mercoledì 13 gennaio 2016

Condannati a bruciare in un fuoco eterno

Agostino di Ippona, padre, dottore e santo della chiesa cattolica.
All’interno della città di San Gimignano, in Toscana, un ciclo d’affreschi cattura la mia attenzione. 
La chiesa è dedicata al santo nato in Numidia e racchiude in se connotati delle architetture romaniche e gotiche. Iniziata, e terminata, alla fine del XIII secolo, l’edificio sacro presenta un capolavoro assoluto dell’arte italiana: storie della vita di Sant’Agostino, magistralmente proposte da Benozzo Gozzoli.
Come comprendere la figura di Agostino?
La nostra fortuna risiede nell’enorme lascito dello scrittore di Ippona.
Agostino non è soltanto un pilastro della cultura, della teologia e della spiritualità, ma anche l’uomo vivo che parla, da cuore a cuore, agli uomini del nostro tempo”.
Con queste parole, di Giuliano Vigini, si apre il libro Le Confessioni.[1]
Non sono gli unici elogi: “E’ stato il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell’umanità in assoluto”.[2]
Non solo teologo o pensatore, ma uno dei massimi esempi dell’umanità.
La sua vita riserva sorprese.
“Voglio ricordare il mio sudicio passato e le devastazioni della carne nella mia anima non perché le ami, ma per amare te, Dio mio. […] Separandomi da te, dall'unità, svanii nel molteplice quando, durante l'adolescenza, fui riarso dalla brama di saziarmi delle cose più basse e non ebbi ritegno a imbestialirmi in diversi e tenebrosi amori. La mia bella forma si deturpò e divenni putrido marciume ai tuoi occhi, mentre piacevo a me stesso e desideravo piacere agli occhi degli uomini”.[3]
Molto interessante questo passaggio in cui Agostino ammette la sua debolezza amorosa. Non fermiamo la nostra sete di sapere. Ancora le sue parole ci conducono al furto.
Quale ladro tollera di essere derubato da un ladro? Neppure se ricco, e l'altro costretto alla miseria. Ciò nonostante io volli commettere un furto e lo commisi senza esservi spinto da indigenza alcuna, se non forse dalla penuria e disgusto della giustizia e dalla sovrabbondanza dell'iniquità. […] Nelle vicinanze della nostra vigna sorgeva una pianta di pere carica di frutti d'aspetto e sapore per nulla allettanti. In piena notte, dopo aver protratto i nostri giochi sulle piazze, come usavamo fare pestiferamente, ce ne andammo, giovinetti depravatissimi quali eravamo, a scuotere la pianta, di cui poi asportammo i frutti. Venimmo via con un carico ingente e non già per mangiarne noi stessi, ma per gettarli addirittura ai porci. Se alcuno ne gustammo, fu soltanto per il gusto dell'ingiusto[4]
L’arrivo a Cartagine sconvolse la sua vita. Le attrazioni della grande città deviarono Agostino dal giusto corso. Il successo letterario e la licenziosità dei costumi della città africana, per metà ancora pagana, colpirono l’uomo. Lo smisurato desiderio di essere il primo, anche nel peccato, lo condusse in strade che non andavano battute. Qualche tempo dopo l’arrivo, a Cartagine, dovette confessare alla madre, Monica, di avere un figlio con una donna, di cui Agostino non riporta mai il nome. Il figlio, Adeodato, insieme alla madre, con cui visse in concubinato per 15 anni, uscirono dalla vita del futuro santo, e dottore della chiesa, nel 386, quando la donna lasciò Milano, ed Agostino, per tornare in Numidia. La promessa del ritorno rimase nelle parole della donna.
Utilizzo ancora le parole di Agostino: “Venni a Cartagine, dove da ogni parte mi strepitava intorno una ridda di turpi amori. Cercavo un oggetto da amare, amando di amare, e detestavo la tranquillità e la via senza trappole, perché avevo un vuoto, dentro di me, di cibo interiore. Perciò l’anima mia era malata e, piena di ulceri, si gettava al di fuori, sulle creature, miserabilmente avida di essere sfregata dal contatto con le realtà sensibili”.[5]
