietà del grande inquisitore? 
Dobbiamo ricercare per comprendere.  La vita dell’inquisitore domenicano si compenetra a fondo con quella della città, nella quale operò, e con la storia dell’ordine al quale apparteneva. Scartata l’ipotesi della pietà, troviamo nelle parole del vescovo Bascapé, che non apprezzava particolarmente i modi rudi e sbrigativi del Buello, la verità. Con gran possibilità le donne, provenienti da Baceno e Croveo, salvarono la propria vita grazie alle ingenti somme che i parenti versarono per la costruzione della chiesa dedicata a San Pietro martire.

Torniamo a quel martedì del maggio 1575.
Due donne, provenienti dalla Valle Antigorio, sono inquisite con l’accusa di stregoneria.
Sono Giovanna, detta la Fiora, di Croveo e Gaudenzina Foglietta di Rivasco.
"Non dimentichiamo il fatto di sventurate donne che si sono offerte a Satana e, sedotte da incantamenti e fantasmi di origine diabolica, ritengono di aver cavalcato bestie durante la notte, al seguito della dea pagana, e di aver fatto ciò in compagnia di una moltitudine di altre donne, o di attraversare gran spazi di terre con la complicità del silenzio profondo della notte..".
I teologi, baccalaureati ed inquisitori convengono esser necessaria una condanna esemplare che serva da esempio per le masse ignoranti che mantengono commerci con uomini e donne provenienti dalle zone infettate dal germe eretico luterano e, nella mente malata degli inquisitori, dedite alle pratiche stregoniche.
Alle due donne deve essere inflitto il giusto e meritato supplizio del rogo.
Il fuoco sarà il doloroso finale di una vicenda terribile ed ingiusta nelle fondamenta. Gli inquisitori applicarono il rigoroso esame alle donne considerate streghe. Gli inquisitori usano nel loro gergo notarile la terminologia rigoroso esame per significare interrogatorio sotto tortura. Non erano nuovi a queste ingiustizie, ed il linguaggio assumeva una valenza particolare. Sempre negli atti relativi ai processi ai danni delle donne di Baceno e Croveo si potrà ritrovare diversa terminologia, che richiama sempre ed in ogni modo la tortura: evacuare l’interrogazione mettendo in necessità i superiori di venire contro ad altri termini oppure mettere in necessità di usare ogni rigore anco per il bene dell’anima.
Parlavano e torturavano.
Nascondevano e creavano dolore.
Scrivevano e consegnavano al braccio secolare per il giusto supplizio.
Nessuna pietà.
L’eresia andava sradicata da quelle terre di confine.
L’avvocato difensore delle donne, Giovanni Cattaneo, pronuncia una risicata e retorica arringa. Quale personaggio dell’epoca poteva assumersi il diritto di intralciare l’operato di Domenico Buello?
Certamente non questo piccolo uomo senza nerbo. La condanna era scritta ancora prima che iniziassero gli interrogatori. Qualcuna di queste donne deve pagare per tutti. Colpirne una per educarne mille.
La cultura femminile è in pericolo.
Attaccata.
Seviziata.
Umiliata nel profondo.
Conducono attività stregonica ed intrattengono rapporto con someggiatori, mercanti e formaggiai che discendono dalle valli invase dalle idee riformate.
La condanna deve essere il rogo purificatore.
"In realtà minimo era il valore della vita umana e minimo quello della sofferenza. Fondamentale, invece, il valore dell'esempio".
Il vescovo di Novara, Romolo Archinto, ed il cancelliere di Curia, Oliviero Barciocchi, sottoscrivono la sentenza di morte in qualità di testimoni.
Giovanna e Gaudenzina attendono il momento finale.
Dentro di loro il fuoco della paura le divora.
Il giorno della morte è giunto.
Le condannate sono legate ad un palo.
Sotto di loro, e tutto intorno, sono posti abbondanti fasci di legname.
Il fuoco giunge a cospetto delle donne.
Ultime preghiere.
Ultime parole senza senso.
Senza significato.
Le hanno condotte al rogo ed ora chiedono grazia al loro Dio.
Le hanno torturate e seviziate.
Chiedono grazia al loro Dio.
Hanno spogliato, rasato ed umiliato sia Giovanna sia Gaudenzina.
Chiedono grazia al loro Dio.
Le preghiere si stanno concludendo tra le acclamazioni della folla.
Folla e follia si differenziano per una semplice vocale.
“Arriva la strega”
“A morte!”
“Sia bruciata sul rogo”
Le ultime prediche devastano di paure la popolazione.
“Il maligno s’insinua tra voi”
“Il diavolo vi allontana da Dio, state attenti!”
Linguaggio semplice ma persuasivo.
Lunghi secondi di silenzio tra le prediche per far assimilare il timore di Dio al popolo ignorante e credulone.
Tutto sta finendo.
“Stella matutina!”[1]
“Rosa mystica!”[2]
“Turris davidica!”[3]
“Ora pro nobis”[4]
Il predicatore urla con tutta la voce che ha in corpo: 
“Consolatrix afflictorum”[5]
Le urla di giubilo dei presenti inducono il frate ad alzare ulteriormente la voce.
“Causa nostrae letitiae!”[6]
Queste le ultime parole udite dalle ragazze.
Il fuoco assale rapido le membra delle sventurate.
La morte sopraggiunge per le gravissime ustioni prodotte al corpo.
Si assiste all’annerimento della carne.
Le ragazze sono cenere. 
La folla indaga oltre le fiamme.
Cercano le streghe.
Sorridono.
Plaudono.
Il crocifisso riposa.
Il predicatore ritrova la voce.
La cenere si disperde nel vento della sera.

