La Sindone brucia!


Torino, 12 aprile 1997
Mezzanotte è passata da poco.
Piazza Castello è buia, è tinta di nero. I lampioni schizzano chiaroscuri sul profilo bifronte di Palazzo Madama.
I Dioscuri riposano in cima ai loro piedistalli, vegliando la sagoma austera di Palazzo Reale. Pochi passi umani rimbombano nel silenzio - in quegli anni la movida notturna torinese nei giorni feriali era ancora piallata a livelli prossimi allo zero. La cupola del Guarini risplende. I suoi marmi chiari, il suo intreccio di lesene spiccano sui tetti del Duomo, stagliati contro il sipario nero della notte: fiore barocco, frattale di armonie geometriche, gioiello ipnotico - la cupola è uno dei capolavori architettonici più complessi e ricchi del patrimonio cittadino, ed emana luce propria. Ma stanotte, fra le ombre e la veglia della Torino che dorme, della Torino che lavora, della Torino che sta in silenzio e pensa troppo, c’è anche qualcos’altro che illumina la Cappella della Sindone.
Lingue di fuoco e sbuffi di fumo sfuggono dai suoi finestroni, crepitano nell’aria buia svegliando Torino: la Cappella sta bruciando! La Sindone sta bruciando!
Le ombre non ci sono più - Piazza Castello è illuminata a giorno. I Dioscuri guardano la gente che accorre, a decine, a centinaia, fra i loro pilastri.
La gente guarda in sù, guarda il fuoco, guarda le fiamme con lo stupore terrificato ed eccitato che vibra sempre fra gli spettatori di ciò che è inatteso, tragico, memorabile. La gente guarda il suo gioiello barocco che brucia, e guarda ciò che non riesce a vedere: la Sindone - intrappolata in quell’olocausto di pietra e legno.

“E’ il giorno più brutto della mia vita” mormora Valentino Castellani, sindaco di Torino, che torna in preda all’apprensione ai piedi dei Dioscuri, in mezzo alla folla, a due passi dalle fiamme - dopo aver lasciato da poche ore Palazzo Reale, da lui prescelto come location per un banchetto in onore del segretario dell’ONU Kofi Annan in visita a Torino. Anche lui, adesso, fra la gente - la gente che guarda, la gente che prega.  Una novena improvvisata nella notte di Torino, le parole di devozione che salgono, bisbigliate, ferventi, verso le fiamme - la Sindone va salvata, di nuovo, la Sindone deve uscire illesa dal fuoco un’altra volta. 
La Sindone non può bruciare: il fuoco è l’inferno, la Sindone è il sudario dell’Uomo che l’inferno l’ha sconfitto. Il bisbiglio sale all’unisono, concentrato, potente, per chiedere il miracolo.
E il miracolo, forse, c’è stato.
Magari non per intervento divino ma per intervento di un pompiere che ha infranto a colpi di mazza la teca antiproiettile in cui la Sindone era ingabbiata - e che in realtà l’avrebbe probabilmente protetta sì dal fuoco, ma non dall’eventuale crollo della cappella. 
Questo pompiere non vuole essere chiamato eroe - i pompieri si trovano spesso a rischiare la vita per il loro lavoro: a volte per salvare vite umane, a volte per salvare sacre e controverse reliquie; non importa, loro lo chiameranno sempre dovere. 
E spesso è proprio questo che la Storia finisce per tramutare in eroismo: fare il proprio dovere. 
Questo pompiere, qualche anno dopo, racconterà che, nell’atto di frantumare la teca di cristallo, si è sentito guidato da una forza superiore - e che il suo incontro con il Sacro Lino ha rappresentato una sorta di svolta mistica nella sua vita, riavvicinandolo alla religione.

Allora, forse, il miracolo c’è stato. I miracoli, in fin dei conti, sono punti di vista. Così come è un punto di vista che questo miracolo sia riuscito a salvare la Sindone, mentre la Cappella, il gioiello barocco di Guarini, sia stata completamente devastata. 
Distrutti i suoi giochi geometrici, distrutti i suoi arredi in legno scolpito, rovinati i suoi lastroni provenienti dalla cava di marmo di Frabosa (CN), ormai chiusa da un paio di secoli. 
Forse è perchè nessuno ha pregato per lei…

