lunedì 8 giugno 2015

Nel tempo in cui l'uomo disegnava preghiere

Masso coppellato all'Alpe Prà, Val Grande.
Terra sacra.
Sacra da sempre.
Sacra anche per l’uomo che cacciava per vivere.
Diecimila anni di storia si aprono al nostro sguardo, al nostro camminare ai piedi delle sacre montagne.
Il luogo da cui, potrebbe, iniziare la storia di quest’angolo di mondo, ai piedi delle Alpi Lepontine, è la valle Formazza.
Valle dove nasce, e cresce, il fiume Toce. In quella conca furono recuperati alcuni oggetti che portano il pensiero ai cacciatori seminomadi, a quelle antiche persone che vivevano le stagioni fredde sulle coste dei laghi e quelle calde all’ombra delle montagne.
Le temperature, ma più in generale il clima, potrebbero non essere l’unica causa del nomadismo. I cacciatori vivevano nell’ombra dei grandi ungulati.
Vivevano all’ombra del cervo.
Lo inseguivano nel suo peregrinare tra le pianure e le montagne.
Ma il tempo avanza, inesorabile.
L’uomo si adatta, migliora e progredisce.
Il cacciatore abbandona il nomadismo per divenire sedentario.
Momento di passaggio fondamentale, anche per quello che riguarda il sacro.
Che cosa sappiamo delle credenze, della vicinanza al divino degli antichi abitanti le nostre terre?
Poco.
Che cosa rimane del loro pensare?
A noi sono giunti pochissimi reperti, tra questi delle statuette che raffigurano donne con attributi sessuali molto pronunciati, ritratti con grande realismo, dove il resto del corpo è approssimativo.
Si presume che queste statuette paleolitiche fossero legate alle Dee della fertilità, e di rimando al culto della Grande Madre.
In questo momento di passaggio, possiamo collocare alcune testimonianze, del sacro, in terra d’Ossola.
Si definiscono pitture rupestri, poiché furono realizzate nelle grotte o sopra muri di pietra.
L’uomo utilizzando l’ocra dipingeva la pietra, colorava le montagne.
Disegnava preghiere.
Ossola terra sacra. Terra di pitture rupestri.
Pitture rupestri: Valle Antigorio, la Balma dei Cervi
Preghiere tornate alla luce, all’improvviso, grazie ad un cacciatore e due archeologi.
Gli archeologi, che ne hanno compreso l’importanza storica e geografica, sono Alberto de Giuli ed Elena Poletti Ecclesia. I due studiosi hanno seguito un cacciatore, Lanfranchi, per riportare alla luce il complesso, denominato, la Balma dei Cervi.
Come sostiene l’amico Francesco Teruggi, chi se non un cacciatore le poteva ritrovare?
Quelle pietre dipinte rappresentano un luogo sacro, un luogo di preghiera.
La balma dei cervi non è una testimonianza sporadica per queste terre, poiché vi è un altro luogo dove si possono ammirare pitture su pietra: si chiama la Balm d’la Vardaiola, nella conca dell’Alpe Veglia.
Non sappiamo chi le abbia eseguite.
Sappiamo, a fatica, il periodo al quale possono risalire.
Queste preghiere su roccia potrebbero avere 6000 anni, utilizzando come riferimento la grotta dei cervi di Porto Badisco in Puglia.
Sempre cervi.
Il cervo come soggetto privilegiato delle pitture rupestri.
Pitture rupestri: Valle Antigorio, la Balma dei Cervi
Esiste una risposta, molto semplice: i cervi rappresentavano la principale, e forse, più ambita preda di caccia.
Risposta troppo semplice.
Con riferimento alla balma della Valle Antigorio, riteniamo che i cervi salissero in quel luogo tra la primavera e l’estate per strofinare le corna, e che vi tornassero, tra l’autunno e l’inverno, per deporre i palchi.
I cervi e le pietre.
I cervi strofinano le corna senza eliminare, intaccare in alcun modo, le pitture rupestri nelle quali sono rappresentati.
Luogo sacro per l’uomo e per gli animali.
L’uomo progredisce nel suo inseguire il tempo.
Nascono gli scambi tra le popolazioni.
Nasce il commercio, non solo di beni ma soprattutto d’idee.
Si sviluppa un concetto del sacro complesso.
L’uomo inizia a porsi delle domande, molte delle quali attengono al suo quotidiano.
Perché il sole e la luna attraversano il cielo?
Perché una stagione è propizia per la semina ed una per la raccolta?
Perché le stelle influiscono sulla vita delle piante?
Se la posizione delle stelle nel cielo influisce sulle piante, può influire sulla vita dell’uomo?
Nasce lo spirito di osservazione.
Vengono “gettati” i primi germi della mentalità scientifica.
Complesso megalito nel comune di Montecrestese.
Nascono i complessi megalitici. Il termine deriva dal greco: megas, grande, e lithos, pietra.
Il megalitismo si afferma in diverse forme: dolmen, menhir e pietre disposte in cerchio.
Una domanda sorge spontanea, l’uomo antico seguiva uno schema preciso nel suo allineare le pietre?
Alcuni studiosi hanno formulato l’ipotesi che utilizzasse una precisa unità di misura: la iarda megalitica, che misura 829 centimetri.
Se questo fosse provato, saremmo di fronte ad una rivoluzione del nostro pensare poiché, gli antichi, avevano conoscenze matematiche e geometriche molto più avanzate di quelle che comprendiamo. Aggiungo che, queste conoscenze, erano a disposizione molto prima della nascita dei popoli mesopotamici o degli antichi egizi.
L’uomo non prega la montagna, inizia a pregare le pietre.
Masso coppellato al colle di Mattarella, Domodossola.
In quest’ambiente nasce il fenomeno delle coppelle.
Le possiamo identificare in piccole cavità emisferiche incise su determinate pietre. Il termine deriva dal latino cupella, che indicava un vasetto per le conserve di frutta.
La coppella doveva contenere qualcosa, ma cosa?
Esistono diverse interpretazioni su cosa potessero rappresentare, svariando dalla mappa stellare a quella territoriale, dal contenitore d’acqua piovana al recipiente per sangue sacrificale.
I massi coppellati rappresentavano degli altari, sopra i quali praticare riti?
Se fosse l’operazione d’incisione stessa una preghiera?
L’uomo pregava senza giungere le mani.
Masso coppellato al Monte Zuoli, Omegna.
L’atto stesso di praticare queste cavità poteva rappresentare una preghiera al proprio Dio?
L’ultima domanda che vorrei porgere a me stesso ed a tutti voi.
L’uomo entrava in contatto con il divino per la scelta della pietra da incidere, oppure la stessa era casuale?
Sarebbe bello pensare che, l’antico abitante di queste terre, attendesse per ore un segno dal Dio del Cielo e….. all’improvviso un fulmine colpisse la pietra.
Il segno è giunto.
Il messaggio è arrivato.
Quella è la pietra!
Il Dio dei fulmini ha scelto la pietra, l’uomo ha capito.