Fabio Casalini


Bibliografia
- Gianbattista Beccaria,  Le streghe di Baceno-Domina et madonna. Antiquarium Mergozzo 1997.
- Giovanni Romeo, Pio V nelle fonti gesuite: le Epistolae generalium Italiae e le Epistolae Italiae, in Pio V nella società e nella politica del suo tempo, Il Mulino, Bologna 2005
- Ludwig von Pastor, Storia dei Papi dalla fine del Medio Evo: vol. VIII, Storia dei Papi nel periodo della Riforma e Restaurazione cattolica. Pio V. Desclée, Roma 1924
- Natale Benazzi e Matteo D'Amico, Il libro nero dell'inquisizione. Edizioni Piemme 1998
- Sebastiano Vassalli, La Chimera. Giulio Einaudi editore, Milano 1990

Illustrazioni
- Il rogo delle streghe
- Baceno, chiesa dedicata a San Gaudenzio. L'ingresso della chiesa.
- Baceno, chiesa dedicata a San Gaudenzio. La crocifissione di Antonio Zanetti, detto il Bugnate.
- Baceno, chiesa dedicata a San Gaudenzio. La colonna della preghiera.
- Baceno, chiesa dedicata a San Gaudenzio. La strage degli innocenti di Giacomo da Cardone.


[1] Stella del Mattino
[2] Rosa mistica
[3] Torre di Davide
[4] Prega per noi
[5] Consolatrice degli afflitti
[6] Origine della nostra gloria

24 commenti:

