L'oblio dei Natali che furono - prima parte

L'inverno, penetrava fitto nei cuori e nell'animo della gente fino ad incarnarsi nell'animo più profondo scuotendone il tormento, ed il pallido sole morente non lasciava scampo a funesti presagi di sventura e di morte. 
Natale non fu sempre un periodo di amore caritatevole.
I dodici giorni di festività prima della venuta di Cristo, e della sua fede, i demoni, fantasmi e dei tornavano sulla terra per portar giudizio o morte fra i viventi, prima della rinascita del sole.
Furono nominati “Cacciatori”.
A seguire un mio racconto basato su leggende popolari italiane e nord europee.

Fu una notte colma di neve, mi ero avventurato stupidamente nelle tenebre più profonde, ed in questi giorni di nera magia fu una cosa molto insensata, ma il mio cavallo era fuggito spaventato per colpa dei miei avi  trapassati tornati per festeggiare come ogni anno la vigilia del 25 dicembre con un banchetto ricco per il loro lungo viaggio dall'aldilà, essi controllavano le stalle, le cucine e lo stato della mia famiglia ma qualcosa nella loro visita è stato di poco gradimento, sul grosso camino ardente un nuovo simbolo religioso appariva in sostituzione degli dei antichi, un uomo morente su di una croce fu il nostro nuovo Dio da lodare, ma dovevo per forza riportar il cavallo nella stalla il prima possibile, rischiai nonostante le lacrime di mia moglie, che mi scongiurava di uscire all'alba, perché “la Dea” sorvolava già i cieli neri cavalcando il suo spettrale cavallo accompagnato dalla sua schiera di bambini fantasmi.
Berchta era il suo nome, un'antica Dea mostruosa, uno spettro dai lunghi capelli grigi, fredda come la morte stretta nella sua veste nera cavalcante il suo stallone dagli occhi infuocati, venerata e temuta con altari eretti in suo onore e fuochi sempre accesi da rami sempreverdi per benedire il proprio futuro e spesso per farselo predire, ma in quelle notti, essa passava casa dopo casa per giudicare gli uomini e mandare pestilenze e carestie a chi non fosse stato meritevole, ma chiunque l'avesse guardata o spiata sarebbe divenuto cieco o ammazzato dagli imponenti zoccoli del suo maestoso cavallo.
Con la debole fiamma della mia lanterna tormentata per la gelida brezza che spirava come un demone affamato, mi ritrovai ai piedi della foresta, silenziosa e parlante per via del vento che si spezzava sulle alte cime dei pini, quando all'improvviso udì un suono terrificante di gemiti di bambini e il nitrito di un cavallo, il mio cuore gelò quando alzando gli occhi vidi la Dea con la sua schiera di fanciulli fantasma che discendeva luminosa dal cielo verso la nuda terra e la mia vita.
Mi nascosi dietro un albero sperando che essa non mi avesse notato e quando tocco il suolo con il suo nobile cavallo il tonfo di quegli zoccoli tuonarono come campane funebri sulla candida neve, mi accorsi che un bambino di pochi mesi continuava a cadere sulla neve gelida perché mai la vita gli donò il tempo per  imparare a camminare, ed io padre preso da questo innato istinto corsi verso di lui per rimetterlo in piedi, ma quando la Dea si accorse della mia presenza mi levò uno sguardo potente come uno schiaffo, ma sorrise come una madre e mi disse <Uomo gentile, ti do la mia benedizione perché i tuoi figli siano a lungo felici>, e scomparì dietro la tormenta.
Non ritrovai mai più il mio cavallo, ma ebbi in cuor la certezza della serenità dei miei figli.
Non ebbi mai dono più grande.


Simone De Bernardin

Commenti

  1. bellissimo racconto di una tenerezza infinita

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  2. Concordo con il mio omonimo anonimo. Tenero e "fantastico"racconto che certamente non verrà mai letto da quei sindaci che aboliscono il presepio e con esso le proprie tradizioni, non per rispetto verso altre religioni, ma, ahimè, per paura, e questo è tragico.
    Un saluto
    Malles

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  3. Grazie per i commenti, bisogna difendere le proprie radici sono il nostro patrimonio, senza di esse siamo poveri. Senza storia ne passato.
    Senza futuro

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  4. C è chi pensa che Berta sia nella figura di madama Holle, dell omonima fiaba raccolta dai Grimmi. Questo anche per sottolineare come chi ama le tradizioni non ha paura di contaminarle. Le stesse Dee e storie si mescolano e si ritrovano continuamente, con infinite varianti e interpretazioni. La faccenda della scuola è una grande e riduttiva strumentalizzazione a cui semmai si volesse rispondere bisognerebbe farlo 'riscaldando' le storie di tutte le tradizioni e permettendo loro di incontrarsi.

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  5. Molto bello. Molto dolce. Un risvolto inaspettato che colpisce il cuore

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  6. Meraviglioso racconto d'altri tempi, l'importanza della famiglia è un bene prezioso, sconfigge ogni timore del nostro vivere quotidiano. Grazie e complimenti all'autore. Roberto.T

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