La ballata dell'uomo con la bricolla

Il fuoco riscaldava la piccola casa.
I bambini giocavano, specchiandosi nell’ombra del focolare.
La bricolla attendeva il nuovo viaggio.
Un bacio alla donna.
Una carezza ai figli. 
La bufera spezzava lo sguardo.
I ragazzi sulla strada attendono.
Si fidano di me.
Sento l’aria.
Riconosco il ghiaccio.
Non ricordo chi sono.
Ho perso memoria del mio nome.
Ho smarrito il luogo che mi ha donato la vita.
Sono morto insieme al mio villaggio.
Distrutto, allagato, sommerso dalle acque. [1]
Lo sviluppo industriale.
Le nuove tecnologie.
La nuova vita.
Vita che uccide la natura.
La mia è ribellione.
Sono spallone, da sempre.[2]
Lo era mio padre, o quello che ricordo come tale.
“E’ ora!”.
Si parte per un nuovo viaggio.
La luna riscalda il nostro sentiero.
Tanti uomini salgono in direzione della montagna.
Formiche che attraversano la storia.
Lumache che scivolano nel ricordo di una terra segnata dal dolore.
La punta della Rossa indica la strada.[3]
Illuminata dalla Luna.
Baciata dalla fortuna.
Bella e maestosa.
Una donna che invita all’amore.
Amore con la natura.
Selvaggia.
I ragazzi mi temono.
Si fidano.
Risaliamo veloci verso il passo della Rossa.
La luce del sole non deve trovare uomini e bricolle.
Siamo figli della notte.
Siamo coloro che attraversano il vostro riposare.
La Svizzera.
Sigarette, sale, zucchero e caffè.
Riso, serve alle famiglie.
Dalla bocchetta d’Arbola non possiamo rientrare.[4]
Troppi militari armati.
Ci attendono.
Non dormono.
Vivono per noi.
Sopravvivono per fame.
Lo devono fare, lo sappiamo.
Non possiamo odiare.
Il passo di Cornera, nuova destinazione.[5]
Salire è complesso.
Difficile, pericoloso.
Detriti ovunque.
Freddo e ghiaccio.
Il sentiero scompare sotto i nostri scarponi.
La bruma avvolge le vette.
Il Cervandone dove sarà?
Il suo terribile ghiacciaio non deve conoscere il nostro camminare.
Tutti fermi.
Bloccati.
Immobili nella notte.
La luna è scomparsa.
La speranza con lei.
Mi sdraio.
Annuso l’aria.
Sento il passato.
Silenzio e paura.
Un lampo!
La mia donna.
I miei figli.
Devo tornare.
Devo riportare tutti a casa.
Sulle ginocchia e, come fanno i camosci, ritrovo il sentiero.
Il focolare è vicino, anche questa volta.
La donna ed i figli attendono il nostro saluto.
Il nostro viso segnato dal freddo.
Il nostro amore segnato dalla paura.
Il timore di perderli ha permesso di rivederli.
Ho promesso.
Ancora un viaggio.
Solo uno.
Sarà l’ultimo.
Troverò la morte scivolando in un dirupo.
Non per disattenzione.
Non per negligenza.
Per odio.


Fabio Casalini




[1] Agaro è una frazione del comune di Premia, Verbania. Già comune, fu soppresso nel 1928. La comunità, di origine walser, era posta in una valletta isolata, nella dorsale che separa la valle Antigorio dalla valle del Devero. Una diga nel 1938 ha sommerso l’insediamento.
[2] Contrabbandiere.
[3] Punta della Rossa, 2887 metri. Elegante montagna che sovrasta la piana del Devero, Verbania.
[4] Bocchetta d’Arbola o Albrunpass è un passo alpino posto a 2409 metri, che divide Italia e Svizzera. 
[5] Il passo di Cornera o Chriegalppass è un valico alpino posto a 2500 metri di altezza. Permette il passaggio dalla piana del Devero, Italia, a Binn, Svizzera.


FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

Commenti

  1. Un cuore innamorato capisce lo strazio della separazione. Un cuore grande scrive parole indelebili

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    1. Grazie di cuore.
      Spero di avere "quel cuore grande"!
      Fabio

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    2. Ce l'hai dal 16 agosto...

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  2. pieno di suspense e pathos ..bellissimo ..

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    1. Grazie! Spero di riuscire a "sdoganare" il contrabbando!
      Fabio

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  3. Bricolle piene di speranze per una vita più facile da affrontare, fino a quando sia la bricolla che il suo proprietario non scivolavano a valle sospinti da un sentiero troppo ghiacciato. Povera gente che sapeva apprezzare i piccoli-grandi valori di ritrovarsi tutti attorno ad un camino gustando caldarroste fumanti e raccontando "storie" ai più giovani, che "storielle" poi non erano, ma documentatissima opera quotidiana che rasentava (per i protagonisti) la favola.
    Un saluto al doCtor Fabio
    Malles

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    1. Malles noi parliamo ancora del contrabbando-romantico, quello prima delle "alfa" piene di sigarette, delle fughe dai "finanza", della malavita organizzata e del viaggio come secondo lavoro.
      Il nostro contrabbando era quello del sale, dello zucchero e del caffè.
      Contrabbando di vita e di speranza.
      Ciao Malles.
      Fabio

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    2. Ho iniziato a insegnare a Baceno e ricordo che i miei alunni parlavano dei contrabbandieri come dei benefattori. Alle mie orecchie suonavano strane queste lodi, perché dei contrabbandieri avevo un' idea legata asetticamente alla legalità infranta. I miei piccoli alunni però mi hanno aperto gli occhi su generazioni angustiate dalla fame e dalla povertà che solo il contrabbando poteva cercare di allontanare un poco.

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    3. Esatto. Il contrabbando-romantico (definizione errata ma di facile comprensione per chi si avvicina al fenomeno) era sopravvivenza, lotta per la vita.
      Si portava il riso, il caffè, lo zucchero e le sigarette per vivere e far sopravvivere le famiglie.
      Poi arrivarono le fabbriche, lo sviluppo industriale e la malavita.
      In quel momento si mise il piede di là, dove non si sarebbe dovuto mettere!
      Fabio

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  4. Risposte
    1. Grazie.
      Sono felice che il contrabbando smuova ancora sentimenti!!!
      Fabio

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  5. Ripenso ai passi di quelli di Spoccia, alle fatiche e ai sacrifici dei miei parenti, il cuore sospeso al filo del precipizio e le ali miracolose che ne hanno sostenuto il ritorno! Storie di fame e di fatiche che hanno segnato la geografia dei nostri confini di montagna e poi la straordinaria contraddizione di un figlio di quella terra, mio padre, finanziere su altri passi, su altri sentieri e a casa sorella e forse la mamma con la bricolla nascosta sotto il giaciglio . Tempi ruspanti di fame e fatiche ma ricchi di rispetto ed onore, dove gli avversari si conoscevano e talvolta condividevano la stessa storia, interrotta per un momento accanto a un fiasco di vino! Un caro saluto commosso da Pio, uno di Spoccia, figlio di un finanziere e nipote di viaggiatori della disperazione e della miseria ma con il cuore e le ali delle aquile!

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    1. Pio, leggere il tuo commento mi ha profondamente colpito ed emozionato.
      Le ali delle aquile devono sopravvivere alla nostra generazione.
      I nostri figli, i nostri nipoti devono conoscere le storie di coloro prima di loro hanno calpestato i sentieri della montagna.
      La condivisione della storia e della fame è alla base del rispetto che provavano uomini posti su lati opposti della barricata.
      Poi arrivarono le alfa, la malavita e le fabbriche, e tutto si modificò.
      Un grazie dal profondo del cuore.
      Fabio

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  6. La mamma della mia amica del cuore l'ha fatto ...donnina esile ma di grande forza .Per far mangiare i suoi figli scalava la vetta mentre il marito era in guerra deportato nei campi di concentramento .....Tornato a casa col desiderio di vedere il bambino di 4 anni che nel frattempo ha saputo era nato, ma malvagio destino non c'era più e con lui dopo se ne andò anche la sorellina tbc allora non perdonava ..Storie tristi di gente con una forza che noi ci sognamo .....

