giovedì 3 settembre 2015

Il luogo in cui si raccoglieva il sangue dei martiri

Roma, stazione Termini.
Una moltitudine, silenziosa, si muove nelle diverse direzioni.
A poche centinaia di metri, da questo veloce correre della vita quotidiana, un gioiello rimane celato agli occhi di chi non esce dai binari della consuetudine.
In pochi minuti si giunge alla Basilica di Santa Maria Maggiore.
Ancora folla.
Ancora consuetudine.
Basterebbe dare le spalle all'insigne costruzione, e percorrere un centinaio di metri, per trovare il gioiello celato agli occhi della folla silenziosa.
La Basilica dedicata a Santa Prassede.
La chiesa ha origini molto antiche.
Nei pressi della basilica di Santa Maria Maggiore nacquero molti edifici destinati al cristianesimo, tra cui un titulus Praxedis.
Titulus era un termine generico attraverso il quale, i Romani, definivano qualsiasi forma di iscrizione. In senso materiale il termine indicava una lastra di marmo su cui era segnato il nome del proprietario di un immobile. Con l’avvento del Cristianesimo, il termine titulus, passò ad identificare una struttura architettonica in cui si svolgeva i riti della nuova religione. Possiamo affermare che titulus è il più antico termine con il quale s’identificava un luogo di culto cristiano. Un sinonimo di chiesa, termine che fu utilizzato solo più tardi per identificare i luoghi in cui si svolgevano i riti della nuova religione.
Titulus Praxedis.
Questo luogo si riferisce alla famiglia del senatore Pudente, che la tradizione ricorda come una delle prime persone convertite, da Paolo, nella città di Roma. Con il padre si convertirono anche le due figlie, Prassede e Pudenziana.
Siamo a conoscenza delle gesta delle sorelle grazie ai Leggendari, o Passionari, romani.
Il contenuto di questi libri ha un pregio inestimabile, quello di permetterci di ritrovare l’immagine di Roma città dei santi.
I Passionari furono composti tra il V ed il VI secolo. Servivano ai monaci per fornire loro le preghiere per lo svolgimento degli uffici religiosi.
In questi libri si narra che Pastore, prete di Roma, scrive una lettera a Timoteo, discepolo di Paolo, nella quale afferma che Pudente, senatore, ma allo stesso tempo, amico degli apostoli, dopo la morte dei genitori e della moglie, Savinella, aveva trasformato la propria abitazione in un luogo di culto cristiano.
Qualche tempo dopo Pudente muore, lasciando due figli maschi e due femmine, Prassede e Pudenziana. Le sorelle, in accordo con Pastore e con il papa, Pio I, costruiscono un battistero nei pressi del titulus fondato dal padre.
All’interno di questo luogo furono battezzati i numerosi domestici della famiglia.
Il papa, sempre Pio I, visita spesso la chiesa, dove celebra riti religiosi.
Pudenziana muore, all’età di sedici anni, forse martire, e viene sepolta vicino al padre Pudente.
Prassede chiede a Pio I di costruire una chiesa all’interno delle terme di Novato. Il Papa acconsente e la intitola alla beata vergine Pudenziana. Pio I, in quello stesso periodo, fece erigere una seconda chiesa, in vico Lateranus, dedicandola alla beata vergine Prassede. Essendo ancora il vita la Prassede, figlia di Pudente, possiamo supporre che si tratti di una santa, martire, omonima della ragazza. Qualche anno dopo scoppia una violenta persecuzione nei confronti dei cristiani, attuata dall’imperatore Antonino Pio.
Prassede nasconde molti cristiani all’interno del suo titulus.
L’imperatore, informato di questi accadimenti, decide per l’arresto e la condanna a morte di molti di loro.
Prassede si occupa della sepoltura dei cristiani all’interno del cimitero di Priscilla.
Qualche giorno dopo Prassede muore martire.
La vicenda delle sorelle, già leggendaria di suo, si arricchisce di un tassello interessante.
Nelle vicinanze del titulus Praxedis esisteva un pozzo.
In questo luogo, Prassede, raccoglieva il sangue dei martiri, con una spugna, per versarlo nel pozzo.
Sangue versato a causa della repressione di Antonino Pio.
La Basilica è un gioiello!
Il ciclo di mosaici, risalenti al IX secolo, ci permette un ritorno al passato.
Il rifacimento del nono secolo,voluto da papa Pasquale I, copre il catino absidale, l’arco absidale e l’arco trionfante.
Nel catino absidale troviamo Cristo in piedi, tra le nuvole. La mano destra alzata e la sinistra chiusa. Sopra il Cristo la mano di Dio padre che impone la corona al figlio. Alla sinistra del Cristo troviamo San Pietro, Santa Pudenziana ed un diacono. Alla destra San Paolo, Santa Prassede e Papa Pasquale I.  Sotto questa scena troviamo 13 agnelli. Al centro è il Cristo, posto sopra un’altura dalla quale sgorgano i quattro fiumi del paradiso, identificabili nelle quattro fonti, ossia nei quattro vangeli.
I sei agnelli per lato, quindi dodici in tutto, rappresentato gli apostoli.
Nell’arco absidale ritroviamo una raffigurazione che conduce al libro dell’apocalisse. Al centro dell’arco campeggia il Cristo seduto in trono, ai lati vi sono quattro angeli e quatto uomini, identificabili con i quattro evangelisti. Completano la scena 24 vegliardi che portano in dono a Cristo una corona d’oro.
La rappresentazione nell’arco trionfale è riferibile, anch’essa, al libro dell’apocalisse.
Vi sono Cristo, due angeli, Maria e Giovanni Battista e santa Prassede. Completano la scena Mosè, Elia ed i dodici apostoli.
La vista, data dall’insieme di queste tre rappresentazioni, lascia senza parole.
Un susseguirsi di scene che permettono un ritorno alle origini della religione cristiana.
La Basilica di Santa Prassede custodisce un secondo tesoro.
Dalla navata di destra si accede al Sacello di San Zenone.
Questo piccolo oratorio appartiene all’epoca di Pasquale I, che decise la costruzione come luogo funerario della madre Teodora. La dedicazione al martire romano Zenone lascia aperte molte domande, poiché della vita dell’uomo non si hanno notizie. Sappiamo che le spoglie riposano in questo piccolo luogo di culto.
Entrando il tempo si ferma.
Bisanzio.
Oro alle pareti.
Il mosaico della volta rappresenta il Cristo sorretto da quattro angeli.
Alle pareti possiamo ritrovare santa Prassede e Pudenziana, in compagnia di sant’Agnese, che presentano la corona del martirio.
Proseguendo troviamo la scena della liberazione dagli inferi d’Adamo ed Eva e, in una nicchia, Cristo, su un monte, affiancato da due cervi che si dissetano ai quattro fiumi.
La parete dell’altare presenta le figure di Maria e Giovanni Battista, in adorazione del Cristo.
Infine l’altare del sacello.
E’ composta da una edicola lignea, recente, al cui interno vi una piccola abside mosaicata: al centro Maria, con in braccio il bambino che regge un cartiglio, tra le figure delle sante Prassede e Pudenziana.
Tutto questo a pochi passi dalla Basilica di Santa Maria Maggiore.
Quei pochi passi, se deciderete di percorrerli, vi riempiranno il cuore.

