giovedì 17 settembre 2015

Perché la Sindone si trova a Torino?

Alla fine dell’inverno scorso un’amica mi dona un libro sulla magia a Torino.
Sono piemontese ed il nostro capoluogo da sempre mi affascina.
Provoca molta curiosità.
Le prime pagine sono introduttive sul perché Torino sia Torino.
Arriva il capitolo sulla Sindone.
Sorpreso per la presenza, approfondisco la lettura.
Sul finire del capitolo la frase che mi spinge a scrivere quest’articolo:
Nel 1578 si seppe che il Santo Arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, si preparava a partire a piedi per venerare la sacra reliquia a Chambery. In omaggio alla sua venerabile età, per abbreviargli il cammino, Emanuele Filiberto la fece trasportare a Torino nel castello di Lucento”. 
Le domande che mi sorgono spontanee sono le seguenti:
Qual è il motivo per il quale Carlo Borromeo voleva recarsi a rendere omaggio alla Sindone?
Perché la sindone nel XVI secolo si trovava a Chambery?
Prima di Torino era mai stata in Italia?
Inizio una ricerca nel tempo per trovare le risposte.
Altre domande sorgeranno.
La Sindone a Torino

Nel 1578 Carlo Borromeo, per adempiere ad un voto fatto quando la sua città, e tutta la diocesi, era colpita da una grave epidemia di peste, volle recarsi a piedi a Chambery per rendere omaggio al sacro lino.
Il Borromeo nacque ad Arona, in Piemonte, nel 1538.
Aveva 40 anni quando decise di percorrere a piedi il tragitto da Milano a Chambery.
Nel XVI secolo arrivare a 40 anni era complesso?
La sua età era tale da potersi considerare venerabile?
No.
Probabilmente, in seguito all'ennesima battaglia contro l'epidemia, le condizioni fisiche potevano sembrare precarie.
Il carattere dell'uomo era indomabile.
Il sant'uomo ha percorso migliaia di chilometri a piedi o a dorso della mula.
Non avrebbe battuto ciglio per compiere il tragitto che separava Milano da Chambery.
Era caparbio.
Testardo.
Instancabile viaggiatore della fede.
Dalle città agli alpeggi sperduti nelle valli a nord del Lago Maggiore.
Non si fermava mai.
Per portare la parola del Signore o per controllare l’avanzare dell’eresia?
Una coincide con l’altra.
Decido che questa non può essere la verità.
Esiste una seconda, meno nota, motivazione che conduce la Sindone a Torino?
Emanuele Filiberto decise di abbreviare il percorso che il Cardinale doveva effettuare.
Volle risparmiare quell'estenuante viaggio, attraverso le Alpi, per giungere a Chambery.
Lodevole il pensiero.
Emanuele Filiberto decise di portare la sindone a Torino.
La sacra reliquia, attraverso il piccolo San Bernardo, giunse al castello ducale di Lucento. 
Il 15 settembre arrivò, in processione, presso la cappella di Santa Maria al Presepe, poi inglobata nella chiesa di San Lorenzo, in Piazza Castello a Torino.
Il Ducato Sabaudo sfruttò l’occasione della visita del Cardinale per portare la Sindone nella città piemontese.
La Sindone è la sacra reliquia.
Chi la possiede legittima la propria importanza.
La famiglia Savoia riuscì, in questo modo, a legittimare se stessa ed il proprio Stato.
Un magistrato, di Chambery, si spinse a dire che era da considerarsi una testimonianza di particolare predilezione da parte della Divina Provvidenza il fatto che la dinastia dei Savoia e la città di Torino siano stati scelti per custodire l’immagine di Cristo.
La Sindone è a Torino per motivi politici.
Serviva alla famiglia Savoia per legittimare la propria, nascente, potenza.

