Le spine dimenticate nell'ombra

Una fredda giornata di novembre.
L’ombra del Monte Rosa abbraccia, stancamente, i paesi che in essa si celano.
Scartate le ultime nebbie mattutine mi appare la cattedrale nei boschi. Smisurata per una valle alpina.
Bisogna scendere per comprendere.
Devo entrare nel buio per trovare la luce.
All’interno dell’edificio sacro vi è un piccolo museo, amorevolmente curato dal parroco.
La visita è molto breve, poiché, il museo, è grande quanto una stanza d’albergo.
Tra le reliquie, una colpisce la mia attenzione, la sacra spina della corona di Cristo.
Ricerco nella memoria informazioni nascoste dal trascorrere del tempo.
Poche e confuse.
Dobbiamo scendere per comprendere.
Lascio la valle, esco dall’ombra del monte Rosa.
I giorni seguenti passano velocemente.
La sacra spina diviene un vago ricordo di una giornata novembrina.
Diversi luoghi attendono il mio sguardo, la mia sete di conoscenza.
Le settimane sostituiscono i giorni.
Finisce l’inverno senza che sia ritornato sull’argomento, nemmeno con me stesso.
Un’assolata mattina di marzo un amico mi parla di Vanzone con San Carlo. Il discorso si prolunga sino a quando esclama: “ dovremmo salire in valle Anzasca per vedere la sacra spina”.
Lo fisso in silenzio, non è persona che confonde i luoghi.
La valle all’ombra del Rosa ha due spine della corona di Cristo?
La curiosità deve essere sostituita da certezze.
La storia, unica fonte di sapere.
320 Gerusalemme. La madre dell’imperatore Costantino, Elena, si trova sulle macerie di quello che doveva essere il Golgota, la collina della crocifissione del Cristo.
Elena è alla ricerca della Sacra Croce.
Sul fare della sera i soldati ritrovano tre croci, insieme ad altre reliquie relative alla passione.
La gioia per il ritrovamento, sfuma nel dubbio… quale sarà la croce di Cristo?
La notte, agitata, porta consiglio. La vera croce è quella che ha il potere di risanare.
Tre infermi sono fatti sdraiare sulle croci, ovviamente solo uno di loro guarirà….
La Vera Croce è stata ritrovata!
Elena era alla ricerca della croce oppure… dei chiodi conficcati nel legno?
I chiodi sono rimossi e forgiati, uno nell’elmo di Costantino ed uno nel morso del cavallo di Elena.
La donna può ritornare a Roma, con se i chiodi, una parte della Vera Croce, un frammento della scritta che Pilato fece incorporare nella croce ed una spina della corona di Cristo.
Una spina.
L’intera corona resta a Gerusalemme.
In quel luogo rimane sino alla metà, circa, del secolo XI, quando viene portata a Costantinopoli. Nella città sul Bosforo, la corona, rimase sino al 1237, anno in cui Baldovino II escogita un piano geniale.
Ha urgente bisogno di soldi.
L’idea? Chiedere un prestito ai mercanti veneziani.
I signori della Laguna hanno denaro, ma sono svelti di pensiero.
Vogliono garanzie.
Baldovino II consegna loro la corona di spine.
La preoccupazione dell’uomo, per tale gesto, lo obbliga a rivolgersi al Re di Francia, Luigi IX, per convincerlo ad acquistare la sacra reliquia.
Il Re soddisfa le richieste di Baldovino II.
La reliquia andrà a Parigi, sarà venerata nella Sainte-Chapelle.
Giunge la notte.
Sospendo le ricerche in un punto imprecisato tra Costantinopoli e Parigi.
Il mattino seguente decido di cercare in direzioni diverse da quelle nelle quali mi stavo orientando.
Trovo del materiale interessante, ma devo attendere il suo arrivo tramite posta.
Mentre il corpo si allontana, la mente si avvicina ai luoghi raccontati.
I documenti arrivano prima del previsto.
Un tuffo nel passato che riesce a dissipare qualche dubbio.
Avevo interrotto le ricerche tra la Turchia e la Francia, non sapendo, ancora, che quello era il momento fondamentale di tutta la vicenda.
La diaspora delle spine.
Durante il viaggio a Parigi, furono tolte numerose spine, alla corona, per essere donate a chiese o santuari in relazione a particolari meriti.
Inizio a comprendere il motivo per il quale le spine sono disseminate in diversi edifici religiosi tra l’Italia e la Francia. Rimane da comprendere il motivo della presenza di due spine in una valle chiusa, che termina la sua vita con la parete est del Monte Rosa.
Ricerche complesse.
Per quanto concerne la spina presente nella chiesa di Vanzone con San Carlo sono fortunato poiché tutta la vicenda è ben documentata.
La spina fu donata, alla parrocchiale, da Giovanni Bartolomeo Gardellino il 14 aprile del 1721. La donazione fu registrata dal notaio Francesco Maria Ferrini.
Unica domanda, come arrivò nelle mani di Bartolomeo Gardellino?
Ricerca complessa ancora una volta.
Dall’Ossola si deve scendere nel Lazio. Fu il vescovo di Terracina, Bernardo Maria Conti, a donare la spina al Gardellino. Tale reliquia fu riconosciuta come “vera”, con rogito notarile, il 4 maggio del 1721 dalla Curia Vescovile di Novara.
Ora la spina presente nella Cattedrale nei boschi di Calasca Castiglione.
La fortuna non mi abbandona!
Non trovo riferimenti per quella chiesa ma scopro che in Valle Anzasca esiste la venerazione per una terza spina della corona!
Dobbiamo salire a Ceppo Morelli, comune nato nel 1865 dalla fusione amministrativa di Prequartera e Borgone.
Il piccolo centro ha un monumento di pregio, la parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, risalente al XVII secolo.
All’interno dell’edificio si venera la sacra spina.
In pochi kilometri siamo alla presenza di ben tre reliquie appartenute alla vita di Cristo.
Siamo in Piemonte non in Terra Santa!
Devo comprendere il motivo per il quale si venerano le reliquie, ed il perché siano così importanti per la cristianità.
Nel IV secolo cominciò a circolare l’idea che nei resti dei martiri fossero presenti un’energia speciale, la dynamis, ed una carica di grazia, la charis, capace di provocare miracoli.
Se i resti dei martiri potevano provocare miracoli, le reliquie di Cristo dove potevano arrivare?
A questa domanda non troverò risposta nei documenti……

