mercoledì 15 luglio 2015

La leggenda della Vera Croce

Arezzo, Basilica di san Francesco: Adorazione del Sacro Legno.
Basilica dedicata a San Francesco.
Piero della Francesca.
La leggenda della vera Croce.
Penso che potrei anche smettere di scrivere, e lasciare parlare le immagini poiché, uno dei cicli pittorici più stravolgenti dell’arte occidentale, si racconta da se.
L'indole di capire l'arte partendo dalla vita delle persone mi induce a raccontarvi, brevemente, la vita dell'uomo che ha affrescato quel miracolo su muri di Arezzo.
Piero nasce intorno al 1420 a Borgo San Sepolcro, figlio di Benedetto di Pietro de’ Franceschi, commerciante di cuoio all’ingrosso. Il suo nome per esteso è Piero di Benedetto de’ Franceschi, ma da Vasari in poi è noto come Piero della Francesca. Il pittore non ama firmare con il proprio nome, ma si consegna all’eternità come “Piero de Burgo”.
Pochi altri dati sono certi della vita di Piero. Lo ritroviamo apprendista presso il pittore Antonio di Giovanni d’Anghiari. Alla soglia dei 20 anni effettua un viaggio a Firenze.
Correva il 1439, anno del concilio in cui l’oriente e l’occidente si confrontano sulla Trinità. Piero è aiutante di Domenico Veneziano per gli affreschi della chiesa dedicata a Sant’Egidio. Questo viaggio, questo lavoro e le conoscenze dell’ambito artistico fiorentino, cambieranno per sempre la vita dell’artista di San Sepolcro. Nel 1442 ritorna al paese di origine, Sansepolcro, nel momento in cui al Sassetta è commissionata la pala per la chiesa di San Francesco. Intorno al 1445 a Piero è commissionato il polittico della Misericordia. Quest’opera, che lo terrà impegnato sino alla metà del 1460, segna il debutto di Piero nel grande mondo dell’arte mondiale.
Il tempo corre, ed anche la fama di Piero della Francesca.
Arezzo, Basilica di San Francesco: vista frontale della cappella della Leggenda della Vera Croce.
1452, Arezzo.
Piero è chiamato ad affrescare uno dei cicli pittorici più belli dell’arte occidentale.
L’iconografia di questo ciclo nasce dalla leggenda, rielaborata da Jacopo da Varagine nel corso del XIII secolo nella Legenda Aurea, del trionfo della vera Croce che, a partire dalla morte di Adamo, guida l’uomo alla salvezza.
Nella versione di Jacopo da Varagine la Leggenda inizia al tempo di Adamo, precisamente quando il primo uomo sente la morte avvicinarsi. In quel momento chiamò a se il figlio Seth, e chiese, al primogenito, di recarsi in paradiso per ottenere l'olio della misericordia, come buon viatico per una morte serena. L'arcangelo Michele decise di donare a Seth un ramo dell'albero della vita. Seth avrebbe dovuto collocare il ramoscello nella bocca di Adamo, al momento della sepoltura. Il ramo crebbe e divenne albero. L'albero fu ritrovato da Re Salomone che decise di utilizzarlo per la costruzione del Tempio di Gerusalemme. 
Arezzo, Basilica di San Francesco: incontro tra Re Salomone e la regina di Saba.
In quel momento iniziarono i problemi. 
Gli operai, che lavoravano alla costruzione del Tempio, non riuscirono ad utilizzare il sacro legno poiché era sempre o troppo corto o troppo lungo. Quando veniva tagliato a misura, diventava nuovamente o troppo corto o troppo lungo. Spazientiti decisero di gettare l'albero sopra il fiume, in modo da utilizzarlo come passerella. 
Il sacrilego scarto non passò inosservato. 
La regina di Saba, che transitava per quelle terre, riconobbe il sacro legno ed emise la profezia circa il suo futuro utilizzo. 
Re Salomone, avvertito delle preoccupanti parole della regina, decise per la sepoltura del sacro legno. 
Per lunghi secoli dell'albero si persero le tracce. 
Arezzo, Basilica di San Francesco: L'Annunciazione.
Riapparve al momento della condanna di Cristo. Il Sacro Legno venne ritrovato dagli israeliti ed utilizzato per costruire la Croce. La Passione di Cristo finisce. L'albero della vita torna nell'oblio per secoli, sepolto sotto la terra, coperto dall'odio delle persone. 
