L'antica chiesa plebana di San Maurizio Canavese.

Poco oltre l’abitato del paese di San Maurizio Canavese nella zona occupata un tempo dal vecchio borgo e dal castello, ora scomparsi, adiacente al cimitero, troviamo l’antica pieve, la cui costruzione risale al sec. XI, inizialmente edificata in puro stile romanico ad una sola navata.
La chiesa romanica fu ampliata con le due navate laterali gotiche e poi ancora rimaneggiata in epoca rinascimentale per adattarla alle esigenze liturgiche. Nei secoli successivi, sino agli inizi del 1700 furono apportate modificazioni interne ed esterne Venne successivamente ampliata con due navate laterali gotiche e ed è stata poi rimaneggiata in epoca rinascimentale. Infatti La Chiesa ha subito nel corso della storia varie contaminazioni: è attribuibile al periodo gotico la parte superiore dell’abside e un tratto di muratura alta della parete nord del presbiterio, si deve al periodo barocco la ricomposizione di alcuni altari e nel settecento la costruzione delle volte sulle navate laterali e l’aggiunta della sacrestia, mentre tra l’Ottocento ed il Novecento si sono realizzate le decorazioni pittoriche a finto marmo. La Chiesa, monumento nazionale dal 1922, rappresenta un’eccellenza artistico - architettonica ben nota agli amanti dell’arte. Il nucleo più antico della Chiesa Plebana di San Maurizio è costituito dal campanile romanico, risalente alla prima metà dell’XI secolo. Pur modificato e intonacato, risultano evidenti nella parte inferiore i segni delle bifore antiche Perciò attualmente la chiesa è costituita da 3 navate e si presenta al visitatore con un aspetto che si può definire ancora romanico.. L’edifico è stato riaperto al pubblico nel 2007 dopo che sono stati eseguiti lavori di recupero e consolidamento architettonico, a partire dalla copertura fino alle pavimentazioni, passando per le murature, gli intonaci esterni e interni non affrescati, i serramenti e il plafone ligneo. E proprio durante l’operazione di restauro è stato anche portato alla luce un frammento di volta a botte a sesto leggermente ribassato, impostato nella porzione ovest della sacrestia, che lascia supporre l’esistenza di una cappella di impianto medievale al termine della navata destra. L’ interno custodisce una grande e suggestiva serie di affreschi. 

I più antichi risalgono all’epoca dell’ ampliamento, gli altri sono per lo più quattrocenteschi. Significativo è il ciclo pittorico affreschi detti il “ciclo dei Serra”, di 24 episodi, tratti dai Vangeli, realizzato dai pittori pinerolesi Bartolomeo e Sebastiano Serra nel 1495, che illustra la vita di Cristo, dall’Annunciazione alla Crocefissione. 
(Nell’archivio storico del Comune è conservata la pergamena, stilata il 5 dicembre 1495, nella quale è documentato il pagamento al magister Sebastiano Serra di cinquanta fiorini “ad pingendum Passionem Domini Nostri Yhesus Christi in ecclesia parrochiali dicti loci”)


Infatti sulla parete sinistra della navata mediana, è possibile notare la presenza di questi affreschi che raffigurano la storia del vangelo attraverso l’uso delle immagini, principalmente per scopo didattico, è infatti molto diffuso nelle chiese questo tipo d’illustrazioni, utili a chi non è in grado di leggere (analfabetismo che nel medievo era la norma tra il popolo). Le 24 Storie del Vangelo risalgono alla seconda metà del ‘400 e sono il frutto del lavoro dei pittori Bartolomeo e Sebastiano Serra, questi affreschi sono ancora splendidamente conservati. Sopra l’altare maggiore vi è un trittico rappresentante l’adorazione di Magi, San Maurizio ed un altro santo (pare San Ignazio, ma ci sono alcuni dubbi) risalente agli inizi del XVI secolo, dopo il concilio di Trento, quando comparirono nuove norme per il decoro degli edifici sacri; il trittico in questione pare attribuito alla bottega di Girolamo Giovenone. (pittore vercellese 1490-1555 circa).
Le antiche Confraternite, che avevano qui i loro sepolcreti, furono poi le promotrici della costruzione di una nuova chiesa, all’interno dell’abitato nel XVIII secolo, che divenne l’ attuale parrocchia di San Maurizio Canavese.
All’interno della Chiesa si possono osservare gli affreschi in ordine cronologico, iniziando dalla cappella sul lato sinistro del presbiterio, ove pittori del sec. XV hanno illustrato il martirio di Santa Margherita, Santa Caterina e Santa Lucia; soprattutto quest’ultima figura si avvicina ai migliori esempi del gotico internazionale.
La navata centrale, coperta da un soffitto ligneo, conserva sulla parete sinistra il magnifico ciclo pittorico illustrante 24 episodi della vita di Cristo. Come già scritto gli affreschi risalgono agli ultimi anni del ‘400 e sono opera dei pittori Bartolomeo e Sebastiano Serra. È evidente lo scopo didattico che ispirò gli ideatori delle scene, destinate all’istruzione di fedeli, quasi tutti illetterati. Seguendo schemi di gusto tardo-gotico la narrazione pittorica illustra brani dei Vangeli e delle pie leggende, con un risultato che si fa ancora apprezzare anche per la molto buona conservazione.

Ad un’epoca poco più tarda (inizi del XVI sec.) appartengono gli affreschi della Madonna della Misericordia (nella cappella a lato dell’altare) e i ritratti di Profeti che si vedono nel primo sottarco di destra.
All’epoca del Concilio di Trento (prima metà del ‘500), quando vennero emanate nuove norme per il decoro degli edifici sacri, venne modificato l’altare maggiore, sul quale spicca un trittico su tavola di scuola vercellese del XVI sec. (bottega del Giovenone). La tavola centrale raffigura l’Adorazione dei Magi; la parte sinistra il patrono della comunità, san Maurizio; a destra san Francesco che presenta il pievano don Lavoretto, appartenente ad una nobile famiglia di Moncalieri. L’altare è decorato con stucchi e pitture ed è stato terminato nel periodo barocco, quando si pensò di costruire la nuova sacrestia.

Luciano Querio.

Bibliografia:
ANTONETTO B., I Serra certificati per la Bibbia dei poveri: San Maurizio Canavese, “Il Giornale dell’arte”, 22/2004 No. 237, p. 54
BALMA MION G., Muri, archi, colori: l’antica chiesa plebana di San Maurizio Canavese, Melli, Borgone di Susa TO, 2001

Commenti

  1. Veramente particolare. Gli affreschi sono molto belli e insoliti. Piacevole la lettura. Ros

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