Il complesso plebano di San Ponso

ORIGINI
Il sito ospitava nell'epoca romana un'area cimiteriale, come testimoniano alcune lapidi del I-II secolo d.c 
Alcune di queste sono anche di una elevata eleganza, che indicano la loro provenienza da laboratori specializzati e non da scalpellini qualunque: furono commissionate da personaggi altolocati e importanti, o comunque da famiglie di buona se non alta condizione economica.
Tutto questo insieme alle indicazioni rilevabili da alcune dediche, fa supporre agli storici che senza dubbio fosse nelle vicinanze un centro importante sede di uffici amministrativi dipendenti da Augusta Taurinorum.
Per trovare un segno sicuro che ci di una documentazione certa della denominazione attuale bisogna attendere il XIII secolo quando in alcune carte datate tra 1222 e il 1245 compaiono i nomi dei pievani di San Ponso. Presto però San Ponso perse il suo privilegio di plebania (1386) e poi nel 1540 non fu più parrocchia autonoma ma dipendenza di Salassa. Alla fine del XVI secolo la chiesa risulta sconsacrata ma una serie di interventi edili determinati anche da un aumento della popolazione e da un miglioramento economico del borgo le ridaranno dignità parrocchiale ma finiscono di trasformarne in parte l’ originale struttura. 
La denominazione San Ponso (o San Ponzio o San Ponzo) sarebbe dovuta a un santo Martire trucidato presso Cimiez (non lontano da Nizza in Francia) durante la persecuzione degli imperatori Valentiniano e Gallieno. (padre e figlio) intorno al 250 d.c. 
Il culto di San Ponso piuttosto raro in Piemonte si espanse al di qua delle Alpi solo in epoca carolingia quindi è assai improbabile che a quel santo fosse dedicata una chiesa in epoca longobarda. 
L’ antico complesso plebano sorge all’ estremità del paese sulla sinistra della strada per Salassa su un piccolo poggio. Si tratta di una costruzione risalente al tardo X secolo - inizio XI secolo che doveva affiancarsi ad una pieve romanica, posta ove oggi si erge la barocca parrocchiale dedicata a San Ponso Oggi il complesso è formato dalla vecchia canonica sede di associazione assistenziale, dalla chiesa con facciata del 1700 e il battistero con il campanile. 
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CHIESA
Per quanto si riferisce alla chiesa, nonostante l’ apparenza esteriore ci troviamo davanti ad un edificio antico che ha subito profonde ristrutturazioni. Secondo alcuni studiosi ha uno schema planimetrico tipico dell’ edilizia paleocristiana nel periodo intorno al v secolo e solo ristrutturazioni successive modificarono la forma attuale di tipo protoromanico. La chiesa primitiva ebbe ancora ritocchi nel XVII secolo ed osservando la parte absidale esterna dall’ orto della casa canonica si notano ancora le due finestrelle a strombo che appartengono al tipo di quelle esistenti nel battistero con analoghe dimensioni.
La facciata della chiesa ha nella parte superiore una statua raffigurante San Ponso. Oltre alla sopraelevazione dell’ abside la chiesa primitiva fu allungata e ingrandita poichè all’ unica navata vennero aggiunte le due laterali ricavando due altari quello di sinistra dedicato a Sant Ilario, San Michele e San Giuseppe , quello di destra alla Madonna che ha tre capitelli in marmo bianco che si ritengono appartenenti al VII secolo. 
Gli ultimi rifacimenti della chiesa che risalgono alla fine del XVII inizio XVIII secolo ne hanno perciò sostanzialmente trasformata la struttura interna. 
Inoltre l’ antica facciata fu distrutta e sostituita da quella che vediamo. Risale anche a quel periodo la costruzione del piccolo oratorio (ora trasformato in piccolo museo lapidario) che collega la chiesa al battistero. Altro elemento che conferma l’ antichità di questo edificio è l’ uso di materiale edilizio proveniente da recuperi di manufatti di epoca romana come pare evidente da uno spigolo del contrafforte dell’ abside formato da un blocco squadrato con scritte di tipo funerario; altri blocchi simili di pietra si evidenziano in altre parti della chiesa compreso anche un frammento di stele in gneiss analogo a quello che forma l’ architrave del battistero. Nella parete nord essa si apre sulla sacrestia, nella parete opposta vi è l’ oratorio settecentesco di collegamento con il battistero. 
BATTISTERO
Il battistero presenta un aspetto architettonico alquanto inconsueto, con la sua forma esageratamente slanciata a causa dell'alto campanile posto sulla cupola
L'edificio è a pianta ottagonale con lati di diversa lunghezza; su di essi si aprono otto absidi alternativamente a sezione rettangolare e semicircolare. Le mura sono alquanto poderose, con uno spessore quasi ovunque superiore al metro. Su tale massiccia struttura si erge un tiburio che sostiene una cupola emisferica con copertura esterna a lose (pietre piatte e sottili). La soluzione architettonica adottata (caratterizzata dall'alternanza di absidi rettangolari e semicircolari e dalla presenza di un tiburio a pianta ottagonale) mostra marcate similitudini con soluzioni lombarde (in particolare con il battistero di Lomello). Però la pianta del battistero si differenzia da quelli analoghi e coevi piemontesi (Novara, Chieri) di struttura ottogonale sopratutto per le piccole dimensioni e per lo spessore abnorme della muratura.
L'aspetto del battistero è assai rustico: gli unici motivi decorativi sono rappresentati da coppie di archetti su lesene, di dimensioni alquanto irregolari; le finestre hanno profonde strombature, che danno vita ad una apertura a feritoia.
Alcuni scavi hanno rinvenuto sotto la nicchia su cui vi è la pittura del battesimo di Gesù quella che si suppone fosse la vasca battesimale. Nei lati dell’ ottagono si aprono nicchie rettangolari e semicircolari le prima sono sovrapposte da volte a botte mentre le seconde sono rotonde e sono sensibilmente più profonde per cui la pianta assume forma di croce. In una delle nicchie venne ricavata la porta principale di accesso dall’ esterno quella opposta più profonda aveva un altare in mattoni ora abbattuto ( se ne hanno ancora le tracce sul muro…) sovrastato da una pittura raffigurante il battesimo di Cristo. Una nicchia laterale è stata parzialmente sfondata per permettere l’ accesso all’ oratorio. Uno dei primi studi su questo edificio venne pubblicato nel 1887 da Camillo Boggio che ne indica la pianta come ottogonale irregolare con lati disuguali variabili in lunghezza di metri 1,65 a 1,97 imputando questa irregolarità o a imperizia del costruttore o una soverchia fedeltà alla rituale architettura che prescriveva in genere non dover essere uguali tra loro le diverse parti di un tempio essendo le uguaglianze simbolo della morte….Sulla parete sinistra sono appoggiate le scale che portano al balconcino pensile da cui una scala esterna porta al campanile. L’ edificio è coperto da una volta emisferica che si imposta sull’ ottagono all’ altezza di otto metri. 
La datazione del complesso indica un periodo successivo il VI – VII secolo sorto probabilmente su un edificio precedente di due secoli. La decorazione esterna delle absidi a specchiatura coronata di archetti potrebbe essere successiva poiché si pone stilisticamente agli inizi del romanico cioè intorno all’anno mille. Più provata architettonicamente anche la dedicazione della chiesa a San Ponso ( più tardivamente altre dedicazioni a Sant’ Ilario, Santa Maria, San Giovanni e San Michele) che come affermato sopra è di origine carolingia. 
Sulla robusta cupola esteriormente ottagonale venne poi costruito lo strano campanile. Infatti l'alto campanile posto sopra la cupola rappresenta una curiosa aggiunta del 1585, incongrua con lo stile romanico. Su una parete laterale vi è una meridiana datata 1767 sovrastata dal grosso quadrante dell’ orologio che ha un'unica lancetta segna - ore ancora mossa da un meccanismo settecentesco.