Il Sacro Legno, divenuto Vera Croce, riappare una notte del 312. Siamo nelle vicinanze di Roma, nei momenti che precedono la battaglia tra le truppe di Costantino e quelle di Massenzio. Una Croce, luminosa, appare a Costantino con la scritta "in hoc signo vinces". L'imperatore prese la decisione di utilizzare la croce come simbolo per il proprio esercito. 
Arezzo, Basilica di San Francesco: il sogno di Costantino.
La vittoria cambiò la storia. 
Storia e leggenda. 
Costantino invia la madre, Elena, a Gerusalemme alla ricerca della Vera Croce. Ancora la storia si confonde con la leggenda. Elena venne a sapere che una persona era a conoscenza del luogo esatto della sepoltura della croce. Un grande problema si presenta sulla strada della madre dell'imperatore: colui che sapeva non parlava. 
Come risolvere positivamente tale situazione? 
Arezzo, Basilica di San Francesco: il ritrovamento delle tre croci.
Elena, riconosciuta come santa dalla chiesa cattolica, decise per la tortura: la persona che sapeva venne calata in un profondo pozzo senza cibo ed acqua. Per sette giorni. Possiamo comprendere come le informazioni giunsero alla santa donna. Elena partì, con il suo piccolo esercito, alla volta del Golgota. 
L'uomo, che sapeva, aveva dato informazioni precise. Tre croci vennero rinvenute dagli uomini venuti da Roma. 
All'orizzonte un nuovo problema: come riconoscere la croce di Cristo?
Dopo alcuni tentennamenti la donna decise di portare il corpo di un defunto nel luogo del ritrovamento. Con il Sacro Legno toccò il cadavere... 
Miracolo! 
Il defunto resuscitò! 
La Croce venne divisa in diverse parti. Con la croce vennero rinvenuti anche i sacri chiodi: uno venne utilizzato per creare il morso di un cavallo, della donna, l'altro venne incastonato nell'elmo del figlio Costantino. La maggior parte della Vera Croce rimase a Gerusalemme.
Storia e Leggenda. 
Arezzo, Basilica di San Francesco: la battaglia tra Costantino e Massenzio.
Le reliquie della vera croce rimasero in possesso di Gerusalemme sino al VII secolo quando l'impero persiano, guidato dal re Cosroe II, espugnò la città santa, trafugando le reliquie. L'imperatore di Bisanzio, Eraclio, decise di raccogliere tutte le forze di cui disponeva per recuperare la Vera Croce. La guerra contro l'impero persiano durò diversi anni, ma alla fine Eraclio sconfisse Cosroe II. 
Dopo averlo decapitato riuscì ad ottenere la restituzione della sacra reliquia. Il Re, vestito da pellegrino, fece ingresso in Gerusalemme il 21 marzo del 630, tra due ali di popolo festante.
Siamo ancora in quel terreno di nessuno tra storia e leggenda.
La Vera Croce subì diverse peripezie, sino ad essere smarrita durante gli attacchi di Saladino. Il re islamico rifiutò categoricamente la restituzione della reliquia in quanto, è bene ricordarlo, sosteneva che, per l'Islam, Cristo era un importante profeta....
Il tema della Vera Croce divenne molto caro all'ordine dei francescani, forse in ricordo dell'ingresso di Eraclio a Gerusalemme in abiti da pellegrino, tanto che decisero di affrescare alcune delle loro chiese con cicli di affreschi dedicati a questa leggenda.
I più famosi sono quello di Arezzo e quello presente in Santa Croce a Firenze, affrescato dalla sapiente mano di Agnolo Gaddi.
Le scene del ciclo, presente nella Basilica dedicata a San Francesco ad Arezzo, comprendono: la morte di Adamo, l’adorazione del sacro legno e l’incontro tra Salomone e la regine di Saba, il trasporto del sacro legno, l’Annunciazione, il sogno di Costantino, la battaglia di Costantino e Massenzio, il supplizio dell’ebreo, il ritrovamento delle tre croci e la verifica della vera croce, la battaglia di Eraclio e Cosroe, l’esaltazione della croce, angeli e figure di santi e profeti.
Lascio parlare le immagini, invitando tutti voi a passare qualche ora della vostra vita ad Arezzo in compagnia di Piero, della sua Arte e delle sue visioni del mondo.
Arezzo, Basilica di San Francesco: battaglia tra Eraclio e Cosroe.
Arezzo, Basilica di San Francesco: battaglia tra Eraclio e Cosroe.
Fabio Casalini.

