lunedì 11 maggio 2015

Andava facendosi buio

I cavalieri Templari in un manoscritto del 1215
Andava facendosi buio sui monti della Valle Vigezzo.
Gli ultimi raggi, del tiepido sole invernale, solcavano l’ingresso del Santuario di Re.
Freddo, neve e ghiaccio ovunque.
I pensieri si rincorrevano nella mia mente.
Le mani a fatica reggevano il peso della macchina fotografica.
Varcata la soglia, il freddo era un antico ricordo.
I secondi sembravano ore. 
Il fumo denso delle candele assumeva le sembianze di una leggera nebbia novembrina.
Il corpo meritava un delicato riposo sulle panche perfettamente allineate.
La mente vagava nel tempo e nello spazio.
Pensieri in ordine sparso.
Una ferrea convinzione: la storia appartiene a tutti!
La mia visita al santuario non era casuale, la Madonna di Re permette di conoscere il mistico, momento precluso a chi non ha il coraggio di guardare oltre la soglia.
Quella donna, che teneramente allatta il figlio, mi conduce nella storia.
La verità può essere una sola?
Quotidianamente intrecciamo storia e leggenda.
Un concetto, divenuto oggetto. mi turba da sempre.
Ho cercato di fare chiarezza a me stesso.
Guido da Lusignano rende le armi a Saladino
Il Graal appare per la prima volta nello scritto Le roman de Perceval ou le conte du Graal di Chrétien de Troyes, nel 1182. In nessun momento del manoscritto, Chrétien, ci racconta la forma di quell’oggetto, anche se in un passaggio si avverte quella che potrebbe essere:
“..quanto ella entrò tenendo in mano il Graal… era di oro raffinato e vi erano incastonate molte pietre preziose..”.
Le prime visioni del Graal come coppa o vaso risalgono a questa frase. Non lo dice apertamente, ma nella situazione sembra chiara la forma che doveva assumere l’oggetto.
Il romanzo rimase incompiuto.
Chretien de Troyes
Il concetto venne ripreso da Wolfram von Eschenbach che, tra il 1195 ed il 1210, diede vita al Parzival. Wolfram non si limitò a trascrivere il manoscritto di Chrétien, lo ampliò e modificò in modo sostanziale. Quello che appariva come una coppa, in Wolfram, diviene qualcosa di diverso:
“..la pietra conferisce ai mortali un potere tale che la loro carne e le loro ossa ringiovaniscono all’istante. Questa pietra è chiamata Graal”.
Pensavo, riflettevo ed il tempo passava.
Il Santuario era vuoto.
Solo. Una solitudine riempita da un vaso che appare come coppa e da una pietra.
Manca un tassello importante a tutta la vicenda, Giuseppe d’Arimatea.
Giuseppe viene introdotto nel ciclo leggendario da Robert de Boron, con il manoscritto Joseph d’Arimathie, nel 1212. Secondo questa versione, Giuseppe utilizza il Graal per raccogliere il sangue di Cristo, ed insieme alla famiglia, lo porta ad Avalon, identificabile con Glastonbury, dove viene custodito sino all’ascesa di Artù.
Artù. Mi sento banale in questo momento. Fisso la luce delle candele per ritrovare serenità ed equilibrio, per concludere questo cammino mentale e storico.
Mi ritrovo con tre romanzieri, inventori di un oggetto di culto per le generazioni che seguiranno, e tre oggetti diversi a rappresentare lo stesso concetto.
Una domanda sorge spontanea, il Graal quando entra nella religione cristiana?
Un eco assordante nella mente.
Il momento cruciale è arrivato!
Il Graal ed il Cristianesimo.
Ripenso alle letture di momenti passati.
Fissando la Madonna di Re, mi accorgo di non aver dato il giusto peso a due passaggi della religione cristiana.
Il primo riguarda la Queste du Saint Graal, manoscritto redatto da monaci cistercensi nel XIII secolo. Si presume che la data della prima stesura sia il 1220, pochi anni dopo il racconto Giuseppe d’Arimatea di Robert de Boron. I monaci diedero una visione mistica del Graal, che divenne il vaso che conteneva il sangue di Cristo. La pietra di Wolfram fu dimenticata, il vaso di Chrétien fu mantenuto, ma ora è riempito con il sangue di Cristo.
Questo è il passaggio mistico!
La coppa riempita da sangue di Cristo.
In questo preciso momento non riesco a controllare i pensieri!
Un’abbazia sperduta nella campagna francese, un romanziere che di quella campagna è figlio e dei monaci che trascrivono una leggenda per introdurla nella religione.
Un nome inizia ad echeggiare nella mente: San Bernardo da Chiaravalle!
Ecco il personaggio che ha orchestrato il tutto?
Il percorso è lungo.
Il genere letterario relativo alla leggenda del Graal appare sulla scena in modo repentino.
Vi era qualcosa dietro a questo improvviso sviluppo?
Cercando nella storia, quale avvenimento ha cambiato il corso del tempo in Occidente?
La prima crociata.
Gerusalemme fu conquistata nel 1099 e mantenuta sino al 1187. Il primo episodio della serie, quello di Chrétien de Troyes, vide la luce nel 1182. E’ possibile, che in quel momento storico, siano arrivati dalla Terrasanta simboli, oggetti o concetti sino allora sconosciuti in Occidente? Secondo quesito, chi avrebbe portato questi oggetti o concetti?
Su questo presumo ci siano poche certezze, o forse no?
Alcuni indizi si possono trovare nello scritto di Wolfram von Eschenbach. Il poeta tedesco fa, esplicito, riferimento ad una fonte che lo avrebbe aiutato nella redazione del romanzo:
Era un cristiano battezzato, altrimenti questo racconto sarebbe ancora sconosciuto”.
