lunedì 16 novembre 2015

Piero Martinetti. Un filosofo canavesano.

La vita

Piero Martinetti nasce a Pont Canavese il 21 agosto 1872 primo dei quattro figli (tre maschi e una femmina, senza contare una bambina che morì piccolissima) dell'avvocato Francesco Martinetti (1846-1921) e di Rosalia Bertogliatti (1846-1927). Suo padre era un ardente mazziniano e gli trasmise la libertà dei giudizi, la coerenza degli ideali e la fierezza del carattere, la madre donna colta e intelligente la tenacia del carattere, l’altezza della mente e la felice disposizione per il ragionamento astratto e per gli alti ideali della vita, elementi che caratterizzarono le scelte e il pensiero di tutta la sua esistenza. 
Il primo approccio allo studio avvenne sotto la guida della madre che lo guidò nelle classi elementari. All’ età di sette anni venne inviato a Ivrea per rimanervi otto anni durante i quali frequentò il Collegio Civico Nazionale (poi Regio Ginnasio Liceo Carlo Botta) dove fu sempre promosso con ottimi risultati e molti encomi. Poi si iscrisse all' Università di Torino, dove ebbe come insegnanti Giuseppe Allievo,(filosofo e pedagogista) Romualdo Bobba, (filosofo) Pasquale D'Ercole Giovanni Flechia (Sancrista e glottologo) e Arturo Graf (poeta e letterato) Nel 1893 all'età di 21 anni si laureò in filosofia, con una tesi su Il Sistema Sankhya Studio sulla filosofia indiana discussa con Pasquale D'Ercole, docente di filosofia teoretica, pubblicata poi Torino da Lattes nel 1896 e, grazie all'interessamento di Giuseppe Allievo, vincitrice del Premio Gautieri. Dopo la laurea Martinetti fece un soggiorno di un anno presso l'Università di Lipsia dove oltre che a completare la sua ottima conoscenza della lingua tedesca mise le basi del suo futuro pensiero filosofico che lo porterà a un idealismo trascendente sostanzialmente religioso e a perfezionare i suoi studi sulla filosofia indiana, iniziati a Torino con Giovanni Flechia e Pasquale D' Ercole. 
Tornato in Italia Martinetti insegnò dapprima filosofia nei licei di Avellino (1899-1900) Correggio(1900-1901), Vigevano (1901-1902), Ivrea (1902-1904) e per finire al Liceo Alfieri di Torino (1904-1905) e ebbe fra i suoi allievi Arturo Carlo Jemolo.Nel 1904 pubblicò la monumentale Introduzione alla metafisica. Poi nel 1905 ottenne la libera docenza in filosofia teoretica e fu nominato dopo un concorso docente straordinario di Filosofia teoretica nell'Accademia scientifico - letteraria di Milano.Nel 1915 divenne socio corrispondente della classe di Scienze morali dell'Istituto lombardo di scienze e lettere, fondato nel 1797 da Napoleone sul modello dell'Institut de France. Il 15 gennaio 1920 Martinetti inaugurò a Milano una Società di studi filosofici e religiosi, formata da un gruppo di amici in "piena e perfetta indipendenza da ogni vincolo dogmatico" dove si riunirono autorevoli intellettuali del panorama filosofico e intellettuale italiano dell'epoca e in cui tenne una serie di conferenze. Le prime conferenze furono tenute da Antonio Banfi e da Luigi Fossati oltre che, naturalmente, da Martinetti, le cui tre conferenze riunite sotto il titolo comune di Il compito della filosofia nell'ora presente segneranno la sua rottura con Giovanni Gentile. Martinetti fu una singolare figura di intellettuale indipendente, estraneo alla tradizione cattolica come ai contrasti politici che viziarono il suo tempo, non aderì né al Manifesto degli intellettuali fascisti di Gentile né al Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce. Fu uno dei rari intellettuali che criticò la prima guerra mondiale, scrisse