venerdì 8 maggio 2015

Dioniso a Firenze.

Sono restio a presentarmi.
Se vi dico il mio nome, oggi, fraintenderete. Penserete a vecchi satiri egoisti accecati di fame, penserete ad appagamenti sfrenati ed animaleschi, penserete al lato oscuro del piacere.
Forse avete ragione - c’è stato anche questo, non lo nego. A volte è difficile tracciare confini, tirare le redini prima dell’eccesso, rimanere nel lato giusto del mio mondo: perché il mio mondo è un mondo sotterraneo, è rosso, è fatto di istinto, di pulsione - è un mondo dove luce ed ombra si rotolano avvinghiate, repentine, mutevoli, e per riuscire a discernerle sarebbe necessaria una presenza di spirito, una freddezza razionale che sono in contraddizione con l’essenza stessa di questo mio regno.
Sono Dioniso.
Bacco, se preferite il nome che mi han dato i Romani.
E il mio mondo è un mondo fatto di gioia - vino, cibo, piacere, qualunque mezzo per appagare i sensi.
Ma il mio mondo è fatto a strati: è coperto di veli come una danzatrice - e questo, questo che voi vedete, questo che voi vi accontentate di vedere, non è che la sua superficie.
Ammiccate, pensando a piaceri che la vostra etica ha etichettato come proibiti, e mi ridete dietro compiacenti: sono il dio degli edonisti superficiali per voi - ma siete voi che vi fermate al primo livello, all’estasi che appaga e obnubila i sensi, e che, come una droga, ne fa volere ancora, ed ancora.
Esattamente come succede con la conoscenza - concordate?
In vino veritas”, lo dite anche voi.
Ma forse pensate che si riferisca alla brutale sincerità che in molti è scatenata dalla sua ebbrezza…
Certo - ma, di nuovo, questo è solo il primo livello di interpretazione.
La filosofia ermetica la pensa diversamente: non una brutale sincerità, ma un sentiero, dritto e spedito, verso la saggezza.
Col vino? Beh, il vino è solo una metafora - o, se preferite, uno dei possibili mezzi: in realtà è del piacere che stiamo parlando.
E’ perseguendo il piacere, la felicità che si raggiunge la saggezza. Non imponendosi la mortificazione ed il più rigido autocontrollo - come vogliono farvi credere.
D’altro canto il sapere non è come il desiderio? Non vi inebria i sensi? Non è l’unico obiettivo verso cui vi protendete ciecamente, cocciutamente? Non è forse una sete che non si riesce mai a soddisfare?
Se non ci credete, venite a trovarmi.
Abito a Firenze, perché è il Rinascimento che ha provato a riscattarmi dalla condanna oscura del Medioevo, con il suo amore per la bellezza, con la sua convinzione che la vita debba essere essenzialmente una ricerca della gioia e non un votarsi al sacrificio. E con la sua fine passione per la metafora, con la sua dedizione nel trasformare l’apparenza non più in mera superficie, ma in espressione di ciò che rimane nascosto in profondità.
E’ il Rinascimento che è riuscito nuovamente a capirmi.
A Firenze vivo in tanti luoghi: mi piace la bellezza, perché è una metafora - e in ciascun luogo in cui vivo esprimo una metafora di uno dei miei volti.
Bacco - Caravaggio (Galleria degli Uffizi)
Se preferite vedermi giovane e bello, potete venire agli Uffizi: qui Caravaggio mi ha immortalato con i lineamenti morbidi ed i ricci scuri del suo amante - e non me ne voglia se lo definisco così chi sostiene altre teorie, l’amore ha molte forme e la verità ha sempre più facce.
La mia mano sinistra vi offre il vino, che tremola nella coppa, si increspa in un ritmo di cerchi concentrici e rossi: la presa è forse molle, poco ferma - ma che lo sia per ubriachezza o per desiderio decidetelo voi.
Leggetelo nel mio sguardo liquido, leggetelo nel languore dei miei gesti - ma non pensate solo al piacere fine a se stesso: il fiocco della veste che sto per sciogliere non vi offrirà solamente il mio corpo. Marsilio Ficino a quei tempi rielaborava Platone e parlava di Homo copula mundi, di un nodo che rappresentava l’unione trascendente fra l’umano ed il divino, in uno scambio ciclico, continuo. Una saggezza che non deriva solo dalla conoscenza ma anche dalla consapevolezza.
Ma forse è solo attraverso gli aspetti inediti, inattesi che si finisce per conoscersi davvero.
Fontana del Bacchino - Giardini del Boboli
E allora dovete venire al Giardino di Boboli e perdervi in un labirinto di siepi dietro Palazzo Pitti per trovarmi.
Non mi riconoscerete: per lo scultore Valerio Cioli l’arte era ironia, era una satira che deformava la realtà per riuscire a far emergere i suoi lati più scomodi ed indicibili, una risata per coprire l’amarezza. E quindi mi ha dato le sembianze rubiconde e brevilinee del nano Morgante, giullare alla corte di Cosimo I dè Medici - ma anche suo arguto e fidato consigliere.
Qua sono brutto e grasso: sfoggio quella pinguedine che può essere il prezzo da pagare per chi eccede nei piaceri di cui mi faccio portatore - ma guarda bene: cavalco una tartaruga.
La tartaruga è un animale lento, ma la sua lentezza è indizio di stabilità: la tartaruga in natura ha pochi predatori, perché ha un’arma di difesa più invincibile che artigli o zanne acuminate - il rifugio nel suo inespugnabile carapace, la sua casa.
La tartaruga porta la propria casa sempre con sé, e in essa sa di potersi rifugiare in qualunque momento: la casa è il posto in cui il nostro cuore si sente libero di essere se stesso, il porto sicuro, le certezze che diventano perno del nostro equilibrio.
La tartaruga è un animale longevo e pacato, e, per gli alchimisti, simboleggia alla perfezione i tre livelli che compongono l’universo in cui viviamo: la sua testa è il Cielo, la corazza è la Terra, il ventre sono gli Inferi.
...E sono io a guidarla.
E’ il piacere che guida il mondo? - vi domanderete.
No.
E’ la vita che guida il mondo. Ed il piacere può, deve far parte della vita: quando potete, più che potete. E cercate di volerlo, sempre.
Non pensate ad eccessi ed edonismi: il piacere consiste anche nelle piccole cose del quotidiano, nell’imparare a volersi bene, nel non essere troppo severi con se stessi. Nel sapersi fermare, di tanto in tanto, ed assaporare l’attimo che si sta vivendo - nell’essere grati di essere qui, esattamente qui e non da nessuna altra parte, circondati da questa esatta porzione di universo, da questa squama di tartaruga.

Perché, vedete, basta ribaltare il punto di vista: magari non è il piacere a guidare il mondo - ma è indubbiamente il mondo che porta con sé il piacere...

Serena Chiarle

1 commento:

  1. Genio di bizzara maniera il Buontalenti: Talentuoso non per nulla 😉

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