Biblografia:
- Oreste del Buono: la luce del presente, 2003. Rizzoli.
- Piero Allegretti: Piero della Francesca, la vita, l'arte ed i capolavori. 2003. Rizzoli.

14 commenti:

  1. Come al solito articolo sapiente e informativo.
    Molto si è detto del ritrovamento della vera croce, con svariate varianti, Secondo una, fu Elena a ritrovare la vera croce su cui fu ucciso Gesù, tramite la lettura di un documento custodito nei pressi dell'attuale chiesa del Santo Sepolcro insieme ad altre due. Per stabilire quale dielle tre fosse quella del Salvatore, la pia donna (ispirata divinamente) provò a toccare con tutte e tre dei cadaveri: solo quando i corpi privi di vita furono sfiorati dalla vera croce resuscitarono, fu certa dell'autenticità del miracoloso strumento di supplizio.

    Secondo altre versioni, la croce non riportò in vita dei cadaveri, ma guarì degli ammalati, degnamente rappresentata da Piero della Francesca, la scena del ritrovamento e del prodigioso risveglio dei morti è entrata a far parte dell'iconografia più conosciuta, ma non per questo può essere del tutto scollegata dalla leggenda che l'ha generata. Se poi si dovessero unire i pezzetti della vera croce sparsi in tutto il mondo e considerati vere reliquie, beh! Si avrebbero tonellate di legname...

    Caro fabio, mi permetto di variegare i tuoi scritti (vostri) e ogni tanto intervengo, spero vivamente che questo non venga considerato un dualismo (che sarebbe fuori luogo e pure insulso). Vorrei invece essere considerato un vostro attento lettore che vi porta stima e che trova sovente spunto nei vostri articoli per approfondire alcune materie di interesse personale.
    Un saluto
    Malles

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    1. Malles!!!
      Ogni tuo commento è assolutamente benvenuto e permette (in questo caso a me) di riflettere su quanto scrivi.
      Io mi diverto a fotografare, ricercare, collegare ed infine a scrivere le mie opinioni.
      Lo scambio di idee e concetti è quello che permette ad entrambi di crescere nella conoscenza d quello che ci circonda.
      Il dualismo? mai pensato e mai lo penserò.
      Per quanto concerne il caso specifico: mi son attenuto alla legenda aurea di Jacopo da Varagine che è quella rappresentata da Piero della Francesca ad Arezzo e tanto cara all'ordine dei francescani.
      Mi piacerebbe indagare il motivo per cui la leggenda della vera croce è tema molto caro ai francescani.
      Fabio

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    2. come hai detto, se si considerano tutti autentici i pezzi della vera croce, si potrebbe costruire un veliero, non bisogna però dimenticare che ci sono tra essi anche le cosiddette "Reliquie di Contatto" e a questo punto il calcolo diventa impossibile.

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    3. Ciao Aldo. Hai perfettamente ragione! Mi ero scordato di enunciare anche il "contatto".
      Diciamo che possiamo costruire l'Arca con le reliquie da contatto, e non intendo quella dell'Alleanza!
      Su alcuni aspetti penso abbiano esagerato. Se pensiamo alla leggenda della Legione tebea quanti santi hanno fatto in un giorno?
      Fabio

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  2. La corda che mi stai dando ...la puoi sempre riprendere caro Fabio.
    L'amore dell'ordine dei Francescani per la croce viene direttamente dal loro fondatore. La leggenda narra che S. Francesco nacque con un segno crociato impresso sulle spalle, e in età adulta era solito sottoscrivere questo simbolo crociato su documenti e lettere. Una specie di timbro insomma.

