Quella complessa paura della morte

Verbania, Museo del Paesaggio, collezione Cefis ex-voto. Tavoletta riguardante un miracolo del ritorno alla vita avvenuto in località Ornavasso (VB).
La morte di un neonato è un fenomeno biologico che comporta forti implicazioni sociali e culturali per tutte le popolazioni. La diffusione del Cristianesimo, in Europa occidentale, ha contribuito a rendere omogenee le pratiche funebri.
L'avvento della nuova religione comporta una radicale modifica delle credenze sino allora esistenti in Europa. Il diffondersi del sacramento del battesimo comporta un problema in relazione ai bimbi morti senza aver ricevuto tale sacramento, poiché non potevano entrare nel mondo dei giusti. I genitori potevano, a fatica, accettare la morte prematura del figlio ma non la sua esclusione dalla comunità cristiana. Questa paura era accentuata dal fatto che il bimbo, non battezzato, non poteva essere sepolto in terra consacrata. 
Sant'Agostino riceve il battesimo da Sant'Ambrogio.

Queste paure trovano fondamento nella teologia, in particolare in Sant'Agostino, il quale affermava che le anime dei bimbi non battezzati erano condannate all'inferno.  Per evitare una seconda perdita, nascono pratiche alternative alla ricerca del "battesimo a tutti i costi". L'anima del bimbo non battezzato, per i genitori, non poteva vagare nel buio per l'eternità. La Chiesa, durante il XIII ed il XIV secolo, inizia a porsi delle domande.  Le discussioni teologiche portano ad una revisione delle idee sino a quel punto, largamente, sostenute. Il dibattimento tra le forze della Chiesa porta alla nascita del "Puerorum Limbus". 
Limbo, Lucas Cranach il vecchio, 1530.

