Le grotte carsiche di Toirano: dove l'acqua diventa scultrice

Grotta della Basura (o della strega)

Proprio alle spalle del paese, risalendo di poco la valle, si incontrano massicci calcarei di dolomiti grigie solcati da una serie di valloni in cui si aprono oltre 50 caverne naturali, due delle quali sono aperte al pubblico e nascondono tesori e formazioni naturali spettacolari, alcune di queste uniche in Europa.
Le grotte, che vi portiamo virtualmente a visitare, sono state aperte al pubblico tra gli anni cinquanta e sessanta e collegate tra loro tramite un tunnel artificiale, così da creare un unico percorso lungo più di 1 Km che taglia la montagna da nord a sud e permette al visitatore, percorrendo circa 400 gradini, di vivere per circa 1 ora in un paesaggio incantato lasciandolo a bocca aperta per la magnificenza delle sue forme, ombre, trasparenze, colori, silenzi e suoni degni delle migliori fiabe.


Entriamo, con due guide, dall’ingresso a nord della grotta della Bàsura (o della strega), senza dubbio la più spettacolare delle due, e ci troviamo subito nella sala Morelli che deve il nome allo speleologo Nicolò Morelli che tra i primi le esplorò. La temperatura è costante tutto l’anno e si attesta intorno ai 16 gradi, un vero sollievo se si pensa alla canicola di pochi minuti prima, con un’ umidità che sfiora il 98%. 
Proseguiamo il cammino attraversando il “salotto” ed ammirando formazioni di stalattiti e stalagmiti formatesi in decine di migliaia di anni. E’ sufficiente pensare che uno spuntone di calcare della grandezza di una penna o una sigaretta impiega circa 100/150 anni per formarsi. Rapiti dalla ricchezza e varietà di concrezioni naturali che variano di colore, dal bianco al rosso (per gli elementi di cui sono composte carbonato di calcio, alabastro, manganese, ferro) ecco che ci troviamo nel “corridoio delle impronte preistoriche” dove mani, piedi e ginocchia dell’uomo del Paleolitico superiore sono ben visibili, impresse nelle rocce calcaree a testimonianza della presenza umana sin da tempi lontani.
Non vi è traccia che l’ uomo abitò effettivamente le grotte, le visitò semplicemente per soddisfare la propria curiosità o più probabilmente per cercare possibili fonti di cibo anche perché negli antri più profondi trovò rifugio per millenni l’ orso delle caverne (Ursus Spelaeus) la cui presenza è attestata da numerosi resti ossei e da unghiate che ancora oggi si possono ammirare su alcune pareti.
La grotta scende ancora e sebbene ci si trovi a circa 170 m s.l.m in realtà nel punto più profondo sopra le nostre teste abbiamo la consapevolezza che ci sono ancora circa 150 metri di roccia prima che i nostri occhi possano rivedere l’ azzurro del cielo. Passiamo un grazioso laghetto dalle acque cristalline abitato dal Niphargus, un minuscolo crostaceo preistorico simile al gambero, cieco e quasi trasparente sopravvissuto all’estinzione, che prima della scoperta delle grotte si nutriva di guano di pipistrelli le cui colonie ne abitavano gli antri. Oggi che i piccoli mammiferi si sono trasferiti in altre grotte, non visitate dai turisti, il cibo, a queste strane creature, è garantito proprio da quest’ultimi che, visitando la grotta, lasciano residui “commestibili” oltre alla presenza di alcune piccole alghe che proliferano grazie alla luce artificiale portata dall'uomo.
Giungiamo nella sala conclusiva della grotta della strega e, come per incanto, ci immergiamo in anfratti ricoperti da meravigliose colate di alabastro ed ambienti ricchi di concrezioni mammellonari uniche nel proprio genere e visibili solo in questo posto in tutta Europa.
Il nome che gli speleologi assegnarono a questa ultima stanza è antro di Cibele, in onore dell’antica divinità anatolica venerata come Grande Madre Idea.