Fabio Casalini

Bibliografia
- La preistoria e gli antichi imperi. AA. VV. UTET. De Agostini. 
- Inter Alpes. AA. VV. G.A.M. In particolare intervento di F. Copiatti, Incisioni rupestri e scivoli della fertilità.
- Antigorio, antica terra di pietra. AA.VV. In particolare intervento di E. Poletti, archeologia in Antigorio. Ed.  comunità montana Valle Ossola. 

10 commenti:

  1. Ci hai parlato della preistoria e trasmesso quello che probabilmente nessuno è riuscito a fare... Tante realtà e tanti perché insieme.... È bello leggere quello che c'è di oggettivo e spaziare con le proprie sensazioni per capire davvero "come eravamo".... Grazie Fabio!

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    1. Sempre di più il come eravamo è il motore delle mie ricerche.
      Dobbiamo capire, almeno cercare di avvicinarci a capire, per proseguire il nostro cammino.
      Grazie dal profondo del cuore amica mia.
      Fabio.

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  2. superlativo Fabio ,davvero nptevole

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  3. Idee estemporanee...
    Penso che se io scavassi una coppella pregherei pensando "ecco, io la mia preghiera ripongo qua dentro, pronta per essere ascoltata".
    Come piantare un seme e aspettare che dia dei frutti, accudendolo perchè non muoia (quindi magari tornando sul luogo che accoglie la preghiera per rinnovarla).
    Perchè un seme lo pianti in terra, deve fare radici, mentre una preghiera è più logico predisporla al volo!

    Bel post, come sempre!

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    1. Ciao Anna, interessante visione della mentalità antica.
      Potrebbe essere. Ragionando, di fronte a queste incisioni su pietra, ho pensato che fosse l'atto di incidere, di scavare la pietra, la preghiera. L'uomo scavava e si rivolgeva al proprio Dio. Seguendo questo concetto, le idee dell'antico abitante la nostra terra potevano rimanere nella coppella per essere ascoltate. E' difficile, possiamo solo immaginare....
      Fabio.

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  4. Ciao fabio
    Forse è un'impressione, ma i tuoi scritti riguardo al mistero in generale si fanno più numerosi, approvo perchè questo (il mistero) fa parete di noi. Le pietre poi, hanno un connubbio magico ed esoterico, fin dall'inizio dei tempi. In Genesi si legge:" e quella pietra che ho eretto come pilastro sarà la casa di Dio".

    Il tempo ha da sempre scandito un legame tra le pietre e l'uomo, con il connubbio della magia che si fondeva nel rito, probabilmente per "l'immortalità" ( consistenza ) che ha la pietra, per sua natura . Questa si proponeva anche come strumento per inglobare l'energia atta a porsi come tramite per l'uomo verso il suo Dio. Gesù stesso si rivolge a Pietro:" tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa".

    Se poi vogliamo esagerare...si può menzionare la pietra filosofale, destinata a diventare il simbolo centrale per esoteristi e alchimisti. In tutti i continenti sono poi dislocate pietre "magiche", con "capacità" di guarigione, così come nel medioevo (ma anche prima) venivano usate da donne sterili per diventare feconde.

    Abbiamo vari tipi di pietre diventate megalitiche, menhir e dolmen. La Mecca conserva una pietra, simbolo di una religione, ecc. e po ecc...Molto c'è da dire caro Fabio, come certi santuari da voi pure trattati, sorti direttamente tra le rocce. Mi sono forse dilungato, Mi RIcomplimento e ti saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles, dilungati sempre! I tuoi interventi sono puntuali e precisi. Il mistero sul "da dove veniamo?" sarà sempre più sondato nelle pagine di questo blog.
      Il luogo nel quale vivo, come spiegato nel post, mi permette, anche quotidianamente, di incontrare simboli provenienti dal nostro passato, che non fanno altro che smuovere la mia curiosità. Le pietre, come hai analizzato tu, sono alla base di molte religioni, da quelle antiche a quelle moderne. Un legame forte tra l'uomo e la terra dalla quale proviene.
      Fabio.

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  5. nulla è per caso. i segni del cielo, del destino, un'entità superiore che fa incontrare due elementi che si sono sempre cercati. questi luoghi sono la nostra origine, è bello finalmente cercare di capire da dove veniamo....

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    1. E' bello inseguire sempre e per sempre l'idea di comprendere da dove veniamo... è proprio vero... due elementi si cercano senza sapere di doverlo fare...
      Fabio

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