  1. Io credo in Dio fin da quando ho l'età della ragione. Mi hanno insegnato che è la cosa giusta.  La sola che si possa fare in un paese cattolico come il nostro. Mamma e nonna mi portavano in chiesa. Ricordo che mi ci sentivo bene. Come protetta, perché da bambini non si conosce l'ingiustizia. Crescendo ho fatto tutto quello che fa una brava cristiana. .. gruppi giovanili, catechismo, ore di volontariato in ospedale con i malati, con gli anziani, conn bambini negli istituti . Poi la fortuna di aver potuto studiare mi ha portato a farmi delle domande,  a capire che forse non tutto quello che ti hanno insegnato  è giusto,  non tutto  quello in cui credi forse é vero, che il bene lo fanno le persone buone, anche quelle che credono in un Dio diverso dal mio.
    Il mio Dio non corrisponde al Dio delle Crociate, a quello dell'Inquisizione, a quello della pedofilia o della ruberia.  Il mio Dio è  giusto e non capisce come degli innocenti possano essere perseguitati e annientati in nome suo.
    Leggendo il tuo scritto la prima cosa che sento è una scossa,  che mi fa tremare la coscienza. Il mio Dio non è lo stesso di quegli uomini. Da loro prendo le distanze. Il mio è  un Dio di misericordia che non condanna al rogo donne innocenti e alle fiamme dell'inferno i bimbi nati morti.
    È un Dio che consola, ama e perdona tutto. 
    Queste donne sono morte senza sapere perché, senza colpe. E la beffa più grande per quegli uomini assassini è che il mio Dio le ha accolte come martiri nel regno dei cieli.
    Molto duro da metabolizzare da donna che crede. Ogni tuo scritto ci porta più vicini alla verità di quei tempi bui.  Non smettere mai di raccontare la verità, anche se un po' ci fa male.  In questo modo dai una voce a chi per secoli è stato dimenticato, disperso nel vento.   Rosella

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    1. Rosella grazie del tuo sentito e personale commento.
      Il mio compito è quello di raccontare, come un cantastorie, gli avvenimenti di quei secoli tristi ed intrisi di perversione conosciuta sotto il nome di rigoroso esame.
      Ricordo spesso Alphonse Karr e la sua frase: Io credo nel Dio che ha creato gli uomini, non nel Dio che gli uomini hanno creato.
      In questa affermazione esiste tutta la differenza tra il comportamento di coloro che perseguivano l'ordine pubblico religioso e coloro che credevano (e credono) fortemente in una "qualcosa di superiore" che possa aver creato gli uomini e tutto quello che li circonda.
      Grazie del bellissimo commento.
      Fabio

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    2. Grazie a te perché ci spingi ad essere curiosi, a conoscere, a leggere tutto quello che scrivi su quegli accadimenti. Aspetto il prossimo scritto per farmi altre domande e per capire cosa fino ad oggi è sfuggito. Rosella

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    3. Molto sfugge ancora Rosella.
      Non potremo mai avere un quadro preciso degli eventi in quanto molti documenti sono andati, casualmente, perduti.
      Io non smetterò di indagare sugli eventi di Baceno, della Valcamonica, di Triora, della Valtellina etc...
      Fabio

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    4. Ros.. è proprio così come tu dici.. mi ci ritrovo completamente e profondamente. E altrettanto profondamente mi ritrovo in ciò che scrivi, Fabio...la nostra mente e il nostro cuore devono conoscere l'inferno della tortura perchè la memoria non si perda.. perchè la storia dolorosa non deve ripetersi! perchè non è questo quello per cui siamo stati concepiti....quanto dolore! anche ora qui, dentro di me che leggo e quasi non trattengo le lacrime.. .gio

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    5. Spesso affermo che "mi trovo bene a risalire dalle fiamme dell'inferno in quanto il paradiso non mi appartiene".
      Anche Antonio Abate scese all'inferno per disputarsi le anime dei dannati.
      Se non conosci il dolore delle fiamme non lo potrai mai raccontare.
      Fabio

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    6. . E fino a quando non conosci quel
      dolore, non potrai mai comprendere la luce immensa dell'infinito amore.....gio

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    7. L'amore per queste donne o ragazze è nato leggendo e conoscendo le privazioni e le umiliazioni cui sono state sottoposte.
      Una sola ne bastava per creare il disordine mentale che ci accompagna da secoli Gio.
      Fabio

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  2. Mamma mia Fabio.. Quanto fa male!!!! Io sono certa che Il mio Signore, il Creatore della natura e degli uomini, delle montagne e del mare, dei Fulmini e del Sole, immenso amore e creatore mai, mai e poi mai avrebbe voluto tutto questo.. il suo errore quello di lasciare agli uomini il libero arbitrio che non meritano.. lasciar loro la possibilitá di scegliere tra bene e male.. loro, che non comprendono neppure la loro stessa esistenza!!!!
    Troppo facile usare la croce come armatura,
    Lui intanto l'hanno inchiodato sulla croce, mica balle...e loro?? Loro a torturare e seviziare e a disonorare la natura e l'amore infinito...che paura, Fabio...paura perché il mondo è ancora pieno di gente cosi...Io in Lui credo.profondamente! ma come dici tu.. n Quel Lui che ha creato noi, non in quello che loro si sono inventati..