LAPIDI
Come già scritto le numerose lapidi di epoca romana confermano che questo sito era adibito a area cimiteriale soprattutto per gente altolocata ma non confermano la presenza di un preesistente tempio pagano. All’incirca a San Ponso sono rimaste una decina di lapidi fra quelle murate nelle facciate e quelle conservate nell’oratorio. 
La modesta porta di ingresso del battistero è sormontata da un blocco di pietra, un lastrone di gneiss sistoso che funge da architrave; si tratta di un reperto di epoca romana sul quale è rozzamente incisa una figura di donna con velo e corona in testa e uno specchio nella mano sinistra, la forma è molto primitiva e con caratteristiche che la fanno supporre risalire a prima del V secolo. Nella parte centrale della stele si legge anche una iscrizione disposta su due righe che indica il nome della defunta SECUNDIN(a) AEBUTIA seguita dalle lettere puntate T. P. con il significato di “titulum posuit” cioè preparò l’ iscrizione sepolcrale.
Altre lapidi si ritrovano sul contrafforte dell’ abside e sulla parte terminale della chiesa. 
Nell’ oratorio si trova un piccolo museo lapidario in cui si trovano alcune lapidi. Altre lapidi rivenute nei dintorni purtroppo oggi non sono più reperibili.

Luciano Querio.

Bibliografia
A. Paviolo San Ponso Agliè 1999
A. Bertolotti Passeggiate in Canavese Ivrea 1875
M. Bertotti Documenti di Storia Canavesana Ivrea 1970
C. Boggio Le prime chiese cristiane nel Canavese Torino 1887
G. Forneris Il romanico e le terre di Arduino Ivrea 1978
P. Ramella Civiltà del Canavese Chieri 1977





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