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    1. Ciao Vilma.
      Oggi ci sogniamo la determinazione delle genti antiche.
      Abbiamo tutto e desideriamo ancora di più.
      La cosa peggiore è relativa alla perdita della memoria storica.
      Il nostro paese è campione mondiale in questo.
      Fabio

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  7. "Ninna nanna
    Dorma fiöö
    El tò pà el ga un sacch in spala..."

    La conosci? Stesso tema, stessa struggente malinconia.
    Complimenti

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    1. Grazie Sara!
      Essere accostato - anche in lontananza- a Davide è un onore.
      Ha ridato voce a quelle persone che l'avevano persa!
      Fabio

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  8. Meravigliosa.
    E meravigliose le canzoni di Davide VDS che parlano di queste persone. Di un altro lago (piu vicino a me), e tanto vicino al Verbano. Tutto il mondo è paese, figuriamoci due laghi tra l'altro cosi vicini fra loro ed entrambi laghi di confine.
    Il Cimino di Davide è uguale ad un altro Cimino. Uguale la vita, la fatica. La fame. La fame, come il dolore, rendono tutti uguali.
    Un saluto
    celeste

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    1. Celeste scusa il ritardo!
      Grazie di cuore.
      Il Cimino o il Genesio, quello della Lacoste nuova, sono personaggi immancabili nelle nostre vite, storie, tradizioni e racconti del caminetto...
      Fabio

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  9. "La cosa peggiore è relativa alla perdita della memoria storica.
    Il nostro paese è campione mondiale in questo".
    VERISSIMO!!! A poco servono le varie commemorazioni di rito, i politici al 25 aprile, al primo maggio, e via dicendo se poi non vi è "umanità" nel raccontare ai nostri ragazzi episodi che hanno fatto la Storia, a partire dalle famiglia, dalle realtà quotidiane, dalle cose patite e ricordate e dalle ferite di chi le ha subite e che ne porta ancora i segni. Alcune ferite si sa, sono pronte a zampillare di sangue fresco. Altro che cicatrici! I nostri padri e nonni dovrebbero andare - sarebbero dovuti andare - a parlare nelle scuole e raccontare con parole normali e senza fronzoli, senza cerimonie, la vita quotidiana di chi, con tanta fatica ha fatto questo Paese. Aggiungo: e che adesso lo vede svuotato di valori e di Storia. La Storia come valori e non come "ricordo" o funzione obbligata in un giorno di festa, o pagine da imparare a memoria perchè c'è la verifica a scuola. I ricordi del mio nonno in Africa per la guerra, li ascoltavo da bambina, la sera, vicino alla stufa, ed erano ricordi vivi. Lui guardava con il suo sguardo azzurro la parete di cucina e io .. anche. E mi sembrava di vedere le tende piazzate, le scimmiette che rubavano le scatolette di carne dalla tenda-dispensa. E la nonna che aveva venduto le lenzuola ricamate a mano per tirare avanti. Bè... queste cose molto più dei libri e delle "commemorazioni" depositano pezzi di storia nel cuore e ci fanno sentire parte di un luogo. E' vero... si è persa la memoria storica. E, come cantava De Gregoria, la Storia siamo noi. Siamo noi questo piatto di grano. Ma adesso c'è poco grano e troppo di tutto il resto.

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    1. Brava Celeste!
      Dovremmo tornare a quel "piatto di grano" che possiamo anche declinare in una farina di castagne o in una polenta concia...
      La perdita della memoria è la più grande offesa che possiamo compiere ai danni di chi ha percorso questi sentieri prima di noi.
      Fabio

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