Ossola bella e buona. Sentieri e sapori dal Monte Rosa alla Val Formazza.


Oggi vi parlo di un libro che mi è piaciuto per tanti motivi.
Il primo, perché parla della terra che sento mia, che mi ha pazientemente iniziata alla montagna insegnandomi a sopportare la fatica, a dimenticare la fretta, a fare i conti con i miei limiti e qualche volta a superarli.
Il secondo, è perché l'hanno scritto due alpinisti. Due alpinisti - Alberto Paleari e Livia Olivelli - che, per una volta, hanno chiuso negli armadi corde, piccozze e imbragature per andare alla scoperta del loro stesso territorio semplicemente camminando. "La cosa più bella dell'Ossola? E' il paesaggio" dice Alberto Paleari "Che deve essere confuso con la natura selvaggia. Il paesaggio è il risultato del lavoro dell'uomo sulla natura, e se il lavoro è sapiente, come lo erano i nostri vecchi, il paesaggio è meraviglioso”.
Il terzo motivo è perché "Ossola bella e buona" non è una semplice guida escursionistica, è un libro che si legge come un romanzo, che ha la freschezza dei racconti dei primi viaggiatori ottocenteschi che scrivevano di cose viste, cibi mangiati, vini bevuti e luoghi visitati, senza pregiudizi ma con tanta voglia di scoprire e di lasciarsi stupire.
L'ultimo ma non meno importante è perché qui si parla di cibo e, inevitabilmente, di agricoltura di montagna. Sono convinta che, in generale, sia troppa la distanza tra quello che siamo e il modo in cui percepiamo il cibo. Bambini che pensano che il tonno si peschi direttamente inscatolato, adulti che non sanno le mucche devono aver partorito per poter produrre latte non sono leggende metropolitane, purtroppo. 
E allora quale modo migliore di riappropriarci del nostro cibo se non andando a conoscere chi lo produce, al ritmo lento dei nostri passi? "Ossola Bella e Buona" è anche un libro di incontri, incontri con chi ha deciso di riportare i vigneti in Ossola, con chi si ostina a mungere le mucche a mano per produrre alcuni dei migliori grassi d'alpe della zona, con chi crede ancora che l'agricoltura di montagna abbia ancora tanto da dire e dare. 
La maggior parte delle escursioni descritte – classificate con i colori verde, arancione e rosso - sono alla portata di tutti, solo poche richiedono allenamento particolare. I grandi protagonisti di queste gite? Sono gli alpeggi: alcuni abbandonati, luoghi della memoria, altri, tanti per fortuna, ancora caricati in estate, fatti vivere dallo spirito e dalla passione di chi resiste a una vita che non prevede turni di riposo. 
Dalla piana di Bettelmatt, dove si produce il famoso formaggio, agli alpeggi più impervi e solitari della Valle Antrona come l'Alpe Curtitt, dove le vacche dovevano probabilmente avere doti alpinistiche; dall'alpe Meccia, teatro di uno dei più efferati eccidi nel corso del rastrellamento del 44, all'alpe Roffestaffel, antichissimo insediamento nominato gà prima dell'anno 1000: l'Ossola si svela soprattutto a chi ha la voglia di percorrerla a piedi, aprendo luoghi ricchi di bellezza e di storia, di sapori e profumi indimenticabili. 


Simonetta Radice

Le fotografie sono di Livia Olivelli.
1-  Valle Anzasca: Colle d'Egua
2- Valle di Bognanco: Laghi di Variola
3- Locale di affinamento del formaggio
4- Valle Formazza: Passo del Gries

Commenti

  1. Come giustamente dici, la fatica in montagna è nota a tutti gli appassionati, ma ne vale sempre la pena, sia per gli occhi, la mente e pure per i polmoni che sentiamo espandersi che come un organo a parte si "rimpinzano" di aria tersa.
    Cari saluti
    Malles

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    Risposte
    1. La montagna, se affrontata con la giusta consapevolezza, è sempre un toccasana per la salute, il fisico e la mente.
      Ciao Malles.

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