Conosceva il peccato.
Ne scrisse diffusamente.
Era padre.
Conosceva l’amore che un genitore prova nei confronti del proprio figlio.
Si sarà interrogato sulla morte dei bambini prima di affermare che, senza il battesimo, sarebbero condannati a bruciare in eterno?
I genitori sapevano che, neppure dopo la morte, si potevano ricongiungere con il proprio bimbo.
Queste paure trovano fondamento nella teologia, in particolare nelle parole di sant’Agostino, il quale affermava che le anime dei bambini morti senza battesimo erano condannate all’inferno.
Per correttezza d’informazione riporto la completa affermazione di Sant’Agostino:
E’ dunque giusto dire che i bambini che muoiono senza il battesimo si troveranno nella condanna, benché mitissima a confronto di tutti gli altri. Molto inganna e s’inganna chi insegna che non saranno nella condanna.”
Agostino, il peccatore, colui che, prima di seguire la retta via, rubava per divertimento e viveva in concubinato, si spinse a rovinare la vita di molti cristiani.
I genitori, dei bimbi morti senza il battesimo, hanno dovuto sopportare l’idea che il loro figlio bruciasse tra le fiamme dell’inferno per l’eternità.
Per quanto concerne la visione di Sant’Agostino dovremmo fare uno sforzo ulteriore: comprendere in quale momento della vita ha parlato della dannazione dei bimbi morti senza battesimo.
Il santo nordafricano era, in quegli anni, impegnato nella lotta contro i Pelagiani.
Secondo il Pelagianesimo, il peccato originale non macchiò la natura umana affermando altresì che l’uomo è in grado di scegliere ed attuare sempre il bene, senza necessità della presenza divina. Adamo fu colpevole di portare un cattivo esempio, ma le sue azioni non ebbero altre conseguenze. Gesù rappresentò l’esatto contrario, il buon esempio, in grado di controbilanciare l’esperienza negativa d’Adamo. Queste credenze furono condannate come eretiche dal Concilio d’Efeso del 431. Il nome di queste dottrine dipese dal monaco brittanico Pelagio, che è considerato il fondatore. Con il passare del tempo lui stesso negò molti concetti legati alla sua idea originaria.
Senza peccato originale non serve il Battesimo. La lotta tra Agostino ed i pensatori Pelagiani creò gravi conseguenze per gli innocui abitanti dei secoli successivi, che si scontrarono con l’idea dell’eterno inferno per i bimbi morti senza battesimo.
Siamo ancora convinti che sia uno dei massimi pensatori dell’umanità?
Un personaggio che utilizza il dolore della morte dei bimbi per convincere una comunità, quella pelagiana, dell’importanza del battesimo, non può essere ritenuto uno dei massimi esempi dell’umanità. In queste supposizioni non trovo spirito caritatevole, misericordia, ma sola ferma determinazione nell'enunciazione delle proprie idee.
Utilizzò il dolore per cancellare l’eresia.
Benozzo Gozzoli è l’autore dei magnifici affreschi inseriti nella chiesa dedicata ad uno dei padri del Cristianesimo.  Lo splendido scenario di San Gimignano consegna quest’autore, e le storie della vita di Sant’Agostino, alla memoria eterna. Particolarmente interessante è la presenza di Santa Monica, madre d’Agostino, nelle scene dipinte da Benozzo Gozzoli. Con molta probabilità l’eco della traslazione delle reliquie di Santa Monica da Ostia a Roma, nella chiesa dedicata al figlio, non si era ancora spento quando fra Domenico Strambi affidò l’incarico a Benozzo per la realizzazione del ciclo d’affreschi.
Il grande lavoro di Benozzo Gozzoli si compone di 17 scene, prendendo il via dalla consegna di Agostino al maestro e concludendosi con i funerali del dottore della Chiesa ad Ippona nell’anno 430.
Un luogo che suscita meraviglia, che sveglia il nostro profondo torpore.
Non fermatevi alla visione, compenetrate il mistero nel suo profondo.

