sabato 21 marzo 2015

Le luci attorno al Musiné.

Monte Musiné - I Viaggiatori Ignoranti
La corona delle Alpi che abbraccia la Val di Susa è come un convitto di giganti fatti di roccia e di neve, che vegliano protettivi ma invalicabili, cullando fra le loro braccia di pietra il verde scosceso della valle ed i suoi abitanti.
Sono giganti blu e bianchi, e a volte sembrano galleggiare nel cielo - ma sono piramidi aguzze nate dai capricci della terra, dalla sua inquietudine che la fa muovere e spiegazzare, che la fa protendere verso il celeste come se avesse mani e braccia che anelano di andare oltre.
Sono alti e si assomigliano, si tingono d'oro al tramonto, si incappucciano di velluto quando cala la notte e fanno un passo indietro nel silenzio, per lasciarci dormire.
Ma, fra questi giganti ce n'è uno... ce n'è uno che è diverso.
Si rifiuta di indossare l'armatura bianca e blu, è brullo e rossastro, e, più che proteggere, a volte, spaventa col suo aspetto fosco e tormentato.
Oppure attrae, incuriosisce.
Fa nascere leggende, storie per esorcizzare la paura attorno al fuoco; diventa ricettacolo di streghe e riti magici, di anime dannate e di tutta la disperazione che la vita e la morte hanno bisogno di fare urlare.
Si chiama Monte Musiné, e pare che 500 milioni di anni fa fosse un vulcano attivo, il cui fuoco è stato poi spento dalla penultima glaciazione, ma che conserva l'aspetto magnetico e lugubre di quando era un drago che sputava lava e gas.
Monte Musiné - I Viaggiatori Ignoranti
Che cosa resta ad un drago se gli si toglie il fuoco?
Gli restano le squame, indubbiamente: la vegetazione sul Musiné attecchisce a ciuffi, sbucando improvvisa e quasi incredula fra il suo terreno rossiccio e ghiaioso, brullo come un'epidermide ustionata, dove la Forestale per anni ha tentato invano dei rimboschimenti.
Gli resta la rabbia, forse.
Gli resta indubbiamente un po' di magia.
Monte Musiné - I Viaggiatori Ignoranti
Le leggende spesso nascono per spiegare qualcosa che la ragione ed il grado di conoscenze scientifiche del momento non sono in grado di spiegare. E a volte la noia, l'ingenuità, la voglia di protagonismo, o semplicemente la fantasia, allungano troppo un'ombra, chiamano magia un fenomeno naturale, trasformano in drago una lucertola (o una montagna).
Ma quando ci sono leggende che diventano un leit-motiv, che sono declinazioni diverse dello stesso tema, un esercizio di stile nel raccontare la stessa storia con registri differenti - allora non si può fare a meno di interrogarsi su quale sia il fondo di verità da cui esse si sprigionano come fuochi d'artificio.
E le leggende del Musiné suonano in effetti come esercizi di stile.
C'è quello fantascientifico: fasci di luce da astronavi aliene che circumnavigano la montagna. E allora il drago privo di fuoco è forse una base di atterraggio? E' forse, per l'energia che emana, un punto di riferimento nelle mappe astrali di qualche mondo che non conosciamo?
C'è quello storico: a quanto pare fu qui che l'imperatore romano Costantino vide il segno luminoso a forma di croce alla vigilia della battaglia contro Massenzio. In hoc signo vinces. E l'Impero Romano diventò cristiano.
C'è quello fantasy: un mago su un carro di fuoco che gira guardingo attorno alla montagna per controllare che la caverna segreta in cui ha nascosto il suo tesoro, sigillandone l'ingresso con un macigno che solo lui può rimuovere, giaccia ancora inviolata. Un tempo c'era un drago a farle da guardia, ma anch'esso fu ucciso - proprio come quello di lava che viveva nel ventre della montagna.
Ed infine c'è quello religioso: non è un mago a vagare sul carro di fuoco, bensì una delle anime dannate per eccellenza del Cristianesimo - il re Erode, che forse fu esiliato proprio qui, come condanna per aver comandato la Strage degli Innocenti. E per espiare è diventato un satellite della montagna, le gira attorno bruciando, senza pace.
Apparizione della Croce - Raffaello Sanzio (fonte Wikipedia)
Gli esercizi di stile declinano la leggenda, le danno protagonisti diversi, la tingono di condanna o di speranza, di ragione o di torto - ma il suo nucleo è sempre quello: il drago non ha più fuoco nei polmoni, ma, forse, sprigiona ancora energia che brucia.
Che gli brucia la pelle, ma che accende il suo mistero...

Serena Chiarle

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