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    1. Ciao gb.
      Riporto quanto affermato da Alphonse Karr e la sua frase: Io credo nel Dio che ha creato gli uomini, non nel Dio che gli uomini hanno creato.
      In questa affermazione esiste tutta la differenza tra il comportamento di coloro che perseguivano l'ordine pubblico religioso e coloro che credevano (e credono) fortemente in una "qualcosa di superiore" che possa aver creato gli uomini e tutto quello che li circonda.
      Potrebbe sembra un copia ed incolla dal commento precedente.
      Ma sino a quando non concepiamo tutti l'enorme differenza tra le due visioni, continuerò a ripeterla all'infinito.
      Grazie gb!
      Fabio

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  3. Gio la cosa più difficile non è conoscere per me, ma accettare che quelle azioni non sono mai state condannate e riconosciute come abominevoli dalla chiesa moderna. Non capisco come di possa non ammettere il male e chiamare Santi degli assassini spietati. Ros

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    1. Ecclesia non novit sanguinem.
      La chiesa non sparge sangue.
      Fabio

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  4. Gio la cosa che più mi pesa non è venire a conoscenza di questi fatti orribili. Non capisco e non accetto come possa la chiesa moderna non ammettere il male fatto in nome di Dio da quelli che oggi chiamiamo santi. È come uccidere due volte quelle persone innocenti

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    1. Se posso le hanno uccise tre volte.
      Umiliare e seviziare non è uccidere l'anima di una donna?
      Fabio

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  5. Passerò per... replicante, ma sono assolutamente in linea con Rosella, su tutto, tanto più sulla sua considerazione di Dio. Articoli coinvolgenti, quasi testimoniali dell'amico Fabio che, ne sono certo, troverà in futuro il tempo per allargare il discorso. Mi riferisco alle torture nei secoli, che lordano tutta la nostra storia, passata e presente. Dal coltello di ossidiana dei Maya, che spiccavano i cuori degli "inviati" alle divinità, le nefande garrotate degli spagnoli, le crocifissioni perpetrate dai romani, le torture e squartamenti dei cinesi, dei mongoli, dei russi e degli scozzesi, dei popoli nordici ed islamici.

    Le sevizie non erano riservate solo alle "streghe", ai Templari, ad esempio, veniva tolta la pelle fino a mezza vita, mutilavano loro gli arti e poi il tronco, sanguinolente, veniva appeso per le ascelle finchè la morte non giungesse a liberarlo. Nei processi alle streghe la componente più evidente era il sadismo dei prelati-giudici, le cui persecuzioni iniziate nell'anno 1000 circa, ebbero termine solo verso la fine del '600, sotto l'inquisizione voluta da Alessandro IV.

    Sotto fustigazione, due bambine spagnole furono costrette a rivelare il nome di donne che praticavano la stregoneria. Portate da paese in paese, spaventate, con puerile invenzione indicarono 150 donne che, secondo loro praticavano la stregoneria. Queste, sotto tortura, sperando di alleviare le sofferenze, confessarono di tutto. Non ci fu pietà, furono tutte condannate.

    Il popolo sembrava ubriacarsi con queste turpitudini confessate sotto tortura dalle "streghe", non opponendosi alla triste morte di queste poverette. Una donna, se per sua disgrazia fosse storpia o zoppa, veniva deferita agli inquisitori che, come sempre trovavano facile terreno per le torture e le condanne. In questo modo persero la vita migliaia di povere donne innocenti.
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles come sempre puntuale e preciso.
      Spero di trovare il tempo di raccontare tutto, ma dubito dato che solo lo studio, la ricerca e la lettura degli eventi relativi all'inquisizione nostrana prevedono tempi molto lunghi.
      La mia passione nel raccontare questi eventi è bilanciata dalla stessa passione nel raccontare i luoghi che visito ed ho visitato durante la mia vita. Inoltre nella vita svolgo un lavoro che nulla ha a che fare con tutto questo. Mi piacerebbe fermare il tempo Malles, mi piacerebbe molto...
      Fabio