Fabio Casalini


Illustrazioni:
1- Mosaico della volta del sacello di San Zenone
2- Arco trionfale, arco absidale e catino absidale
3- Cristo che presenta la mano con le ferite dei chiodi
4- Simboli degli evangelisti
5- Mosaici del catino absidale
6- Gli agnelli nel catino absidale
7- Santa Prassede e Santa Pudenziana all'interno del sacello di san Zenone
8- Sacello di san Zenone
9- absidiola mosaicata

Bibliografia:
- Roma antica nel Medioevo: mito, rappresentazioni, sopravvivenze nella 'Respublica Christiana' dei secoli IX-XIII, atti della quattordicesima Settimana internazionale di studio, Mendola, 24-28 agosto 1998
- La Basilica di Santa Prassede. P. Gallo. Edizioni d'arte Marconi. 2000

14 commenti:

  1. Caro Fabio apprezzo questo articolo molto più di altri perché hai spiegato nei dettagli tutto quello che è sotto gli occhi di tutti. Per me che non so nulla e sono un vero viaggiatore ignirante è stato un bel viaggio accanto ad un viaggiatore esperto. Grazie.... R

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    1. Grazie per la compagnia in questo viaggio!
      Siamo, e dobbiamo sempre rimanerlo, viaggiatori ignoranti.
      Quante cose non comprendiamo di quello che vediamo?
      Fabio

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  2. Prima di leggerti forse ho fatto parte.... e faccio parte tutt'ora di quella folla muta.... I tuoi occhi mi guidano a vedere quello che troppe volte ho guardato senza comprenderne il senso reale...... Roma la adoro ,per me sede di ricordi speciali oltre che apprezzarla nel suo insieme.. ma sono abituata ai luoghi "famosi" e "istituzionali" .... Sicuramente percorrerò quei passi ..... a chi non piace riempirsi il cuore?