Una ricerca nella storia

Le informazioni che riguardano la Sindone, prima del XIV secolo, sono lacunose e non permettono di ricostruire, con esattezza, la sua storia.
Dal 1353 inizia la permanenza della Reliquia in Occidente.
Quell’anno Goffredo di Charny consegna la sindone ai canonici di Lirey.
Goffredo fece costruire una cappella per contenere il sacro lino.
A Lirey viene esposta ripetutamente, facendo accorrere pellegrini da ogni angolo d’Europa.
Insieme ai pellegrini giungono, a Lirey, maldicenza ed invidia.
Il vescovo di Troyes ne proibisce il culto.
Si creano dissapori tra i canonici e Goffredo di Charny.
La Sindone torna nelle mani della famiglia.
Il culto non si arresta.
La reliquia genera venerazione.
Il vescovo Pietro d’Arcis ricorre al Re.
I soldati bussano a Goffredo che, naturalmente,non cede alle pressioni.
Il nobile, di casata e d’animo, non consegna il sacro lino.
Il vescovo, inviperito, accende una disputa sull'autenticità della reliquia.
1418. La Sindone giunge nelle mani della famiglia De la Roche.
Umberto aveva sposato Margherita di Charny, ultima discendente di Goffredo.
30 anni sono lunghi.
Margherita resiste alle pressioni sino al 1453, quando la cede a Ludovico I di Savoia ed Anna Lusignano di Cipro.
Ludovico decide di collocare la reliquia all’interno della cattedrale di Chambery, dedicata a San Francesco.
1456. Viene fatta erigere una cappella presso il Palazzo Ducale, ridando slancio al culto ed alle peregrinazioni di fedeli.
Tra il 1456 ed il 1502 il lino dovette compiere molti viaggi tra l’Italia ed il Piemonte.
Nel 1502 Filiberto II di Savoia la riportò in Francia.
Nello stesso anno avvenne un’ostensione a Bourg en Bresse.
Di quest’accadimento abbiamo memoria grazie ad un racconto d’Antonio de Lalaing, nel quale riferisce la procedura per provare l’autenticità della Sindone: narra che il lino fu ripetutamente immerso nell'olio bollente per provare, agli scettici e non solo, che l’immagine non poteva essere cancellata.
La particolarità del racconto risiede nel fatto che furono tre vescovi, ospiti dei Savoia, a decidere di far bollire la Sindone in un intruglio di cenere, calce, soda ed olio.
Nel 1506 Papa Giulio II autorizza il culto della Sacra Reliquia.
Da quel momento, e sino al 1578, la Sindone non trova pace.
E’ lambita, ripetutamente, dal fuoco.
Si salva.
Conosce le Alpi.
Versante francese.
Versante italiano.
Torna sempre in quella che era la sua casa, la Sainte-Chapelle di Chambery.
Sino al giorno in cui il Cardinale decide di venerarla.

Fabio Casalini

Bibliografia
- Giuditta Dembech, Torino città Magica.
- Treccani, il sacro lino una storia controversa.
- Giulio Ricci, l'uomo della Sindone è Gesù.

16 commenti:

  1. La tua ammirazione per il sant'uomo traspare in ogni riga..... R

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Traspare così tanto?
      In effetti sono stato foriero di complimenti.
      Rifletto.
      Fabio

      Elimina
  2. Bhè se pero' il sant'uomo ispira momenti così intensi di cultura..... storia e conoscenza...ben venga! grazie Fabio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per i complimenti.
      Ammetto, spudoratamente, che se non avessi incontrato quella frase nel mio percorso di vita non avrei mai scritto questo articolo...
      Fabio

      Elimina
  3. Si Fabio ...
    traspare e non tanto velatamente ...molto interessante .Livi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Livi!!!
      Quindi è confermato che l'attenzione sia incentrata sul Cardinale....
      Fabio

      Elimina
  4. La Sindone richiederebbe un dibattito...Mi limito brevissimamente alla figura di S. Carlo Borromeo, per il quale non ho certo preferenza, ma in ogni caso ne stendo uno (incompleto) striminzito elenco delle sua influenza storica, tra l'altro MAI condivisa da quel burbero ma vero santo che rispondeva al nome di S. Filippo Neri.

    E' storicamente innegabile che S. Carlo Borromeo avesse naso (anzi un nasone...) per tutto il potere che derivava dall'appartenere alla casta ecclesiastica. Quando si dice nepotismo formale...A 12 anni fu a capo (primo abate) di un monastero, gestiva i possedimenti dello zio, Papa Pio IV, amministrava pure diverse diocesi fra le più importanti, era governatore di una vasta zona delle Marche, nonchè di Spoleto (aveva così scorte d'olio d'oliva extra e pure vergine...), fu Principe d'Orta, Governatore di Terracina, Conte Palatino, Prefetto della Santa Congregazione, Penitenziere Maggiore, Legato Generale per l'Italia intera (ebbè, questo gli mancava...).

