L'uomo che si fece montagna.

A volte basta cambiare prospettiva per scoprire che la verità era davanti ai nostri occhi, ma era a noi invisibile. Mi è capitato l'altro giorno nello studio del fotografo e videomaker verbanese Lorenzo Camocardi. Lui che prende dalla ricerca di Google la foto con il profilo del monte Grassi nelle Montagne rocciose canadesi, la posiziona al centro dello schermo, la ruota di novanta gradi. Ed ecco apparire il profilo di un uomo addormentato, con le cime che si trasformano in naso, labbra e mento.
E' allora che ho capito che si può descrivere Lorenzo Grassi come l'uomo che si fece montagna. 
Ma chi era Lorenzo Grassi?
Qualsiasi buon narratore che volesse riverire l'ordine cronologico e indurci subito in simpatia il nostro protagonista inizierebbe a raccontare che Lorenzo Grassi nacque il 20 dicembre 1890 a Falmenta, borgo di un paio di centinaia d'anime allora come oggi, allora come oggi sulla sponda sinistra della valle Cannobina, se si sceglie di dare le spalle al Lago Maggiore.
Ma salterò la descrizione di luoghi più familiari (ma quanti conoscono in realtà i sentieri cannobini tra voi 25 lettori?) per arrivare al 1911. Per la Storia è l'anno prima dell'affondamento del Titanic, per la nostra storia è l'anno nel quale Grassi sbarca New York, il 6 maggio, sulla nave “La Provence”, ha attraversato l'Oceano con maggior fortuna di quella che sarà riservata al celebre transatlantico britannico. Ma la frontiera americana non è un pendio fiorito in discesa verso l'oro e il successo, e non lo era nemmeno in Cannobina, tanto che Grassi era andato anche in Francia a tagliar boschi. Così in terra canadese finisce a costruire ferrovie per la Canadian Pacific. Sì, avete presente i vecchi West con i binari che avanzano verso un orizzonte sconfinato, con gente sudata che picchia con ciclopici martelli. Grassi è uno di loro sino a quando nell'anno 1916 a Canmore, nello Stato dell'Alberta, ai piedi delle Montagne rocciose inizia a fare il minatore, a estrarre carbone.
Ma non sono le viscere dei monti ad appassionarlo, bensì le cime. Narrano i biografi che sua fu la prima scalata (assieme a un altro oriundo italiano) della parete orientale della Punta Eisenhower (2752 m.) nel gruppo del monte Castle. Nel 1925 fece la scalata in solitaria, e fu il primo, del cosiddetto Cervino del Nord America, il monte Assiniboine (3618 m.). E scalò oltre 20 volte la parete sud della sua vetta preferita nei dintorni di Banff, il monte Louis (2682 m.)
Dunque alpinista provetto, membro a vita del Club alpino canadese (dal 1926) e insignito della corda d'argento (1934). Un superman dal cuore d'oro. Fu guida alpina, e si narra che rifiutasse categoricamente qualsiasi remunerazione, perché le ore passate tra le sue montagne erano paga più che sufficiente.
E all'altruismo si aggiungeva una forza fisica al di fuori del comune, nonostante, come testimoniano i ritratti fotografici, Grassi fosse di statura modesta.
Nelle note biografiche si scopre che nel 1926 “trovandosi a far da guida nella bellissima valle del Tonquin, vicino a Jasper, a un certo dottor R. G. Williams di Calgary”, quest'ultimo scivolò e si fratturò severamente una caviglia. Grassi “se lo caricò sulle spalle senza alcuna esitazione, e lo trasportò per oltre 3 kilometri, attraversando anche un ghiacciaio, lungo il ripido sentiero giù a valle dove incontrò poi i soccorritori. Quattro giorni dopo guidò A. W. Drinnan, pure di Calgary, nella scalata della cima Turret (2454 m.), ritenuta dagli alpinisti come la cima più difficile da conquistare nel gruppo del Rampart”.