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    1. Grazie, un bellissimo complimento.
      Il tempo che dedichiamo alla riscoperta del "meno noto" è limitato, in quanto la vita quotidiana ci spinge a correre veloci anche quando il lavoro è lontano.
      Ho visto persone correre tra una chiesa e l'altra, solo per poter affermare di averle viste.
      Ho visto persone fotografarsi davanti all'ingresso, per poter dire: " sono stato li"!
      Quelle stesse persone non sono entrate a visionare le meraviglie custodite all'interno.
      Roma è meravigliosa.
      Bisogna dedicarle molto tempo.
      Tempo e calma.
      Anche per il sottoscritto Roma è cucita addosso.
      Fabio

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  3. Sempre affascinanti le storie dei primi santi della cristianità, ancora così vicini al messaggio evangelico delle origini e così eroici. Adesso che ne hai parlato Fabio assocerò questo nome finora "vuoto"sul calendario, Santa Prassede, ad una giovane donna che coraggiosamente rischiava la vita per nascondere le persone che avevano scelto di professare la sua stessa fede e raccoglieva il sangue dei martiri della fede. Non dico niente sullo splendore dei mosaici, reso benissimo dalle tue immagini. Ho un debole per questa tecnica, che non è pura decorazione, ma come una volontà di rivestire di luce divina un angolo di mondo terreno. Come renderlo sacro, come consacrare. E con Santa Prassede ci hai svelato un altro luminescente luogo sacro oltre che una storia di santità.

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    1. Ciao Laura, grazie per i complimenti.
      Sull'esistenza di Prassede, e della sorella Pudenziana, non vi dovrebbero essere molti dubbi. Purtroppo nel leggere della vita di queste persone, realmente esistite, dobbiamo affidarci a manoscritti redatti con molti secoli di ritardo rispetto al "momento in vita". Con molta naturalezza dobbiamo ricordare che le notizie venivano "gonfiate ad arte" anche in epoca remota. Per quanto concerne i santi della Nuova Religione vi sono pagine di invenzione letteraria straordinaria (pensiamo ai martiri Tebei), che nulla tolgono alla grandezza della leggenda.
      Per i mosaici, che dire?
      Nulla. Sono magnifici!
      Fabio

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  4. Eh sì, sempre sul terreno scivoloso tra storia e leggenda, cosa che rende l'indagine un'impresa molto ardua.Non sapremo mai distinguere bene il vero dal falso in queste antiche vicende che hanno generato i luoghi di culto della cristianità, ma poterci ancora godere la luce della loro eredità materiale è già un'eccellente consolazione alla semi-ombra storica cui siamo condannati : )

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    1. La luce che, lieve, ci appare quando il sole colpisce i mosaici ci riporta ad un tempo in cui l'uomo sapeva "quello che faceva". Quello che possiamo oggi ammirare ci permette, con uno sforzo notevole, suole dirlo, di immaginazione, di accompagnare gli artisti del medioevo nella loro idea di vita e di arte.
      Fabio

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  5. Io sono romana ma pur andando varie volte a s. Mari maggiore non ero mai entrata a sanra prassede. Sono rimasta senza parole. Bellissima. Grazie perla segnalazione e spiegazione. Faro' il passaparola ai miei amici.

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    1. Grazie Patester.
      Luogo meraviglioso che giunge da un lontano passato.
      Non raccontarlo sarebbe stato un affronto alla millenaria storia celata tra le sue mura.
      Fabio

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  6. strepitoso aver rivisto col tuo intimo essere, ció che ho conosciuto col mio. è stato come rendere tutto in enne dimensioni. l'infinito a cui apparteniamo e da cui proveniamo...

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    1. Grazie gb.
      Santa Prassede ha colpito il mio essere nel profondo, nell'intimo.
      Non potevo non raccontarla con il cuore nella mano.
      Fabio

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  7. Metterei anche una foto del particolare della madre con la mitra. E' una delle poche se non l'unica raffigurazione storica dove si vede che le cariche ecclesiastiche erano aperte alle donne. Ringrazio il mio Maestro per avermi fatto visitare, se pur di sfuggita, questa meraviglia.

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    1. Ciao Federico. Purtroppo non tutte le fotografie escono bene. Ne scattai oltre 300 in quella calda mattinata di luglio. Un vero gioiello.
      Fabio

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