martedì 21 aprile 2015

La chiesa di San Dalmazzo martire a Cuorgnè.

La costruzione attuale risale al periodo napoleonico (1805-1810) ed è sorta su resti di un edificio preesistente del 1576, crollato all’ improvviso senza fare vittime. E’ probabile però che fin dal 1100 esistesse una chiesa dedicata a San Dalmazzo.
In un documento del 1154 viene citato il "pievano" di Cuorgnè, titolo che confermerebbe l'antichità della fondazione. L'antico edificio era volto ad occidente perché era la parrocchia del nucleo cittadino detto della "Villa", distinto dal "Borgo" (attuale Via Arduino) che aveva la parrocchia dedicata a San Giovanni. Restaurata nel 1472, la chiesa di San Dalmazzo divenne insufficiente per cui nel 1575 si decise la ricostruzione cambiando l'orientamento come lo vediamo oggi; il progetto ed i lavori vennero affidati a Marianno de Marianni di Lugano. 
Il nuovo edificio, terminato nel 1592, era a tre navate divise da otto colonne; di fronte si trovava il cimitero. Il primo settembre 1804 crollava all'improvviso un pilastro con parte della volta, compromettendo la stabilità dell'intero edificio. Si decise quindi di ricostruirlo interamente su progetto dell'architetto Andrea Cattaneo di Torino che lo edificò in forme neoclassiche. La nuova chiesa venne inaugurata nel 1810. Dieci anni dopo si completò la facciata con il maestoso peristilio sostenuto da quattro colonne.  
L’interno è a tre navate, gli archi che la sorreggono sono tipici dell’ architettura canavesana, cioè schiacciati, quindi più robusti, atti a sostenere il peso della grande cupola. Si presenta in forma basilicale a croce latina, con una spazialità moderna sottolineata da un'accorta illuminazione con grandi finestroni che ne accentuano la monumentalità ed il fasto scenografico tipico delle forme neoclassiche, particolarmente evidente nella zona presbiteriale. L’ altare maggiore è maestoso. La tonalità dominante grigia delle nude pareti, prive di ogni ornamentazione in quanto destinate ad essere ricoperte dai drappi, esalta l'oro degli elaborati capitelli e dei fregi; su tutto sovrasta la grande cupola, una delle più grandi del Canavese, alla quale il cupolino conferisce particolare slancio e verticalità. 
Le decorazioni interne sono opera dei pittore Paolo Beroggio e gli affreschi della volta del pittore Nicola Fava nel 1904. Dei quadri meritano di essere notati quello di Santa Teresa, di recente restaurato e ricollocato nella sede originaria sotto la seconda arcata della navata di destra, che la tradizione attribuisce a Guido Reni o alla sua scuola, e quello della Crocifissione con san Biagio all'altare del Suffragio della navata di destra, una delle migliori opere del pittore Vincenzo Revelli (1826). Le tele dell'altar maggiore, con il martirio di san Dalmazzo, e dell'altare dei Rosario alla navata sinistra sono opera del pittore Giovanni Comandù (1814), pittore affermato al servizio della corte di Torino.  Al termine della navata destra vi è la cappella della Madonna della Rivassola che costituisce per i cuorgnatesi una specie di santuario, oggetto di devozione
Cappella della Rivassola
Il nome di Rivassola è quella di una località poco distante da Cuorgnè sulla vecchia via per Pont Canavese e sta a significare “riva assolata”. Qui secondo la tradizione avvalorata da alcuni riferimenti storici  alla fine del decimo secolo cioè nel 903 come tradizione vi fu la fondazione di un pilone posto da tale Eusebio di Trocne, reduce da un viaggio a Costantinopoli, che recava l'immagine della Madonna in un'icona bizantina che per tradizione si diceva copia di un ritratto dal vero della Madonna eseguito dall'evangelista San Luca.
Eusebio di Trocne fece erigere il pilone con il dipinto della Madonna, quale voto fatto a seguito di una brutta avventura che gli era successa durante un viaggio in Terrasanta, dove si era recato, dice la leggenda come crociato: cosa evidentemente impossibile per ragioni storiche. Se il lungo viaggio e la brutta avventura ci furono veramente bisogna pensare a Eusebio come a un fervente pellegrino o meglio ancora a un commerciante particolarmente ricco d’ iniziativa. In ogni caso questa pittura venne subito venerata dai cuorgnatesi poiché si sarebbe dimostrata miracolosa.
Nel 1000 circa il pilone venne inglobato in una cappella. 
Nel 1102 per un furto di tutte le suppellettili della cappella , si decise di costruire una nuova cappella, destinata a custodire l'immagine della Madonna, dentro le mura della città. 
Qualche secolo più tardi, alla fine del 1400 per evitare danneggiamenti e spregi da parte di bande dei briganti e dei soldati di ventura che devastavano il Canavese l’ immagine fu portata nel convento francescano di cui ora resta un edificio caratterizzato da un breve porticato al termine di via Rivassola. 
Tale edificio fu abbandonato dai religiosi alla fine del settecento e nel 1801 fu soppressa la chiesa dei Francescani, e l'immagine ricoperta di calce.
L’ edificio in seguito venne anche utilizzato per ospitare un contingente militare del regno sabaudo a Cuorgnè.
Il 19 agosto 1825: ritrovata l'immagine, venne staccata e posta nella nuova chiesa parrocchiale di Cuorgne'.
La Madonna della Rivassola è ufficialmente la protettrice della città.
Organo della chiesa
L’ organo della parrocchiale merita un cenno poiché è considerato come uno dei migliori in ambito regionale. Opera del 1894 di Carlo Vegezzi Bossi ( un importante organaro dei suoi tempi) è il primo organo canavesano costruito secondo i principi della riforma cecilliana ( movimento musicale che riformò la musica sacra nell’ ambito della chiesa cattolica) con due tastiere, una pedaliera con ventisette note, trenta registri che ricoprono per intero l’ estensione delle tastiere. Venne dotato fin dal momento della costruzione di trasmissione meccanica e conserva nel contempo molti elementi caratteristici dell’ organo italiano, secondo la tecnica sviluppatasi nel corso dei secoli.

Luciano Querio.


Bibliografia

Cuorgnè – Itinerario alla scoperta del paese e delle sue bellezze Prof. Angelo Paviolo

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