    Stiamo però parlando della croce Tau. Anche i monaci dell'ordine antoniano portavano indosso una specie di croce a tau per ricordare Sant'Antonio, ritenuto l'abate fondatore della vita monastica dei cristiani primitivi. Il santo era nato in Egitto da ricca famiglia, forse egli aveva avuto modo di conoscere l'antico valore simbolico della croce ansata. Certo è che la " T " nelle vesti del santo viene tutt'ora considerata un suo peculiare attributo, tanto da essere stata definita croce di Sant' Antonio.
    Un saluto
    Malles

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    1. Di Francesco conosco la storia. Di Antonio mi stai dando uno spunto di ricerca importante. Su Francesco son tornato a bomba nell'ultimo mese perché, lo trovi tra ultimi articoli pubblicati, ho attribuito affresco di Francesco che riceve le stigmate ad un pittore (frescante) al posto di quello che si pensava (non lo faccio di lavoro...). Il dipinto, molto ispirato, mi ha riportato alla conoscenza di Francesco. Sto costruendo un parallelo tra questa persona e Giordano Bruno. Entrambi parlavano alla natura, della natura e con la natura, ma la fine fu diversa.
      Solo l'importanza terrena di Francesco?
      Fabio.
      Grazie Malles, sei molto stimolante.

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  3. Fabio bravissimo. Mi hai fatto rivivere le emozioni della visita.

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    1. Grazie, sono molto felice di far rivivere le emozioni con le fotografie o con i miei scritti.
      Fabio

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  4. Ogni articolo un' emozione.. Completo sotto ogni aspetto! Le foto sono meravigliose ... Tendo a guardarle dopo aver letto l'articolo per non esserne distratta , ed ogni volta mi stupisco per il loro completare come in un puzzle perfetto cio' che ho letto. Grazie Fabio per regalarci cultura pura!

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    1. Non posso che ringraziarti di cuore per questi magnifici complimenti.
      Sono onorato della tua presenza costante.
      Fabio.

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  5. Bravo Fabio a ricordare con belle immagini questo straordinario ciclo pittorico - assolutamente da vedere con i propri occhi per ammirare l'inconfondibile stile di Piero della Francesca, maestoso e solenne, grazie anche a queste volumetrie pure. Per chi ama la storia poi....pare che Piero abbia sì rappresentato un tema tradizionale, ma genialmente ci abbia inserito un messaggio politico-religioso subliminale: un'allusione alla Crociata che si voleva intraprendere per la liberazione di Costantinopoli. Nello splendido Sogno di Costantino e nella scena della sua vittoria su Massenzio molti critici leggono una celebrazione nemmeno tanto velata di una vittoria armata del cristianesimo sul paganesimo: la Croce, la Crociata....Quanti significati in hoc signo/sogno ! : )

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    1. ciao Laura!
      Il significato di queste immagini, con molta probabilità, non le comprenderemo mai sino in fondo. La distanza che ci separa da loro è siderale e la fioca luce che ancora riusciamo ad intravedere si sta, lentamente, spegnendo. Il pensare a come pensavano loro risulta complesso per persone, che come noi, vivono in un contesto politico e religioso completamente diverso.
      La scena del sogno di Costantino cattura, in modo magnetico, lo sguardo sin dal primo istante in cui entri nello spazio visivo del ciclo di affreschi.
      Fabio.

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  6. Tutti guardano pochi possono vedere. Vedere attraverso occhi limpidi permette di assaporare particolari che altrimenti resterebbero invisibili. Storia e leggenda sono da te raccontate con grande naturalezza e passione. L'albero della vita dona sempre nuova speranza e un nuovo inizio a chi lo trova. Non si arrende mai anche se viene tagliato o gettato. È la prima cosa che mi hai raccontato è proprio la leggenda dell'albero della vita. Un nuovo inizio. Un lungo viaggio appena iniziato. Ci andremo.....

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    1. Felice che sia rimasta impressa la leggenda dell'albero della Vita.
      Mi affascina da sempre pur essendo in contrasto con il mio essere razionale.
      Sai perché mi affascina? Per lo stesso motivo che hai scritto tu: non si arrende mai anche se viene tagliato o gettato.
      Mai fermarsi e mai mollare.
      Fabio

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