Carlo Bonatto Minella


Il pittore Carlo Bonatto Minella, nacque a Frassinetto (TO) il 10 agosto 1855. Ragazzo di umilissime origini (il padre faceva il boscaiolo), mostrò viva propensione per l'arte, ma, i suoi genitori essendo poveri, avevano difficoltà a farlo studiare. Infatti si può immaginare il disappunto e lo stupore di genitori di metà ottocento di fronte ad un figlio poco portato per i lavori agricoli ma con sorprendenti doti di artista.
Dopo un periodo di incredulità decidono di dar fondo a tutti loro beni pur di mantenere il figlio nei costosi studi presso il capoluogo piemontese. Per pagarsi gli studi, il giovane partiva da Frassinetto a piedi e per non spendere i soldi per la diligenza, portava con sé un cestino di formaggi che vendeva a Torino per comprarsi pennelli, tele e colori.
Infatti egli riuscì a frequentare a 14 anni, con volontà tenace e a prezzo di grandi sacrifici, l’Accademia Albertina di Torino e venne accolto dai severi maestri Gamba e Gastaldi, che intuirono il suo prodigioso talento e l’aiutarono nella sua formazione pittorica. Tra realtà e leggenda, ci piace ancora immaginarlo fuori dalla Accademia Albertina con un foglio di carta sulla cartella appoggiata alle ginocchia, intento a disegnare, incurante del freddo, per impadronirsi dell'arte con i suoi poveri mezzi che gli erano permessi. 
A soli 15 anni riproduce con la perfezione del vero artista una copia a carbone della famosa Madonna della seggiola di Raffaello, riproponendola però in modo speculare.
La sua vita fu una continua lotta contro la miseria, L’estrema indigenza minò il suo fisico e il mal sottile intaccò il suo corpo e stimolò la sua sensibilità che si rivela nei pochi lavori rimasti, tutti di alta qualità pittorica.
Infatti grazie alla sua intelligenza creativa, vinse il premio triennale all'Accademia Albertina con un'opera su Andrea Vesalio che studia anatomia, dei 1876, ritenuta uno dei saggi migliori tra gli allievi di questa scuola; la tela è conservata nell'istituto medesimo. 
A 19 anni porta a termine per la parrocchiale del suo paese natale una fra le più importanti opere, da alcuni ritenuta il suo capolavoro è La deposizione di Gesù dalla Croce, datato 1874 ed esposto nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo apostolo, in Frassinetto.
Si asserisce che per essa l'artista ritrasse nella Madonna il volto di sua madre, e nel Cristo le sembianze paterne.
Nella chiesetta della borgata Berchiotto, dedicata a San Rocco e alla Madonna della Consolata, sì conserva una tela dell'artista raffigurante appunto San Rocco (ora sistemata nella sacrestia della parrocchia).
Il quadro della Deposizione e quello di San Rocco furono restaurati nei 1960, per interessamento dei vicario, don Rastello, e del canonico don Bongera, all'Accademia delle Belle Arti di Torino. 
Altre opere si trovano nella Galleria Cìvica d'Arte Moderna di Torino: Giuditta (1877) per la, Donna ebrea (1877), La regione dei Trapassati (1878) firmato sempre per la Società Promotrice delle Belle Arti ultima opera prima della morte, La Pensierosa (1878) e due autoritratti di cui non si conosce la data.
Vi è ancora da segnalare,il quadro di San Giacomo, che sì può ammirare nell'absìde della parrocchia di Salto frazione di (Cuorgnè). 
Pochi colori smorzati, armonie raffinate di grigi caldi e freddi, luci soffuse: l’insegnamento accademico viene superato dalla sua originale personalità che può liberamente manifestarsi grazie alla padronanza della tecnica. Si è di fronte ad una produzione di statura europea che supera il provincialismo della pittura piemontese dell’Ottocento.
È stupefacente che un ragazzo senta nel profondo tematiche che saranno tipiche di movimenti che raggiungeranno la piena maturità alla fine del secolo e nel primo Novecento, come il Simbolismo e il Liberty. La Giuditta che dalle mura di Betulia si presenta al popolo, e la Religione dei trapassati, sono opere sentite dove Carlo Minella raggiunge la poesia e trascende ogni scolastica esercitazione e ogni decorativismo epidermico, compiaciuto e fine a se stesso del Liberty. Sono espressione di una sincera sensibilità che soltanto chi è stato colpito da un male che consuma il corpo può comprendere e rivivere nella propria anima. Dietro a tutto c’è la morte e il nulla a cui il pittore non si ribella ma contro cui reagisce con forze che a poco a poco si spengono tentando di creare sotto forme classicheggianti la sospirata illusione dell’esistenza di un mondo ultraterreno. 
Di qui nasce la pietà che fa porre un fiore sulla tomba e accende la speranza che si possa comunicare con gli spiriti dei trapassati. Sogno o parvenza di vita eterna. La Pensierosa, tutta giocata su colori smorzati e armonizzati in modo raffinatissimo al di fuori di ogni accademia, ci guarda triste e ci parla di un sentimento melanconico e dolce, di un amore che non si potrà mai realizzare perché la morte si avvicina poichè ci sarà l’amore ma solo il sogno di un amore sperato e non raggiunto.
Bonatto non urla come Munch: smette di lottare perché non ha più le forze e segue l’angelo che, come nel monumento funerario di Canova per Maria Cristina, ci porta nel regno dei trapassati.
Il destino riservò a Bonatto Minella un animo geniale, una mano da artista e un occhio attento alle più svariate sfumature cromatiche, ma una breve, seppur intensa, esistenza.
Si spense nella casa natia il 6 giugno 1878, a soli 22 anni 
Al suo paese ed agli amanti dell'arte ha lasciato un eredità artistica di tutto prestigio ed un insegnamento non da meno: la tenacia con la quale riuscì a raggiungere obiettivi tanto ambiziosi a dispetto dei tempi e dei mezzi a disposizione

Luciano Querio

Bigliografia : Testi di Eugenio Gabanino e di Angelo Paviolo

Fotografie:
1- Nudo maschile
2- Ragazza orientale.
3- La Madonna della seggiola.
4- Deposizione dalla croce.
5- Donna ebrea.
6- Veduta di Frassinetto.
7- Interno della Parrocchiale di San Bartolomeo.
8- San Rocco.
9- La religione dei trapassati.


Commenti

  1. Gran bravo artista il Minella! Complimenti per l'articolo Luciano. Fabio

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