L'indemoniata di Briga.

Abbiamo raccontato in un precedente articolo la storia dell' ultimo eretico dell' Ossola, don Grignaschi, parroco di Cimamulera; vicenda ormai avvolta nelle nebbie dell' oblio e di cui restano scarse testimonianze.
Per uno strano caso del destino in quegli stessi anni (metà dell'800) e a poche decine di chilometri di distanza (nel Cusio ) si svolge la storia di Teresa Strigini, più conosciuta come l'indemoniata di Briga, di cui restano invece testimonianze scritte e ricordi tra la gente del posto, e nella cui vicenda ritroviamo personaggi già intervenuti in quella dell' eretico: sembra quasi che un fil rouge colleghi le due strane storie. L'autore della biografia della Strigini fu un suo contemporaneo, Felice Conelli,avvocato a Mergozzo, fratello di don Giuseppe Conelli, parroco a Briga; scrisse il libretto soprattutto per difendere il sacerdote dalle accuse di essere stato troppo schierato dalla parte dell'indemoniata. 
Un racconto certamente non imparziale che sintetizza subito l'intricata vicenda:
" Una serie di fatti sorprendenti, straordinari non più uditi si concentrano, e si svolgono in un paese di analfabeti; un' innocente fanciulla, che non sa leggere, n'è lo stromento e il protagonista. Ella vede chiaro nell' oscurità del futuro...predice l'esito delle convulsioni politiche e religiose...sparisce più volte a porte chiuse dal tetto natio, e vi ritorna a sua posta; sente i discorsi che si tengono in Russia e nelle Indie."
Teresa Strigini nasce dunque a Briga Novarese il 20 maggio 1832, quinta figlia femmina di una famiglia di contadini. Se dobbiamo credere ai saggi Latini, per i quali "nomen omen " (il nome è un presagio), la nostra Teresa ha già la strada segnata: infatti Strigini sembra derivare dal latino strix (uccello notturno ) e da lì il termine strega. Anche il luogo della nascita è in qualche modo legato a riti e tradizioni di streghe: nel territorio di Briga, al confine con Invorio, c'è il cosiddetto Prato dei Morti, da cui, secondo la tradizione locale, partivano un tempo cortei notturni di streghe che andavano alla fontana magica di San Tommaso.
La giovinezza della ragazza trascorre normalmente, tra i lavori dei campi e i primi innamoramenti, finché a 16 anni, nell'autunno del 1848, fugge da casa per seguire un certo Ignazio Imperiali, pittore, che la rimanda però alla famiglia: il giorno dopo la Teresina fugge di nuovo, e viene ritrovata nei boschi di Talonno. A questo punto la giovine comincia a raccontare strane storie, fantasie, visioni e cade poi ammalata. Scrive il Conelli 
"Già da tre giorni la Teresa non aveva preso né cibo né bevande di sorta...certo nessuno l'avrebbe creduta in lena di reggersi in piedi, nonché di fuggire." 
E invece sparisce e non si trova più.
Accorre tutto il paese per cercarla, non si trova, scende una notte freddissima (era il 6 gennaio 1849) e finalmente all'improvviso ricompare nella sua camera: evento straordinario per don Conelli, che reputa il tutto opera del diavolo e pensa di rivolgersi al Vescovo di Novara, quel Filippo Gentile che, nella storia dell' eretico di Cimamulera, intervenne facendo condannare don Grignaschi e poi costringendolo ad abiurare in carcere. Il Vescovo, che si trova a Gozzano, non ravvisa gli estremi per l'esorcismo, anzi fa esaminare la Strigini da due medici, da sacerdoti e teologi ,che non trovano nulla di strano. 
Il commento di uno dei preti è:
"Lo giudico un postribolo simile a quello di Cimamulera, è una nuova Maria ...è tempo che le autorità vi mettano ripiego." 
(Si riferisce a Maria Giovannone, seguace dell' eretico e morta in convento ove era stata rinchiusa per ordine del Vescovo). 
Consigliano anzi ai familiari di usare il bastone con la giovane.
Continuano però ad accadere strani eventi,come ci racconta ancora il Conelli:
"Cadevano a riprese nell' atrio e all' interno di casa Strigini, ciotti e pietre ...vedevansi pure sul far della notte spettri e mostri...sotto forma di alti e neri montoni, con occhi di fuoco rotanti."
Tutto il paese è in agitazione e Teresa dà di nuovo in escandescenze. 
Il Vescovo convoca allora a Gozzano il 10 febbraio don Conelli , lo rimprovera duramente, lo accusa di essere in combutta con Teresa e gli proibisce di entrare ancora nella casa Strigini. Mentre avviene questo colloquio, a Briga Teresa dà di matto e urla come una furia sbucata dagli abissi. Suonano le campane a stormo, si raduna una gran folla e più di duecento persone muovono verso la dimora del Vescovo nella vicina Gozzano. Lungo la strada li intercetta don Conelli e li convince a rientrare a Briga. Intanto si diffonde la voce che il diavolo avrebbe abbandonato la Teresa lunedì 12 febbraio.
Chi sia questo diavolo, dove dovrebbe andare e cosa accade veramente quel giorno memorabile del febbraio 1849, saranno gli argomenti, con altri, che tratteremo prossimamente....


Pietro Giuseppe Teruggi.

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