domenica 22 marzo 2015

La fine della vicenda dell'indemoniata di Briga.

Lunedì 12 febbraio 1849. A Briga Novarese si è convinti che il diavolo lascerà in questo giorno l'indemoniata Teresa Strigini per entrare nel corpo di un abate in Francia; così ne parla l'avvocato Felice Conelli nella sua opera scritta in difesa del fratello Giuseppe, sacerdote a Briga:
"La fama che il diavolo di Briga sarebbe partito alle dieci antimeridiane del 12 febbraio, e che la Teresa sarebbe stata liberata da quell'ospite d'inferno, erasi così rapidamente diffusa, da riunire in quel piccolo paese più di tremila forestieri, e tra questi non poche persone distinte...le quali unitamente all' Amministrazione Comunale, recaronsi per tempo in quel mattino, alla camera, ove si stava la giovane a letto."
La gente si accalca per le vie, nei campi, nei cortili, perfino sulle piante per assistere alla spettacolo. Alle 10 in punto la ragazza comincia a tremare, contorcersi, urlare e dare in escandescenze: molti se la danno a gambe terrorizzati e don Conelli ricorre all' esorcismo, che sembra avere effetto per calmare Teresa. Ma ora accade un fatto quasi incredibile: alla domanda del sacerdote su come si chiami il diavolo, lei risponde: "Gioberti , nientemeno che il Primo Ministro del re Carlo Alberto (oggi la Strigini avrebbe risposto che il diavolo è Matteo Renzi !).


I fatti clamorosi di Briga,e soprattutto il coinvolgimento del Ministro Vincenzo Gioberti, spingono il Tribunale di Novara a inviare il giudice istruttore Bellotti e il pubblico ministero Prelli a Briga per le indagini su un presunto complotto antigovernativo: indiziati il parroco don Conelli e Teresa Strigini. Nel frattempo, 21 febbraio, il governo Gioberti cade e l'ex ministro parte proprio per la Francia, ove morirà tre anni dopo ( strane coincidenze ...). L'inchiesta perde così la sua valenza politica e rimane solo l'accusa di presunto turbamento di ordine pubblico, e la Teresa riprende a dare in smanie. Due medici, inviati dal Tribunale, sottopongono la Strigini a visita fiscale: attribuiscono la sua pazzia alla delusione d'amore per l'infatuazione non corrisposta per il pittore Imperiali, con il quale era fuggita l'anno precedente. Il povero pittore, trascinato nel mezzo di questa bufera, muore poco dopo di crepacuore . Teresa intanto alterna giornate di follia ed urla ad altre di assoluto mutismo e i familiari chiedono allora con insistenza l'intervento personale del vescovo Gentile. Questo vescovo, che ebbe a che fare con due grossi problemi, questo appunto di Teresa Strigini e l'altro del prete eretico don Grignaschi di Cimamulera, fu particolarmente legato a Gozzano, ove è anche sepolto nella chiesa di Santa Maria del Boggio ( la chiesa del cimitero): a destra dell'altare si vede la sua tomba con il bassorilievo. Ma neppure la visita del vescovo riesce a far uscire la ragazza dal suo mutismo. Così racconta il Conelli : 
" Tre volte la domandò per nome,più volte l'interrogò; e neppure una sillaba di risposta ".
Nei mesi seguenti si susseguono gli episodi strani e le manifestazioni di follia. Alla fine,anche per portare un poco di calma a Briga, il prefetto e la curia, con il consenso della famiglia, decidono di ricoverarla presso l'Istituto delle Figlie Esposte di Novara. 
Ecco come il Conelli descrive la partenza della Strigini:
" Stabilito il giorno 26 maggio, per la deportazione della Teresa, quattro reali carabinieri, chiamati dal sindaco ad accompagnarla nel viaggio a Novara ...non valsero a farla salire in carrozza... il Penitenziere , voltosi alla figlia, disse: rhedam conscende (monta sul legno) e quella prontamente obbedi'."
A Novara finalmente Teresa sembra riacquistare il lume della ragione e ammette di aver inventato il diavolo su consiglio del pittore Imperiali. La storia si chiude il 24 aprile 1850 quando il Tribunale di Novara dichiara di non doversi procedere contro Teresa Strigini, don Conelli e il pittore Imperiali. Tutti assolti.
Teresa morirà,nell' anonimato, 48 anni dopo, nel 1898.
Che giudizio possiamo oggi dare di tutta questa faccenda? 
È difficile,dopo oltre 160 anni dagli avvenimenti e disponendo della sola testimonianza dell'avvocato Conelli, che ci sembra abbia scritto il suo volumetto più per difendere il fratello che per amore della verità, dare un giudizio sereno e obiettivo su questi fatti, che il tempo e la tradizione popolare hanno trasformato in una sorta di epica leggenda. Forse oggi basterebbe un buon medico psichiatra per calmare la Teresina .
Rimane un dubbio: perché tutto questo trambusto è successo proprio a Briga, un paese che per misteri, streghe, leggende e fatti strani non è secondo a nessuno ?

Pietro Giuseppe Teruggi.

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