Fabio Casalini.
Fotografie di Chiara Lagostina.

Bibliografia
- Santi e reliquie. Silvano Crepaldi.
- XXIX convegno di ricerche templari. 2011.
- AI martiri. Tertulliano. Edizioni Paoline.
- Inchiesta sul cristianesimo. Corrado Augias e Remo Cacitti. Mondadori.

Commenti

  1. Entrare nel buio per trovare la luce.... In ogni tuo articolo non semplice luce.... Ma un faro puntato sui diversi aspetti del sapere... Sapere chi siamo ... Attraverso quello che siamo stati... Ricchezza assoluta... Grazie Fabio!

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    1. Grazie, il tuo commento mi riempie di gioia.
      Su questo particolare argomento non basterebbe una vita per trovare "quello che siamo stati" o forse sarebbe meglio dire "quello che pensavamo di essere..."
      Fabio.

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    2. Dissipare dubbi su "quello che pensavamo di essere" mi rende ancora più avida e ansiosa di leggere i prossimi articoli....

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    3. Ritengo che ci vorrà del tempo per trovare quello che andiamo cercando.
      I primi dubbi ora sono sul tavolo, a noi cercare le "chiavi" per entrare a fondo nel mistero.
      Le chiavi potrebbero essere quelle relative alla parrocchiale di Ceppo Morelli.
      Fabio.

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  2. Solo chi ha la luce in sè puó scendere nelle tenebre e affrontarle col coraggio della verità. E la verità è amore profondo. Incondizionato. Gratuito. Quello che ci ha trasmesso colui che è stato inchiodato su quella croce. Non lasciare mai spegnere la tua luce, Fabio.

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    1. Ciao gb.
      Grazie per l'aver pensato che possa avere luce in me tale da permettermi di poter sondare il buio.
      La luce non si spegnerà mai.
      Abbiamo idee molto diverse sul dono, ma andiamo nella stessa direzione.
      Fabio

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    2. Bell'Articolo complimenti....ce' una sacra spina anche in Val Brembana -BG- pubblico link : http://provinciabergamasca.com/vallebrembana/sangiovannibianco/s_spina/

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    3. Grazie Ivan vado subito a leggere!!
      Fabio

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