Fabio Casalini

Bibliografia
- Carpin Attilio. Agostino ed il problema dei bambini morti senza il battesimo. Edizioni studio domenicano. 2005
- Casalini Fabio e Teruggi Francesco. Mai Vivi, Mai Morti. Ladolfi editore, 2015
- D'Argentano Luigi Francesco. Conferenze teologiche e spirituali sopra le grandezze di Dio. 1795
- Livi Antonio. Storia sociale della Filosofia. Società editrici Dante Alighieri, 2004
- Sant'Agostino. Le confessioni. Edizioni Garzanti.



[1] Le Confessioni, RCS Media Group, 2010.
[2] Antonio Livi, Storia Sociale della Filosofia. Roma, Società editrice Dante Alighieri, 2004.
[3] Le confessioni di Sant’Agostino: Libro secondo, il sedicesimo anno.
[4] Le confessioni di Sant’Agostino: Libro secondo, il sedicesimo anno.
[5] Confessioni di Sant’Agostino, III, 1-1.

16 commenti:

  1. Un uomo diverso da come l'ho sempre immaginato. Avere un figlio non lo ha reso padre. Non lo ha reso caritatevole o amorevole verso chi soffre. Inventando il Limbo ha condannato al dolore chi già al dolore era condannato. Solo la misericordia di Dio lo può aver salvato dalla grettezza.Rosella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Rosella.
      La tua affermazione è assolutamente condivisibile: avere un figlio non ti rende padre... anche se è considerato un Padre della Chiesa.
      Il fuoco eterno, per chi muore senza battesimo, come soluzione del conflitto con i Pelagiani, dal mio punto di vista è assurdo. E' una soluzione comoda e facile senza pensare alle conseguenze che poteva generare nei secoli futuri.
      Forse la colpa è di chi lo ha ascoltato....
      Fabio

      Elimina
    2. La questione è davvero nelle regole. Ma come può un uomo che parla in nome di un Padre misericordioso e buono che tutto perdona causare tanto male? È perché nessuno ha riparato prima il malfatto? Ros

      Elimina
    3. Se ricordi nel libro MAI VIVI, MAI MORTI io e Francesco Teruggi abbiamo ampiamente analizzato il motivo di tutto ciò. I teologi e pensatori della religione cristiana hanno dibattuto la futura posizione dei bimbi morti senza battesimo sino a pochi secoli addietro.
      Non hanno mai deciso.
      Hanno creato il battesimo ad ogni costo!
      Fabio

      Elimina
  2. Il causare sofferenza gratuita non è giustificabile a prescindere... Personalmente non cerco nelle vicissitudini personali di chi scrive per giudicare attendibili o meno le sue parole , perché ritengo che davvero pochi potrebbero dire la loro se così fosse. Non concepisco il condannare alla sofferenza eterna una famiglia dilaniata dal dolore ... Una mamma che si chiederà ogni giorno non solo come sarebbe stata quella creatura... Ma anche se sta soffrendo senza avere colpe... Forse perché ho visto mia madre piangere.... Per il primo motivo.. Perché mia sorella è stata battezzata ancora in vita.. .. Non tollero altro.... Avrebbero dovuto dare sollievo ... Non creare disperazione ... Non la chiesa in quanto tale, ma esseri umani...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Parrucchiera io indago nella vita e nelle vicissitudini delle persone su cui si reggono le fondamenta della religione cristiana. Non parliamo di pensatori moderni il cui credere può o meno influenzare la vita delle persone, ma di personalità eminenti che hanno utilizzato il dolore per risolvere beghe interne alla nascente religione.
      Per quanto concerne la seconda parte del commento posso comprendere la tua rabbia ed il tuo dolore, sono i miei e di tante persone che quotidianamente leggono i miei articoli, li commentano sui social network e li condividono.
      Fabio

      Elimina
  3. Che meraviglia Fabio...scendere nel profondo. Perlustrare luoghi sconosciuti che 'i più' non vogliono vedere...tu sai cosa penso..non esistono religioni vecchie, nuove, costruite.. ma solo la fede che sposta le montagne..
    Quella sola ha senso. Quella sola da segni. Quella sola ci spiega e ci illumina sul: 'da dove veniamo e perchè'; quella sola trascende le nostre menti meschine e ci innalza all'infinito iperuranio.. al paradiso che non possiamo comprendere.. (per ora) noi a malapena riusciamo a spostare noi stessi dalla sedia al divano.... Ma esistono persone come te, e a volte si ha la fortuna di incontrarle....e allora tutto volge alla speranza...❤️