Le istituzioni religiose pensavano di creare un luogo meno doloroso per i genitori dei bimbi non battezzati. In pochi anni questo concetto è superato, abbandonato ed odiato dai parenti dei bimbi morti senza battesimo. 
Il motivo? Come pensare che il proprio figlio vaghi, per l'eternità, lontano dalla luce? I genitori comprendono che il piccolo non brucerà nelle fiamme eterne ma comprendono che non lo troveranno dopo la propria morte. Il Pueorum Limbus è superato dalla pratica del rito del Repit.
1236 Torino. 
Una donna partorisce un bimbo morto.
Dolore e tristezza.
Il buio circonda la stanza, ed il cuore della donna.
Il cervello della madre rimane lucido ed inizia a rivolgere le proprie preghiere a Notre Dame de Lausanne, in Svizzera. 
Losanna, interno della cattedrale dedicata a Notre Dame.
Le preghiere vengono accolte, il bimbo torna alla vita esclusivamente per il tempo del battessimo. Ricevuto il sacramento muore nuovamente, ma, ora, può essere sepolto in terra consacrata. Qualche tempo dopo la donna effettua un viaggio di ringraziamento, a Losanna, per ringraziare Notre Dame. Giunta di fronte all'altare della Madonna consegna una camiciola del proprio bimbo come ex-voto.
Questo potrebbe essere considerato il primo caso di rito del Répit, anche se estraneo alle pratiche successive, in riferimento allo svolgimento del rito stesso.
La domanda che mi risuona nella mente è la seguente: perché la mamma rivolge le proprie preghiere a Notre Dame de Lausanne? 
La donna proviene da Torino, e tra la città piemontese e quella Svizzera erano presenti altre chiese o santuari dedicati alla Madonna. 
Un altro dato particolare riguarda la Madonna di Losanna, che diventerà un luogo molto importante per il Repit.
Una seconda domanda mi sorge spontanea: se la donna di Torino si rivolge a Notre Dame de Lausanne, non potrebbe essere che sapesse in anticipo che “poteva” effettuare il miracolo? 
Se così fosse dovremmo anticipare di qualche decennio l'inizio del rito "cristiano" del ritorno alla vita?
Forse, possiamo già anticiparlo, e non di qualche decennio, ma di qualche secolo.
Le origini cristiane del rito potrebbero risalire al X secolo.
Sepoltura di un bimbo nato morto nei pressi di un santuario a Rèpit. Miniatura del XV secolo.
Il primo santuario a Repit potrebbe trovarsi in Francia ed, esattamente, a Blandy-le-Tours, dove recenti scavi archeologici hanno portato alla luce 70 tombe con scheletri di feti e bimbi di piccole dimensioni. 
Gli scheletri erano addossati ad una cappella, anonima, del castello. 
Se gli scheletri erano addossati ad un luogo sacro e, si presume dalle dimensioni, appartenevano a bimbi mai nati o nati morti, possiamo pensare che fosse in vita un particolare rito riferito ai bambini?
Le tombe risalgono ad un periodo compreso tra il X ed il XII Secolo.
Il primo caso di svolgimento del rito, come lo conosciamo oggi, risale al 1387.
Avignone, Provenza, tomba di Pierre de Luxembourg.
Con grande probabilità, Pierre, fu il primo intercessore, per conto dei genitori, nei confronti della Madonna.
Dalla Provenza e dal Delfinato il rito si sviluppa lungo due direttrici precise: la prima risale a nord della Francia sino al Belgio, la seconda, passando per la Svizzera, si sviluppa in Austria e nel nord Italia.
Varallo, chiesa dedicata a San Gaudenzio. Altare dedicato all'Immacolata, luogo dove venivano portati i bimbi nati morti per la pratica del rito del Rèpit.
Un tentativo di statistica {Gelis} ricorda il numero dei santuari:
- Francia 277
- Belgio 56
- Germania 14
- Austria 38
- Svizzera 30
- Italia 42
Un caso importante, per quanto concerne la Svizzera e lo svolgimento del rito in generale, è quello relativo al santuario di Oberburen, nei pressi di Berna. Il Santuario si trovava in una regione riformata, per questo fu raso al suolo. La Riforma prese, da subito, posizione contraria al rito, senza esitazioni. 
L'importanza del santuario deriva dalle parole del vescovo di Costanza, Von Sonnenberg, vissuto sul finire del secolo XV. Secondo l'alto prelato oltre 2000 piccoli corpi furono portati nei pressi del Santuario, per tentare di ritornare alla vita. 
Recenti scavi archeologici hanno portato alla luce oltre 250 scheletri, le cui misure sono comprese tra i 15 ed i 47 centimetri. 
Secondo i resoconti di questi scavi, oltre 1/3 di questi scheletri è da considerarsi aborto.
Numero impressionante.
La domanda che vorrei porre è la seguente: veniva praticato il rito anche sugli aborti?

Fabio Casalini

Bibliografia:
- Jacques Gélis, "Mort-nés et parents dans l’Europe chrétienne".
- Stéfan Tzortzis et Isabelle Séguy , "Pratiques funéraires en lien avec les décès des nouveau-nés".
- Fiorella Mattioli Carcano, " Santuari a Rèpit".

- Oberbüren, dans le Dictionnaire historique de la Suisse.

Commenti

  1. Non sono mamma... Ma ho i brividi a immaginare quello che tu sapientemente descrivi.... Complimenti!

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    1. Grazie amica mia. Ieri sera mi sono emozionato come mai nel raccontare il rito in pubblico.
      Non serve essere genitore per avere una spiccata sensibilità.
      Tu ne sei dotata ampiamente.
      Fabio.

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    2. Grazie a te ed alla tua sensibilità.
      Fabio.

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  2. La perdita di un figlio è un dolore immenso. Incolmabile. I tuoi articoli e il libro che hai scritto danno conforto a molti che per secoli hanno combattuto contro l'oblio del limbo. Condanna su condanna. Quello che ci accomuna tutti é il bisogno di credere in qualcosa di là che ci permetta di abbracciare chi non c'è più o non c'è mai stato. Scrivi sempre in modo eccellente e con grande emozione. Rosella

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    1. Grazie Rosella.
      il libro MAI VIVI, MAI MORTI è dedicato a tutte quelle madri che hanno dovuto affrontare il peggior dolore della vita.
      Fabio

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