che la guerra è "sovvertitrice degli ordini sociali pratici ed un'inversione di tutti i valori morali poiché dà un primato effettivo alla casta militare che è sia intellettualmente sia moralmente l'ultima di tutte subordinando ad essa le parti migliori della nazione e strappa gli uomini ai loro focolari e li getta in mezzo ad una vita fatta di ozio, di violenze e di dissolutezze” Nel 1923, in seguito a quelle che qualificò di "circostanze pesantissime"(la marcia su Roma e l'ascesa al governo di Mussolini), rifiutò la nomina a socio corrispondente della Reale Accademia Nazionale dei Lincei. 
La sede del VI Congresso Italiano di Filosofia del 1926 venne assegnata a Milano e ne viene indicato come organizzatore e presidente Piero Martinetti essendo super partes nella disputa fra Croce e Gentile non avendo firmato nessuno dei due manifesti. I cattolici con in testa Padre Agostino Gemelli (fondatore e rettore dell'Università Cattolica che faceva parte del Comitato organizzatore quale rappresentante dell'Università Cattolica ma che per scelta di Martinetti non era tra i relatori) ritirarono subito la loro adesione alla partecipazione, per la presenza fortemente voluta da Martinetti, di Ernesto Buonaiuti filosofo modernista scomunicato dal Sant’ Uffizio. Come risposta a tale decisione Martinetti all’ apertura del convegno affermò di ritenersi un cittadino che vive in un mondo nel quale non esistono nè persecuzioni nè scomuniche e che pertanto non poteva avallare un decreto di scomunica. Per sedare le acque Buonaiuti si dichiara disposto a rinunciare al suo intervento ma Martinetti lo convince a partecipare. Il congresso fu sospeso dal rettore due giorni dopo una discussione fra De Sardo e Carlini anche perché il dibattito aveva preso una svolta troppo libertaria agli occhi del regime e dunque fu chiuso d'imperio dal prefetto. Nel dicembre 1931 il ministro dell'educazione nazionale Balbino Giuliano impose ai professori il Giuramento di Fedeltà al Fascismo Martinetti fu uno dei pochi a rifiutare fin dal primo momento. E’ giusto ricordare che furono 15 su 1250 professori universitari che dissero no al fascismo, avendo il coraggio di opporsi alla prepotenza del regime. 
Per questo suo rifiuto, Martinetti venne pensionato d'autorità e dal 1932 fino alla morte si dedicò unicamente agli studi di filosofia ritirandosi nella villa di Spineto, frazione di Castellamonte, vicino al suo paese di nascita. Nella casa di Spineto poteva godere un bella vista sulle campagne e sulle colline e sulle montagne del Canavese. In quella quiete potè tradurre i suoi classici preferiti (Kant, Schopenhauer), e studiare in modo approfondito Spinoza e ultimare la trilogia (iniziata con la Introduzione alla metafisica e continuata nel 1928 con La libertà) scrivendo Gesù Cristo e il Cristianesimo (1934) Il Vangelo (1936) Ragione e fede completato nel 1942. Inoltre si dedicò con passione e dedizione alla cura dei suoi terreni agricoli curando con amore la sua terra. Infatti intorno alla sua casa vi erano prati con alberi da frutta, un vasto orto e una grande asparagiaia, i suoi curatissimi vigneti producevano ottimi vini da uve nere e bianche da cui ricavava anche un ricercato passito di erbaluce. Di fianco alla casa un edificio rurale per il fattore e il bestiame, dietro un boschetto di essenze varie e poi la sua amata pineta con molti alberi secolari sulla cui panca con il tavolino di pietra amava studiare e meditare. 