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie gb, di cuore.
      Io spero di riuscire a far ragionare molte persone. Utilizzo le parole scritte dai diretti interessati per approfondire quelle che ritengo colpe. Altri giudicano sbagliato il mio non conformarsi alla contestualizzazione degli eventi. La fede e' soggettiva ed indagabile.
      Fabio

      Elimina
  4. L'esistenza di San Agostino non può essere considerata un esempio per l'umanità. Per quanto riguarda il limbo, diversi sono stati gli aggiustamenti, la cui "dannazione" in seguito si ammorbidì, fino all'accettazione di uno stato dell'essere condannato a non vedere Dio. Il peccato originale invece è, e rimane, per la chiesa, ereditario (OH! Signur! Fa che Giordano Bruno non si rigiri nella tomba...).

    In fondo S. Agostino non era altro che un uomo, e questo andrebbe sempre considerato, con la sua eterna e affannosa ricerca della parte spirituale che lo componeva. Con il dualismo della sua ardente natura che lo portava spesso verso la sensualità, prima "eseguiva", poi si pentiva, (eeeehh! Si sa, la carne è debole...).La sapienza poi, è inaccessibile a chi non l'abbia già realizzata in se, e S. Agostino ne è la prova.

    La salvezza non sta nella fede, se questa è di facciata, o nella gnosi di derivazioni religiose, siano pure di marca cattolica-cristiana, ma nella Conoscenza, naturalmente al di là (non entro qui in profondità...) di tutta la simbologia della pietra filosofale, fino al Santo Graal, dal Cristo all'uovo del simbolismo magico, come una necessità per l'essere umano di mettersi alla ricerca di se stesso, affinchè non si inganni.

    Come si ingannò invece quella divinità indiana che un dì, per curiosità, volle trasformarsi in un porco e non si ricordò più come mutare le proprie sembianze...
    Un saluto
    Malles

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Malles ciao e grazie per il commento.
      Posso commentare la frase "in fondo S. Agostino non era altro che un uomo, e questo andrebbe sempre considerato, con la sua eterna e affannosa ricerca della parte spirituale che lo componeva. Con il dualismo della sua ardente natura che lo portava spesso verso la sensualità, prima "eseguiva", poi si pentiva"?
      Assolutamente vero che fosse un uomo, e come tale andrebbe giudicato.
      Voglio solo aggiungere che lo hanno elevato a Santo e Dottore della Chiesa.
      Posso Malles giudicarlo sotto questa veste?
      Grazie per i tuoi commenti sempre mirati alla condivisione del pensiero.
      Fabio

      Elimina
  5. Ciao Fabio, Mi viene spontaneo farti (farvi) continuamente i complimenti, per quanto con competenza e dovizia di particolari riuscite a coinvolgere chi vi segue, ma siccome temo di passare per bigotto, NON ve lo dirò MAI... la stima, quella vera rimane. San Agostino? Rieccoci... Giudicarlo come uomo: con questo intendevo classificarlo piccolo (lo era anche di statura), fragile, nella sua umanità, ovviamente al di là dalle dogmatiche e mitiche considerazioni cattoliche.

    Molto vicino dunque ai difetti di gran parte dell'umanità, con le sue quisquilie, ciarabattole e pinzillacchere, meno perfetto e santo di quanto ci è stato inculcato, forse stiamo dicendo las mismas cosas...
    Il fenomeno della (delle) religione, per come l'hanno "lavorata" ed aggiunto (o tolto), rimane un mystero insoluto. Figurati che anche i Re dovevano piegarsi ai voleri della chiesa, che da perseguitata perseguì, come purtroppo ben sappiamo.

    E' ormai troppo tardi per imputare alla volontà di Dio (e di riflesso a molti santi) tutti i fenomeni e tutti gli impulsi religiosi insiti nella natura umana, come spesso certi predicatori si arrogano il diritto di fare. Troppo tardi è pure per dire che l'uomo è religioso perchè Dio (che è puro spirito) voleva essere adorato ed anteposto a tutte le tentazioni della carne, in cambio della pace eterna e della felicità nella vita futura.

