Il senso del viaggio. [seconda puntata]

La tentazione di Adamo ed Eva - Michelangelo Buonarroti
Abbiamo visto nel precedente post come l'homo sapiens abbia, nel corso di molti millenni, colonizzato l'intero pianeta con lo scopo precipuo di trovare sempre nuovi terreni di caccia. Si spostava e viaggiava unicamente per necessità e per sopravvivenza,fino a quando cominciò a diventare stanziale con la domesticazione di alcuni animali e l'inizio dell' agricoltura ,circa 10.000 anni fa. Si sviluppano le prime civiltà e il senso del viaggio cambia."L'epopea di Gilgamesh" è il primo racconto di un viaggio che troviamo nella letteratura occidentale. Scritto su tavolette in carattere cuneiforme, risale a circa 5.000 anni fa ed è il più antico poema epico-eroico che si conosca, anteriore anche ai poemi indiani. Narra le vicende del mitico eroe che cerca, invano, l'immortalità spingendosi fino all'estremo limite del mondo. Il suo viaggio ci viene presentato come fatica, patimento che riduce e consuma il viaggiatore:è il modo per smorzare il suo appetito per il lavoro, la guerra e le donne. 
"Fece un lungo viaggio, fu esausto, consueto dalla fatica; quando ritornò si riposò, su una pietra l'intera storia incise". 
(Gilgamesh,ed.1960,pag.85).
Ma il viaggio che spoglia e consuma il viaggiatore raggiunge anche l'effetto desiderato: riporta l'eroe nei limiti della situazione in cui è nato e dunque lo rende saggio. È questo il senso del viaggio: sofferenza e dolore che danno saggezza all' eroe. Come dice il testo buddista Aiatareya Brahamana:
" Non c' è felicità per colui che non viaggia; vivendo nella società umana, spesso l'uomo migliore diventa un peccatore...dunque andate errando ".
Non a caso in inglese travel è il viaggio, mentre in francese travail è lavoro e fatica. Gli antichi vedevano il viaggio come sofferenza necessaria per raggiungere la saggezza, mentre per noi il viaggio ha quasi sempre un significato ludico.
Questa concezione del viaggio come penitenza la ritroviamo anche nel libro più conosciuto del mondo: la Bibbia. Adamo ed Eva, dopo il peccato, devono lasciare il giardino dell' Eden, viaggiare e faticare per espiare la colpa. Il loro viaggiare è una punizione, ma anche una cura,un castigo ma anche una purificazione. Questo senso del viaggio è rimasto anche nel nostro pellegrinaggio religioso: chi è una stato a Fatima avrà certo visto i fedeli avvicinarsi al santuario avanzando in ginocchio e pregando,faticando e soffrendo per ottenere l'espiazione della colpa. 
Il viaggiare pulisce, purifica e rinnova.
Statua di Gilgalmesh ritrovata a Khorsabad
C'è un altro concetto che possiamo trarre da questi antichi testi ed è un attuale anche oggi: l'angoscia del distacco, il partire che è un un po' morire. La partenza è sempre una rottura, una fine per ricominciare. Gli psicoanalisti l'hanno definita appunto "angoscia del distacco" e si ha quando si taglia il legame con altre persone per noi importanti. Come scrisse Goethe "in ogni distacco c'è un germe latente di follia". La partenza degli eroi crea discontinuità (la partenza diventa una morte civile e la morte fisica è vista come una dipartita) ma dà anche significato al viaggio, che è una maniera per l'eroe di farsi conoscere al mondo e acquistare potere. I viaggi mitici di Osiride, Ercole, Ulisse, Teseo erano viaggi di uomini che volevano diventare potenti e re, con fatica e sofferenza.
Quelli che abbiamo fin qui esaminato erano dunque i viaggi degli eroi, che partivano volontariamente per cercare fama,onore, ricchezze ed avevano la caratteristica di essere circolari, cioè si concludevano dove erano iniziati. Ma i viaggi senza fine, cioè quelli che per migliaia di anni i nostri antenati cacciatori avevano compiuto in tutto il globo per sopravvivere, non erano certo scomparsi. La cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre propone un' altra specie di mobilità umana: partenza imposta,senza ritorno,inizio di uno stato di esilio permanente. 
Tutti questi aspetti lì ritroveremo nel corso dei millenni,modificati ed adattati a condizioni sociali diverse, ma perfino oggi potremmo parlare di " viaggi di eroi " e di " viaggi di non eroi".
Come praticamente si spostavano i nostri antenati, con quali mezzi, per quali vie, per andare dove e perché, lo vedremo nel prossimo post.

Pietro Giuseppe Teruggi

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