Il 15 maggio 1935 mentre si trovava a Torino in visita all’ amico Gioele Solari, fu arrestato in seguito a una delazione fatta da Pitigrilli (Dino Segre), agente dell'OVRA (delazione che porterà all'arresto e alla condanna al confino di Franco Antonicelli, Giulio Einaudi, Vittorio Foa, Michele Giua, Carlo Levi, Massimo Mila, Augusto Monti, Cesare Pavese, Carlo Zini e di due studenti, Vindice Cavallera e Alfredo Perelli, e all'ammonizione di Norberto Bobbio), e dal 15 al 20 maggio 1935 fu incarcerato a Torino per sospetta connivenza con gli attivisti antifascisti di Giustizia e Libertà, benché non fosse legato agli intellettuali antifascisti che facevano riferimento alla casa editrice Einaudi. Al momento dell'arresto, a detta della signora Solari, Martinetti disse una frase che aveva già sentito pronunciargli più volte: "Io sono un cittadino europeo, nato per combinazione in Italia".
Nel settembre 1941 iniziò un declino fisico, dovuto a una trombosi che menomò le sue capacità mentali, consecutiva forse una caduta accidentale da un pero. Alla fine del 1942 subì una prima operazione alle vie urinarie dovuta ad intossicazione urica grave. L'intervento chirurgico doveva avvenire in due tempi: operazione preliminare alla vescica, per ovviare immediatamente alla causa diretta dell'intossicazione, e susseguente operazione alla prostata che ne era la causa originale. La prima operazione venne effettuata con buon esito, e attese in ospedale il tempo opportuno per procedere alla seconda. Purtroppo Martinetti ricoverato nei reparti dell’ ospedale Molinette di Torino, trasferiti a Cuorgnè causa i bombardamenti sulla città si aggravò e morì il 23 marzo 1943, dopo aver disposto che nessun prete intervenisse con alcun segno sul suo corpo. Nonostante l'invito del parroco di Spineto di non dare onore alla salma dell'eretico, ateo e scandaloso anche nella morte perché aveva disposto di essere cremato, una decina di persone seguirono l'autofurgone che portò il corpo di Martinetti alla stazione, da dove partì in treno per Torino per essere cremato,sfidando non tanto lo stupido ordine di un prete ignorante e impietoso quanto gli attenti sguardi della polizia politica che annotava la presenza di persone tenute da sempre d’ occhio. Martinetti fu un fautore della cremazione e più testimonianze riferiscono che portasse sempre con sé, in una busta, le ceneri di sua madre. Per i Martinetti la cremazione era una specie di tradizione familiare e la cosa appare strana in quei tempi nei quali, specie nei piccoli centri era pressoché ignota a tutti, e oggetto di scandalo per il gran rumore che, in questi casi, ne facevano i parroci. Non è però da escludere, nel caso di Piero Martinetti, che questa scelta, come quella dell’ essere vegetariano, avesse anche una relazione con il suo interesse per la filosofia indiana, e dunque un valore filosofico e religioso. 
Alla sua morte Martinetti lasciò la sua biblioteca privata di circa 9000 volumi, circa 1500 opuscoli, 126 periodici e cataloghi di antiquariato librario, in legato a Nina Ruffini (nipote di Francesco Ruffini), Gioele Solari e Cesare Goretti. La Biblioteca verrà poi conferita dai rispettivi eredi nel 1955 alla "Fondazione Piero Martinetti per gli studi di storia filosofica e religiosa" di Torino; oggi è posta nel palazzo del Rettorato dell'Università di Torino, presso la Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia. La sua casa di Spineto attualmente sede della "Fondazione Casa e Archivio Piero Martinetti ed è proprietà della Dott.ssa Maria Cristina Fenoglio Gaddò che con profonda dedizione e passione promuove la diffusione e la conoscenza del suo pensiero e della sua opera a livello nazionale e internazionale.
La filosofia