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  6. Fabio una donna può morire in mille modi ma non lo fa mai in silenzio. Io ho amiche sfortunate che muoiono ogni giorno accanto a uomini colti che le umiliano continuamente. Il grido di una donna può essere ignorato ma non cancellato. Resta. Tu hai raccolto un grido che da secoli risuona nelle orecchie della chiesa cattolica. Dobbiamo diffonderlo. Ros

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    1. Rosella il quotidiano ha forme di tortura e di umiliazione diverse nella forma ma non nel contenuto rispetto a quei tempi andati.
      Purtroppo l'uomo non è in grado di fermare il suo essere nocivo, il suo essere stupido ed ignorante.
      Quando finirà tutto questo?
      Fabio

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  7. Sarebbe interessante per chi abita le zone del vco un approfondimento su Carlo Borromeo e sulle sue indubbie responsabilità in queste amarissime vicende. Ciao, e grazie

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    1. Ciao Emmeggi.
      Se hai voglia di cercare all'interno del Blog vi sono diversi articoli che analizzano la figura di Carlo Borromeo relativa all'inquisizione.
      Puoi trovarli nella pagina in alto CHE VENGANO BRUCIATI VIVI! oppure tramite ricerca per argomenti ERESIA - SANTA INQUISIZIONE.
      Gli articoli parlano di:
      - accadimenti della Val Mesolcina
      - eventi di Lecco
      - Il tentato omicidio del Cardinale per mano dell'umiliato Donato Farina.
      Ciao e grazie per lo spunto di discussione.
      Fabio

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  8. Io questo percorso l'ho iniziato più di due anni fa... Da sempre curiosa e razionale , ad ogni articolo ho aggiunto un tassello, ad ogni riga una considerazione , parto rispetto a voi dallo stesso punto di vista educativo , ma dalla non conoscienza dei posti a cui si ricollegano , da me l'inquisizione non ha fatto vittime... Vedo con gli occhi di Fabio da un po di anni... Elaboro con cuore ma anche mente svincolata da suggestioni ... Ognuno di noi ha bisogno di credere in qualcosa .... E la chiesa ha utilizzato questa certezza per soggiogare le menti , siamo noi ad avergli dato potere... Non parlo solo del cristianesimo . Le verità di fede sono la testimonianza che hanno potuto dire qualsiasi cosa . Gli orrori che ne sono conseguiti non solo non possono essere volere di un qualsiasi dio , ma non dovrebbero appartenere a nessuno di buon senso . Ma questa non è storia... È attualità ! La coscienza degli orrori avrebbe dovuto essere monito per agire e pensare diversamente.... Non è così . Ho detto già altre volte che per me il sistema non è da scardinare in toto , ma c'è tanto su cui riflettere... Grazie per darci sempre spunti nuovi Fabio !

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    1. Parrucchiera partendo dal fondo. Io non ho nessun potere per cercare di scardinare il sistema, cerco solo di aprire la mente delle persone che non hanno vicinanza agli argomenti proposti. Sono felice che da persona fuori dalle valli alpine ti sia interessata all'argomento e lo abbia fatto tuo. Felice che ti abbia portato a cercare delle risposte dove prima si cercavano certezze!
      Fabio

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  9. Mi associo in tutto a Rosella.....quante cose sono state fatte nel nome di Dio e con l'ignoranza delle persone. Ancora oggi però , non si scinde la spiritualità dalla chiesa...Alphonse Karr la sapeva lunga !

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    1. Ciao!
      Alphonse Karr la sapeva lunghissima!!
      Sempre stato in accordo con quella affermazione.
      La spiritualità la possiamo ritrovare nei pressi dei complessi megalitici, degli scivoli della fertilità, nei luoghi delle pitture rupestri...
      La troviamo ovunque non necessita di un tempio moderno.
      Fabio

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