Nel 1945 un infortunio sul lavoro mise fine alla sua carriera di minatore, ma non di amante della montagna. Narra sul suo sito Giorgio Zanetti che nel 2002 ha visitato quei luoghi. “Nel 1956 il Servizio delle Guardie dei parchi canadesi costruì la cabina/rifugio del guardiano al lago O'Hara, e Lorenzo, allora sessantacinquenne, fu nominato assistente amministratore della zona. Il primo sentiero che si adoperò a costruire fu proprio il sentiero che porta al lago Oesa. Da solo, con la carriola, badile, palanchini e altri arnesi, scavò, spianò e sollevò piastre di roccia che pesavano più di un quintale, sistemandole precisamente nei posti dove voleva lui, riuscendo così, lungo il tracciato del sentiero, a sorpassare con relativa facilità dislivelli molto impegnativi, usando appunto la sua caratteristica scalinata quasi in verticale. D'inverno Lorenzo passava il tempo a scolpire bastoni da escursione che poi donava a coloro che si avventuravano lassù, durante la stagione estiva, senza questo essenziale pezzo d'equipaggiamento. Andò in pensione nel 1965, ritirandosi nella sua modesta casa nei pressi di Canmore, passando il tempo a lavorare nel suo giardino roccioso che era meta di visite curiose e ammirato da tutti, e a scolpire figurine in legno”.
Non essendosi sposato e non avendo discendenti lasciò i suoi averi al Club Alpino del Canada e all'Associazione Ostelli per la gioventù.
Ecco perché Grassi fu l'uomo che si fece montagna. Ogni suo gesto appare un atto d'amore verso il prossimo ma soprattutto di rispetto per l'ambiente dei monti. Da scalare, esplorare, vivere, ma rispettare.
La biografia di Grassi, così come raccontata in base alle testimonianze che si recuperano in rete e che attingono a quanto son riuscito a capire a un volume che trovate nelle note bibliografiche dell'articolo, è perciò disarmante: un uomo umile e generoso, che si è dedicato all'ambiente e agli altri, anche se quegli altri e quell'ambiente erano distanti migliaia di miglia dalla terra dei suoi avi. Non paiono esservi macchie, e i canadesi hanno saputo riconoscerlo dedicandogli, dopo la sua scomparsa avvenuta a 89 anni nel 1980, due laghetti, un monte, una scuola e un rifugio. Ma già mentre era ancora in vita, uno dei più celebri politici canadesi dell'epoca (J. S. Woodsworth, fondatore del partito Ccf) nel 1938 durante una seduta parlamentare, dopo aver conosciuto il Lorenzo da Falmenta disse: "Il mondo ha bisogno di persone come Grassi, sia nel mondo spirituale, che nel campo sociale e relazioni internazionali, sempre in cerca della verità; noi abbiamo bisogno di persone che aprono nuove strade, uomini in cerca di vie nuove, uomini che appianano sentieri impervi, che costruiscono ponti per varcare gli abissi che ostacolano il progresso umano, uomini che indicano le vie verso mete sempre più alte".
In Italia e sul lago dal quale è partito è invece sconosciuto o quasi. Da quando mi imbattei nella storia di Grassi, una decina di anni fa, mi rode un tarlo: volare in Canada, percorrere i suoi sentieri, raccogliere gli ultimi ricordi viventi di lui. Trasformare una vita da film di Frank Capra in un documentario. Poi penso che una storia così limpida, senza mistero, senza ombre, di pura bontà e bonarietà, in fondo non piace a nessuno. Perché mette a confronto le nostre debolezze, le nostre piccolezze quotidiane, con chi ha saputo essere altruista e conquistare cime inesplorate nonostante una vita da minatore emigrante. Perché chi vive nella palude non ama scrutare il profilo delle cime in lontananza, il profilo dell'uomo che si fece montagna.

Andrea Dallapina.

e dal volume "Tommy and Lawrence - The Ways and the Trails of Lake O'Hara" di Jon Whyte; The Lake O' Hara Trails Club - Banff, 1983

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