Il Dio dei fulmini ed il martire bambino

Panorama dal colle di Mattarella.
Colle di Mattarella, Domodossola.
Luogo abitato da sempre.
Luogo sacro da sempre, sin da quando gli uomini scavavano le pietre per ricavare dei fori. 
L’utilizzo di questi incavi, ancora non ha trovato una spiegazione certa.
Si presume che servissero per la raccolta di precise offerte in natura, oppure per il contenimento dell’acqua piovana o, ancora, come depositi del sangue sacrificale di qualche vittima.
Questi fori hanno preso il nome di coppelle. Scavando si scopre che la “cupella” latina, da cui deriva il nome a noi familiare, altro non era che un contenitore per le conserve di frutta.
L’immagine era chiara ai primi esploratori delle antiche religioni.
Il foro o coppella serviva per contenere qualcosa.
Compreso il perché le scavavano, incuriosisce il dove.
Masso coppellato del colle di Mattarella.
Gli antichi abitanti con quale criterio sceglievano la roccia sulla quale operare i fori?
La risposta la possiamo trovare nel Dio dei fulmini?
Le piccole cavità erano praticate manualmente, ma su probabile indicazione delle saette piovute dal cielo per volere di un Dio celeste.
Il fuoco divino colpiva, ripetutamente, la pietra affiorante, che in questo modo, per gli antichi abitanti, diveniva sacra.
Il Dio dei fulmini sceglieva la pietra!
Pietre sacre. Pietre che affioravano dalla terra.
Pietre sulle quali scavare, prima, e costruire, dopo, i luoghi sacri.
Ai piedi del colle di Mattarella, come un figlio che guarda il padre, vi è un secondo luogo sacro.
Da sempre.
Verso il secolo XI fu eretta la chiesa dedicata a San Quirico, per molti la più antica chiesa cristiana dell’Ossola. Affascinante come opinione, ma errata. La chiesa plebana dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, in Domodossola, era documentata già nel secolo IX, ed esattamente nell’anno 840.
Chiesa dedicata a San Quirico.
Possiamo pensare che la chiesa dedicata a San Quirico a Calice, frazione di Domodossola, avesse il compito di raccogliere gli abitanti dei luoghi circostanti per lo svolgimento delle funzioni. Mi spingo ad affermare questo in quanto risulta che, la chiesa di Calice, era sussidiaria della Pieve di Oxilia, come documentato dalla bolla di Innocenzo II a Litifredo, vescovo di Novara.
Da lontano si possono ammirare le sue forme, semplici ed austere, proprie del romanico ossolano.
Sulle pareti esterne ritroviamo simboli che appartengono ad un lontano passato, troppo lontano per permetterci di comprendere, con precisione, a quali idee o divinità stiamo volgendo lo sguardo. [1]
Mura esterne della chiesa di san Quirico.
La bellezza dell’esterno non sarà sminuita da quello che troveremo all’interno anzi, ne sarà esaltata!
Gli affreschi, che hanno superato la linea del tempo, sono straordinari nella loro semplicità. Semplicità espositiva ma non narrativa.
Affresco riguardante l'ultima cena.
Sul lato destro della navata troviamo una grande ultima cena, molto particolare per la disposizione degli alimenti sulla tavola. Tra gli apostoli identifichiamo immediatamente Giuda, l’unico senza aureola, e Giovanni, chinato nei pressi di Cristo.
Sul fianco dell’ultima cena appare l’Arcangelo Michele intento a disputarsi le anime con il Male, rappresentato da un demonio che poggia il forcone su uno dei piatti della bilancia.
La domanda deve sorgere spontanea, perché Michele stringe la bilancia nella sua mano?
Affresco riguardante l'arcangelo Michele.
La risposta è molto semplice, serve a pesare le anime. Su un piatto della bilancia sarà deposto il cuore del defunto, sull’altro piatto sarà deposta una piuma. Se il cuore peserà più della piuma, il defunto non potrà trovare salvezza eterna. Nel caso contrario, quando il cuore bilancerà il peso della piuma, il defunto sarà considerato giusto e meritevole di eterna salvezza. Il cuore rappresenta l’insieme di tutte le attività o azioni esercitate dall’essere umano nel corso della propria esistenza. [2]
Dal grande al piccolo.
Dalla religiosità globale a quella locale.
San Giulio che naviga sul mantello.
Sopra gli affreschi appena raccontati ritroviamo San Giulio che, a bordo del proprio mantello, sbarca sull’isola, che oggi porta il suo nome, nel lago d’Orta. La leggenda vuole che il santo abbia lasciato il fratello Giuliano, evangelizzatore anch’egli, a Gozzano per edificare la novantanovesima chiesa, alla ricerca del luogo nel quale erigere la centesima chiesa. Identificò nell’isola la zona nella quale costruire l’edificio sacro. Giulio non trovò nessuno disposto a traghettarlo sull’isola, a causa della presenza di draghi e serpenti. Decise di stendere il mantello e di navigare sopra lo stesso. Appena sbarcato sconfisse i draghi, liberando il territorio per la costruzione della chiesa.
Allontaniamo lo sguardo da Giulio e da Michele con un pensiero fisso: risulta strano che proprio loro siano stati affrescati dando la schiena all’antico cimitero, oggi non più esistente. Salvatore di anime e combattenti del male.
Dirigendoci verso l’abside possiamo ammirare, in alto sul frontale grande, l’annunciazione, con la colomba a rappresentare lo spirito santo.
Veduta dell'abside.
Nella volta dell’abside troviamo il Cristo Pantocratore all’interno della mandorla. Cristo è affiancato dal Tetramorfo, ossia i simboli dei quattro evangelisti.
Nel catino troviamo tutta la teoria degli apostoli, ognuno dei quali reca un cartiglio con un passo del credo.
Accanto ai primi seguaci di Cristo troviamo il padrone della chiesa, con la madre.
San Quirico e Santa Giulitta.
Il frescante ha voluto rappresentare il bambino, martire, più grande dell’età che doveva avere al momento della morte. Potrebbe aver voluto rappresentarlo come un “vero” soldato della fede in grado di combattere il male?
Affreschi dell'abside con San Quirico, Santa Giulitta e gli Apostoli.
La leggenda di Quirico e Giulitta è complessa. Esistono diverse versioni del loro martirio. Una delle più accreditate è la seguente: Giulitta era una vedova, ricca, che viveva nella città di Iconio, nella attuale Turchia. Le persecuzioni della cristianità, fede cui lei aveva aderito, la obbligarono a scappare, insieme al figlio piccolo di soli tre anni, e rifugiarsi a Tarso. Il periodo storico coincide con l’ascesa di Diocleziano ad imperatore di Roma. Non servì a molto la fuga. Poco tempo dopo fu scoperta, catturata e portata di fronte al governatore. Le venne chiesto di rinnegare la fede. La donna non accettò. Ad uno dei suoi rifiuti anche il piccolo Quirico, tenuto sulle gambe dal governatore, esclamò: sono cristiano anche io!
Il governatore furente prese il piccolo bambino e lo scagliò con tutta la violenza di cui disponeva sul pavimento, uccidendolo all’istante. La madre, nonostante il dolore, non rinnegò mai la propria fede cristiana, obbligando il governatore a giustiziarla.
Dalla parte opposta degli apostoli, rispetto a madre e figlio, troviamo una crocifissione.
Nella fascia bassa del catino absidale troviamo le opere di Misericordia.
Al centro dell’abside spicca una Madonna di Re, con molta probabilità affrescata dall’anonimo Maestro della Madonna originaria di Re.
L’ultima annotazione che voglio sottoporvi, per quanto concerne l’abside, riguarda la presenza, per queste terre piemontesi, di un santo inusuale: si tratta di San Luguzzone, o meglio, di San Lucio di Cavargna, patrono dei casari.
San Lucio di Cavargna.
La Val Cavargna è una zona montana della provincia di Como. La presenza di questo santo, abbinata a quella di Sant’Abbondio di Como, a Masera, ci permette di comprendere i legami commerciali esistenti tra l’Ossola ed il comasco sin dai primi anni del nuovo millennio.
Concludiamo la visita in quest’angolo, sacro, di Piemonte con una rapida visione degli affreschi della parete di sinistra.
Possiamo riconoscere sant’Antonio abate, san Lorenzo diacono, san Giovanni Battista e San Gaudenzio, primo vescovo di Novara.
Inoltre vi sono due figure di santi non facilmente identificabili.
Per quanto concerne le attribuzioni delle opere: La Madonna di Re, nell’abside, e l’ultima cena dovrebbero essere state affrescata dall’anonimo maestro della Madonna di Re. Le altre opere dovrebbero essere attribuite alla bottega di Giovanni de Campo, pittore di Novara operante sul finire del secolo XV.