Chi era la fonte?
Ancora nel libro di Wolfram:
…una nobile confraternita che, con la forza delle armi, ha respinto uomini di ogni terra, con il risultato che il Graal è stato rivelato solo a coloro che sono stati chiamati ad unirsi alla compagnia del Graal..”
La strada è in discesa. La nobile confraternita non poteva che essere rappresentata dall’ordine dei Cavalieri Templari.
Ora il buio ha sostituito la luce in quest’angolo di Piemonte immerso nelle montagne. Mi alzo e mi allontano dal santuario. Ero salito con poche domande, cui non riuscivo a dare risposte, e me ne vado avendo risposto a quelle domande, ma trovando molte altre questioni lungo il cammino.
Febbraio e marzo trascorsero in apparente tranquillità.
Aprile e la primavera portarono nuove schiarite.
San Bernardo predica a favore delle crociate
Senza fretta avevo approfondito la nascita del movimento dei Cavalieri Templari. Con grande soddisfazione venni a sapere che uno dei nove monaci guerrieri, che soggiornarono sotto il tempio di Salomone, a Gerusalemme, era parente di san Bernardo da Chiaravalle. Per diverso tempo i Templari vissero, mangiarono e studiarono senza esporsi al pubblico. Divennero 10 con l’arrivo del Conte di Champagne. Troyes si trova nella regione dello Champagne, amministrata dal decimo templare. Interessante, ma siamo all’inizio. Poco dopo il Conte ed il primo gran maestro, Ugo di Payns, tornarono in Francia per il riconoscimento, da parte del Papa, del nuovo ordine monastico. In quale città avvenne il concilio che permise il riconoscimento? Non poteva che essere Troyes! La regola dell’ordine fu compilata da San Bernardo, grande fautore del nascente ordine.
La mattina sul Lago Maggiore non poteva essere più serena!
Mi ritrovo con dei monaci cistercensi, che introducono nella religione cristiana un oggetto apparso all’improvviso in seguito ad un romanzo, un ordine monastico ed un santo, molto influente nella cristianità, tutti legati a Troyes, città che diede ai natali al romanziere che per primo raccontò al mondo il Graal!
L’acqua del lago, limpida e rinfrescante, aveva smesso di incresparsi, segnale profondo del mio stato d’animo.
Chrétien, ora ne sono convinto, è entrato in contatto con qualcuno che discendeva dai primi dieci cavalieri templari.
Il sole scaldava il mio pensare.
I monaci hanno introdotto il Graal nella cristianità, ma chi ebbe l’ardire di scrivere la sua storia?
Giungo al secondo passaggio dalla leggenda alla cristianità.
Jacopo da Varagine. Nel 1260 racconta, nella Legenda Aurea, che durante la prima crociata (1099) i genovesi trovano il piatto usato nell’ultima cena. Decidono di portalo a Genova, luogo nel quale si trova ancora, custodito all’interno del Museo della Cattedrale di San Lorenzo.
Questo piatto è il primo reperto storico cui fu attribuito il titolo di Graal.
Siamo di fronte ad una nuova forma dell’oggetto!
Sorpassata la coppa, dimenticata la pietra, ci troviamo ora di fronte ad un piatto ovale.
Il vento scendeva forte dalle montagne, il lago si era nuovamente increspato.
Le idee non scivolavano sull’acqua. Troppe onde nel mio pensare.
Il graal è un calice, una pietra o un piatto ovale?
Molta confusione.
Se questo strano assortimento d’oggetti non fosse altro che un tentativo per spiegare, a chi verrà dopo, un concetto molto complesso?
Il periodo storico in cui si sviluppò la leggenda del Graal coincide con il passaggio dal XIII al XIV secolo. Periodo in cui la cultura era per pochi, e quei pochi pensavano che il mondo non fosse in grado di afferrare concetti astratti, poco comprensibili anche all’uomo moderno.
Devo andare indietro nel tempo per avanzare nella mia ricerca della verità.
La verità. Quale verità?
Maria Theotokos
La verità… la religione cristiana aveva compreso con secoli d’anticipo cosa fosse il Graal!
Ad Efeso, in Turchia, nel 431 si riunirono circa 200 vescovi per occuparsi di rilevanti questioni attinenti la cristianità. Durante le lunghe giornate in Asia Minore fu dibattuta, ed accettata, la tesi del patriarca d’Alessandria d’Egitto, Cirillo, secondo la quale Maria è genitrice di Dio, è Theotokos poiché ha dato alla luce non un uomo ma Dio come uomo.
Questo passaggio è fondamentale e lo si ritrova nel primo tentativo di incorporare il graal nella religione cristiana, la Queste du saint graal. I monaci cistercensi creano un parallelismo simbolico tra il graal, inteso come vaso, e la Madonna, intesa come colei che ha contenuto il corpo di Cristo.
Il vaso di Chrétien è mantenuto in vita e riempito del sangue di Cristo, non quello versato sulla croce, ma quello da cui proviene come figlio di Dio.
Il vaso di Chrétien è il Graal?
Se la risposta è si, quel vaso da cosa è rappresentato se non da Maria Theotokos, cioè la genitrice del figlio di Dio?
Maria Theotokos, Madonna che genera e nutre.
Madonna del Latte.
Santuario di Re - Valle Vigezzo
La Madonna di Re, che ha permesso la partenza di questo ragionamento, è una virgo lactans.
Nell’affresco, inoltre, compare una scritta: “In gremio matris sedet sapienta patris”.
Nel grembo della madre risiede la sapienza dei padri.
La Madonna di Re è Maria Theotokos.
La Madonna di Re è il Graal?