    Fece arrestare e torturare centinaia di "eretici" mandandone al rogo diversi (vabbè, non la pensavano come lui...e quindi era d'uopo...) tra cui povere donne che per l'indigenza si nutrivano d'erbe, e quindi erano giocoforza streghe... Povere analfabete che non sapevano nemmeno per quale motivo il "destino" (la Santa Inquisizione che faceva capo a S. Carlo Borromeo) le destinava a morire bruciate a testa in giù.

    A parte queste quisquilie, e a parte il parteggiare apertamente con l'invasore spagnolo per il quale disponeva a discapito dei suoi conterranei, fece sicuramente ANCHE qualcosa di buono, ma solo e solamente quello che più gli conveniva e riteneva giusto, al di là degli oppositori e delle considerazioni altrui.
    Un saluto
    Malles

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Malles. La Sindone ha fatto per la prima volta comparsa nelle pagine di queste blog con questo articolo. Siamo a quasi 600. E' argomento complesso che merita un dibattito esattamente come hai proposto. E' comparsa esclusivamente perché ho trovato quella frase su Carlo Borromeo, che invece è un presente in no so neppure io quanti articoli. Se non avessi trovato quel riferimento all'uomo venuto da Arona .. come dire...hai capito. Tutto quello che hai riportato è comprovato da, pochi, scritti. Sai quante persone hanno parlato del Farina, colui che sparò alla schiena del Sant'Uomo? davvero pochi....
      Esiste una regola non scritta.
      Il Borromeo è un santo.
      Non si discute.
      Fabio

      Elimina
  5. Caro Fabio, ogni opinione nell'ambito democratico va rispettata. Ognuno nella propria intima onestà intellettuale si pone delle domande cercandone le risposte. Quelle pochissime righe che ho scritto sul Cardinale è pura estrazione storica, niente di più. Da parte mia, consentimi, di parteggiare per chi ha vissuto tutta la vita tra i poveri e per i poveri, si spostava sempre a piedi( San Filippo Neri) in contrapposizione a chi si vedeva sfilare davanti e per le strade di Roma, un cocchio di purosangue atti agli spostamenti di San Carlo Borromeo. Questo è quanto, almeno per me. Ciò non toglie nulla alla stima per la costanza e la capacità espressiva dei tuoi articoli..
    Ciao
    Malles

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Malles c'è stato fraintendimento!
      Uno dei pochi che scrive, cercando la verità, sul Cardinale sono io.
      Dalle streghe della val Mesolcina a quelle di Lecco, dagli Umiliati alle visite pastorali nelle valli Alpine.
      Se proponi una ricerca su Google o altro motore di ricerca capirai.
      In questo articolo sono stato ironico. ...
      Grazie per le belle parole.
      Fabio

      Elimina
  6. Ti rileggerei mille volte...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie di cuore!!!
      Sono profondamente colpito.
      Fabio

      Elimina
  7. Fabio e Carlo...amici/nemici!
    Ma lo sai che l'escursione che ho dovuto preparare x il corso di accompagnatore turistico è stata su Torino e tra tutto mi sono concentrata proprio sulla Sindone ed ovviamente non potevo omettere di parlare del "mio" Santo patrono.
    Carola e Fabio...intrecci!
    Leggerti è magico!
    Caffeeeeeee!!!
    Buona giornata! Carola

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Carola!!
      Innanzitutto buon caffè!
      Grazie per i complimenti che conservo sempre in me!
      Come non parlare del Sant'uomo?
      Impossibile lo troviamo ovunque!!!
      Grazie!
      Fabio

      Elimina
  8. Traspare ma per favore continua a scrivere e approfondire.
    Ho appena letto La chimera di Vassalli..come i tuoi articoli una vitale freschezza

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie!
      Sull'argomento specifico presumo che non scriverò altro perché vi sono libri su libri e ripeterei quanto già scritto..
      C'è molto da fare sugli altri argomenti "centrali" di questo progetto come inquisizione e storia del Novecento!
      Grazie di cuore per la spinta emotiva!
      Fabio

      Elimina