Un altro aspetto del miracolo è che la Sindone non si trovasse dentro la Cappella.
Se fosse stata lì dentro, probabilmente, né la teca né i pompieri sarebbero riusciti a proteggerla. 
La Cappella era in restauro dal 1993, e la Sindone era stata traslocata in un’ala di Palazzo Reale non accessibile al pubblico: quasi messa in cantina - o meglio, nel retro delle cucine improvvisate che furono allestite per servire la cena di Castellani quella sera.
Qualcuno insinua che non fu un caso se, fra cucine elettriche e riscaldatori d’aria, l’incendio scoppiò proprio poco dopo la fine del banchetto - ma la versione ufficiale riporta come causa delle fiamme un corto circuito di una delle apparecchiature utilizzate per i restauri.
In ogni caso - la Sindone è salva, miracolo o no.
Del resto un altro nome che si può dare ai miracoli è destino.
E forse il suo è quello di sopravvivere al fuoco. 
Perché era già successo...
Sempre di notte, fra il 3 ed il 4 dicembre 1532.  Sempre in un incendio che ha completamente distrutto la cappella che la ospitava, quella del Saint-Suaire di Chambery.  Sempre tratta in salvo con un gesto estremo, di un uomo che poi dirà di essere stato guidato da Dio; di un uomo che in quel momento aveva dimenticato di pensare - a quanto fosse pericoloso o avventato tirar fuori la Sindone dalle fiamme, e che semplicemente si è limitato ad agire.
Nel 1532 la Sindone era custodita in un’urna di argento, e a salvarla fu un consigliere del Duca di Savoia, assieme ad alcuni frati e fabbri. 
Non ne uscì completamente indenne: il metallo che la avvolgeva aveva già cominciato a fondersi ed alcune gocce caddero sul lino, provocandone le bruciature ed i fori che sono visibili ancora oggi. 
Il sudario venne affidato alle sapienti mani delle suore Clarisse, che in due anni lo restaurarono rinforzandolo con della tela olandese.
Devote mani umane a completare il miracolo che ha voluto la Sindone uscire indenne dalle fiamme dentro un contenitore di metallo.
Certo, l’esito poteva essere parecchio più tragico.
Certo, di nuovo parliamo di punti di vista, e ovviamente c’è chi dice che il miracolo in realtà non ci sia stato, che l’esito sia stato effettivamente tragico - e che le sapienti mani delle Clarisse abbiano fatto molto di più che non rattoppare dei buchi.
Ma l’inchiesta ufficiale che venne aperta in quei tempi, ascoltando diversi testimoni che avevano visto il lenzuolo prima e dopo l’incendio, certificò che quella uscita dal laboratorio di cucito delle religiose era la reliquia originale. Il metodo più scientifico disponibile nel XVI secolo.

Sono sempre punti di vista.
E sono sempre miracoli - se si sceglie di volervi credere...


Serena Chiarle

Commenti

  1. Conoscevo in parte questi avvenimenti ma è stato interessante leggerli e approfondirli. Ho visto la S. Sindone una sola volta, in occasione dell'ostensione del 2010 e sabato sarò a torino per un paio di giorni. Un saluto

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    1. Grazie!
      La Sindone è un oggetto che racchiude molte storie ed altrettanti enigmi.
      Buona visita a Torino!

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    2. Lo ricordo bene....e speriamo che un giorno ci restituiscano la Cappella del Guarini....

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  2. Bellissimo articolo....la vera causa dell' incendio non è stata del tutto chiarita completamente...ed è un altro piccolo mistero...

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    1. Grazie Luciano!
      Sì, ci sono ancora dei punti oscuri... e riguardo alla Cappella del Guarini non ci resta che sperare...

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  3. Ciao Serena! Mi è piaciuto molto il ruolo di osservatori che hai affidato ai Dioscuri, animandoli. Ed il pensiero che "I miracoli, in fin dei conti, sono punti di vista".

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  4. Calvino pensava che la Sindone fosse bruciata nell'incendio di Chambery, e fosse stata sostituita da una nuova, resa più realistica dalle bruciacchiature inferte. Non è dimostrabile, ma forse aveva ragione, perché è logico che il falsario cinquecentesco in questo caso abbia usato un telo più antico, in questo caso di età gotica, come le analisi 14C hanno dimostrato, e come dimostra il confronto con l'unico tessuto simile (Victoria & Albert Museum Londra cat. 7027-1860), Se Invece Calvino si sbaglia, essa è stata fatta poco prima della prima ostensione, a Lirey, alla metà del XIV secolo.
    Questi sono i dati veri, che negare solo i fanatici religiosi . Beh, è sempre preferibile una religione che orienti i fanatici verso frottole a una che li spinga al delitto, come lo stesso cattolicesimo ai tempi della caccia agli eretici, e come oggi altre. Però preferirei una religione in cui il fanatismo sia immediatamente circoscritto.
    Sono anni che leggo sciocchezze sulla sindone, e pensavo che nulla mi potesse più meravigliare. Ma il vedere un miracolo in un intervento routinario dei Vigili del Fuoco è riuscito a meravigliarmi.
    Comunque sullo sviluppo del fanatismo attorno alla Sindone nel secolo scorso si deve leggere Odile Celier. Le Signe du linceul, Parigi 1992. E' una studiosa cattolica, che non userebbe mai il linguaggio violento che ho usato io, e vorrebbe, come in Italia Cardini, che la Sindone, pur essendo evidentemente non autentica potesse, liberatasi dal fanatismo, continuare a essere oggetto, moderato, di devozione, Detto questo, non riesce a nascondere la verità

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    1. Angelo ti ringraziamo di cuore per la tua spiegazione. Ho imparato molte cose da questo commento e non mancherò/remo di approfondire accuratamente.
      Fabio

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  5. Nell' articolo c'è scritto che la Sindone si trovava in un ala del Palazzo Reale...ma era in Duomo dietro l' altare e li fu recuperata dai vigili del fuoco...

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    1. Luciano grazie per l'importante precisazione!
      Fabio

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