La filosofia di Martinetti è un'interpretazione originale dell'idealismo post- kantiano, nella linea dell'idealismo razionalistico trascendente che va da Platone a Kant, nel senso di un dualismo panteista trascendente, un'interpretazione che lo avvicina a quel post-kantiano atipico che fu Africano Spir (1837-1890), il quale (ancor più di Kant, Schopenhauer o Spinoza) fu il filosofo preferito di Martinetti, quello a cui fu più particolarmente legato, sul quale scrisse molti studi e un denso saggio monografico steso verso il 1908-1912 (rimasto inedito e pubblicato postumo nel 1990) e al quale fece consacrare il terzo numero del 1937 della Rivista di filosofia, filosofo che fu come lui un uomo controcorrente.
La religione

Il pensiero religioso di Martinetti ha come base il suo anticlericalismo unito anche al suo profondo individualismo : la confusione tra anticlericalismo e senso religioso, o se vogliamo tra la critica e il rifiuto del dogma e la fede nel divino fa si che molti riferendosi a Martinetti pensano a un ateo. E’ un idea errata. Egli fù un uomo religiosissimo, che però non rinunciava mai alla libertà del pensiero, al valore della ragione, un uomo che vedeva il divino non solo in ogni uomo ma in ogni essere vivente. L’ individuo non trova il suo valore solo nel riconoscere una legge che è divina, non umana. Ma questo riconoscerla è un fatto personale, del singolo, è un processo interiore da percorrere individualmente, la società, l’ umanità, la chiesa non gli servono, anzi sono un intralcio lungo il percorso che si vuole intraprendere. Gesù di Nazaret, è un profeta ebraico, l'ultimo e il più grande dei profeti. Non quindi Figlio di Dio, Gesù in quanto Messia annuncia un regno messianico a cui succederebbe alla fine dei tempi il regno dei cieli quello di Dio. Tuttavia non chiarendo tale avvento escatologico, di fatto Gesù è soprattutto un maestro di dottrina morale che esorta con l’ amore verso il prossimo a rinunciare al mondo per unirsi spiritualmente e interiormente a Dio il bene supremo. Per Martinetti bisogna aspirare ad una "Chiesa invisibile", in cui si possano compendiare i valori moralmente più elevati di tutte le culture religiose, dando vita così ad una società universale fraternamente unita. Gesù Cristo e il Cristianesimo fu messo sotto sequestro dalla Prefettura non appena stampato (1934) e con decreto del 3 dicembre 1937 Gesù Cristo e il Cristianesimo, Il Vangelo e Ragione e fede furono messi all'Indice dei libri proibiti della Chiesa cattolica Nella stessa maniera Martinetti considerava il marxismo come la massima secolarizzazione concepibile della religione. Queste sue posizioni di uomo libero contrarie ad ogni dogma religioso e politico non solo si sono riflesse sulla sua vita terrena, ma anche dopo la sua morte hanno fatto da ostacolo alla conoscenza del suo profondo pensiero.

La riflessione sugli animali

Negli scritti La psiche degli animali e Pietà verso gli animali, Martinetti sostiene che agli animali così come gli esseri umani, possiedono intelletto e coscienza, quindi l'etica non deve limitarsi alla regolazione dei rapporti tra umani, ma deve estendersi a ricercare il benessere e la felicità anche per tutte quelle forme di vita senzienti (cioè provviste di un sistema nervoso) che come l'uomo sono in grado di provare gioia e dolore. Martinetti cita le prove di intelligenza che sanno dare animali come cani e cavalli, ma anche la stupefacente capacità organizzativa delle formiche e di altri piccoli insetti, che l'uomo ha il dovere di rispettare, prestando attenzione a non distruggere ciò che la natura costruisce. Nel proprio testamento Martinetti dispose che una somma significativa fosse versata alla Società Protettrice degli Animali; egli personalmente nutriva per gli animali una profonda pietà e tale sentimento lo aveva persuaso a darsi al vegetarismo, una scelta che assumeva per lui quasi il carattere di un valore religioso.
La sua eredità

Rimane il suo alto esempio di un uomo coerente e di spirito ideologicamente puro e neutrale.
Uno grande e indimenticato uomo canavesano Adriano Olivetti nella sua azione ha fatto spesso riferimento al suo pensiero e al suo grande insegnamento morale, vivendo anche lui contrastato dal mondo per le sue idee controcorrente.
Per tutto ciò il Canavese e in particolare la Città di Castellamonte devono essere fieri e orgogliosi di aver avuto questo uomo insigne, filosofo di elevato valore culturale e morale. Egli ha sempre saputo amare l’ umile terra canavesana, la verde natura, gli animali, le semplice cose che il suo adorato rifugio spinetese ha saputo offrigli.

Luciano Querio

Bibliografia
A.Paviolo Piero Martinetti aneddotico. L'uomo, il filosofo e la sua terra Aosta, 2003 
M. Giorda Piero Martinetti Castellamonte 1993
C.Terzi Piero Martinetti La vita e il pensiero originale Bergamo 1966
C.Terzi Lettere inedite di Piero Martinetti in Giornale di Metafisica Torino 1972
A.Vigorelli Piero Martinetti La metafisica civile di un filosofo dimenticato Milano 1988

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