lunedì 30 marzo 2015

In Val Formazza in Eliski? Noi preferiamo fatica, solitudine e silenzio.

Con gli sci e con le ciaspole, in una giornata di vento, sole e neve di primavera sono arrivati al Rifugio Margaroli Vannino insieme ai partecipanti del libero raduno "no Eliski in val Formazza - né altrove sulle alpi", tenutosi ieri, domenica 29 marzo. Eravamo circa sessanta persone presenti alla manifestazione, nata sull'onda di un evento simile in Val Malenco e indetta per sensibilizzare i frequentatori della montagna sulla discussa questione della pratica dell'eliski sulle nostre Alpi. 
Abbiamo camminato (sciato e ciaspolato) fino al rifugio Margaroli Vannino, dove sono state scattate le foto con gli striscioni ed è stato firmato il libro del rifugio, "a testimonianza di un passaggio silenzioso e rispettoso verso la montagna e tutti i suoi ospiti" come ha affermato l'organizzatore Nicola Pech. 


La Val Formazza - complice la mancanza di grandi comprensori sciistici - è molto frequentata da ciaspolatori, scialpinisti e fondisti e, come scrive la guida alpina Alberto Paleari, presente alla manifestazione "Ci sono tre cose che rendono bello e insostituibile l’alpinismo (...): la fatica, la solitudine, il silenzio."
La fatica, la solitudine e il silenzio sono in fondo tutto ciò che cerca chi frequenta queste valli. Sarebbe la stessa cosa se la pratica dell'eliski diventasse abituale? Certamente no. Davvero, come sostengono i sindaci di Macugnaga e Formazza «L’eliski ha una ricaduta positiva sull'intera comunità ed è un’occasione per mantenere posti di lavoro e crearne altri»? Eppure non mancano esempi virtuosi di comunità montane che hanno saputo vitalizzare il territorio puntando sulle risorse naturali, valorizzando i sentieri, il patrimonio artistico e la ricchezza che già esiste. E non serve guardare troppo lontano: sempre restando in Piemonte, la Val Maira, dagli anni novanta agli anni zero, ha visto il numero degli escursionisti crescere del 300% grazie a una sapiente azione di recupero dei sentieri e la creazione degli ormai famosi "percorsi occitani". 
Davvero il benessere di una valle dipende dalla frequentazione di pochi turisti danarosi? Davvero serve vendere la Formazza come il "Canada delle Alpi"? Chi scrive pensa che le vie da percorrere siano altre, che la Formazza abbia tanto da dare ai turisti senza travestirsi da Canada e che il futuro della montagna d'inverno possa essere lontano sia dai grandi comprensori sciistici che dall'eliski. Che ci sia spazio per una fruizione del territorio più consapevole, più attenta e più sensibile insomma, perché la strada più facile di assecondare le mode del momento raramente porta lontano. 
Alla manifestazione di domenica 29 hanno partecipato le sezioni CAI Est Monterosa, le guide Alpine Marco Tosi e Alberto Paleari e una rappresentanza di Mountain Wilderness. Visto il successo del raduno, gli organizzatori valuteranno altre opportunità per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema.

Simonetta Radice.

photo credit: Jacob Balzani Loov.

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