Fabio Casalini.

Bibliografia
- Graham Hanckok. Il segreto del graal. 1992.
- Francesco Teruggi. Militum Christi. 2014.

12 commenti:

  1. stupendo.....ottimo lo stile narrativo,coinvolgente...E come non.essere d'accordo ?Andare sempre oltre nella ricerca della verita'....perche' c 'e' piu' di una verita'..

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    1. Andare oltre quello che ci hanno sempre detto o fatto credere, anche sbagliando e/o prendendo cantonate. Le domande che mi pongo le riporto sempre nei miei articoli e/o racconti, in modo tale da vivere insieme il tutto.
      Grazie e non smettere mai di porti domande.
      Fabio.

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  2. Numerosi interrogativi... Altrettante risposte! Grazie Fabio per permetterci di vedere queste linee sottili e comprendere!

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    1. Grazie a te. Affermo sempre di essere portatore sano di domande, qualche risposta arriva. Ritengo che sia più importante porsi le domande che trovare le risposte.
      Grazie dell'affetto con il quale mi segui.
      Fabio.

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  3. Le certezze di molti sono le domande di altri....

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    1. Ho imparato la stessa cosa. Dove trovo una certezza subito la indago!
      Grazie
      Fabio

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    2. Di recente ho rivisto Il codice Da Vinci nel quale , secondo me, c'è una mezza verità. Se L'autore avesse conosciuto l'esistenza della Madonna di Re probabilmente avrebbe aggiustato il tiro nel romanzo. Resta comunque l'idea che il Graal non sia altro che il grembo materno e non è da escludere che sia stato quello della Madonna ma anche quello di Maria Maddalena.

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    3. Ciao Cleide. Sin dai celti il "calderone" era considerato il grembo della madre. Potrebbe trattarsi di sovrapposizione?
      La Madonna di Re sembra avere le caratteristiche giuste...
      Fabio

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  4. Una lettura piacevole, piena di interrogativi in una mattinata di noiosa burocrazia lavorativa. Sembra di vederti nel santuario a vagare e a pensare. In questo scritto storia e leggenda si fondono perfettamente, lasciando spazio a più di una interpretazione. Nel grembo della madre risiede la sapienza dei padri.... quanta verità in questa frase. Ma non sarà proprio questa frase a segnare la condanna di tante donne per mano della chiesa? Grazie per i tuoi scritti, ci fanno camminare con te.Rosella

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    1. Grazie Rosella.
      Sulla tua domanda andrebbero scritti articoli molto complessi....
      Fabio

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  5. Letto d'un fiato, interessanti collegamenti. Piacevolissimo pezzo, come dice Rossella sembra di vederti nel santuario. Giuseppe

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    1. Grazie Giò.
      Mi ero ripromesso di scrivere storie, resoconti e racconti esclusivamente di posti che ho frequentato.
      Il fatto di dover raccontare alcuni luoghi mi ha fatto prendere l'auto e recami. Ogni luogo una scoperta in questo bellissimo paese.
      Fabio

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