venerdì 10 luglio 2015

Sotto ai salici scorrono fiumi di storie.

 
Spesso faccio nascere fantasiosi elementi floreali che come in natura nascono per lo più spontaneamente. Quando li ho finiti li osservo e... leggo, perché i miei titoli sono come delle dediche, quindi cerco il destinatario più adatto. Intanto colmo un po' di lacune che ho riguardo a fiori e piante, che amo da sempre ma su cui, fino a qualche tempo fa, non indagavo.
Stavolta la dedica è andata al salice, una pianta che mi evoca sensazioni soavi. La varietà "piangente" (salix babylonica) è quella che probabilmente tutti sanno riconoscere. Il salice ama vivere nei luoghi umidi, difatti lo si nota spesso nei pressi di laghi e fiumi: a lui e a me piace stare a contemplare l'acqua, elemento che lo accompagna anche in tanti racconti e che pare possa essere la radice del suo nome che in lingua celtica significherebbe "vicino all'acqua" (ma ho letto di altre possibili radici in altre lingue).
Il salice non è solo la pianta che s'inchina sull'acqua piangendo, è una pianta dalle svariate specie e dalle infinite leggende, storie che spesso intristiscono ma che, soprattutto, accolgono, salvano, rivelano.

Si racconta del salicone, il salix caprea, che accoglieva la culla del piccolo Zeus al tempo in cui, nascosto dalla madre Rea al padre Cronos che voleva divorarlo, veniva allattato dalla capra Amaltea.

Si racconta di un salice sulle sponde del lago di Garda: sarebbe una ninfa amata dal dio Benaco, Tavine e l'edera che l'abbraccia sarebbe il pastore da lei amato, Cisso, così trasformati a causa del loro sfortunato ma eterno sentimento.

Si racconta del salice che si sarebbe chinato a soccorrere Gesù, caduto a terra lungo la salita al Calvario perché stremato dalle frustate e dal peso della croce.
Si racconta del salice i cui rami, sotto al peso della neve, non si spezzano ma anzi si scorollano di dosso il fardello, ispirando leggendariamente l'arte marziale del Ju-Jitsu.

Si racconta che il salice, con le sue infiorescenze lanuginose, voglia ricordare i gattini a cui avrebbe salvato la vita ripescandoli da un fiume (leggenda di origine polacca).

Si racconta che il salice sia utilizzato, simbolicamente e praticamente, da sovrannaturali personaggi ed in misteriosi o curiosi riti, sia in incredibili storie di magia che in semplici tradizioni popolari.

Si racconta di salici portatori vita o legati alla morte, di salici simboleggianti purezza o fecondità e di salici come rappresentazione di Madre Natura che perpetuamente genera e riprende nel grembo, visto che quando questa pianta lascia cadere i propri frutti essi appaiono ancora giovani, come se li distruggesse per poi rigenerare.
Ci sono ancora storie da poter scovare e raccontare, vaganti tra piccole tradizioni e pompose leggende ma per concludere voglio tornare con i piedi per terra e ricordare che coi salici si possono costruire utili cose. Ad esempio: salix viminalis vi dice nulla? Esatto, il vimini! E nel giardino di mio padre c'è un piccolo salice i cui giovani rami vengono usati per legare le viti (mentre qualche giovane aiutante preferisce usare dei moderni nastri di gomma elastica).
Eccomi qui, come un albero beatamente chino a contemplare un fiume di racconti che scorrono tra realtà e fantasia mentre vi saluto e vi do l'arrivederci al prossimo post!

Anna Bernasconi (annabernasconi.blogspot.com)

8 commenti:

  1. Quante cose ho imparato che proprio non conoscevo..grazie infinite...
    Un bacione!

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    1. Grazie a te di essere passata a curiosare Nella, sono felice di averti fatto scoprire un po' di storie! Un bacio e a presto!

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    2. C’era un salice…

      C’era un salice sul lungolago che si spingeva trepido, anelante
      verso le acque calme di quel triangolino di quiete.
      I suoi lunghi rami argentati si cullavano all’alito tiepido
      del mattino soleggiato.
      Danzavano nel silenzio a una musica tutta loro, inudibile.
      La musica del silenzio, nel mattino muto e trepido
      della passeggiata solitaria.
      I rami più lunghi carezzavano la statua dell’ermafrodito
      - lo spirito del lago- che guardava, silenziosamente,
      lo sguardo lontano, i loro giochi fantasiosi.
      Una tenda, una cortina complice di reciproca armoniosa coesistenza.

      C’era un salice muto, silenzioso e felice.
      Un amico. Ora non c’è più.
      L’ha tradito un inverno gelato che ha reso ghiaccio le acque del lago.
      C’è un tronco ora al suo posto, scuro, ostile.
      I piccoli salici novelli e giocherelloni, nipoti forse del primo,
      generoso anche dopo la morte, bisbigliano agli sbuffi dell’aria
      ritornata tiepida,
      si dicono qualcosa che non so decifrare.
      L’ermafrodito li guarda lontano, muto.

      Mio fratello è morto.
      Non so più leggere il silenzio.
      M.Grazia Ferraris

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    3. Non capisco se è una citazione di versi di M. Grazia Ferraris o è proprio lei che ha lasciato il commento, comunque grazie mille per aver arricchito le mie piccole scoperte con questi versi!

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  2. Anche il mio papà legava le viti con i salici.
    Io avevo un giardino un salice particolare, che credo venisse chiamato "corno del drago". Quando è morto ne ho cercato un altro, ma non l'ho più trovato. Forse perché apparteneva al passato.

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    1. Caro Costantino, chissà che bella leggenda nasconde il salice "corno del drago"! Tanto che, a non trovare quella originale, viene voglia di scriverne una nuova...

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  3. amo il salice così come amo l'acqua e non l'ho mai considerato un albero "piangente". Lo vedo piuttosto chinato a sfiorare la terra che lo nutre o l'acqua che lo innamora. Ciao Anna, ti leggo sempre volentieri

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    1. Ciao Alessandra, anche io amo i salici (e l'acqua) e anche io non concordo sulla sensazione "piangente", piuttosto mi dona molta serenità guardarli.
      Sono felice che ti piaccia leggere le mie piccole scoperte e ti ringrazio dei commenti che mi regali.
      Alla prossima!

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