Fabio Casalini

Bibliografia.
* Il romanico in Ossola. Oscellana giugno 2007
* Grande enciclopedia dell'antico Egitto. Edda Bresciani. De Agostini
* San Quirico di Calice. Tullio Bertamini per Oscellana. 1974

Commenti

  1. L'articolo è particolareggiato e ricco di storia ed arte come solo tu sai fare... Le foto superlative! Complimenti Fabio!

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    1. Grazie per i complimenti.
      Le fotografie sono frutto di un luogo che, nel periodo di passaggio dall'autunno all'inverno, produce molte suggestioni.
      Grazie ancora.
      Fabio.

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  2. La natura ci mostra qualcosa di unico... Ma la bravura e LA SENSIBILITÀ , solo quelle danno la possibilità di fermare in uno scatto un istante unico ed irripetibile ... Tanti occhi possono guardare... Pochi vedere...

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    1. Ti ringrazio con tutto il fiato che ho in gola!!!!
      Grazie!!!
      Fabio.

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    2. Non porto la parrucca ma mi associo alla parrucchiera BRAVO-VI !!
      Vorrei far notare a lor signori che queste letture mi portano sempre al desiderio di una visita in loco. Siete un grande gruppo.
      Malles

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    3. Grazie Malles. Ti invito a visitare l'Ossola ed il Verbano, rimarrai sorpreso!
      Fabio.

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  3. Amore per la tua terra e per quello che fai. Guardi e trasmetti ciò che vedi con grande emozione....

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    1. La mia terra ha qualcosa di diverso, qualcosa che nessuno ancora ha compreso.
      Ci sarà un motivo se è abitata da sempre e considerata sacra da sempre?
      Si quel motivo esiste.
      Lo troverò.
      Fabio

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  4. Molto interessante. Sono passata vicino alla chiesa di San Quirico questa estate, mentre cercavo la strada per salire al Monte Calvario di Domodossola. Un saluto

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    1. Ciao Mirtillo.
      Chiesa romanica molto interessante per affreschi, posizione, costruzione e precedente culto pagano.
      Percorso di salita al Calvario altrettanto interessante... per non parlare di quello che si cela alle spalle del complesso ..
      Fabio

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