Grotta di Santa Lucia Inferiore
Nel 1966 gli speleologi Toiranesi scoprirono la Grotta di Santa Lucia Inferiore e la collegarono con la grotta della strega tramite un tunnel artificiale scavato nella roccia, dalla lunghezza di 120 metri, percorso il quale ci si trova in un’ambiente particolare con straordinarie e delicate concrezioni alle pareti, a forma di fiore, che molto ricordano formazioni coralline tipiche delle più decantate barriere caraibiche. La grotta di Santa Lucia Inferiore, prima della scoperta, era un ambiente così umido che la nebbia vi regnava praticamente tutti i giorni dell’anno. La circolazione dell’ aria, agevolata dal collegamento delle due grotte, oltre ad aver diradato la nebbia ha permesso la creazione di queste particolari formazioni a fiore per condensazione dell’ acqua sulle pareti.
Alcune delle sale di vaste proporzioni accolgono al loro interno stalattiti di ragguardevoli dimensioni alcune delle quali, come ad esempio in quella denominata “Pantheon”, raggiungono l’ altezza di 8 metri. Se pensiamo che una formazione grande quanto una penna impiega circa 150 anni rimaniamo basiti al pensiero del numero di anni che sono stati necessari alla natura per mostrarci questi imponenti colonnati. La visita termina nel tratto di grotta che conduce all’uscita, sul versante opposto rispetto a quello della vallata d’ingresso, tramite un corridoio, piuttosto alto e spazioso, all’interno del quale riposano, ed invecchiano, diverse bottiglie di spumante in “tiratura” limitata che, sebbene sembrino solamente una riuscita trovata pubblicitaria, in molti giurano che la qualità sia molto buona tanto da essere presentato alla manifestazione veronese Vinitaly. Una parte finale della grotta, grazie ai generosi spazi e la particolare acustica, viene spesso allestita per spettacoli teatrali oppure concerti in un’ambiente senza dubbio suggestivo e particolare.

Santuario rupestre di Santa Lucia e grotta di Santa Lucia Superiore
Proprio nei pressi dell’uscita della grotta di Santa Lucia, a sud della vallata, è possibile visitare il Santuario di Santa Lucia, una delle mete del lungo cammino di Santiago di Compostela che i pellegrini ed in genere devoti erano soliti visitare durante determinati periodi dell’anno.
La chiesa allestita nella roccia con un campanile al suo ingresso è databile tra il XV e XVI secolo, all’ ingresso un quadro raffigurante Sant’Apollonia e Sant’Agata completano, insieme alla Santa Siracusana a cui il santuario è dedicato, la triade delle guaritrici alle quali devoti e gente comune si rivolgono ancora oggi per chiedere grazie e guarigioni ciascuna per la propria “specialità”. Sul fondo un semplice ma meraviglioso altare nasconde sulla sinistra il pozzo dal quale si attinge l’ acqua che, strofinata sugli occhi, dovrebbe guarire ogni sorta di male. Appena passato il pozzo la cavità prosegue con un corridoio rettilineo di circa 300 metri che rappresenta la Grotta di Santa Lucia Superiore che è visitabile grazie al lavoro di ragazzi volontari che ti accompagnano in questo percorso ricco di storia, leggende e tradizioni. Alcuni dei livelli più bassi della grotta sono riferibili all’ultimo glaciale e contengono strumenti litici dell’ industria musteriana attribuiti all’uomo di Neanderthal.
Vi sono in particolare tre formazioni rocciose che attraggono l’ attenzione del visitatore e come leggenda vuole ci piace pensare che siano effettivamente quello che i devoti ritengono ovvero il letto, la sedia ed il confessionale che Santa Lucia utilizzava durante la semplice vita che conduceva nella grotta. Su quasi tutte le pareti troviamo molte iscrizioni fatte con tecniche diverse che i pellegrini hanno lasciato a testimonianza del loro passaggio, le più datate risalgono ai 1400 e poi via via fino agli anni 40 del XX secolo quando la grotta venne utilizzata come rifugio dai bombardamenti nazisti. Si racconta, sebbene non vi sia riscontro, che da qualche parte della grotta vi sia persino la firma di Ugo Foscolo anche lui di passaggio nei luoghi.
Desidero con questo articolo ringraziare Chiara, una delle volontarie, che ci ha accompagnato e con così tanto entusiasmo raccontato molto più di quello che ho scritto in quest’ articolo ma che appositamente non voglio svelare affinché andiate anche voi a visitare questo luogo meraviglioso. E’ grazie alla passione e alla disponibilità di queste generose persone che dedicano parte del loro tempo che possiamo lasciare ai nostri figli e alle future generazioni inestimabili tesori non solo materiali ma anche di leggende e credenze popolari che altrimenti andrebbero perse per sempre. Quello che in realtà cerchiamo di fare anche noi, Viaggiatori Ignoranti, nel nostro piccolo perché tassello dopo tassello riusciamo a rimettere insieme un mosaico sempre in evoluzione che reputiamo di inestimabile valore.


Marco Boldini

Commenti

  1. Articolo meritevole d'attenzione. Ho visitato le grotte trovandole spettacolari. "Sprono" tutti a visitarle.
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles.
      Assolutamente. Un altro piccolo pezzo della nostra meravigliosa terra.
      Ciao.

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