    Tra S. Paolo e S. Agostino, dal punto di vista teologico, qualcosa scricchiola... Mi riferisco alla promessa ricompensa contro le tentazioni. S. Paolo su questo argomento di vitale importanza sosteneva che l'anima assume, nell'altro mondo, un corpo celestiale o spirituale, ben diverso da quello "naturale e terrestre". Dice cioè che la carne e il sangue non erediteranno il regno di Dio.

    Per Sant'Agostino invece, al momento della resurrezione, la sostanza dei nostri corpi, per quanto disintegrata, sarà completamente riunita, precisando: "Sia lontano da noi il timore che l'Onnipotenza del Creatore non possa, per la resurrezione e rianimazione dei nostri corpi, non possa richiamare ogni più piccola parte anche se è stata consumata dai vermi o dalle fiamme, o sia imputridita nell'acqua, o evaporata nell'aria".

    Diavoletto di un Sant'Agostino, io voto per San Paolo, nonostante pure lui, all'inizio...
    Un saluto
    Malles

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nonostante pure Paolo qualche sassolino dalle scarpe se lo è levato.. forse pietre più che sassolini.
      Farne le spese il povero Protomartire Stefano..
      Stiamo disquisendo dei principali divulgatori della nuova religione, coloro che hanno permesso la grandiosa crescita in un periodo di tempo limitato.
      Gli aggiustamenti continuano da due millenni... basta pensare alla questione del limbo, risolta, forse, dal Papa tedesco, cui dobbiamo riconoscere il grande merito di aver quasi "sdoganato" Gesù l'Esseno.
      Come sempre i tuoi commenti mi portano a parlare, scrivere e pensare fuori dai canoni comuni.
      Grazie Malles per l'affetto con il quale ci segui.
      Fabio

      Elimina
  6. Se la traduzione è "... i bambini che muoiono senza battesimo si troveranno nella condanna benché mitissima a confronto di tutti gli altri", nel testo originale qual è la parola che corrisponde a "inferno"? "tutti gli altri" sono i peccatori? "i bambini..." messi " a confronto di tutti gli altri" in che cosa hanno oeccato?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Calabrone.
      Per correttezza d’informazione riporto la completa affermazione di Sant’Agostino:
      “E’ dunque giusto dire che i bambini che muoiono senza il battesimo si troveranno nella condanna, benché mitissima a confronto di tutti gli altri. Molto inganna e s’inganna chi insegna che non saranno nella condanna.”
      La parola "inferno" non appare in modo esplicito ma il "saranno nella condanna" lo possiamo facilmente identificare con tale aldilà.
      I bimbi hanno peccato in quanto non battezzati non possono ripulirsi dal peccato originale. La loro unica colpa è di essere morti prima del battesimo.
      Spero di aver risposto alle domande calabrone.
      Fabio

      Elimina
  7. Non a caso gli Agostiniani sono stati, nei secoli, tra i grandi persecutore degli eretici e non solo. Ho notato che molti santi venivano da terre lontane e mi domando come mai.
    Ho l'impressione che il fanatismo religioso sia una prerogativa di certe popolazioni che ancora oggi impongono regole assurde che noi, nei secoli, abbiamo fatto nostre. La paura del castigo è lo spauracchio ricorrente. di qualsiasi religione o credenza si tratti. C'è da chiedersi se, prima dell'avvento del Cristianesimo, nonostante le cerimonie e i riti che si svolgevano in onore degli Dei, i Romani non fossero un popolo illuminato rispetto a quello che ne seguì, sulle spalle di un pover'Uomo finito in Croce, dal quale fatto poi nacquero soprusi e menzogne.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Cleide.
      Mi occupo per diletto delle antiche religioni - quei poverini che pregavano senza giungere le mani nei pressi delle rocce - e devo dire che quei personaggi considerati tanto basici forse avevano l'illuminazione dell'anima.
      I romani sino a Costantino e Teodosio forse lo erano in parte, dopo utilizzarono la nuova religione per farne una religione di stato.
      L'attualità è un obbrobrio da cui usciremo con fatica e sudore per il lassismo delle classi politiche che pensano al mantenimento dello status quo.
      Fabio

      Elimina